FERITO A MORTE

Raffaele La Capria, Mondadori 2021, Oscar Moderni CULT

Prefazione di Sandro Veronesi

Allora, e mo’ che scrivo? Solo la prefazione di Sandro Veronesi merita un commento spaziale, nel senso tempo e spazio, oppure spazio e tempo, e non è la stessa cosa. Ma chi è Sandro Veronesi? Grande scrittore leggo, ho visto e amato il film con Nanni Moretti solo attore, CAOS CALMO, regia di Antonello Grimaldi. Questo film è l’adattamento cinematografico del romanzo di Sandro Veronesi, ah rieccolo, e cosa leggo: “Caos Calmo è stato il primo libro multimediale in Italia per la piattaforma iPad, iPod Touch e iPhone. L’App conteneva il libro di Veronesi come piattaforma multimediale dove leggere il romanzo e visionare le clip del film riferibili direttamente al libro.” Che fine hanno fatto i libri multimediali? No mercato no party!

Azz, 2005 e io cosa facevo nel 2005? E chi se ne frega dell’io, Caos calmo è un romanzo dello scrittore pratese Sandro Veronesi, pubblicato nel 2005 dalla Bompiani. Nel 2006 il libro ha vinto il Premio Strega e nel 2008 ha vinto il Premio Mediterraneo per stranieri. Riporto i link tanto per rendere merito alle fonti.

Quindi… dicevo, una prefazione di Sandro Veronesi è un po’ come un vangelo che parla di Gesù, una cosa sacra insomma. Infatti se di giovinezza ferita a morte, si tratta, Veronesi che nel 1995 firma un editoriale sull’Unità dal titolo “Ma smettetela di chiamarci giovani scrittori”, menziona ad uno a uno con l’età tra parentesi, giovani protagonisti di una esperienza intellettuale ineguagliabile, se lo fa dicevo, questa benedetta giovinezza non è forse più sacra di una intera fede religiosa? Altro che spigola di 10 chili che poi li avanti a te, lenta e regale andando con un fucile tra le mani, come cazzo fai a mancarla? La grande occasione mancata, la scena, la bionda coda di cavallo oscillante e gli amici intorno che ridono, t’immagini le facce?

Ma che anni erano? Dalla scelta degli italiani della Repubblica VS Monarchia in poi, che buona parte (tutti?) gli intellettuali dopo la guerra fossero forzatamente comunisti a prescindere, un po’ me ne sto facendo una ragione. Ma che anni erano? Nel 1995, caduto il muro di Berlino, perché quello se lo ricordano tutti ma proprio tutti, stampare un grido intellettuale come editoriale in prima pagina del quotidiano fondato da Antonio Gramsci non sulla giovinezza ma sull’aparthaid degli scrittori in quanto giovani, deve essere stata un momento di passionale scelta redazionale. Mi prude la testa e anche i piedi prudono, e le dita tremano sulla tastiera zozza di cose inutili che sto scrivendo. Sfido io che poi è arrivato Caos calmo, la maturità, il premio strega come a La Capria nel 1961.

Ma che anni erano?

Quelli del romanzo di Raffaele sembrano simili a quelli che stanno vivendo i ragazzi della spiaggia di Odessa, meravigliosa spiaggia in guerra, a rifugiarsi nelle grotte, a fare l’amore, le prime volte. Caro Veronesi ho fatto come hai detto, ho subito riletto il primo capitolo dopo la fine del romanzo e per la verità, sono alla terza rilettura, sai com’è? Già solo prima e terza persona che si intrecciano mi hanno mandato al manicomio, sì, difficile e complicato. Certo che faccio come mi pare, sono un lettore libero io, mica condizionato dalla stampa di regime, libero di capire e scegliermi quello che voglio, e sapendo che insieme la luna e il sole vanno nel cielo di mezzogiorno, che il mare è senza avventura, che il tempo passa e sale con l’acqua sulle mura del palazzo, e un giorno, tra mille e mille anni uguale a questo, oggi è una bella giornata, dirà un raggio sulla parete. «No, non vengo» messaggio non raccolto – Massimo non risponde.

Oggi è S. Matteo, Matteo Renzi, Matteo Salvini, Matteo Messina Denaro, ma mo’ chi è questo Massimo che non risponde?

Caro mastro Raffaele, dovevi morire per entrare nella mia conoscenza letteraria, ma no diciamo che doveva essere il centesimo anno dalla tua nascita, comunque è come tu hai scritto, i lettori continuano ad arrivare e io tra questi, dovrò scoprire cos’altro hai scritto oltre questo mirabile, complicato, infinito cha-cha-cha, non so niente ma credo che anche tu sia stato un po’ comunista, socialista sicuro, quel lusso, la povertà, non la mancanza di un relativo benessere ma il non avere altra distrazione, nessuno di quei divertimenti e diaframmi che ovattano le esistenze borghesi, niente, nessuna ricchezza che ci separi dal lusso del mondo naturale.

Non ho copiato virgolette e caporali e lo stile delle tue parole così come si leggono sulla carta, chissà a chi stavi mandando messaggi e a chi e cosa menzionavi nella tua lettera ai lettori per il cinquantesimo anniversario di Ferito a morte nel 2011.

Una volta, in fondo a una raffinata caverna, fermo a guardare un cha-cha-cha come la danza rituale di una setta sconosciuta, pensando: come fai a parlare, a stabilire un’intesa con loro, se non conosci il linguaggio, il segreto dei gesti e le movenze?

So com’è ballare un cha-cha-cha con la persona che ami, va beh, lo dico proprio a te?

Ok è tardi e ho anche annoiato troppo, faccio come ho visto fare in alcune recensioni, ecco il tuo incipit, si continuerà a studiare per decenni, spero secoli, passo e chiudo.

La spigola, quell’ombra grigia profilata nell’azzurro, avanza verso di lui e pare immobile, sospesa, come una fortezza volante quando la vedevi arrivare ancora silenziosa nel cerchio tranquillo del mattino. L’occhio fisso, di celluloide, il rilievo delle squame, la testa corrucciata di una maschera cinese – è vicina, vicinissima, a tiro – La Grande Occasione. L’aletta dell’arpione fa da mirino sulla linea smagliante del fucile, lo sguardo segue un punto tra le branchie e le pinne dorsali. Sta per tirare – sarà più di dieci chili, attento non si può sbagliare! – e la Cosa Temuta si ripete: una pigrizia maledetta che costringe il corpo a disobbedire, la vita che nel momento decisivo ti abbandona. Luccica lì, sul fondo di sabbia, la freccia inutile. La spigola passa lenta, come se lui non ci fosse, quasi potrebbe toccarla, e scompare in una zona d’ombra, nel buio degli scogli. Adesso sta inseguendo la Grande Occasione Mancata. Per lunghi oscuri corridoi sottomarini, ombre come alghe viola, e gelo in tutto il corpo. Man mano che si abitua a quel morto chiarore distingue le poltrone del salotto, il lungo tavolo di legno scuro, il paralume verde, il divano, la macchia di caffè sul cuscino giallo. La spigola dev’essere scomparsa in qualche angolo buio, dietro quel cassettone o nella stanza di là, sotto il letto dove lui ora sta dormendo. Ma non importa più, ormai ci siamo, eccola La Scena. Si ripresenta sempre identica: lo sguardo di Carla che splende come un mattino tutto luce in fondo al mare, e lei così vicina – anche il battito del cuore! – vicina, con l’occhio marino aspettando. E poi offesa? stupita? incredula? prontamente disinvolta comunque, eccola di nuovo seduta sul letto pettinandosi, per sempre lontanissima, che tenta di superare l’imbarazzo. Lui la guarda mentre lei si pettina i capelli raccolti sulla nuca, bionda coda di cavallo oscillante – luminosi come sulla spiaggia nella notte di Capodanno! – lui senza vita e un sorriso umiliato che copre il desiderio di morire. E i ragazzi, t’immagini le facce? le risate? le chiacchiere, se sapessero. Lui, solo, con la Grande Occasione Mancata, e tutti i loro occhi aperti sulla Scena.

Impunito? Spero di non essere mai denunciato per questa opera di vaneggiante diffusione di parole e immagini, non è una testata giornalistica, non è niente, non credo ci sia qualcuno che voglia condividere ma nel caso non c’è bisogno di chiedere permessi, come ha scritto Veronesi, facciamo come ci pare 🙂

Ognuno è responsabile delle proprie azioni, a me sembra cosa buona e giusta ma se sbaglio qualcosa, se me lo fate notare vi dovrò un favore, con piacere, un favore.

se vuoi, puoi commentare Annulla risposta