cilento

geocoppole e teste di cocco

Esistono illibati posti nel cuore, puliti e struggenti come spiagge selvagge.

Non sono ricordi ma certezze eterne come le piramidi in Egitto.

Esistono loro malgrado e malgrado la cecità di occhi che non vogliono più vedere.

Esistono suoni nel vento che gira, turbinosi orrori, sono salvezza e paura, eolico fermento di belle e bestie, anche oggi, un lunedì dell’Angelo nel 2022.

Se non capisco bene l’italiano cosa voglio capire in cirillico, cinese o arabo, cosa voglio capire del mondo che gira costante con forze centripete e centrifughe, come lavatrice a strizzare sangue dai vestiti o missili a cercare sogni di grandezza, vendetta non arte. Cosa voglio capire di un pezzo di legno stretto nelle mani di donne in guerra, loro malgrado, linciate nella condanna da pietre infuocate d’odio, con il comando estremo di non arrendersi mai se non alla gloriosa morte del sacrificio.

La gravità nei ricordi non esiste, di tangibile c’è il presente di un giorno senza geocazzate autoreferenziali strabordanti da giornali che il popolo non legge più, da quando le parole nell’etere sono diventate immagini e le emozioni un business d’intrattenimento, solo geofritture di stronzate ammantate di verità binarie, perse in complessità solo accennate tra uno spot e l’altro, tra una tintura, un taglio, una messa in piega e maschere di trucco sotto fasci elettrici, lame di luce dai led del terzo millennio come spade a trafiggere le pompe nei petti di gente che chiede solo un misero rifugio alla precarietà della vita. Io, noi. Si assiste impotenti e mortificati dal raggiro multimediale, intontiti dai flussi informativi fuori controllo che però esigono ordine e precisione, al secondo, al comando di pubblicità milionarie.

Più struggente di una Pasquetta su una spiaggia del Cilento, selvaggia oggi come ieri, sento il primo concerto di Vasco quando non riempiva gli stadi, nemmeno uno piccolo come quello di Cava, quando sorelle preziose come le De Sio non erano che bambine nei primi anni ottanta del secolo scorso.

Di struggente ci sono le foto di una spiaggia segnata dalla paura, penso oggi ad ODESSA, sospesa e contesa, penso ai ragazzi che vorrebbero riempirla di spensieratezza, giocosa, cantata, senza pensieri osceni e deprimenti, un desiderio semplice, una spiaggia colorata e frastornante di schiamazzi divertiti al primo bagno di primavera.

Se ancora oggi abbiamo il divieto di balneazione su arenili in costruzione, loro hanno il divieto alla fuga, alla gioia, e mentre si vendono spiagge di sfogo consumistico e stupefacente con il Jova Beach party di Lorenzo con biglietti da duecento euro l’uno, le spiagge ucraine del Mar Nero sono vietate alla gioia, blindate nel terrore, sono zone di guerra…

Cosa ci confezionano, giorno per giorno? Solo geominchiate come dosi di metadone a lenire fame di notizie vere, nascoste e manipolate da sempre perché la guerra non fa sconti a nessuno, premia di medaglie al valore e alla ferocia, calpesta e restituisce morta, la gloria al sacrificio.

Burattini e burattinai danzano una “fottuta” danza. Una fottuta danza di orrori.

Di struggente c’è l’esempio di fratelli maggiori che ti aiutano a crescere e a superare le illusioni costruite dalle mistificazioni imperanti, quando sei giovane, quando cresci e quando li ritrovi più forti di prima, decenni dopo decenni a confermare che nella roccia nascono fiori, quelli stupendi.

E ancora Odessa? Mariupol sarà come Bagnoli, non un’acciaieria dismessa o bombardata, ma cancellata per ridare spiaggia e amore ai popoli bagnati dal mare. Un augurio almeno. Arrendersi alle armi non è viltà, posare il fucile non è sconfitta, e allora spogliate, smontate ogni soldato con baci e carezze, combatterlo significa solo farsi sparare inutilmente per una gloria che non esiste se non nell’idea putrida di chi ha il gas che scorre notte e giorno in tubi come vene nella terra, non ha braccia ma trivelle, e come testa, il geocontrollo delle menti. Maledetti burattinai, maledetti burattini senza coraggio, senza anima, asserviti senza fili. Di voi, solo i vermi mangeranno a sazietà.

Sembra incredibile, la minaccia è l’inverno economico, l’iperinflazione e i default di stato, una geocazzata per una federazione di stati con Cina e India come alleati, di vero c’è però l’impoverimento strutturale delle masse ad est come ad ovest, è la minaccia di chi misura la ricchezza in pil, di chi spende milioni in armi invece di risolvere la fame, la siccità e le devastazioni climatiche del mondo, di chi impazza nei palazzi sniffando stupefacenti evoluti di deliri di onnipotenza, come faraoni ieri.

Salvate ODESSA:  “«Il Dow Jones non è indice di eterna saggezza», dice lei.” (Madame Psychosis)

Basta geominchiate! Siete solo teste di cocco, e io? Nemmeno quella.