KLAUS

Discutevano da lontano, connessi da un continente all’altro del mondo.

«Quando dici perfezione hai idea di cosa parli?» il vecchio lo indicava con l’indice per dire, hei tu, proprio tu.

«Cosa sei? Un disco rotto?» mentre il giovane sbuffava e guardava a destra e sinistra sulla sua scrivania piena di libri.

«Magari una leggenda di vinile, nero come la pece…» e il vecchio rideva alzando il viso al cielo come per rincorrere ricordi volanti.

«Stai concentrato ti prego, dammi una mano, lo so cosa vuoi dirmi: mi condanni l’abuso di parole, l’enfasi oltre il significato letterale. Pensi che lo stia facendo anche con perfezione?» si guardano oltre lo schermo, negli occhi si attraggono mentre la pausa intervenuta promette di centrare l’obiettivo di entrambi: toccarsi.

«Il tuo non è solo un abuso, tu le parole le devasti, le offendi, le saccheggi. Vuoi una mano? Bene, fammi un esempio di perfezione…» il vecchio adesso era serio.

«Cos’è un tranello? Che vuoi dire?» il giovane abbassa lo sguardo, inizia a disegnare sul foglio segni geometrici collegando parole appuntate prima e pensa di chiudere il collegamento.

«Ecco lo vedi? Stai pensando di finire la discussione: te lo do io un esempio di perfezione?» il vecchio si sistema sulla sulla sedia diventata cattedra e comincia a raccontare.

Il papà Carlo, a Berlino mai avrebbe immaginato che il suo erede avrebbe poi trionfato. Lui ai Giochi Olimpici nel 1936 in Germania, partecipò senza successo e dieci anni dopo chiamò Klaus suo figlio. La Liberazione partorì speranze infinite, mai avrebbe sperato tanto, lui aveva visto Hitler, le parate delle svastiche, la guerra, le bombe, la tragedia, la morte, e nel 1936 le quattro medaglie d’oro di James Cleveland Owens, un nero.

«L’angelo biondo, questo è un esempio di perfezione» il vecchio cattura l’attenzione del giovane che adesso si agita impaziente.

“Klaus ha cominciato a 10 anni e si è tuffato oltre 10mila volte. Nel 1968 ha 19 anni, vince l’oro a Città del Messico e in un colpo solo porta a casa 1 milione di lire dal Coni, una 500 in dono dalla Fiat e finalmente la costruzione di una piscina coperta a Bolzano.”

«Hai idea di cosa significa avere il controllo di ogni muscolo, di ogni legamento, avere la padronanza dei nervi, dei pensieri nella testa e del battito nel petto che ingurgita aria? Hai idea di come si controlla il cuore? Di come si ferma il respiro l’attimo prima di rilasciare infinite molle d’acciaio sotto tensione, durante l’attimo del volo in avvitamenti e carpiati, di salti mortali che durano un secondo? Beh, questa è la perfezione…» condividendo le finestre del computer nella call di lavoro, il vecchio accompagna l’emozione delle sue parole con i video dei tuffi di Klaus Debiasi.

«Guardala e nutriti di perfezione, racconta i sacrifici che costa…»

Klaus l’angelo vinse la medaglia d’oro nel 1968 a Città del Messico, a Monaco nel 1972 e nel 1976 a Montreal. Unico atleta italiano nella storia ad essere riuscito in tale impresa insieme a Valentina Vezzali nella scherma (fioretto). Nessun altro tuffatore al mondo ha saputo eguagliare l’exploit (vincere 3 ori ai Giochi nella stessa specialità individuale in tre diverse e consecutive edizioni) di Klaus Dibiasi – unico tuffatore al mondo e unico maschio italiano di qualsiasi specialità olimpica !!!

I fatti raccontati sono presi da questo articolo: I 70 anni di Klaus Dibiasi, l’angelo biondo dei tuffi azzurridi GIANLUCA STROCCHI

da un mio esercizio 20 righe su gruppo FB SESE – Scrittori E Scrittrici Emergenti

https://nuotounostiledivita.it/biografie/klaus-dibiasi/

se vuoi, puoi commentare Annulla risposta