Pensiero Madre

PENSIERO MADRE a cura di Federica De Paolis

17 SCRITTRICI. 17 RACCONTI. UNA DOMANDA. 2016 NEO Edizioni

Alla fine, dopo l’ultima pagina: “Ma che vuoi commentare” mi sono detto subito, come può un maschio immaginare anche solo l’idea di maternità?

È sempre un bisogno di curiosità a prenderci la mano, a trascinarci, è il desiderio mai sazio dell’inesplorato, di quella sconosciuta essenza che in continuazione ci turba e ci attrae.

Parto da una domanda: cos’è il pensiero madre? In questa raccolta si trovano diciassette risposte che hanno ispirato letteratura intima e quantomai potente. Più che risposte sono ispirazioni coinvolgenti, rivelazioni possenti, soggettività diverse, alcune spiazzanti, alcune incredibili. Sono storie della decisione di mettere al mondo un figlio, o di non farlo: “quella dimensione liquida, preistorica, che prelude alla scelta.”

Tengo per me la classifica dei racconti che mi sono piaciuti di più rispetto ad altri, perché credo sia ingiusto e sbagliato determinarne una classifica dettata dai miei gusti personali, trovo ingiurioso mettere questi diciassette racconti in competizione tra loro. Devo però complimentarmi con la curatrice che li ha messi insieme in un unico libro che, a distanza di un lustro dalla pubblicazione, merita secondo me di essere riscoperto e magari anche ampliato con nuovi racconti di nuove scrittici che nel frattempo hanno dimostrato di essere altre novità di talento.

Provare a proporre questa domanda alla tua interlocutrice, magari durante una passeggiata, o un aperitivo o in una cena, provare a chiedere un racconto del suo “pensiero madre”, sono sicuro darà frutti inaspettati, genererà riflessioni che fermeranno il tempo. Non credo si possa conoscere una donna senza coinvolgersi nel suo “pensiero madre”. Ecco perché questa raccolta è preziosa, non può essere definitiva perché la donna, per definizione non classificabile, è unica, credo per volontà o progettazione divina.

Basta una delle prime frasi dell’introduzione autobiografica di Federica De Paolis, a scatenare il desiderio di leggerne l’insieme: ciò che stupisce una donna, una madre, mette in moto azioni che solo la scrittura, poi, rende evidenti in quanto forze motrici dell’esistenza umana.

“Con lei ho scoperto che la femminilità non è indotta, è autentica. E questo mi ha stupita. Oggi ha sei anni, e ha già ampiamente esibito il suo sentimento di maternità…”

Dove nasce la loro maternità. E come si esprime? È estroflessa. Negata. Desiderata. Impossibile. Impronunciabile. Sventolata ai quattro venti.

Questo desiderio come si annida? Cresce, Lievita? Si ricuce nello stomaco o nella mente? Non può essere inesistente. Questa è una domanda che ogni donna attraversa.

Federica De Paolis ha chiesto a diciassette scrittrici di rispondere, di raccontare il rapporto con la maternità nel momento che la precede. Di fatto in alcuni racconti questo momento si dilata in modo indefinito o si accavalla con i momenti successivi o precedenti di esseri già procreati e relazioni che hanno consistenza fuori dai loro corpi. Il preludio della maternità è senza soluzione di continuità, presente anche quando non c’è un test di gravidanza positivo.

I racconti raccolti sono di: Simona Baldanzi (Fuori verde), Chiara Barzini (Tre racconti), Ilaria Bernardini (Il secondo giro), Cinzia Bomoll (Venti minuti), Caterina Bonvicini (Il pollo e il nano), Gaja Cenciarelli Nuda verità), Silvia Cossu (L’attesa), Camilla Costanzo (Pugni aperti), Carla D’alessio (Odio sollevare la questione), Gaia Manzini (Vasca grande), Kamin Mohammadi L’orologio biologico), Melissa Panarello (La caccia), Gilda Policastro (Bimbo a orologeria), Veronica Raimo (Un giorno tutto questo sarà tuo), Taiye Selasi (Alla ricerca del tempo sospeso), Simona Sparaco (Usa e getta), Chiara Valerio (Sette Quattordici Ventotto).

Quelle che seguono sono poche frasi estrapolate per dimostrare come i diciassette racconti della raccolta, possano essere letti come capitoli di uno stesso romanzo. Tutte le protagoniste narrano la varietà di un pensiero personale, unico, indipendente, mostrando vite parallele accomunate dal destino naturale dell’essere donna nella società, con tutte le difficoltà e le paure che questa presenta ad ognuna di loro, e così, aspirazioni, lavoro, affetti, traumi e conflitti di questi personaggi rendono tangibile la complessità dell’esistenza moderna a confronto con un istinto preistorico e naturale.

“A volte ha l’impressione di vivere per prevenire un’abitudine.”

“Una volta diceva: io sono fatta così. Ora non fa che prendere le distanze da se stessa.”

“Il desiderio di maternità cela un’ansia di cambiamento, le dice un amico. Quindi il non desiderio è un’ansia di stasi, pensa lei. Oppure significa sentirsi ancora figlia, sentirsi allo stesso tempo figlia e orfana.”

“Nel mondo in cui sta per entrare, tutto ciò che ha paura di perdere è la propria irresponsabilità.”

“Ero convinta di avere l’orologio biologico di qualcun altro, forse quello di un camionista.”

“Poi avverte una tensione che non riusciva più a distinguere tant’era divenuta abituale, cessare tutt’assieme. La percepisce nell’istante in cui scompare. E il sonno riprende il suo assalto.”