LA PERFEZIONE

un commento al romanzo di Marco Martucci, 2021 Morellini Editore

Amaro. Hai presente quell’ottimo liquore a chiudere un pasto veramente gradito? Non uno di quelli striminziti anche se stellati, ma uno abbondante che ti sazia spirito e pancia? È esattamente il finale di questo romanzo, amaro ma melodico,  a tratti poetico, e a tratti semplicemente realista delle nostre crude verità.

A firma di Andrea Tarabbia, nella quarta di copertina si legge: “Insomma: è una storia dove la perfezione non la si trova quasi mai. È per questo che La perfezione somiglia così tanto alle vite di tutti noi.”

Il filo (casuale?) tirato dall’immenso fuso della rete internet che mi ha portato ad ordinare il romanzo di Marco, si è trascinato con sé anche quello di Andrea, l’ultimo disponibile al momento dell’acquisto, “Madrigale senza suono” che sto iniziando adesso…

Quando uno scrittore ne tira un’altro, non è marketing è riproduzione del bello.

Un nodo misterioso li ha intrecciati e fatti arrivare a me, insieme in primavera, poi lo scorrere degli eventi li hanno fatti diventare cibo succulento sotto Natale,  ma questa è un’altra storia.

Lo so, è scorretto, usare pezzi d’opera senza chiedere permessi e licenze, è deplorevole. Il mio fine, non disperdere il sacro tempo della lettura e magari interessare chi ancora non ne ha condiviso il piacere, mi giustifica oltremodo ad affollare di paginette l’immenso web. Replico frasi che mi hanno lasciato un segno mischiando i personaggi e i tempi, per pubblicare commenti di un lettore nuovo, aggiuntosi agli altri, e che nelle intenzioni ne vuole condividere il sapore con altri ancora.

”In quel locale orrendo servivano una schifosa birra chiara e si esibivano le peggiori cover band esistenti, eppure il subbuglio nei petti aveva inventato colori dove tutto era grigio.”

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Napoli e Bologna sono le città di questa bella storia che riempie, capitolo dopo capitolo, uno spazio tanto familiare quanto avvincente: mi ha afferrato l’intimo più profondo. Quando si tratta di amore, da quello impetuoso della gioventù a quello tormentato della maturità, l’intimo di se stessi è come una pagina appallottolata che vuoi rimettere stesa sulla scrivania. Le pieghe e gli strappi non tornano stirati mai.

“Se avesse continuato a pensare, gli schemi imposti per saldare la vita perfetta, l’ambizione coniugale, sarebbero crollati malamente.”

Seguendo la tensione di questa storia, un intrigo abilmente intarsiato tra figure molto avvincenti oltre gli amori protagonisti, ci si imbatte in anime superiori, quelle di sempre, su tutte Lady Marian, un’altra adorabile figlia, come la Venere di De Silva. Insopportabili per un genitore ma essenzialmente la conferma del miracolo riproduttivo della bellezza. Oltre dicevo, ci si aspetta altro e invece la fine, una volta svelato l’intrigo antico come il mondo, è la perfezione amara della vita che riparte uguale a se stessa quando le priorità sono invertite dalla tempesta interiore che, incontrollabile, rompe ogni ovvia certezza del presente. E allora tutto deve cambiare, anche al proibito, messo a nudo, non si può resiste.

Qualche intellettuale tribale maschio direbbe: « è sempre colpa di quella zoccola di Eva» aggiungendo amaramente poi: «sì, però è quello stronzo di Adamo ad averla seguita…». Quale sarebbe stata l’alternativa? Il paradiso per sempre? Sai che noia!

“La ragazza era così appassionata e femmina e scaltra che si sarebbe presa quel che voleva.”

Cosa sono le fragilità umane e i sogni infranti? Il rimpianto non è sterile ma determina azione, cos’è se non perfezione riprendersi ciò che si è messo da parte, nel cassetto dimenticato?

“Si era perso troppo, aveva buttato via il sogno mentre lo stava realizzando, e si era rinchiuso in una relazione che sarebbe esplosa inevitabilmente prima o poi, perché nessuno può stare bene in eterno dentro un ruolo che non gli appartiene.”

«I vivi se ne fottono del fegato spappolato e continuano a divertirsi.»

Vittorio e Diego, amici da sempre, sanno l’uno dell’altro il necessario ma si nascondono l’essenziale con cui smetterebbero di essere amici, con l’uno e l’altro questo romanzo poggia la sua costruzione su pilastri difformi ma strutturalmente complementari per il loro spessore di protagonisti senza tempo nelle consuete tragedie esistenziali, dentro le solite e definite categorie di maschi alpha accerchiati, succhiati da comprimari ingordi del loro successo. Lo star system, che sia politico o musicale, nazionale o locale, si nutre di fascino, di occasioni, di quei desideri sciacalli, di quella perfezione abbagliante che attrae come l’occhio di un ciclone.

“Si era scordato moglie e figli, adesso se ne rendeva conto davvero, da un po’ li aveva mollati in una posizione sconsiderata lungo l’ordine delle priorità, e là stavano ancora.”

Ma a mio parere, però sono le donne a brillare, a dare luce definitiva su tutto il romanzo, fatto di storie ed emozioni che si intrecciano alla perfezione.

“E seppure davanti a ogni decisione presa si era sentita forte, adesso doveva ammettere che il passato non le si era assolutamente arrestato alle spalle, ma in un moto ondoso e rapido stava risalendo in riva.”

“Era diventata così perché lo aveva scelto, perché si era circondato di filtri che trattenevano l’imprevedibile. Eppure in un tempo lontano era stata un’istintiva, disposta a stravolgere le consuetudini più solide per soddisfare l’istinto, per andare incontro alle possibilità sconosciute.”

Le città sono uno sfondo, ma ben distinto e disegnato con i particolari necessari ad un rapido quanto immortale riconoscimento. Non è il racconto delle città né quello dei protagonisti, strumenti usati con sapienza certosina da Marco, è l’immersione in apnea dentro l’intimo, l’irruenza affannosa dei ricordi nella precarietà del presente a fare la differenza, a chiedere il rimescolamento repentino di quanto sembra perfetto, è la perfezione dell’essere imperfetti, come credo di aver scritto da qualche altra parte, ad avermi tramortito e saziato, fino al finale, amaro, ma di quello buono, di quello che completa la sazietà non un alcolico qualsiasi che aiuta a digerire. Arrivati alla fine, ciò che sembra scontato è l’onda lunga del desiderio che si è appagato, soddisfatto.

“E poi , nelle vene di ogni musicista, l’imprevedibile si fa plausibile scorrendo.”

«L’incoerenza abbonda dove l’amore brucia»


Parte Prima

“In principio era il verme”