blue and brown milky way galaxy

il caos e una stella danzante

esercizio di scrittura, la traccia è una frase di F.Nietzsche:

Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante

Photo by Keira Burton on Pexels.com

«Se mi ascolti e mi lasci parlare è meglio per noi» le dice cercando di arginare il fiume di parole piene di rancore e di violenza che stava subendo, e allora, deciso, le afferra le mani sul tavolo.

«Non mi toccare! Non mi devi toccare!» lei urla forte nel casino affollato del locale che una volta era la loro casa. Lei prova a staccarsi ma si arrende subito: da troppo tempo lo desiderava. L’ira nei suoi occhi truccati con stile, non si placa ma l’ossessione di sentire il contatto delle sue dita ancora una volta sta vincendo. Dopo anni. Non per amarlo ancora ma per fargli ancora male: «Adesso vuoi toccarmi, mi vuoi parlare?» la voce le diventa roca dopo l’urlo mentre rigira la presa affondando con forza le unghie a coltello dei pollici dentro il dorso delle mani arrendevoli di Luca.

«Titty non scappare ti prego, non è per i figli, non è per i soldi e nemmeno per il bar. Non è per la gente, né per la parentela dei soci che ci hanno massacrato. Non è l’apparenza né lo dobbiamo a chi ci ha raccattato e amato lucrando sul nostro divorzio, gli stronzi non siamo noi!».

Le braccia nude e tese di lei vibrano per lo sforzo che si amplifica all’improvviso quando rivede negli occhi di Marco la scintilla d’amore perduta, e allora affonda più forte nella sua carne.

«Parlami, continua a parlare se ne hai il coraggio» con voce tersa, di cristallo tagliente, lo tiene fermo: «sei un verme, mi hai fatto andare con uomini che nemmeno mi piacevano, per ripicca, per vendetta, mi sono fatto le tue amanti per dimostrare a me stessa che non valevi nemmeno un mezzo cazzo moscio, dai parla, forza, fammi sentire, che vuoi?»

Lui è più forte, incurante delle gocce di sangue colanti sui polsi, con uno scatto rigira la presa delle mani strette a tenaglia, e nell’alzare le braccia, sposta il tavolo rovesciando le birre ancora piene, la mette in piedi, in un attimo impetuoso di tenerezza cancella tutto il mondo intorno, si avvicina alle sue labbra serrate dalla collera e le sussurra: «sei bella come mai, stasera balla con me».