Tavolini

“Sniffava gli odori di quella merda calda, s’era chinata con avidità. Charly stava male da tre giorni, e non si dava pace. È la sua vita, non una semplice volpe addomesticata cresciuta insieme a lei lassù in montagna, è il suo unico e vero amore animale, deve guarire e basta!”

«Hai capito Antò, ci vuole un incipit che sconquassa le viscere per catturare il lettore, se no quello scappa e ti butta nel cesso, e poi chi cazzo è questo Paul Auster, chi cazzo lo conosce? lo devi togliere!»

«Si l’ho fatto, quindi non hai letto?»

«Sì Antò, l’ho letto, è una grande sofferenza, è una sozzeria» – urla dentro, nel cervello, mentre la mia attenzione viene catturata dalla bella ragazza del bar che sta tornando con i nostri caffè.

«Ecco qui signore, posso farle una domanda?» sono travolto dalla sua dolcezza osservando la ciocca ramata, ribelle, accompagnata con classe dietro l’orecchio candido.

«Certo, magari ho una buona risposta» e ogni pensiero dentro diventa muto.

«Perché due caffè? lei è solo!»

«Curioso vero? È che uno mi piace caldo mentre l’altro riposato. D’altronde devo sbrigare un po’ di lavoro, ho tempo e ispirazione. Invece, mi perdoni, posso farle io una domanda?»

«Certo mi dica!» il suo corpo snello mi si pianta difronte, irto, abbracciato da sé stessa, con le curve che sfidano la rottura di una divisa troppo attillata.

«Conosce Paul Auster? Sono sicuro di sì, da quello che vedo la immagino studentessa di materie umanistiche, ho indovinato?»

«Sì, lavoro per mantenermi gli studi e per la precisione sto preparando la tesi in lettere moderne, però no, questo Auster non l’ho mai sentito, mi spiace, non c’era nei miei programmi… mi scusi, devo andare…» lascia la frase sospesa nell’aria grigia della laguna, si allontana di scatto mentre il suo viso s’infiamma di vergogna. Rosso come il groviglio di capelli imprigionati che le ondeggia sulle spalle. Scappa dal suo coraggio sconfitto, umiliato.

«Che ti dicevo, questo tuo Paul non lo conosce nemmeno chi studia, però hai visto? Te l’avevo detto che gli piacevi, queste ragazzine sono un fuoco in attesa, con gli occhiali spessi e le treccioline rasta, s’avvampano quando incontrano uno scrittore.

«Smettila e lasciami in pace, devo pensare!»

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Padua Coffee Table