#ilTerzoLivello: recensione di Nicola Nigro

che dire? sono felice e commosso: infiniti GRAZIE!!! al Direttore Nicola Nigro: conserverò questo suo articolo tra le tante cose straordinarie della mia vita, perchè vero, sentito, inaspettato, fulminante come un lampo in un cielo senza nuvole nell’agosto più torrido di sempre… non scherzo, ho fatto una doccia gelata per riprendermi dal rovente abbraccio di emozioni con cui, il suo articolo, le sue parole, mi hanno travolto. Ancora uno: GRAZIE!!!

http://www.giornaleilsud.com/2021/08/17/un-libro-davvero-da-leggere-soprattutto-per-un-genitore-o-chi-sta-per-diventarlo-o-lo-diventera/

Articolo il SUD di Nicola Nigro
Articolo il SUD di Nicola Nigro
Articolo il SUD di Nicola Nigro
Articolo il SUD di Nicola Nigro
Articolo il SUD di Nicola Nigro

Fa troppo caldo?

– Sono innocente! – grido forte con i piedi bruciati nella sabbia. Niente, a portarmi via sono due soldati venuti dal mare con l’uniforme bianca.

low angle shot of a person swinging on a rope tied to coconut tree

– Sulla spiaggia comanda la Capitaneria! – urlano anche loro ma rivolti al vigile urbano sulla sala del lido che si sbraccia e tenta di intervenire, lui prova a difendere i clienti del suo amico titolare dello stabilimento bianco e blu. Niente, la calca dei curiosi si fa insopportabile, con questo caldo opprimente ci manca anche la folla dei bagnanti che stringe intorno – è il padreterno che ci allena in terra alla pena dell’inferno – mi dico mentre struscio sulla fronte il polsino candido del marinaio, con forza per tergere il sudore che scende a fiumi dalla mia fronte e dal collo, mi agito, resisto alla legge, lui mi afferra le mani e io mi affranco con la sua giacca immacolata in un feroce braccio di ferro.

two brown wooden armchairs beside umbrella near seashore

–  Sono innocente! giovanotto lasciami stare! – gli urlo nell’orecchio, lui reagisce, e mentre la mia fronte trova conforto nel cotone della sua ascella asciutta, mi stringe al collo e mi butta a terra nella sabbia, prima bruciavano solo i piedi, adesso mi brucia tutto il corpo.

– Che figura di merda! ho tutti gli occhi puntati su di me, e allora guardo più sopra, alla seconda fila degli ombrelloni, nel posto che so a memoria e la vedo, niente, nemmeno questa volta mi guarda, continua l’uncinetto come sempre, ipnotizzata, nemmeno questo casino la distrae dal suo lavoro, veloce, ossessivo, un punto fiorellino dopo l’altro di cotone rosso che si ammaglia di passione un giro dopo l’altro.

Alberto, il bagnino dai muscoli d’acciaio e un cuore gigante, mi getta in faccia un secchio d’acqua fresca per spegnermi l’incendio.

Mi sveglio incazzato in una pozzanghera di sudore rovente, allagato nel lenzuolo bianco che mi si è attorcigliato sopra la testa, do un calcio al cuscino fuori dal letto come ultima reazione di una resistenza vana a pubblico ufficiale: – le ho solo rubato una foto sotto la doccia! un reato? addirittura da incubo? la colpa non è mia, è sua, non mi guarda mai! – e poi scoppio a ridere – se non mi decido a rivolgerle una parola, finirò al manicomio! dai ricordati di Epicuro e vai: “Ciò che una volta presente non ci turba, nell’attesa ci fa impazzire.

ho scoperto WriterOfficina

“saranno i ribelli a cambiare il mondo” Abel Wakaam – wow!!!

la verità è che ho scoperto uno scrittore, fotografo, esploratore, e ribelle!

– da non perdere le interviste a grandi scrittrici e scrittori… deliziosa quella aErri De Luca, incredibile quella al ghostwriter 🙂 e molto interessanti anche quelle a Dacia Maraini, Piera Carlomagno, Maurizio de Giovanni, etc…

Molto bello l’articolo EGO SUM… sempre tutto diAbel Wakaam, molto affascinante per me la veste grafica e tecnica del sito, molto fine anni ’90 ma molto funzionale ed immediata oggi nel 2021!

Per me una rivelazione, quindi vai! basta un click! per entrare

“nel luogo dei folli che vogliono cambiare il mondo”

fino al 15 novembre 2021 puoi dare la tua preferenza a questo libro nel
Concorso letterario Writer Golden Officina 2021

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la confessione: Paul Auster e la Trilogia di New York

…il coraggio lo devo a lui. A Paul Auster devo il coraggio di aver osato pubblicare #ilTerzoLivello. Non credo di riuscire mai più a evadere dalla sua Trilogia di New York, sono imprigionato nei tre racconti che formano un unico romanzo: mi ha stravolto, allucinato, rapito per sempre. Non scherzo, lo confesso e pagherò tutto quello che c’è da pagare. La pistola è carica e pronta a sparare se il mio me stesso dovesse entrare da quella porta: non c’è scampo, non c’è via di fuga, non posso che ritornare indietro all’inizio delle indagini alla ricerca della città di vetro, dei fantasmi e di questa stanza chiusa. L’epilogo è l’inizio.

copertita trilogia di new york

Certo, posso sbagliarmi. In quel momento non ero in condizione di leggere nulla, e forse il mio giudizio è alterato. Ero lì, scorrevo le parole con gli occhi, e stentavo a credere a quello che vedevo.

– Non puoi sapere cosa è vero o falso. Non lo saprai mai

Chiamerò la polizia. Sfonderanno la porta e ti porteranno a forza all’ospedale.

Al primo colpo contro la porta una pallottola mi trapasserà il cranio. Non puoi vincere, è inutile.

Quello che ha abbattuto ogni mia paura di pubblicare cose poco interessanti, o peggio scritte male e insulse, è stato il suo incipit nella Città di vetro:

”La questione è la storia in sé: che abbia significato o meno, non spetta alla storia spiegarlo.”

Cos’è il significato di un racconto, di una vita, di un momento, di un eterno pensiero, della nostra storia dentro la storia di tutti gli altri dentro di noi? Non spetta a chi scrive, spetta a chi legge …

All’improvviso gliene veniva offerta l’opportunità e adesso, in strada, l’idea di quello che gli si prospettava si ingigantì come un incubo atroce. Pensò alla piccola bara che racchiudeva il corpo del figlio, a come l’aveva vista calare sotto terra il giorno del funerale. Quello era l’isolamento, disse fra sé. Quello era il silenzio. Forse non era un vantaggio che anche suo figlio si fosse chiamato Peter.

– Veda, signor Quinn… il mondo è in frammenti. E il mio lavoro è ricomporli insieme.

– Be’, è un bell’impegno.

Me ne rendo conto. Ma io cerco unicamente il principio. Questo è senz’altro alla portata di un uomo solo. Se riesco a porre le fondamenta, altre mani sapranno compiere la riedificazione vera e propria. L’importante è la premessa, il primo gradino teorico.

Perdersi nelle pagine di Paul è fin troppo facile ma non è smarrimento, è anzi un viaggio illuminato:

Mentire è brutto. Ti fa pentire di essere nato. E non essere nati è una maledizione. Sei condannato a vivere fuori dal tempo. E quando vivi fuori dal tempo, non esistono il giorno e la notte. Non hai nemmeno la possibilità di morire.

Capisco.

– Una bugia non si cancella mai. Nemmeno con la verità. Io sono un padre, e queste cose le so.

Non servono mappe del tesoro, non è la caccia all’isola che non c’è, è già il coraggio che abbiamo dentro di guardare fuori non per assistere ma per agire:

“Si chiedeva se sarebbe stato capace di scrivere senza penna, o se invece avrebbe imparato a parlare riempendo il buio con la voce, pronunciando le parole nell’aria, nei muri, nella città, anche se la luce non fosse tornata mai più.”

“Su Black, su White, sul lavoro che gli è stato affidato, ora Blue incominciava ad avanzare alcune ipotesi. Scopre che inventare storie, oltre a servirgli a far passare il tempo, può essere un piacere.”

“Pronunciare una condanna a morte era orribile, ma lavorare per un morto non sembrava molto meglio.”

Amare le parole, investire una parte di sé in quello che è scritto, credere nel potere dei libri: tutto ciò sommerge il resto, e al confronto la propria vita individuale diventa insignificante.

Dentro le parole immaginiamo la vera vicenda, e a tal fine ci sostituiamo ai personaggi fingendoci capaci di comprenderli perché comprendiamo noi stessi. È una mistificazione. Noi esistiamo per noi stessi, forse, e talora cogliamo anche un barlume della nostra identità, ma alla fine non siamo mai sicuri, e col passare delle nostre vite diventiamo sempre più opachi al nostro sguardo, più consci della nostra disorganicità. Nessuno può sconfinare in un altro – per il semplice motivo che nessuno può accedere a se stesso.

Ora scoprii che quella stanza si trovava nel mio cervello.

“La conclusione, tuttavia mi è chiara. Non l’ho dimenticata, ed è una fortuna che mi sia rimasta almeno quella. Tutta la storia si restringe al suo epilogo, e se ora quell’epilogo non l’avessi dentro di me, non avrei potuto iniziare questo libro. Lo stesso vale per i due che lo precedono, Città di vetro e Fantasmi. In sostanza, le tre storie sono una storia sola, ma ognuna rappresenta un diverso stadio della mia consapevolezza di essa. Non pretendo di aver risolto nessun problema. Voglio solo segnalare che venne un momento in cui guardare ciò che era successo cessò di spaventarmi. Se le parole seguirono, fu unicamente perché non avevo altra scelta che accettarle, addossarmele e andare dove mi portavano. È tanto tempo ormai che lotto per dire addio a qualcosa, ed è la lotta quello che veramente conta. La storia non è nelle parole: è nella lotta.

Mancano ancora una ventina di pagine quando Paul firma la sua immortalità nel significato delle cose importanti dell’agire umano.

La storia non è nelle parole: è nella lotta!

ora sai perché #ilterzolivello è diventato un libro che vaga fuori dalla stanza, e per il piacere dei collezionisti, la traccia da seguire è l’incipit non più pubblicato:

Attendevo una telefonata importante che non arrivava mai. Le ossessioni iniziano all’improvviso, inaspettate. Mi tormenta un dolore tutto interiore, un dolore che si ripete e che non so spiegare. Con chiacchiere inutili e conversazioni necessarie, la storia che sto per raccontare potrebbe non avere senso. Paul direbbe che “la questione è la storia in sé: che abbia significato o meno, non spetta alla storia spiegarlo”.

#IlTerzoLivello: su Amazon e in libreria è ordinabile la revisione del 4 luglio 2021

…quello che la primavera fa con i ciliegi

un piccolo esercizio di scrittura del fantasma, la traccia è questa frase:

vorrei fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi” di Pablo Neruda

«Non ti fermare, continua» le dice con la gioia di un amore ritrovato, e lei non si ferma: sono gesti ipnotici senza tempo, scosse tenere, ripetute, delicate. Sospirando ad ogni reazione della pelle la vede riflessa, e immobile sulla sedia difronte allo specchio, gode di tante carezze inattese finalmente tornate intime. 

La continua a fissare con lo sguardo incollato ai suoi occhi che però sono sfuggenti – cosa sta pensando? – si chiede mentre nota che le sue pupille azzurro limpido, sono nervose, in cerca di vastità indecifrabili, guardano fuori verso la finestra a lato della toeletta per il trucco, già di nonna prima della sua infanzia; lei è assente, guarda lontano oltre le imposte spalancate sulla primavera che pulsa fuori, esplosa nel giardino.

«Amo di più la terra quando prende forma il caldo risveglio alla morte dell’inverno» dice senza fermarsi, sempre più dolce, assaporando la brezza tiepida che le arriva in faccia dal suo giardino, denso di gemme in fiore sull’albero più vecchio, quello più alto, e così si immagina bambina, arrampicata e felice.

La continua a cercare nello specchio ma non riesce ad afferrarne gli occhi, e allora vede i suoi capelli finissimi dorati di miele: le ondeggiano liberi sul viso senza trucco mentre la chiusura prolungata delle palpebre con ciglia quasi invisibili, sugella intensamente il piacere fisico nel respirare i profumi dei ciliegi in fiore.

È un attimo di estasi: «siamo ancora insieme, solo questo conta, il nostro inverno è morto», dice come se stesse parlando a qualcuno sull’albero, ma lei non si ferma, non rallenta, le sue carezze si fanno sempre più delicate mentre nei suoi occhi si combattano mille luccichii, colorati dalle gocce di rugiada che rinfrescando i primi petali dischiusi, riflettono il sole in ogni direzione.  I bagliori della luce nello specchio stridono con la pacatezza irreale della voce diventata adolescente, confligge l’amore e l’assenza di emozioni. Un brivido freddo inonda l’altra donna più giovane che smette di godere, e allora le prende la mano, la ferma rabbiosamente, si alza e abbracciandola con forza, la riporta alla realtà: «basta mamma! basta spazzolare, basta coccole! adesso ti metti seduta e lo faccio io a te! oggi devi uscire da questa stanza, ci vestiamo insieme e andiamo a fare shopping in centro, ti ricordi come mi dicevi? vorrei fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi…»

pablo neruda

Pablo Neruda

Tu giochi tutti i giorni con la luce dell’universo.
Sottile visitatrice, tu vieni nel fiore e nell’acqua.
Sei più di questa bianca testolina che stringo
ogni giorno tra le mie mani come un grappolo.
A nessuna assomigli da quando ti amo.
Lascia che io ti distenda fra le ghirlande gialle.
Chi scrive il nome tuo con lettere di fumo tra le stelle del sud?
Oh, fammi ricordare come eri allora, quando ancora non esistevi.
D’un tratto il vento ulula e picchia alla mia finestra chiusa.
Il cielo è una rete cagliata piena di tetri pesci.
Qui vengono a battere tutti i venti, tutti.
Già si sveste la pioggia.
Passano gli uccelli in fuga.
Il vento. Il vento.
Io solo posso battermi contro la forza degli uomini.
La bufera fa turbinare le foglie oscure
e scioglie tutte le barche che stanotte si sono ancorate in cielo.
Tu sei qui. Oh, tu non scappi.
Tu mi risponderai sino all’ultimo grido.
Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura.
Eppure, qualche volta un’ombra strana è corsa nei tuoi occhi.
E ora, anche ora, tu mi porti, mia piccola, caprifogli,
e hai perfino i seni profumati.
Mentre il vento triste galoppa e uccide farfalle
io ti amo e la mia gioia morde la tua bocca di susina.
Che dolore avrai patito ad assuefarti a me,
alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti respingono.
Tante volte abbiamo visto ardere la prima stella baciandoci negli occhi
e tante volte i crepuscoli girare a ventaglio sulle nostre teste.
Le mie parole su di te sono cadute accarezzandoti.
Da tanto tempo ho amato il tuo corpo di aprica madreperla.
E ti credo addirittura padrona dell’universo.
Ti porterò dalle montagne fiori allegri, copihues,
nocciole brune, e ceste silvestri di baci.
Voglio fare con te
ciò che la primavera fa con i ciliegi.

CERTI BAMBINI di Diego De Silva

un commento alla nuova pubblicazione 2021 di Einaudi (prima edizione 2001)

Quando ho letto nella prefazione di Domenico Starnone:

‘De Silva forse deve qualcosa soltanto ai piccoli gangster ebrei di C’era una volta in America’

mi sono vergognato di non aver letto questo libro venti anni fa. Ho rimediato con voracità colmando una profonda lacuna che più di ogni altra cosa (è ovviamente un fatto personale di scarsissimo interesse collettivo), mi ha riaperto ferite che pensavo fossero completamente rimarginate. Questo fa la grande letteratura, non scade, non passa di moda, racconta sempre nel presente storie che non finiscono mai. Dall’antichità a oggi, l’uso dei minori nel lavoro che sfrutta gli umani non è affatto un un capitolo chiuso, quando poi è un lavoro sporco e criminale, che ammazza le persone su commissione, i sensi di colpa di appartenere ad una razza animale bastarda come quella umana sono insopportabili. Eppure senza la testimonianza, senza il racconto, senza la conoscenza viva e diretta della realtà ogni vita sarebbe menomata, incapace di scavare nel profondo dell’abisso per riconoscersi diverso e fortunato da chi nasce e cresce già condannato a seguire strade senza ritorno. La produzione e riproduzione della malvagità sono molto meno marginali di quanto si possa immaginare, forse anche solo sperare, ci cammina dentro tanto da rivelarsi anche in chi invece è chiamato e formato alla tutela della giustizia. È sempre colpa degli adulti e “certi bambini” lo sanno bene e anche solo per difendersi e sopravvivere devono emularli e prenderne il posto. Dove ci sono regole il più forte le infrange anche se la sua umanità bollente di tenerezza e amore lo costringe a tormenti indefiniti, anche fisici, senza risposte adeguate.

“Il torpore sparì per qualche secondo e poi tornò peggio di prima, accompagnato da una sensazione di vuoto in mezzo alle cosce, proprio lì, dove teneva la sua ricchezza più importante.”

Rosario non è solo un certo bambino, un rappresentante di una categoria, Rosario è ogni bambino cresciuto in strada in ogni metropoli del mondo e con lui i suoi amici, la sua gente, e l’infamità del suo universo condannato all’inferno sulla terra, l’inferno delle gerarchie, dei deboli sopraffatti dai forti.

“Rosario va a uccidere con la testa piena di ordini e una specie di ignoranza. Sente tutta la responsabilità delle istruzioni ma non del risultato che verrà. Si è addestrato all’ubbidienza fino a sviluppare come un disinteresse per quello che dovrà succedere, fino a pensare all’uomo che ammazzerà come una conseguenza meccanica delle istruzioni, a un fatto, una cosa che lo riguarda solo in quanto prova morente dell’esecuzione.”

Rosario è ogni bambino soldato, arruolato e addomesticato da un esercito, istituzionale o meno non fa differenza, il degrado delle periferie o dei centri storici non fanno differenze, la chiave della svolta è il coraggio e non tutti sono come lui.

“Era così libero dal ricatto della paura, del pericolo, della vita, che il pensiero di morire non gli faceva più niente. Anzi, in un certo senso avvicinare la morte, andare verso di lei in una volta sola, con un atto unico, un sì o un no, la rendeva piccola.”

Che fine ha fatto Rosario? non è la domanda giusta, la domanda interessante è cosa sta facendo il Faraone? che Diego ringraziava allora come ringrazia ancora oggi dopo venti anni, con questa nuova e “miracolosa” ripubblicazione di un libro che bisogna leggere, assolutamente.

“Grazie a Gianfranco Marziano, perché gli devo molte delle cose raccontate in questa storia”

Oh la rete … cercando il Faraone ho trovato questo documentario Rai che non avevo mai visto (spero di essere l’unico) è una puntata di Torre d’Autore su Salerno con Amleto De Silva

https://www.raitalia.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ab2c3697-8563-47b3-a036-5e510fb091ba.html#p=0

In questa puntata di Terre d’autore, lo scrittore e umorista Amleto De Silva ci porta a Salerno, tra i luoghi della sua infanzia e personaggi popolarissimi che hanno contribuito alla sua formazione e alla creazione dei protagonisti del suo romanzo “L’esemplare vicenda di Augusto Germano Poncarè”. Un’occasione per scoprire una Salerno inedita, che sa stare al passo con i tempi pur con le contraddizioni tipiche della città di provincia, che De Silva coglie con senso dell’umorismo, rivelando un grande amore per la sua città.

“più ti vanno male le cose e più sei contento” 🙂 Amleto De Silva

lì comincia il lungomare dei poveri, quello senza alberi” … si Amleto, proprio dove si cammina con il #ilterzolivello

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nata il 4 luglio

Il Terzo Livello: ecco la revisione del 4 luglio 2021

così come pubblicato, questo romanzo è una pietra lavorata per incidere sull’evoluzione del presente. Un caso originale di narrazione mutante e divertente nonostante lo spessore a tratti seriosi dei temi trattati. Da leggere e farne discussione con nonni, genitori e figli.

Affrontare i conflitti aiuta a migliorare se stessi e chi vuoi bene.

Un romanzo fatto di legamenti e nodi di contrasto.

SINOSSI – riassunto minimo

A causa di una misteriosa convocazione da parte di un giovane maresciallo dei Carabinieri, Antonio Esposito si sveglia con un incubo da tempo non più ricorrente, è il conflitto padre figlio che ritorna, doloroso. La novità di una giornata diversa dal solito e i dubbi su una convocazione in una caserma militare, portano il protagonista a raccontarsi pensieri scombinati, del presente e del passato, riflessioni, domande e risposte che si accavallano nella sua mente durante il percorso che ha scelto per recarsi all’appuntamento con l’Arma. La passeggiata sul suo lungomare, della sua città, è breve ma percorre tutta la sua esistenza compresa quella dell’oggi come lavoratore e sindacalista, e come anomala spia del terzo livello: costruzione mentale del suo complotto interiore. In caserma, nell’incontro e scontro con il maresciallo Gradone, scoprirà un fatto incredibile che lo coinvolge suo malgrado ad affrontare la risoluzione del racconto che si svolgerà tra colpi di scena e strutture futuribili.

NON LEGGERAI
commento al Romanzo NON LEGGERAI di Antonella Cilento, 2019 Giunti Editore
La Viola di Piera
un commento al romanzo UNA FAVOLOSA ESTATE DI MORTE di Piera Carlomagno, …

Il Terzo livello è un esperimento creativo di scrittura, essenzialmente un approdo precario, necessario all’autore che affronta in modo originale, un rapporto conflittuale padre figlio, attraverso le confessioni intime di una spia egocentrica, rendendo la storia campo di confronto con il lettore di ogni età. I tre livelli generazionali in cui il protagonista è figlio prima che genitore, si intrecciano con il racconto del suo personalissimo modello sociale a tre livelli, inglobando formazione e maturazione dell’essere con il frastuono incoerente di pensieri che fluiscono su piani paralleli, sospesi tra i rimorsi, necessità e desideri. Il racconto della sua presenza, da bambino, da adolescente, da sportivo, da studente e lavoratore, da spia e sindacalista, è una esplorazione agitata e frenetica, con flashback improvvisi, di relazioni e avvenimenti anche sconnessi tra loro ma che liberano il personaggio da sensi di colpa ingombranti.

Fatti di rilievo come il boom economico degli anni 50/60’, i complotti politici e la “Notte della Repubblica” fanno da collante storico in una esistenza che ha però una bella pretesa: Antonio Esposito è il protagonista della sua vita. Non è un romanzo giallo, ma ci sono le spie, i complotti, c’è il sarcasmo della vita quotidiana e di quella preoccupante di un maresciallo inquisitore. Fatti veri come nei, caratterizzano un racconto di fantasia, ideale ma non troppo. Poi c’è la città, simile alle mille cresciute nei millenni intorno ai porti della gente mediterranea: Salerno è la storia attraverso il luogo che non c’era, quello a sud del fiume Irno, quello che ha sostituito la vecchia zona industriale e commerciale controllata dalla Polveriera dei Borboni. Ci sono le fabbriche abbandonate come simbolo di conflitti dimenticati, il calcio e il tennis, un Macintosh, la radio libera, c’è la droga come in mille quartieri simili nelle mille metropoli del mondo, di ieri e di oggi.

Nell’era di Twitter e di post lampo che scorrono veloci su Facebook, il tempo di leggere storie è limitato, ma il bisogno di consumare e condividere la propria presenza è dominante. Le battute discontinue dei dialoghi, o i monologhi, e la mancanza descrittiva dell’atmosfera dei fatti che accadono intorno ai pochi personaggi che animano la storia, sono scelte che rompono gli schemi essenziali di un romanzo, nel tentativo di crearne una costruzione sceneggiata con strumenti elementari di pseudo poesia per immagini, proprio come avviene sui social, come è però, impossibile da immaginare dentro la reclusione soffocante della pandemia. Il mare come proprietà e come bisogno rende bene l’idea della fuga dalle paure più intime, e così anche il “runner illegale” che corre per la libertà, diventa una scena che non ha bisogno di descrizione.

In piena pandemia 2020, Antonio Esposito brucia i ricordi di una vita che dura il tempo di una passeggiata sul suo lungomare, una andata e un ritorno con sorprese e colpi di scena, con accanto e sullo sfondo la Divina costiera. L’ovvietà di un’impresa paradossale si aggrappa ad una tensione che resta latente fino all’epilogo finale che viene rimandato, pagina dopo pagina per un epilogo che è da scoprire anche se non c’è un cadavere, un delitto: in gioco ci sono le relazioni umane primordiali che prima del sangue chiedono il ragionamento per poi tornare al principio, per poi ripartire. Il bisogno di comunicare è nel DNA di ognuno ma il bisogno di scrivere per lasciare un segno è precedente. Questa genesi ha bisogno di un approdo definitivo, è una sfida lanciata nella rete globale della comunicazione che spetta al lettore raccogliere per navigare sé stessi…

l’amore ai tempi di Facebook di Mark Zuckerberg

Ci dovresti passare un reddito di partecipazione per tutti i dati e contenuti privati che ti regaliamo mentre tu li vendi al migliore offerente come fossimo merce in vetrina… buu, miliardario che non sei altro…

L’anniversario: 3 luglio 1999

Lei: «Amor vincit omnia… ore 17 solito posto… io e te… 22 anni di noi …i migliori anni della mia vita… ricchi di amore, libertà, rispetto… Che fai? Vieni?» – in mezzo a mille cuoricini.

Io: «sto gia’ la Amo’, confermato taglio torta e dolcetti di Bassano, confermato celebrante, un certo Picarone, il sindaco e’ impegnato ma ci sposiamo lo stesso, pronta anche una autoambulanza e i pompieri per eventuali svenimenti o incidenti, porta tu le carte, al comune non si sa mai, sabato come allora, non fare tardi, smack», condividendo la foto del nostro bacio pubblico nella sala monumentale del governo della città.

Lei: «mascalzone».

Io: “fino alle 17 c’è tempo per fare pace” – penso godendomi uno spaghetto con ragù senza carne che fa risuscitare i vivi, poi c’è la crostata del paradiso che ho sbirciato nel frigo, fino alle 17 c’è tanto tempo come fosse ieri, ieri l’altro.

Flora

Alessandro Robecchi, 1191 di Sellerio

Pornografia dei sentimenti. Quando lo senti in una presentazione dall’autore non ha lo stesso effetto di quanto lo vedi leggendo le sue pagine. Quando poi nelle sue pagine ho trovato l’ardua impresa di fare la rivoluzione con la Poesia per distruggere la “Grande Fabbrica della Merda”, una vertigine fortissima mi ha tramortito. Combattere l’impossibile con la forza e la bellezza della gentilezza, dell’insegnamento, della scoperta, della persuasione, delle visioni dell’arte, è il sogno che diventa realtà. L’eterno mito della lotta del debole che combatte il forte, è messo in scena con la maestria delle parole, in una storia che mi ha acchiappato con frenesia, e mi ha fatto fare il tifo per i cattivi, i delinquenti che rapiscono, sequestrano, poi corrompono l’anima, reclutando la protagonista e il lettore che segue una vicenda appassionante nella sua assurdità, mirabile iperbole della società in cui galleggiamo giorno per giorno.

“Comunicare le proprie ossessioni è bellissimo”

lo dice l’autore in un’intervista e in questo libro si respirano intense le nostre nevrosi quotidiane di consumatori di miserie umane sia quelle nella ricchezza che quelle, nella povertà dell’esistenza.

La rivincita, il progetto, il piano e la sfida al colosso, al paese intero:

“Senza contare che questo prendersi un’ora di diretta in prima serata sa tanto di riappropriazione dei mezzi di produzione”.

Lo dice l’autore, “le differenze di classe sono diventate differenze antropologiche” e quindi si capisce che la scommessa è anche storica:

“… da tutta quella finzione che diventa più vera del vero, iperrealismo, storie addomesticate. Sanno come funziona l’imbroglio televisivo nel più minuscolo dettaglio, ma ne restano comunque stupiti, è un superpotere.”

Per concludere, un’ultima citazione da questo bel libro che vale tutto il tempo che mi ha preso:

C’è il piccolo sciacallaggio della politica, c’è dispiacere sincero, c’è uno smottamento emotivo. C’è un paese che aspetta. C’è tutto.”

È audace ma con la Poesia si può fare la rivoluzione, anche svegliarsi il giorno dopo è la rivoluzione che non aspetta chi si ferma solo a guardare.

il caos e una stella danzante

esercizio di scrittura, la traccia è una frase di F.Nietzsche:

Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante

young multiethnic friends gossiping about black male student preparing for exams in park
Photo by Keira Burton on Pexels.com

«Se mi ascolti e mi lasci parlare è meglio per noi» le dice cercando di arginare il fiume di parole piene di rancore e di violenza che stava subendo, e allora, deciso, le afferra le mani sul tavolo.

«Non mi toccare! Non mi devi toccare!» lei urla forte nel casino affollato del locale che una volta era la loro casa. Lei prova a staccarsi ma si arrende subito: da troppo tempo lo desiderava. L’ira nei suoi occhi truccati con stile, non si placa ma l’ossessione di sentire il contatto delle sue dita ancora una volta sta vincendo. Dopo anni. Non per amarlo ancora ma per fargli ancora male: «Adesso vuoi toccarmi, mi vuoi parlare?» la voce le diventa roca dopo l’urlo mentre rigira la presa affondando con forza le unghie a coltello dei pollici dentro il dorso delle mani arrendevoli di Luca.

«Titty non scappare ti prego, non è per i figli, non è per i soldi e nemmeno per il bar. Non è per la gente, né per la parentela dei soci che ci hanno massacrato. Non è l’apparenza né lo dobbiamo a chi ci ha raccattato e amato lucrando sul nostro divorzio, gli stronzi non siamo noi!».

Le braccia nude e tese di lei vibrano per lo sforzo che si amplifica all’improvviso quando rivede negli occhi di Marco la scintilla d’amore perduta, e allora affonda più forte nella sua carne.

«Parlami, continua a parlare se ne hai il coraggio» con voce tersa, di cristallo tagliente, lo tiene fermo: «sei un verme, mi hai fatto andare con uomini che nemmeno mi piacevano, per ripicca, per vendetta, mi sono fatto le tue amanti per dimostrare a me stessa che non valevi nemmeno un mezzo cazzo moscio, dai parla, forza, fammi sentire, che vuoi?»

Lui è più forte, incurante delle gocce di sangue colanti sui polsi, con uno scatto rigira la presa delle mani strette a tenaglia, e nell’alzare le braccia, sposta il tavolo rovesciando le birre ancora piene, la mette in piedi, in un attimo impetuoso di tenerezza cancella tutto il mondo intorno, si avvicina alle sue labbra serrate dalla collera e le sussurra: «sei bella come mai, stasera balla con me».

chi vorresti interpretare? il principale, il lavoratore o Ginevra?

Per festeggiare san Pietro & san Paolo condivido l’ultimo mio esercizio di scrittura del gruppo FB Scrittori e Scrittrici emergenti (SESE).

traccia: scena finale del film “Via col vento” – lunghezza 20 righe

Stiamo chiudendo, finalmente è venerdì, sarei già scappato ma oggi devo fermarmi, gli voglio parlare: «Jenny, hai un minuto per me?»

«Che ci fai ancora qui? siamo a metà mese!» – è sorpresa di vedermi sull’uscio del suo ufficio sempre aperto, nella sua voce la meraviglia diventa curiosità materna: «bellino, tu non me la conti giusta, ti ho osservato tutta la settimana, ancora problemi con la piccola? come sta?» – l’ufficio è quello di una segretaria ma la sua funzione va oltre, Ginevra si preoccupa di tutti ma lo fa con discrezione, mi ha salvato il culo un sacco di volte, sa della malattia di Desy, sa dei casini con la mamma, sa tante cose di me, ci vogliamo bene, è una grande compagna di lavoro, lei sa come mi butterei nel fuoco per lei.

«No Jenny, lei sta bene, te l’avrei detto, sta recuperando alla grande, ha ripreso anche a camminare» Ginevra in questo luogo triste è sprecata, fa tre lavori e a stento quell’amorale di principale gliene paga uno, in una ditta più grande, una seria, una bella, sarebbe la manager del personale, altro che segretaria.

«Ok e allora che ti serve? dai sbrigati devo chiudere i conti, dai si può sapere che vuoi?» – è incredibile come dopo una giornata di lavoro, un venerdì infernale come oggi, lei sia sempre così perfetta, efficiente e sexy da morire: «niente lavoro con lui questo fine settimana?» – prendo tempo perché quello che le devo dire non le piacerà.

«Giovanotto! non sono cazzi tuoi, o entri ti siedi e mi racconti cosa succede o te ne vai di corsa a quel paese, deciditi!» – non funziona, lo sapevo.

«Jenny gli voglio parlare, ne ho bisogno, tu intanto non chiudere ancora la cassa» apriti cielo, Ginevra si incazza di brutto.

«Adesso? a quest’ora? sei un cazzone, va, va, adesso lo sento» – non mi muovo, le sventolo tre bollette scadute che devo pagare con urgenza, lei prende il telefono, lo chiama, confabula agitandosi a gesti verso di me, posa la cornetta, si alza in piedi, mi raggiunge all’orecchio e mi sussurra: «lui ha detto che francamente se ne infischia, io ti dico tra due ore al solito posto poi domani, se ti va penseremo ad un altro giorno».

auguri a tutti/e Pietro, Piera, Pedra, Pierrette, Pétronille, Paolo e Paola del mondo: salute e serenità a festeggianti e festeggiati per oggi e per tutti gli anni a venire.

Chi ha ucciso mio padre

Édouard Louis ha vinto il PREMIO SALERNO LIBRO D’EUROPA 2021

Anche con il mio voto ha vinto un piccolo grande libro che merita di essere studiato nelle scuole primarie.

Non accetto che vengano dimenticati. Voglio che siano conosciuti ora e per sempre, ovunque, in Laos, in Siberia e in Cina, in Congo, in america, ovunque da una sponda all’altra degli oceani, in ogni continente, al di là di tutte le frontiere.”

“Non c’è fierezza senza vergogna: eri fiero di non essere un fannullone perché temevi di essere uno di quelli da designare con questa parola. Il termine fannullone è una minaccia per te, un’umiliazione. Questo tipo di umiliazione venute dai dominanti ti fanno chinare la schiena ancora di più.”

“Sei cambiato da un giorno all’altro, uno dei miei amici dice che sono i figli che trasformeranno i genitori e non il contrario.”

Finalisti Premio Salerno Libro d’Europa 2021

  • Tempi eccitanti di Naoise Dolan, Atlantide edizioni (Irlanda)
  • Chi ha ucciso mio padre di Édouard Louis, Bompiani ( Francia)
  • Il mare è rotondo di Elvis Malaj, Rizzoli (Albania/Italia)

finalisti premio salerno
finalisti premio salerno

Tenersi tutto dentro non è mai una buona idea, anche esternare tutto non è proprio salutare: si commettono errori ma solo sbagliando si impara, e prenderne coscienza non sarà mai troppo tardi o forse no? Forse non è mai un luogo comune. Questi tre finalisti del “Premio Salerno Libro d’Europa” ne sono la conferma, abbiamo bisogno di letteratura giovane, fresca, europea per sentirci più europei, per scoprire a fondo le terre e i popoli dell’Europa per desiderarci meglio come cittadini di un mondo senza barriere, frontiere, muri o recinti escludenti. Per scoprirci e desiderarci dobbiamo scavare nelle nostre crepe, fratture sociali, politiche e psicologiche, le storie che eravamo, le storie che siamo e quelle che vivremo. Il personale e la comunità sono temi ampiamente esplorati da questi meravigliosi finalisti e quindi complimenti agli organizzatori, ideatori, progettisti, curatori, accademici, etc … (e finanziatori perché no!) del Salerno Letteratura Festival. Di letteratura, di cultura non ce ne sarà mai abbastanza! È la solita congiunzione astrale, misteriosa convergenza degli eventi, magnifica opportunità della scoperta: tre libri fantastici in cui 2 belle storie, importanti, e un capolavoro, hanno segnato con forza le mie ultime settimane di normale quotidianità illuminata con la luce intensa di scritture brillanti.

“Non c’è fierezza senza vergogna: eri fiero di non essere un fannullone perché temevi di essere uno di quelli da designare con questa parola. Il termine fannullone è una minaccia per te, un’umiliazione. Questo tipo di umiliazione venute dai dominanti ti fanno chinare la schiena ancora di più.”

“Non accetto che vengano dimenticati. Voglio che siano conosciuti ora e per sempre, ovunque, in Laos, in Siberia e in Cina, in Congo, in America, ovunque da una sponda all’altra degli oceani, in ogni continente, al di là di tutte le frontiere.”

Ecco, anche grande letteratura che grida dall’Europa per tutto il mondo, per per tutte le terre abitate da anime umane, per tutti i popoli della Terra, per oggi e per il futuro.

“Sei cambiato da un giorno all’altro, uno dei miei amici dice che sono i figli che trasformeranno i genitori e non il contrario.”

“Non riuscivo mai a capire se anche le altre persone avevano fantasie altrettanto vivide rispetto alle mie, e facevano solo tutti finta di non essere così.”

Ecco, anche grande letteratura che entra con prepotenza nella sfera intima di figli e genitori, maschi e femmine, amanti e amati. Sono tre libri da leggere e far leggere di e per giovani chiamati a vivere un futuro geneticamente e moralmente più lungo di chi ha più anni, capelli bianchi e rughe, ormai già in cassaforte.

“Mi piaceva stare per conto mio, mi dava modo di pensare. E poi c’era il treno dei pendolari all’ora di punta per sentirmi in compagnia. Mi sistemavo sotto l’ascella di un uomo, sentivo la borchia della borsa di una donna che mi affondava nella pelle e pensavo: sono parte di qualcosa.”

Ovviamente non racconterò il mio voto ma chi ha già letto questi tre titoli o li leggerà nel prossimo futuro, comprenderà bene quale sia per me il vincitore. Essere un giurato accettato a valutare letteratura è un privilegio impagabile nonché un onore che da entusiasmo al lavoro di massa più bello del mondo, quello che secondo me dovrebbe essere il più diffuso, il meglio pagato, il più retribuito di tutti: leggere.

“Irena osservava divertita il disordine che si lasciavano alle spalle.”

mamma e papà

… lo so, è il disgustoso egocentrismo di un fantasma che tenta di stabilire contatti con la realtà del passato, ma i complimenti e gli incoraggiamenti di chi ha letto il #ilterzolivello mi rendono ancora più incosciente 🙂

questo video, troppo lento, troppo grezzo e troppo lungo, contiene i tre salti generazionali di ognuno, i salti della città che non c’era, come in ogni porto del mar Mediterraneo, quartiere di una metropoli diffusa del nostro XXI secolo, come sulle sponde di ogni mare del mondo globalizzato, perché

“Pè mare nun ce stanno taverne” diceva papà!

… le oltre 500 visualizzazioni uniche, ridono ancora con me, come quel moccioso in braccio alla madre fiera del suo monello, genitrice e sguardo severo, di sfida, immortale anima senza tempo …

Hello, goodbye di Claudio Grattacaso

Hello, goodbye, edito da Baldini+Castoldi nel 2021, è un evento formativo di grande spessore narrativo, almeno per me, giovane lettore con pochi capelli imbiancati che sopravvivono.

Claudio è un insegnante e con questa opera dimostra come essere maestri sia una vocazione fondamentale, una piacevole scoperta per un affamato di racconti, quale sono io in queste ultime settimane.

La storia raccontata è avvincente, coinvolge e tiene incollati alle pagine come un ottimo noir deve fare e come illustri recensioni continueranno a confermare.

La cosa che fa un maestro è affascinare, è aprire domande alimentando nuove curiosità ignorate, far vibrare corde ferme capaci di riempire vuoti inesplorati. Il libro che sta leggendo il protagonista Angelo è una carabina di precisione che nella notte buia alimenta il coraggio di prendere decisioni e di agire:

“Conoscerai un grande dolore e nel dolore sarai felice. Eccoti il mio insegnamento: nel dolore cerca la felicità.”

Un fucile sulle spalle, non per sparare ma portato a tracolla come compagno fedele che dà sicurezza e coraggio.

Quindi leggere e rileggere Fëdor Michajlovič Dostoevskij come un bisogno, come una necessità, arriva al lettore richiamandolo a pulsioni che una volta innescate, non si fermano più.

Questo fa un maestro, innesca desideri oltre le visioni:

“Avrei voluto essere altrove, come mi capitava sempre, qualsiasi cosa stessi facendo e dovunque mi trovassi. A meno che non fossi immerso in un libro. Solo la lettura aveva la capacità di trascinarmi via da tutto, lontano da me stesso. Ma era una parte di me a pensarla così, l’altra era consumata dal fuoco delle mie ossessioni, …”.

Allo stesso tempo, nel tempo della storia le tracce del racconto non permettono distrazioni, perché le tracce dell’autore fanno presa, sono cemento rapido:

Stamattina, sulla spiaggia, pensavo a come in fondo le storie si assomiglino tutte. Se si gratta la scorza, ecco che compare una bella sofferenza, un male fresco o una tragedia antica che torna sempre a galla, c’è in ognuno qualcosa che gli dilania la vita e che in qualche modo ne dirige i comportamenti.”

I personaggi vivono intensamente nelle pagine di Grattacaso, le poche tracce e appuntamenti che cito sono da scoprire, da divorare con furia:

“Ci si adatta a tutto. Ai soprusi, a un’esistenza piatta, a giornate fatte di incomprensioni, a lavori mortificanti. A tutto, ma non ai tradimenti, glielo assicuro.”

I personaggi di Claudio vibrano con ardore:

Mi baciò. Sentii la sua lingua fondersi con la mia, e mi sembrò di sciogliermi, ero una candela di cera e Zena il fuoco che mi consumava.”

La scommessa non è mai vinta veramente, vince sempre il rilancio, per scalare le montagne bisogna scavare la terra e allora si capisce meglio l’abisso e la redenzione che c’è in “Hello, goodbye” con altre parole di Dostoevskij che, il giorno dopo, ho desiderato scoprire in altri libri:

“Che cosa è la madre di Dio secondo te?”

“La gran madre – rispondo – è la speranza del genere umano”.

“Sì – dice – la madre di Dio è la gran madre umida terra e in ciò è racchiusa una gran gioia per l’uomo. E ogni angoscia terrena e ogni lacrima terrena è gioia per noi e quando avrai imbevuto con le tue lacrime la terra sotto di te fino a un mezzo arsin di profondità, allora subito ti rallegrerai per tutto. E non avrai più nessuna – mi dice – sventura, tale – mi dice – è la profezia”.

Per quanti riti possiamo immaginare le profezie assolute vorticano nell’aria e quando vicino c’è l’acqua del mare e quello della pioggia insieme, l’atmosfera non è solo scena è essa stessa disperazione che alimenta l’istinto alla sopravvivenza prima che alla felicità.

Un grande scoperta e riscoperta che devo tutto a questo grande autore che mi vergogno a dire non conoscevo, questo fa un maestro, con l’esempio apre le tante porte delle case della conoscenza, detto con le parole di Fëdor è così:

“Non vi auguro troppa felicità, vi verrebbe a noia; non vi auguro nemmeno del male, ma secondo la filosofia popolare vi ripeto semplicemente «Vivete quanto più potete» e cercate in qualche modo di non annoiarvi troppo; questo vano augurio lo aggiungo da parte mia. Be’, addio, addio sul serio. Ma non restate vicino alla mia porta, non aprirò.

”Hello, goodbye inizia così:

“La rossa aveva chiesto di me.”

L’attesa è subito insopportabile: non esiste un maschio o una femmina che non abbia una rossa nel cuore.

firma di Claudio Grattacaso

“Irena osservava divertita il disordine che si lasciavano alle spalle.”

Finalisti Premio Salerno Libro d’Europa 2021

Tenersi tutto dentro non è mai una buona idea, anche esternare tutto non è proprio salutare: si commettono errori ma solo sbagliando si impara, e prenderne coscienza non sarà mai troppo tardi o forse no? Forse non è mai un luogo comune. Questi tre finalisti del “Premio Salerno Libro d’Europa” ne sono la conferma, abbiamo bisogno di letteratura giovane, fresca, europea per sentirci più europei, per scoprire a fondo le terre e i popoli dell’Europa per desiderarci meglio come cittadini di un mondo senza barriere, frontiere, muri o recinti escludenti. Per scoprirci e desiderarci dobbiamo scavare nelle nostre crepe, fratture sociali, politiche e psicologiche, le storie che eravamo, le storie che siamo e quelle che vivremo. Il personale e la comunità sono temi ampiamente esplorati da questi meravigliosi finalisti e quindi complimenti agli organizzatori, ideatori, progettisti, curatori, accademici, etc … (e finanziatori perché no!) del Salerno Letteratura Festival. Di letteratura, di cultura non ce ne sarà mai abbastanza! È la solita congiunzione astrale, misteriosa convergenza degli eventi, magnifica opportunità della scoperta: tre libri fantastici in cui 2 belle storie, importanti, e un capolavoro, hanno segnato con forza le mie ultime settimane di normale quotidianità illuminata con la luce intensa di scritture brillanti.

“Non c’è fierezza senza vergogna: eri fiero di non essere un fannullone perché temevi di essere uno di quelli da designare con questa parola. Il termine fannullone è una minaccia per te, un’umiliazione. Questo tipo di umiliazione venute dai dominanti ti fanno chinare la schiena ancora di più.”

Non accetto che vengano dimenticati. Voglio che siano conosciuti ora e per sempre, ovunque, in Laos, in Siberia e in Cina, in Congo, in america, ovunque da una sponda all’altra degli oceani, in ogni continente, al di là di tutte le frontiere.”

Ecco, anche grande letteratura che grida dall’Europa per tutto il mondo, per per tutte le terre abitate da anime umane, per tutti i popoli della Terra, per oggi e per il futuro.

“Sei cambiato da un giorno all’altro, uno dei miei amici dice che sono i figli che trasformeranno i genitori e non il contrario.”

Non riuscivo mai a capire se anche le altre persone avevano fantasie altrettanto vivide rispetto alle mie, e facevano solo tutti finta di non essere così.”

Ecco, anche grande letteratura che entra con prepotenza nella sfera intima di figli e genitori, maschi e femmine, amanti e amati. Sono tre libri da leggere e far leggere di e per giovani chiamati a vivere un futuro geneticamente e moralmente più lungo di chi ha più anni, capelli bianchi e rughe, ormai già in cassaforte.

“Mi piaceva stare per conto mio, mi dava modo di pensare. E poi c’era il treno dei pendolari all’ora di punta per sentirmi in compagnia. Mi sistemavo sotto l’ascella di un uomo, sentivo la borchia della borsa di una donna che mi affondava nella pelle e pensavo: sono parte di qualcosa.”

Ovviamente non racconterò il mio voto ma chi ha già letto questi tre titoli o li leggerà nel prossimo futuro, comprenderà bene quale sia per me il vincitore. Essere un giurato accettato a valutare letteratura è un privilegio impagabile nonché un onore che da entusiasmo al lavoro di massa più bello del mondo, quello che secondo me dovrebbe essere il più diffuso, il meglio pagato, il più retribuito di tutti: leggere.

“Irena osservava divertita il disordine che si lasciavano alle spalle.”

Wish you were here

dal gruppo FB scrittori e scrittrici emergenti SESE, ecco mio esercizio di scrittura creativa (20/30righe), la traccia è nel titolo.

Lo guardavo senza farmi notare, ossessiva, guardavo lui e vedevo Jim, al di là del vetro, inafferrabile, perso nei suoi versi. Cancellava e riscriveva come un diavolo ingordo che cambia vittima e strategia, perso in una folla di anime.

“Quindi, quindi tu pensi di saper distinguere il paradiso dall’inferno?”

Mi piaceva ma non lo doveva sapere, io sono al mixer, domani chiameranno un’altra, forse non torneranno, non hanno soldi. Come sempre.

«Basta Alex hai rotto, l’ultima andava bene», le bacchette di Tommy continuano a roteare mentre rompe il silenzio con parole annoiate; vuole suonare, suonare ancora.

«No, cazzo, non va bene, è banale, che cazzo significa distinguere un sorriso vero da uno falso?» – Alex parla furioso, strozzato, però quando canta mi scioglie dentro. Lo amavo dal primo giorno; baciai le sue labbra con la prima birra bevuta insieme. Tra le mie cose preziose, conservo con cura quella Ceres mai lavata, insieme al biglietto della metro fissato con la colla calda sull’etichetta di una birra di cinque anni fa. Quella sera, al mio primo concerto, il mio Jimmy si esibiva, era l’idolo del mio liceo, finì con una rissa, colpa di tre sfigati che non capivano la sua immensa poesia, balordi ubriachi in un misero bar di periferia.

Oggi è diverso, registriamo una canzone vera, quasi tutta sua. Da quella sera sono il suo rifugio, non il suo amore, la sua scorta disarmata. Non lo deve mai sapere che in lui vedo Jim Morrison, impazzirebbe, sorrido con i miei pensieri balordi, lo sento nella testa: “punk esiste solo il punk”.

Oggi sono un tecnico del suono, una professionista – “concentrati e lavora bene” – così spazzo via con forza ricordi della scuola, adolescenti e troppo belli.

«Alex dai, sono ore che proviamo, ne abbiamo già registrate almeno tre che possono andare, è solo un provino da presentare a quella specie di struzzo in giacca e cravatta, ma sei proprio sicuro che ci darà una mano?» Sara suona la chitarra, è una dea, fisico da paura e ricci lunghissimi, io li mescerei di biondo platino ma lei niente, neri come la pece, capisco perché Alex non l’ha mai annusata, ne sono felice, una in meno; Alex è altrove ma vorrei che fosse qui invece è nei suoi versi, la cover per lui deve dire altro, una cover punk di Wish dei Pink può esistere solo nel suo genio. Lo amo ma lui non lo deve sapere. Mai. Lo perderei per sempre.

«Anna sei pronta? Ne facciamo un’altra, tieni gli alti in evidenza, abbassa leggermente il basso di Terry, oggi sbatte le corde come nemmeno una boscaiola del Quebec» – dall’aldilà del vetro gli faccio vedere il pollicione in alto. L’anello alla base mi stringe troppo, mi fa male – «cazzo, sono ingrassata ancora».

Parte la musica, il climatizzatore fa il suo lavoro, l’aria è fresca, limpida, il vetro è pulito, arriva la sua voce, un delirio nevrotico mi prende, mi alzo dalla poltrona, ho le braccia che ruotano impazzite, i pugni stretti ballano con me. Sono pazza, pazza di lui ma non lo dovrà sapere mai. Ho trovato la mia strada, mi piace questo lavoro; nel pomeriggio ho finito il mio turno con altri emergenti che vogliono sfondare, magari pure i timpani, vogliono sfondare tutto. Lui no, lui è altrove e vorrei tanto che fosse qui stasera, qui nel mio letto, voglio la sua voce ruvida diventare tenera, voglio le sue mani fragili diventare dure, voglio i suoi versi, sussurrati sulla mia pelle: “che protagonista sei? chiuso in una gabba anche se la guerra ti esplode intorno?”

video youtube del 2006 visto da 220 milioni di anime nel web

da libriconsigliati su instagram

estratto dal romanzo #ilterzolivello – pag.89

Classico? Che abuso se ne fa di questa parola. Classico nel senso di appartenente alla classe? Nel senso di evergreen? Nel senso di raffinato? Nel senso di normale? Per carità la normalità no.

La normalità è una media. Siamo tutti delle divergenze che non si possono mediare.

Veronica Roth ne ha fatto una saga di successo. Mi sono piaciuti anche i film, anche se nei libri avevo vissuto altre storie e i personaggi che ho immaginato erano diversi. Punto, è la solita storia, difficilmente un film rende merito ad un grande romanzo stampato su carta.

Malinconico è tra noi

Durante la corsa mattutina, avevo notato al Grand Hotel di Salerno, l’apparato viaggiante di uno staff cinematografico di alto livello, il camper della sartoria, quello degli attori, etc. Come mi ha confermato un brillante giovanotto che, al sole di giugno, ha soddisfatto la domanda di un runner sudato e curioso: “stanno girando Malinconico di Diego De Silva, una fiction per RAIUNO”.

Ho conosciuto Diego molto prima del suo “Non avevo capito niente” che mi era piaciuto tantissimo (…e vedi tu, nel 2007 Premio Napoli e finalista al premio Strega). Quando ci lasciammo, ricordo che era molto incazxxxx con me. Questo non è ovviamente interessante. Ricordo i primi iMac colorati del fantasmagorico ritorno di Steve Jobs alla Apple, archeologia tecnologica oggi ma da sempre scelta distintiva di un artista o di un professionista.

Veniamo a oggi. Stanno girando al tribunale ma non ho chiesto se nel nuovo o nel vecchio tribunale, comunque, l’idea di vedere Malinconico nell’esercizio delle sue funzioni è desiderio puro. Non ho resistito a ritrovare tra le mie cose “Mia suocera beve”, edito da Giulio Einaudi nel 2010, ne avevo un ricordo lucido di ammirazione. Devo ritrovare gli altri ma oggi questo mi basta e avanza:

«Se c’è una cosa che non bisognerebbe assolutamente fare quando una storia d’amore comincia ad annuvolarsi, è chiedere alla propria donna cosa c’è che non va»

ed infatti dall’incipit al racconto “Quando ti svegli e capisci d’essere morto nel sonno” pag.294, racconto comparso sulla rivista Rolling Stone nel febbraio 2008, dall’inizio alla fine dunque, per me è stato più di una conferma nel lontano 2010, Malinconico mi è sempre piaciuto anche se spesso e volentieri fa e dice cose che non avrei mai il coraggio o la crudeltà di fare o dire.

“Io, quando polemizzo via sms, non faccio che pestare merde. E avendone pestate per iscritto, mi rimangono come prova documentale a carico.”

Oggi facebook o whatsApp è lo stesso, Malinconico è avanti a tutto e a tutti, come avvocato semi disoccupato, semi divorziato semi felice e come filosofo autodidatta ed involontario. Non è l’eroe men che meno il super eroe, non è nemmeno lo sfigato che vuole raccontarsi, è un personaggio next già nel futuro e quindi comprendo bene come sia possibile che la letteratura di De Silva possa approdare al cinema ai giorni nostri per riempire un vuoto di modelli e di insegnamenti a “vivere” nella complessità di una società che decennio dopo decennio, non migliora anzi decade nello sfruttamento della precarietà anche culturale.

Avere in carne ed ossa Malinconico come amico nella difesa dei propri problemi, fosse anche come avvocato d’ufficio, è salvarsi il culo dalle sconfitte e dalle cadute, dal dileggio e dalla vergogna, Malinconico è un salvatore concreto e materiale eternamente in fuga ma facilmente consultabile nelle pagine di Diego:

“… com’è curioso che uno che si sente guasto nel profondo possa ancora valere l’amore di qualcuno”.

Non mi sembra vero Malinconico è qui a Salerno, nell’antico o nel nuovo tribunale futurista della città d’Europa, non è importante, sono felice che finalmente sia uscito dalle pagine di vari libri e vaghi, tormentato, ovviamente, per strade della mia città tornata in serie A, un quartiere occidentale della metropoli diffusa che bagna il Mediterraneo come dice un’altra persona che ammiro, un professore dell’università.

Sarà uno spasso, se non lo conoscete, leggetelo, Malinconico è uno spasso che aiuta a campare con un sorriso.

#ilmeritatosuccessoharadiciprofonde

La serie Malinconico di Diego De Silva: Non avevo capito niente (2007), Mia suocera beve (2010), Sono contrario alle emozioni (2011), Divorziare con stile (2017), I valori che contano – avrei preferito non scoprirli – (2020).

vai su —> post approvato sul gruppo RAI LETTERATURA

#ilterzolivello su instagram

anche instagram … la notizia sta girando 🙂#ilterzolivello

la grammatica italiana

comunicato ai miei carissimi lettori: continuate così – veramente grazie di cuore!!! – ogni segnalazione di errori/orrori, in violazione della grammatica e sintassi italiana, anche napoletana 🙂 ogni commento e ogni domanda sono linfa vitale per questo progetto di editing collettivo in continua evoluzione, intanto … tanto per rimarcare la mia inadeguatezza all’impresa 🙂 bisogna rifare le fondamenta che si sono sfatte, forza e coraggio 🙂 … ho ripreso dalla polvere il libro che si vede allegato al post … nel ’77 ero in prima media (e voi?) … vi prego fermatelo questo tempo maledetto che corre veloce, vi prego fermatelo 🙂 … intanto, bisogna leggere e studiare prima di pubblicare … ormai la frittata è fatta 🙂 e come dicono quelli bravi, bisogna buttare l’acqua sporca, mai il bambino !!!

#ilterzolivello

… tenerlo in vita, farlo crescere, il bambino, è tutta nata storia 🙂

leggi! che meraviglia…

essere lettore, essere giudice, valutare ciò che oggettivamente uno scritto trasmette a chi legge, è un lavoro tremendamente difficile, impegnativo, può essere una professione esaltante se costruita sulla passione ma credo che il bagaglio culturale e delle esperienze, necessario per dotarsi di una cassetta degli attrezzi adeguata è paurosamente infinito, magari ci si può specializzare in termini di “aree” di scrittura e in termini di “target” di lettura … facile, rilassante, invece è la dimensione soggettiva, quello che ci piace e che ci cattura, quello che ci fa pensare, che ci forma, che ci fa sognare, quello che … ci aiuta a sentirci vivi dentro e fuori dal nostro essere umani, nonostante la violenza e le ingiustizie che alimentano il male e la cattiveria dell’essere umano.

Facile e rilassante è scegliere cosa leggere. Devo leggere, devo giudicare…

Nel #ilterzolivello c’è un passaggio del protagonista che impone al figlio la figura del genitore come giudice, il giudicare il figlio è un dovere per il protagonista, quando sappiamo bene come da sempre i figli rimproverano con forza questo ruolo: “tu sai solo giudicarmi!” … ancora non ho trovato un lettore che mi abbia segnalato/criticato questo tema, … la verità è che nella mia sfacciataggine ho buttato dentro troppi temi … ma la vera domanda è: perché dovrei leggere questo #ilterzolivello ? Perché dovrei partecipare a questo esperimento di “editing collettivo”? … devo ragionare meglio con il mio ghostwriter … intanto seguo il suo saggio consiglio: LEGGI!!! 😎

  • finalisti premio salerno
  • Copertina libro De Silva
  • copertina L'invito di Piera Carlomagnobreve L'invito, edizioni e-stories 2020
  • copertina di CERTI BAMBINI
  • specchio

un libro & un caffè

Nel ringraziare la libreria Libramente Caffè per la disponibilità, comunico che sono disponibili copie fisiche del #ilterzolivello a Salerno

in Via Francesco Paolo Volpe, 34

Caffè Letterario Libramente

Dante e gli scacchi

pp. 123 #nerolucano di Piera Carlomagno

«L’incendio suo seguiva ogne scintilla; ed eran tante, che ’l numero loropiù che ’l doppiar de li scacchi s’inmilla.»

Dante Alighieri, Paradiso XXVIII, vv. 91-93.

1 un coro di angelo

2 due cori di angeli

4

8

16

32

64

128

256

512

1.024

2.048

4.096

8.192

16.384

32.768

65.536

131.072

262.144

524.288

1.048.576

2.097.152

4.194.304

8.388.608

16.777.216

33.554.432

67.108.864

134.217.728

268.435.456

536.870.912

1.073.741.824

2.147.483.648

4.294.967.296

8.589.934.592

17.179.869.184

34.359.738.368

68.719.476.736

137.438.953.472

274.877.906.944

549.755.813.888

1.099.511.627.776

2.199.023.255.552

4.398.046.511.104

8.796.093.022.208

17.592.186.044.416

35.184.372.088.832

70.368.744.177.664

140.737.488.355.328

281.474.976.710.656

562.949.953.421.312

1.125.899.906.842.620

2.251.799.813.685.250

4.503.599.627.370.500

9.007.199.254.740.990

18.014.398.509.482.000

36.028.797.018.964.000

72.057.594.037.927.900

144.115.188.075.856.000

288.230.376.151.712.000

576.460.752.303.423.000

1.152.921.504.606.850.000

2.305.843.009.213.690.000

4.611.686.018.427.390.000

9.223.372.036.854.780.00064°raddoppio 🙂

oltre 9 miliardi di miliardi … quello che segue è un post del 20 marzo 2020 – copiato dal gruppo “Natura & Matematica” – la condivisione FB al post sparisce dopo pochi secondi e quindi ho duplicato anche la bella immagine che accompagna il post – roba da nerd 🙂

«L’incendio suo seguiva ogne scintilla;ed eran tante, che ’l numero loropiù che ’l doppiar de li scacchi s’inmilla.»Dante Alighieri, Paradiso XXVIII, vv. 91-93.[…]

I riferimenti ad argomenti di carattere matematico sono molteplici nella Commedia e, nello specifico, quello riportato qui, induce a far pensare che Dante avesse un interesse anche per il gioco degli scacchi. La citazione afferma che il numero di cori degli angeli in Paradiso è talmente grande da superare il “doppiar de li scacchi”. Questa è un’allusione alla leggenda di Sissa Nassir, il mago di corte dello Shah di Persia, che, per dare qualche diversivo al suo re annoiato, inventò il gioco degli scacchi. Lo Shah gli chiese quale dono volesse in cambio per questa sua invenzione e lui rispose che gli sarebbe piaciuto molto ricevere come ricompensa soltanto un chicco di riso sulla prima casella; il doppio dei chicchi sulla seconda casella (cioè 2); il doppio ancora sulla terza casella (cioè 4); il doppio dei chicchi della terza sulla quarta (cioè 😎, e così via, fino all’ultima casella, la sessantaquattresima. Lo Shah credette di poter soddisfare con poco questa sua richiesta, ma ben presto si rese conto che il numero di chicchi di riso necessari era di ben lunga superiore a quello di tutti i chicchi presenti nel suo regno. Allo stesso modo, nel Paradiso dantesco, i cori degli angeli sono in numero ancor maggiore dei chicchi di riso della leggenda].A.T.

capolavori

quando la trasformazione della materia, attraverso la realizzazione di un’idea, crea oggetti utili e belli, queste opere sono capolavori, l’arte è un’altra cosa, magari immortale, magari eterna … il capolavoro è un lavoro fatto bene, può piacere o meno, resta un manufatto unico, irripetibile … e quando questa artigiana ti è moglie, amica e amante … non puoi che ringraziare per l’orgoglio e il privilegio di essere desiderato comunque e sempre: solo infinita ammirazione … https://www.facebook.com/media/set/?set=a.2662122613820382

Libri e Recensioni.com

.. la mia avventata nonché spregiudicata sperimentazione creativa di scrittura, acquista nuovo vigore con la bellissima recensione di Norberto Loricati che ringrazio infinitamente …

Recensione:
Un libro difficilmente classificabile in un genere. Se proprio dobbiamo incasellarlo in una sezione direi “biografia romanzata”, ma in queste due parole… c’è dentro di tutto.
Un elemento caro all’autore è il mare e, dunque, lo uso anche io per fare un esempio.
Immaginiamo una giornata ventosa, di quelle in cui le onde si fanno grosse sotto costa, con cavalloni difficilmente superabili. Se un impavido nuotatore si avventurasse in acqua verrebbe sbattuto a terra, sommerso, respinto, ma insistendo e andando contro vento, superando quel punto in cui le onde si formano, ecco che le acque si fanno più calme, dolci, e accoglienti.
Ebbene, i cavalloni costituiscono le prime quaranta pagine di questo libro: respingenti, difficili da oltrepassare, scritte con uno stile poco avvincente, dialoghi lunghi, quasi dei monologhi, composte da riflessioni pseudofilosofiche che allontanano il lettore, invece di attrarlo.
Superato questo scoglio il racconto prende un altro ritmo, e ci si incammina accanto al protagonista ripercorrendo la sua (e la nostra) vita.
L’autore usa un espediente – una lunga camminata per recarsi a un appuntamento – per rivedere a ogni angolo di strada sprazzi della propria esistenza, ricordando persone, luoghi e idee di una fase della vita che non c’è più. Come spesso accade, si tende a idealizzare il periodo della giovinezza, e ogni cosa dei tempi andati sembra migliore solo perché vissuta in un’età ricca di speranze, progetti e fantasia. Accade la stessa cosa in questo bel libro che Di Gennaro ci propone. Nonostante il protagonista non abbia vissuto una giovinezza particolarmente agiata, si ha la sensazione che la vera ricchezza gli fosse data da qualcos’altro: valori ormai perduti e sani principi restituiscono la soddisfazione per un percorso di vita sempre votato alla correttezza e alla rettitudine.
Insieme al protagonista ripercorriamo gli anni di piombo, con il terrorismo che li incendiò, e le lotte di classe, con il periodo d’oro dei sindacati, quando riuscivano a portare in piazza migliaia di lavoratori per un salario più dignitoso. Inutile dire che l’autore sta dalla parte di chi ha meno, di chi vede i propri diritti calpestati, ed essendo egli stesso un sindacalista, in questa sezione del libro ci ha messo sicuramente molto del suo.
Oltre a questi temi decisamente caldi e vissuti ancora con fervente passione, Di Gennaro ci mostra anche altri temi più romanzati e meno impegnati. Ci parla di amicizia, di lealtà, di momenti di vita vissuta socializzando con persone in carne ed ossa, e non tramite i cellulari come avviene oggi. Ci parla della sua profonda passione per la musica e del ruolo fondamentale che hanno avuto le radio private negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso. Ci parla dei primi home computer entrati nelle case della gente. Ci parla dei primi amori, vissuti con una passione che spingeva a coprire lunghe distanze con una semplice bicicletta. Ci parla anche del ricco e variopinto rapporto di vicinato che si creava nei vicoli delle città. Ma c’è ancora tanto altro: ci sono pensieri e riflessioni sulle differenze generazionali, sul difficile rapporto fra un padre e un figlio che non riescono a comunicare e c’è spazio anche per un piccolo mistero su un’entità superiore, nascosta, capace di condizionare le vite di tutti noi.
Quando si arriva in fondo a questo testo ci si rende conto che in quelle pagine c’è una parte della memoria collettiva del nostro Paese. Non solo, c’è anche tanta parte di noi come singoli individui, con le nostre piccole esperienze vissute e dimenticate negli anni. Ecco, quindi, che questa lettura si differenzia da tante altre poiché, alla fine, non facciamo tesoro delle esperienze altrui, ma scopriamo una più forte e profonda ricchezza nelle nostre stesse vite, che questo libro ci aiuta a ricordare.
Una lettura che mi permetto di consigliare soprattutto a chi ha qualche capello bianco, per rivivere tanti bei momenti della propria esistenza grazie all’aiuto di Di Gennaro.
(Norberto Loricati)

ringraziamento

la letteratura ai tempi di twitter

Johannes Bückler

@JohannesBuckler

Che ci faccio in questo luogo di dolore?

La logica conclusione, caro Johannes, dopo una vita passata a lottare contro i mulini a vento. Perché nessuno mi vuole dare retta? So di aver ragione, ne sono certo. Sto impazzendo per questa cosa. Perché mi hanno rinchiuso in manicomio?

NON ESISTONO PICCOLE STORIE

meritiamo la serie A

… cancello ogni dubbio anche per dissuadere altri tentativi di approccio che temo si intensificheranno comunque, sotto sotto alle elezioni amministrative. Ringrazio con il cuore chi, comunque, mi onora con questo tipo di proposte, ma come ho scritto alla domanda lanciata in rete su fb da Franco Matteo: io no, non mi candido, ci provai nel 2006 anche per capire e ho capito che è un massacro di famiglie, più o meno legali 🙂 … dopo 15 anni è sempre peggio, il tir di liste civiche sarà pieno di anime portate al macello 🙁 … amo Salerno e non solo quella calcistica, tutta SALERNO merita la serie A. Lo confermo con questa foto di qualche gg fa; se dovessi decidere io, la prima cosa che imporrei sarebbe un candidato sindaco DONNA … non voglio decidere, non voglio partecipare (se non con il mio voto), non ce la faccio, io sono un immigrato in questa grande e bella città, le uniche “forze residue” riesco a dedicarle alla militanza nel sindacato di base dentro una amministrazione pubblica che vi assicuro è un impegno affatto semplice … qualcosa, ma tanto altro si respira dentro #ilterzolivello …ma ora, basta chiacchiere, al LAVORO!!! La giornata è lunga, è primavera e il sole tramonta tardi 😎🤩

libri per strada

… nel mondo “fisico”, copie del #ilterzolivello sono disponibili alla

Libreria Guida di Salerno

IMAGINE’S BOOK- c.so Garibaldi 142 – a metà strada tra Tribunale e INPS 🙂

Ringrazio lo staff per la gentilezza e la disponibilità dimostrata.

se ne parla :-)

[…] Vero o falso che sia, quel che si dice degli uomini occupa spesso altrettanto posto nella loro vita, e soprattutto nel loro destino, quanto quello che fanno. […]

Victor Hugo

#ilterzolivello

è arrivato a Positano

“Il Terzo livello”, il libro dello scrittore salernitano Pietro Di Gennaro

Il libro è un esperimento creativo di scrittura in cui l’autore affronta il rapporto conflittuale padre-figlio

Si chiama “Il Terzo livello” ed è il libro scritto dal salernitano Pietro Di Gennaro. Nato a Salerno nel 1966, Di Gennaro è funzionario informatico di una amministrazione pubblica, ma anche dirigente sindacale eletto da compagne e compagni di lavoro. Ha collaborato negli anni tra il 1996 e il 1999 con APPLICANDO, rivista specializzata di computer Apple Macintosh della casa editrice JCE.

Il suo libro, “Il Terzo livello”, è un esperimento creativo di scrittura in cui l’autore affronta il rapporto conflittuale padre-figlio, attraverso le confessioni intime di un personaggio egocentrico e stravagante.

Il racconto della sua presenza nella società italiana, chiede al lettore di ricordare i cambiamenti politici e sociale che ognuno ha visto, sentito o vissuto nella realtà. Il protagonista brucia una vita che dura il tempo di una passeggiata sul lungomare di Salerno durante la pandemia 2020.

Ecco il link per acquistare il libro su amazon: clicca qui

Grazie Direttore! —> https://www.positanonotizie.it/

#ilterzolivello sulla Città

che dire? … ringrazio Maria Romana Del Mese che ho avuto l’onore di conoscere per l’intervista che il quotidiano la Città mi ha voluto dedicare, il suo articolo mi ha emozionato molto … ringrazio la Redazione e tutti i lettori che continueranno a darmi una mano in questo piccolo progetto, ogni giorno arrivano segnalazioni di strafalcioni grammaticali e sintattici, del resto il protagonista è uno terra terra e molte cose sono scelte precise della sperimentazione che ho voluto intraprendere … la storiella doveva uscire, Giacinto e il maresciallo Gradone avevano l’urgenza di lasciare il mondo della fantasia per vivere in quello concreto della pagina da leggere … GRAZIE! 🤩

l’amore secondo Marx

«Quando il tuo amore non produce amore reciproco e attraverso la sua manifestazione di vita, di uomo che ama, non fa di te un uomo amato, il tuo amore è impotente, è una sventura.»Karl Marx 🧚‍♀️

#ilTerzoLivello

il trailer

.. e come uno sgorbio può rappresentare un milione in poco spazio, così consentite a noi, zeri di questo conto immenso, di agire sulle forze della vostra fantasia

William Shakespeare 🧐

la musica è di Angelo Madureira, la composizione si chiama: Reggaebáh

per vedere il video basta fare un click sul biondino con il pannolone degli anni 60′ 🙂

su una spiaggia di Torrione a Salerno nel 1967

autopubblicatevi!

… che esperienza!

ho preso un raccontino di oltre 30 anni fa e l’ho pubblicato su Amazon …

grazie Bonaventura!


sarà un tantinello narcisista ma viviamo anche grazie a piccole soddisfazioni personali che dobbiamo solo a noi stessi.

Ecco il mio raccontino del 1988:

solo una donna?

Lei è una donna, lo sai che è una donna, dalle quello che merita.

Djiguene la yaw

Djiguene la mom

Djiguene la diox ko limi mom

primo dell’anno 2021

😎 … rasato in testa e in faccia, è arrivato, si parte, butteremo le mascherine e torneremo ad abbracciarci, torneremo a guardarci negli occhi fuori dai monitor, torneremo a lavorare, giocare e correre l’uno a fianco dell’altro, a scontrarci e a confrontarci senza paura di inspirare ed espirare virus letali, torneremo a respirare la libertà di questa vita, precaria, dura, maligna ma anche densa di passione, di meraviglia e d’amore. Non chiedetemi quando, so solo che impazziremo di gioia! Buon 2021 mondo mio…

l’arcobaleno del 30 dicembre

palazz sgarrupati, pioggia, grandine e poi l’arcobaleno che si infila nel cielo nero … un presagio di liberazione !

arcobaleno

il sole

il sole sorge sempre, sorge sempre ad est…

Canzoni di protesta, di Pace e d’Amore: un grande Relé!

Raccontare sogni è complicato. Sono così tanto personali, soggettivi, intimi, inenarrabili, vividi ma assurdi, eroici ma sempre interrotti. Quando poi i sogni diventano collettivi e vissuti nella vita reale, ogni racconto è di per sé un sogno, un mito, un cammino, un’esistenza senza tempo, senza fine. Raccontare questo lavoro di Luigi è per me impossibile, è “difficile essere uomo Sarebbe meglio volare”: appunto.

Ascolto e la musica mi fa immaginare prati assolati d’estate alle spalle di una scogliera sul mare d’Irlanda. Poi la prima ballata che mi strugge per la sola eredità possibile, che anch’io posso lasciare a chi incontro teneramente avido di risposte “… dei giovani il futuro”: appunto.

Poi i Balcani, gli zingari e il circo della vita comincia a ballare, “Verso la terra promessa”: appunto.

Poi ancora una ballata di classe italiana con un piano dolce come il miele anche se sento “Vorresti che il dolore Si trasformasse in pianto”: appunto. Poi senti una brezza possente, da brividi, africana, in una canzone d’amore per le donne che ti dice “Non è più tempo di tremare”: appunto.

Dove? L’unico posto che connette ogni esistenza, ogni lacrima, ogni vittoria, ogni sconfitta, ogni cammino, ogni pop, “Ogni ingiustizia o falsità”: appunto.

Ma dove vado senza i racconti dell’infanzia per godere fiati, rap, allegria, ricordi, fusion, mare e vita, “E all’odore buono del pane”: appunto.

Non mancano le caccole ben servite “E con virile saluto romano”: appunto.

Poi una ballata folk d’autore che mi regala un film, dalla fatica del lavoro, al tragitto del ritorno, al rischio della sofferenza per amore, a “Bella, c’è una luce dentro ai tuoi occhi Che illumina la stanza E fa splendere la notte”: appunto.

Poi il blues e che blues, “Bella ciao e Via del campo”: appunto.

Poi il medioevo metropolitano, il canto tribale, “Ma nun ce scassate ‘o cazz”: appunto.

“E se verranno un giorno a cercarmi Troveranno soltanto le mie orme”.

Sarà complicato raccontare i sogni ma con queste tue musiche e parole, si sentono i profumi, gli odori cattivi, si vedono i colori, vibrano le emozioni: non si può smettere di sognare ancora. Grazie Luigi

lavoro ai tempi del coronavirus

lockdown