ANIN di Angela Torri

Le storie narrate in questo racconto denso di emozioni fortissime, mi hanno scatenato un senso di profonda commozione e ammirazione per le “portatrici carniche”, donne potenti e coraggiose a cui la scrittrice Angela Torri ha tributato questo bel romanzo storico.

Sarà che non sono un letterato e quindi nemmeno mi dovrei permettere, sarà l’incoscienza dell’ignoranza, ma credo che l’etichetta di genere, quella di storico per questa opera sia riduttiva, nel senso di quella strana tendenza dei critici, e forse di più degli editori, a catalogare e ghettizzare l’ingegno umano nei confini precisi delle categorie essenzialmente per fini accademici e magari più pruriginosamente, fini commerciali. Perché credo, a prescindere, che ogni romanzo sia storico in quanto testimonianza di un momento più o meno passato, anche quello di fantascienza, fotografa il pensiero del momento della pubblicazione, e quindi in quanto racconto di una storia immaginata e ormai passata. ANIN va oltre il momento storico della sua ambientazione.

ANIN trafigge lo spazio tempo della ragione aprendo al lettore l’universo infinito dei sentimenti che per quanto voglia essere spiegato e razionalizzato da quando l’uomo ha cominciato a tramandare il suo pensiero, resta un universo che sorprende, che avvolge, che sconfigge ogni paura e patimento, che vince il dolore facendo del dolore stesso una potenza di vita. Del resto “Solo i morti hanno visto la fine della guerra” frase attribuita a Platone. Quindi lo stato di guerra è una condizione permanente dei vivi, e la cronaca degli eventi di questi ultimi anni e momenti attuali che viviamo ce lo conferma, e quindi la tremenda consapevolezza dell’impotenza soggettiva alla deriva degli eventi della Storia, diventa in questo romanzo la potenza collettiva del sacrificio e del sentimento che riescono a dominare la tragedia. È emblematica la storia d’amore di Elisabetta e Pietro, e anche di più quella di Emanuele e Lucia. Come dicevo all’inizio, le storie narrate in questo racconto sono dense di emozioni fortissime e se solitamente in un romanzo si intrecciano, in questa opera fluiscono parallele l’una accanto all’altra dandosi luce a vicenda. Come per esempio Caterina che sa di essere vecchia, e che incontra lassù dove non riescono a salire i muli, il giovane Marino, figlio di sua cugina Adele.

La tela narrativa tessuta tra i fatti e i personaggi raccontati, tra le azioni e gli stati d’animo, tra i pensieri e le faccende della sopravvivenza, è una tela sapiente carica di tensione che mi ha fatto divorare le pagine come preso da frenesia. Non ci sono comprimari in questo romanzo, esiste un solo protagonista collettivo: l’umanità. La scena finale con Don Florio, e l’ultima frase a pag. 132, sono di una semplicità e di una trascendenza geniale. Ma di questo non rivelo niente, tu che leggi devi arrivarci pagina dopo pagina, entrando con la carovana che scala e ridiscende la montagna, più e più volte, dentro un’atmosfera di fatica e patimenti, emozioni e sussulti dell’anima che tolgono il respiro.

Le vicende narrate hanno oggi più di un secolo, sappiamo che la prima come la seconda guerra mondiale sono poi finite, come sappiamo che ogni guerra finisce. C’è chi dice che la pace è solo un intermezzo tra guerre e chi invece dice che gli intermezzi sono le guerre: hanno tutti ragione o forse la ragione in tutti è un torto senza soluzione, visto lo stato permanente di guerre che il genere umano è costretto a subire da millenni e millenni. Quello che posso dire è che con ANIN e il suo imperativo di “andare” le donne dimostrano la loro potenza perché vincono l’inferno in terra. È questa la verità.

Mi piacerebbe generalizzare, purtroppo non è così, perché spesso, troppo spesso, sono le donne ad essere troppo nemiche di loro stesse. In ultimo posso dire, credo senza timore di essere smentito, Angela Torri riesce con precisa determinazione a non farsi strumento di facili crudezze con cui lo schifo delle trincee sono tornate ad essere spettacolare noir da raccontare, anzi con uno stile elegante e raffinato, riesce a trasmetterne tutto l’orrore. Alla fine: “I sentimenti ci salveranno dall’abisso.” e l’abisso è lo spazio tempo in perenne equilibrio tra “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie” e “Mi illumino d’immenso”.

“La guerra è un inferno, ma l’inferno è la verità.” Henri Barbusse.

https://www.museograndeguerratimau.com/le_portatrici.html

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