Correvano braccati. Sandy e Carl.
Li chiamerò con questi nomi di fantasia, umani braccati da un cacciatore feroce. Nella pianura aperta prima, poi nella boscaglia fitta, pericolosa forse anche più dell’assassino che li insegue senza tregua, correndo quasi sfiniti insieme al vento per non fargli annusare la paura che scappa, quella che avvampa il desiderio.
Erano intelligenti Sandy e Carl. Correvano eretti. Uso questi nomi perché lei mi ricorda la bella che balla e canta mentre lui la saggezza con la barba bianca.
Nomi evocativi per ricordi brillanti come stelle.
Li chiamo così perché scampati alle dimenticanze del tempo.

Spietato come nessuno, lo avevano visto questo mostro all’opera più volte e il suo grido furioso non dava alternative: correre, correre e basta. L’unica salvezza forse poteva essere un diversivo, dargli un obiettivo più succulento ma adesso il vento è fermo. L’immobilità nell’aria annuncia un epilogo ormai scontato, e lui si avvicina incurante di tutte le bestie intorno, troppo insignificanti ai suoi occhi iniettati di sangue. I cuori di prede e quello aguzzino, tuonano nei petti come tamburi amplificando la frenesia di fuga per Sandy e Carl, mentre per il re cacciatore, solo fame di carne e di vittoria.
E tu lo vedi che arriva anche per te?

Un diversivo, solo un miracolo, poteva fermare l’assassinio degli innocenti.
Arrivò improvviso, inaspettato come una grandinata di pietre in alta montagna. Un frastuono mai udito attirò i loro sguardi su nel cielo e fermò ogni muscolo, mentre l’atmosfera adesso rovente diventa tempesta.
Una stella cade, cadeva, veloce più del suono in una fiamma che in un attimo da luminosa pallina lontana diventa più grande di tutta la terra conosciuta.
Estinti insieme, vittime e carnefici nell’inizio preciso di una nuova era di esseri viventi, sopravvissuti e nati dalla fine del mondo.
Fossilizzati i giganti arrivano gli umani e così pensieri e memoria.
Lo conferma la Scienza, lo racconta la Storia:
le comete passano, le stelle no, magari cadono ma brillano eterne.

foto dal web – da un esercizio di 20 righe – editato anni dopo – da editare ancora – nell’oblio dell’idea che muore retorica
