LA MONTAGNA DEI SOGNI di Giovanni Maio

È coinvolgente, è accattivante: quest’opera di Giovanni Maio trafigge in profondità, emoziona e coinvolge i sensi fino a farti sentire il freddo che angoscia la società di oggi. Ma allo stesso tempo, con la saggezza del guerriero ostinato e contrario alle ipocrite banalità moderne, trasforma la difesa dei ricordi e della memoria in un attacco narrativo che seduce e riscalda l’anima.

Per quanto ci sia racconto di sé stesso, questo romanzo di un bambino ribelle che scappa verso il richiamo ancestrale della sua montagna a Sant’Arsenio, spinge il lettore oltre le storie vissute e raccontate in prima persona dall’autore.

L’oltre è uno spazio tridimensionale dove i luoghi e il tempo si fondono in una continua eruzione d’emozioni tipica dei sogni sempre in equilibrio perfetto tra incubo dell’ignoto ed estasi della carezza amorosa.

LA MONTAGNA DEI SOGNI non è un’opera nostalgica anche se nella presentazione c’è l’intento di raccontare un’epoca che non esiste più, anzi è la forgiatura di materiale emotivo straripante che diventa ponte tra generazioni, insegnamento e cura dei pensieri fondamentali della vita.

Non puoi imprigionare un vulcano che esplode.

Giovanni Maio ci riesce come solo una cintura nera di arti marziali può fare grazie alla volontà e al controllo totale della mente di cui è maestro. E così nella sua scrittura, i ricordi del fanciullo, lapilli fiammeggianti e lava rovente, diventano fucina d’arte e filosofia dell’uomo d’acciaio che è oggi, tenero e gentile, preciso e determinato, nobile d’animo e non di titolo che non serve a niente. Il nonno che nel romanzo e nella vita vera ogni nipote potrebbe solo desiderare.

Lo giuro, è l’invidia che muove queste mie parole: cederei volentieri l’anima ad un diavolo qualsiasi per tornare bambino e avere un nonno come Giovanni Maio, un autore che oso inserire nella categoria degli scrittori sognatori definita da Jack London in un articolo pubblicato nel 1900 su The Junior Munsey Magazine.

Finito di leggere, nel chiudere le pagine di questo pregevole romanzo nella sua possente e rigida copertina cartonata, il mio primo pensiero è stato: “il tuo richiamo della montagna, ha la stessa potenza indomabile del Richiamo della foresta di Jack London”.

L’ho detto a Giovanni quando ci siamo incontrati per estorcere la dedica che desideravo lui mi facesse; gli ho parlato mentre i suoi occhi azzurri mi trafiggevano con la purezza dei cristalli di ghiaccio che si sciolgono nell’agitazione impetuosa di un fiume alla sorgente, quando esplode la potenza della primavera in montagna.

Appartiene alla mia infanzia questo ricordo di Jack London che avevo completamente dimenticato. Scalando a ritroso il passato fino alla radice delle proprie radici, quelle piantate lassù, sulla vetta più alta di tutta la propria esistenza, sono pronto a scommettere che ogni lettore troverà in quest’opera una sua commozione repressa o nascosta. Una emozione intima e dimenticata della propria montagna di sogni.

E allora per riassumere, ecco ciò che a me ha regalato questa bella lettura: esperienza e prospettiva come pura connessione emotiva tra umano e natura; riflessione e potenziale azione che il desiderio di sapere muove; conseguenze indomabili; richiami irresistibili; ribellioni innate che uccidono la vita indifferente come alla morte sopravvivono pensieri eterni di purezza e amore.

Grazie Giovanni ti leggerò ancora con la fame insaziabile che un maestro di arti orientali sa donare, anche perché quelle occidentali mi hanno rotto il c…

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2 commenti su “LA MONTAGNA DEI SOGNI di Giovanni Maio”

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