Sei giudice e boia di te stesso. Sei amante e traditore di te stesso. Siamo il male e il bene di noi stessi. Ci ritroveremo a scavare cenere e terra dalla faccia per uscire dal baratro delle sofferenze per entrare nell’abisso dei dimenticati, per scappare e correre nella luce dei dispersi. Un giorno ancora, dimessi dalla mediocrità, un giorno ancora a respirare bellezza, rovente come fiamma. Un giorno ancora a prendere a calci la vita che non ci piace, indomabile la vita come questo corpo che rifiuta di morire, che a modo suo, rigetta organismi senz’anima. Un giorno ancora per giocare a farsi dio vomitando sangue. Un giorno ancora, infame, parassita, a riempire mancanze che diventano vuoto, a urlare parole di musica soave che sono carezze per questo cuore straziato.



Ho litigato con un demente nella mia testa che mi diceva di ubbidire senza obiettare critiche con evanescente orgoglio politico. Un giorno ne mangerò il cuore. Un giorno racconterò cosa è successo veramente. Adesso è già notte ma troppo presto per dormire o troppo tardi per vivere ancora senza pace.

La vita è un punto di vista, azione di righe, cerchi e colori mescolati dal tempo, visione di passato all’alba che diventa futuro, linee d’orizzonte e incroci di sogni, ringhiere a sostegno e sbarre di galera nella coscienza, mentre una stella ti scalda e il tormento trasforma la corsa in attesa come piacere eterno di strade affollate immobili verso un blu che sa di cielo. Come giocare su campi bagnati dalla pioggia quando invece il mare è tranquillo, e per strada ci si perde.







