Con parole mute nate morte
pesce d’acqua dolce
magari fossi organismo di mare aperto
con libertà di pachiderma estinto.
No, sono tra tanti nel mondo
pesce italiano di acqua dolce
d’Europa con orgoglio, d’Occidente addirittura vanto.
Immobile però boccheggio
in acqua avvelenata di rifiuti tossici
umani e disumani.
Boccheggio senza suono
sopravvivente inutile come diga stuprata
non più argine ma sventrato
di stupidità che travolge, che spiana montagne
che corre dilagando alla foce della vita.
E così boccheggio nella bolla mutante
derisa di schiuma e di bava
di abominio e di lussuria.
Boccheggio divorando moscerini
di conoscenze distolte all’oblio
estorte a pagine dimenticate.
Così boccheggio con febbre
per mancanza d’aria
di fede vana e speranza delusa.
Così, così, boccheggio divorando
pensieri molesti che sanno di fiele.
È sai perché?
Perché nell’aria l’ossigeno non sana ma brucia
E vomita sangue dalle macerie della ragione.








