Voi siete voi. I più bravi siete voi, sempre voi, quelli in alto, quelli in basso, sempre voi per strada un momento, voi sull’attico l’attimo dopo che guardate dall’alto, voi che guardate dal basso, sempre voi, i più armati, i più scortati, in fuga permanente, voi che parlate e vi agitate con i tanti come voi. Voi che comunicate, voi che vi scrivono cosa comunicare, voi che dite cosa pensare e quelli come voi che vi dicono cosa leggere per pensare, voi che ragionate su come dovete ragionare, voi che mostrate e vi fate registrare per parlare a chi come voi ha fame di voi. I più bravi siete voi, voi i vincenti, voi che non perdete mai né la vista né i soldi che vi fanno voi, quelli da desiderare, voi, i privilegiati, voi il privilegio, voi l’indiscutibile, voi che afferrate nell’aria le mani sudate, voi che tirate pugni nel vento, voi a scappare, voi a schernire la miseria come un numero irrilevante perché siete voi il numero eletto, il processo di fede, voi la religione, voi la scienza e voi il mistero maledetto, voi che arrivate nella folla di chi come voi vi tiene in piedi come scheletri appesi sul palco delle recite che senza di voi non si recita. Voi sempre voi nei camerini per il trucco, nei gabinetti del potere che siete voi, immondi siete voi che ci siete dentro, a rovinarmi il sonno, voi maledetti infestanti, che di festa sapete vestirvi, voi che del gusto clonato alla moda andate ubriachi, voi peni di plastica con pile atomiche che vibrate negli ani dei miserabili accattoni, voi, sempre voi, i più grandi, in cima alle classifiche, voi che le fate quelle classifiche, voi indigeribili devo vomitarvi, di voi debbo liberarmi, azzannarvi alla gola obesa di un benessere di lusso senza fatica né sudore che schifate come questa miseria di letame che devo spazzare via dalle vostre stalle senza latte, merda ma per me concime in cui affogarvi, voi sempre voi, i più bravi che siete voi.







