OMBRA MAI PIÙ, Neo Edizioni 2022
BEATI GLI INQUIETI, Neo Edizioni 2021

«Mi nutro di parole. Vivrò in eterno.»
Non mi capitava da quando avevo quindici anni. Divorare due romanzi in tre giorni, e all’epoca il tempo era lento non frenetico come lo vivo adesso. Lo stupore che abbaglia, le parole che diventano emozione, l’emozione che diventa azione, un fiume di sfumature senza soluzione di continuità dalla razionalità alla follia e ritorno, e l’ombra che diventa luce. Una serie di scosse elettriche crescenti ma più che una folgorazione è un naufragare dolce nell’anima infinita della mente umana. Le connessioni della mente con la realtà che ci circonda sono tanto incredibili quanto naturali e folli. Perché la follia non è affatto un effetto collaterale della società anzi, come mi diceva un amico l’altra sera, i pazzi sono fuori e sono la maggioranza, in fila, in coda, in massa verso l’annientamento delle relazioni e dei sentimenti. Beh, lo ammetto, tendo a romanzare i pensieri e i fatti che invadono la mia bolla esistenziale oltre ogni misura di contenimento, esagerando e magari amplificando quelle sensazioni che più mi fanno apprezzare questa vita sempre sospesa tra armonia e rumori. Entrare nel mondo poetico ma di realtà possente che il Prof. Redaelli propone in questi due bellissimi romanzi è un senso unico che trascende il senso comune dei labirinti senza uscita, è un mondo che di fantastico ha la crudezza saporita della disperazione di chi, come me per esempio, deve soffocare istinti primordiali di pensieri folli perché troppo eccessivi e deleteri alla normale socialità delle apparenze in cui ci costringiamo a sopravvivere. E non è nemmeno paura e/o opportunismo, ma complice pigrizia di perbenismo e sottomissione docile al giudizio del mondo retto e corretto, alla normalità dentro righe precise di ipocrito auto controllo che ci rende persone normali che lavorano e rispettano le leggi della convivenza civile.
In queste due opere di Stefano Redaelli, l’immersione coinvolgente nell’universo dei matti che conosciamo e che vogliamo nascondere prima di tutto a noi stessi, toglie il fiato e a me ha regalato un’esperienza unica di vera comunione umana con la parte più critica e ribelle che mio malgrado mi porto appresso dall’infanzia, dall’adolescenza, dalla gioventù, dall’età via via più matura ma sempre e per sempre fin troppo troppo acerba. Alla crudezza saporita dei sensi di colpa che scuotono la ragione dei ragionamenti, segue la fame, il bisogno ingordo di procedere, pagina dopo pagina, nelle storie di questi esseri beati che diventano lo specchio sempre più definito di quell’immagine che non vogliamo vedere quando la realtà diventa dolore riflesso, dolore percepito, dolore devastante. C’è un prezzo da pagare per lasciarsi andare al moto perpetuo dell’anima, quel prezzo è la nudità di cui ci vergogniamo e che invece ci può rendere felici come la consapevolezza di riuscire ad afferrare il vento con le mani, come quando afferrare un sogno è lasciare fuggire da noi il filo teso dell’aquilone che solca il cielo delle nostre visioni. La magia della bella letteratura è avvicinare, aprire, addentrarsi in mondi sconosciuti e nelle ultime pagine svelare che l’ignoto è sempre stato parte di noi, fin dalla nascita, fin dalla morte di chi resta permanentemente vivo nei nostri pensieri. Ad ognuno secondo le proprie inquietudini. Grazie Prof. ci metto la mano sul fuoco, i beati di Stefano non lasciano indifferenti.


















