Mania, che mi prende, che ti prende, che ci prende, mania, necessità magnifica di gratificazione, avvolgente, consolante come l’essere cullati, come quando infanti eravamo dentro uragani d’amore.
Regredire quindi per non morire emarginati.
Posto, pubblico, dunque sono: ogni like una carezza e ogni like mancato, uno schiaffo.
Siamo umani ma permettiamo il massacro ragionato di bimbi e permettiamo ai sopravvissuti di essere stuprati, torturati, addirittura affamati.
Si dovrebbe fermare il mondo e invece quello gira e noi con lui, con le lacrime asciutte di un momento e la vergogna della nostra impotenza, con la rabbia nel cuore che continua fare il suo mestiere, pompare sangue trasfuso, irrilevante, troppo denso di zucchero e grasso viscoso. Andiamo oltre indifferenti a girare dentro un film scritto senza passione. Rotolando nell’irrilevanza, ci aggrappiamo all’apparenza.
Sono, sei, siamo tutti bisognosi di gratificazione, manipolati da desideri indotti, contorti e contraddittori, ostinati e contrari alle manie, ai doveri, alle parole che fanno male, orgogliosi e presuntuosi dei diritti che crediamo di avere, infine siamo capaci di stupire, capaci di creare bolle di sapone che volano senza futuro, attimi di presenza nella bolla che tutti divora.
Posto, pubblico: dunque sono. E sono: quindi posto, pubblico e rileggo, e mi sbaglio, poi continuo, e leggo e condivido. Tempo sprecato. Il mio, il tuo, il pensiero di altri.
Maniaco, compulsivo, bisognoso, come un mendicante, come un tossico in cerca di soldi per una dose, come una divergenza che si fa massa, affogando nella media che tutto consuma.
Le immagini, le storie, le mie, le tue, quelle degli altri, il personale diventato attrazione e desiderio lascivo, nella piazza virtuale che tutto avvolge.
Il tempo, lo spazio, e la trascendenza delle leggi che dal fisico materiale diventano visione deformata di un presente reale, di ogni coordinata e l’emozione, una nota di colore. E così cronaca, gossip, scandali, del palazzo, del quartiere, del paese, della città, fanno di noi un grande fratello e ci sentiamo di sapere tutto l’importante che succede. Invece siamo schiavi e vittime di propaganda scientifica, di marketing sublimale, di paura inoculata a flebo giornaliere, di shock motivazionale destinati all’acquisto. Li chiamava consigli per gli acquisti ma era solo televisione.
Oggi che anche i clandestini sono connessi, la clandestinità è la disconnessione.
Oggi che la sorveglianza è una necessità fin dentro casa, dentro ogni nostra intimità, e addirittura parliamo con gli oggetti robot servitori, noi controllati e visionati in ogni strada, inquadrati in ogni via, ragioniamo con l’intelligenza artificiale. La luce non ha più ombre mentre dentro di noi le ombre non hanno più luce: indecifrabile la coscienza di esseri immondi ci divora l’esistenza.
Odiamo i poveri, e i poveri siamo noi, cannibali ci divoriamo l’un l’altro, sbandierando sentimenti ormai cadaveri.
Sono io l’esempio, sono io il rappresentante, sono io il peccatore, sono io l’ingordo, sono io che penso, sono io che posto, sono io che pubblico, sono io l’essenza, di una candela, di uno specchio che desidera il buio, riposo, disconnessione totale. Allora così sia, fino a domani, fino a quando sveglio la scimmia del mostrami non vincerà ancora, e ancora, una volta ancora. Desiderio, palliativo, inganno virtuale.
La scatola di cioccolatini è vuota, e ti guardo negli occhi mentre i nostri abissi scuri si abbracciano nella luce. Questa luce di libertà che ci fa vibrare fuori dal mondo reale.





Poi mi sveglio e vedo passioni “pazzesche” che producono lavoro senza sosta, magari anche di notte, come se la vita e la produzione di merce fossero un tutt’uno fusi insieme senza soluzione di continuità, una catena di montaggio che in questa fabbrica diffusa che ingloba ogni spazio, non ha più riposo né relazione oltre sé stessi e il proprio esserne parte eccelsa, la professione, e così la passione regge il ritmo impossibile che non è alienazione ma trascendenza, perché il lavoro intellettuale non ti consuma ma ti fa evolvere anche se la merce che produci non è valorizzata per sé ma per uno sfruttamento di massa senza confini. Gli ingranaggi sono ossessivi e oliati il giusto per non grippare con pezzi di sostituzione in tempo reale che non solo rendono precario il lavoro (e la vita), soprattutto lo rendono talmente sottopagato che sfiora quella schiavitù che ci fa prigionieri senza catene. Anzi, che bello la socialità virtuale.
Vedo passioni pazzesche, deliranti che affogano, missioni tracotanti potenza di propaganda che sedano ogni sentimento di ribellione che anzi si fanno “passione”, stupro consensuale.
L’ho dichiarato in presenza di uno scrittore e di una giornalista che ammiro molto, ad una presentazione di un VIP importante, in pubblico si potrebbe dire, in un privato ristretto forse è più giusto dire, io sono un sottoproletario, culturale e non solo… Non è falsa modestia ma presa di coscienza, e se non ricordo male (Marx, Gramsci, …) sono proprio i sottoproletari il problema della coscienza di classe, anzi il pericolo, gli assoggettabili e i più violenti, l’esercito a poco prezzo che basta a far fallire ogni rivolta, ogni rivoluzione, ogni minimo approccio alla critica dello status esistente… Ma quello che ho visto nella mia vita, è il proletario che prende coscienza di sé e in sé, e che prima o poi si corrompe. Meglio sottoproletario in fase di transizione? Meglio sì, un po’ per speranza e un po’ per ignoranza.
Non sono il granello di polvere che può fermare l’ingranaggio, anzi sono la goccia d’olio che ne aumenta le prestazioni. Io lettore che compro, io lettore che consumo, io lettore che di questa passione vorrei nutrirmi per viaggiare con ali di storie mai vissute.
Ma che ci posso fare se bastano due versi di una canzone per farmi credere che invece si può essere scintilla e appiccare fuoco?
Una serenata, dedicata a voi, passioni pazzesche, voi sì “sensibili alle foglie”.
Scetate che in italiano più o meno dice:
In cielo si sono radunate cento stelle
Per sentire questa canzone
Ho sentito parlare le tre più belle
Dicevano: “Ne ha di passione”
È passione che non passa mai
Passa il mondo, lei non passerà
Tu, certo, a questo non ci penserai
Ma sei nata per stregarmi
Tu, certo, a questo non ci penserai




