Stefano Benni


Ho rimandato, ho rimandato
e adesso anche tu sei morto
compagno Benni e nemmeno questo sapevo.
Ecco perché mi sento fuori luogo e fuori tempo.
Dicono che eri comunista,
ma come lo sei stato e per chi e per cosa
dovrò capirlo
e leggerti ora che non ci sei più
in questa galassia di viventi
dove mi sento più morto di prima,
estinto, a due passi dal corpo di Moro,
come il dinosauro
delle botteghe oscure
che chiedeva sacrifici agli operai.

È come quando cantavo le ragazze di Osaka di Eugenio,

e non capivo niente se non l’angoscia di stare solo.

Osservo tutto ma niente mi tocca veramente

e così mi vedo alieno e trasparente.

Tu diventavi famoso Stefano Benni, facendo ridere,
con l’arte immensa per non piangere
la stoltezza, la stupidità, l’idiozia di essere gregge

che bela nelle fauci del lupo.

https://ilmanifesto.it/il-nostro-furioso-e-la-parodia-dello-stato-delle-cose-presenti

A vibrant scene depicting a large, surreal tree in a warehouse filled with enthusiastic young people wearing uniforms and holding red flags featuring a hammer and sickle. The background shows flames and debris, creating a dramatic atmosphere.
Gruppo di persone sorridenti riunite in un ambiente all'aperto, con bandiere rosse e simboli comunisti, che sembrano celebrare un momento di gioia in mezzo ai resti di un edificio danneggiato.
Un paesaggio industriale desolato con fumi in lontananza, bandiere rosse e simboli comunisti, mentre un gruppo di persone passeggia tra i rottami.
Tre uomini sorridono davanti a un grande albero, con bandiere rosse sullo sfondo e fiamme che si alzano da un'area industriale in rovina.
Un'entità misteriosa con la pelle chiara, priva di capelli, si staglia contro uno sfondo scuro e nebuloso, creando un'atmosfera inquietante.
Tramonto su una spiaggia con bottiglie di vetro abbandonate e barche a vela in lontananza.

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