Il mondo di Mimmo

La misteriosa morte dello scrittore Egidio Valdés, di Domenico Notari, Newton Compton, 2021

I borghi invisibili. Quattro leggende per quattro tradizioni ormai mute, Officine Pindariche, 2023

Dopo l’isola di terracotta la tentazione irresistibile è stata quella di continuare mettere gli occhi dentro altre opere di Domenico Notari.

E allora…

Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli e sorelle, e a te mio carissimo Diario, che ho molto peccato, in pensieri, parole, opere e omissioni. Mi è vietato, lo dice la legge: non ho il permesso di usare immagini e parole di cui non ho diritti. Ma che diritto ho di commentare opere dell’ingegno umano se non ne ho i diritti? E allora mi chiedo: dove finisce il mio diritto di consumatore nel consumare o buttare le pagine che ho tra le mani? Che diritto ho nel lodare un sentimento d’ammirazione che queste pagine m’infliggono? È forse un delitto quello che uccide la noia e l’ignoranza in questi tempi cupi di guerre e massacri?

Da vietato vietare siamo passati a vietato commentare: qui sotto il cielo non c’è confusione ma tempo buio senza luce.

Fosse solo distrazione, intrattenimento sarebbe un prodotto come un’altro comprato per anestetizzare i pensieri. L’anestesia è permessa anzi fonte di tanto lucro, a quanto pare. Sembra che ormai il consenso si fa spegnendo i cervelli. Invece, è forse reato diffondere sostanze che con le parole diventano ragione di allucinanti viaggi psichedelici nella storia, nella memoria, nella cultura, nella passione di un popolo che mi circonda? Ma allora dovrei essere io a denunciare. Questa letteratura comporta dipendenza, questo voglio denunciare.

È una notizia che apprendo oggi: le case discografiche vogliono i diritti sulle citazioni di canzoni che sono nel loro catalogo. Possibile? Di diritto in diritti dove andiamo a finire?

Ma più inquieto mi chiedo: che coraggio ha questo finissimo scrittore che è Domenico Notari nel costruirci sopra un giallo, e addirittura tessere la tela della fantasia per generare miti e leggende per tradizioni ormai mute? Visto e letto, questo coraggio da ammirevole è diventato da denunciare.

E allora fotografo pagine e ne faccio condivisione, perché i più attenti e sensibili possano farne desiderio. Fino a oggi non ho ricevuto inviti a rimuovere contenuti da questo Diario e la cosa mi conforta, ma adesso rompo un’altra prassi, dopo quella di non riprendere le parole della seconda, terza e quarta di copertina che secondo me parlano da sole.

Si possono mettere nella stessa pseudo recensione due testi così diversi e lontani tra loro?

Secondo i canoni dei generi, tutto il mondo viene diviso in comparti stagno: quelli del gusto, dei vincitori e dei perdenti, dei concorsi e delle classifiche, dei raccomandati e raccomandabili, dei banditi e dei briganti, dei venduti e di quelli al macero invenduti, generi dei premi e generi della critica.

Quindi: è forse sbagliato mettere insieme queste due opere?

Dove finisce l’arte estetica dell’architetto e comincia la tecnica ingegneristica che tiene in piedi la struttura e la rende inattaccabile dall’erosione del tempo? Nasce prima la creazione o la costruzione?

Io da consumatore, da lettore entusiasta, posso solo dire che la scrittura di Mimmo è deliziosa nell’equilibrio che si riproduce pagina dopo pagina tra la dimensione delle emozioni e lo spazio dell’insegnamento che non è solo ferrea erudizione ma assomiglia a quella dolce carezza che un maestro fa nel regalare nuovi strumenti di conoscenza.

L’uso del latino, come un pizzico di pepe qui e la, l’uso dei classici come un sapore di contrasto dolce all’amaro dell’esistenza, l’uso della storia e delle radici di questa nostra terra meravigliosa, è finezza estetica che avvolge ogni colpo d’emozione che parte dai personaggi protagonisti delle scene in cui si muovono, siano essa la città normanna che è stata Salerno o le nature dei quattro paesi della provincia: Palomonte, Persano, Roscigno e San Cipriano Picentino.

Un soffio di brezza gli portò il profumo di alghe e di scogli, spazzando via ogni pensiero.

Le trame sia del giallo che dei racconti, sono strutture d’acciaio come pilastri invisibili dentro mura che si auto portano e si auto definiscono scena dopo scena. Nei quattro racconti dei borghi invisibili, alle visioni delle parole, i disegni magistrali di Enzo Lauria uniscono l’armonia musicale di sintesi che mette in moto il nero dell’inchiostro sulla pagina opaca: parole e immagini diventano un mito facile da afferrare. Ho sentito forte il richiamo dei miei fumetti dell’infanzia.

In fondo la fantasia non è che una menzogna della realtà che si fa verità, quella cruda intuizione che l’artigiano usa per creare l’unicità dell’opera d’arte.

Le due operazioni editoriali sono diverse tra loro per contenuto e progetto, ad unirle però sono in fondo la grande passione per un mondo antico perduto che lo scrittore riscopre e ridisegna, e ne fa regalo di bellezza per noi lettori. È un mondo di storie intrigate e intriganti che lui scolpisce in parole e celebra a cominciare dallo scovare i talenti femminili nascosti del commissario capo Donnarumma, per finire all’onore di Maria Sofia, ultima regina del Regno delle Due Sicilie con capitale Napoli, onore difeso con amore e azione. Questo nel giallo dedicato al delitto dei plagi. Infine, nei racconti dei borghi invisibili, a spazzare il catrame dei luoghi comuni, la fedeltà si fa monumento regale e struggente commozione di grandezza come il tormento e il dolore diventano armi potenti di scrittura per leggende che fanno grande l’uomo. Nel mondo di Domenico Notari, una volta entrati, si resta folgorati dallo spazio infinito del sentimento che non ammette confino, si vaga e ci si perde con interesse e pensiero diletto, insomma una bolla di piacere che vola alto, molto in alto.

COPIO ERGO SUM

https://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/21/copio-ergo-sum-il-catalogo-del-plagio/159011