RADICI DI PIETRA

Romanzo di Giovanni Maio

“Ho scelto di restare fedele, non di vincere.”

RADICI DI PIETRA

Romanzo di Giovanni Maio

“Ho scelto di restare fedele, non di vincere.”

A leggere le opere di Giovanni Maio non smetto mai di pensare a quanta gratitudine devo a questo maestro di rigore e di sentimento. LE RADICI DI PIETRA non è solo un romanzo memoir che celebra la famiglia Maio con il cemento antisismico del ricordo condiviso dei momenti più struggenti e formativi delle vite dei protagonisti. Attraverso la storia di Don Cicco – medico condotto prima e pediatra dopo, del padre che diventa nonno, dell’uomo che “senza far rumore” raccoglie la stima e l’affetto di comunità, umane e professionali, sempre più estese – Giovanni riesce a rendere vive e pulsanti quelle radici universali a cui tutti siamo debitori, oltre i legami di sangue, oltre le fragilità della carne, oltre le turbolenze nervose delle scelte di vita, oltre, molto oltre i confini spaziali e di tempo dentro cui limitiamo le nostre esistenze, che di pietra hanno la consistenza e lo spirito dell’immortalità.

La mia immensa gratitudine, che non riuscirò mai a mettere in parole adeguate, per quanto possano sembrare viziate da un radicato sentimento d’amicizia, è il frutto gustoso  e maturo di quanto l’autore riesce a far crescere durante la lettura, con la sua impavida e meticolosa semina di parole concatenate e ricorrenti, con le sue sentenze onnipresenti che accompagnano la visione allargata di fatti e vicende intime, con frasi serrate e coinvolgenti, con paragrafi tanto spesso struggenti, la madre Maria, le sorelle Angela e Claudia, il fratello Nicola e capitoli che sono momenti storici e politici di tutta la società, del Cilento, di Salerno, di tutta l’Italia.

Questa sua letteratura, che solo lui e le soggettività familiari coinvolte, possono sapere quanto romanzata e quanto vera, trascende la storia personale e le emozioni dei protagonisti per diventare messaggio universale di celebrazione ai costituenti essenziali, necessari e ideali dell’esistenza, come la fedeltà, la lealtà, il rispetto, la generosità, e non per ultimo il sacrificio, da cui la consistenza della pietra è conseguenza, da cui la resistenza della pietra è sentimento, da cui la memoria della pietra si fa radice, e quindi crescita felice di una generazione sull’altra.

La presentazione di Giovanni Maio e poi l’introduzione del Dott. Pietro Greco sono un spinta vigorosa verso un tuffo nel romanzo che si fa subito viaggio d’esperienza e di formazione in un mondo che sembra veramente scomparso, anzi oso dire addirittura sconosciuto, la cui memoria non è cronologia ma testimonianza viva come fosse presenza che si fa lezione e monito per questo futuro che stentiamo ad immaginare sereno: inorriditi vediamo crescere incertezze, ipocrisie, crudeltà e follie intorno alle nostre agitate vicende quotidiane.

Con RADICI DI PIETRA scopriamo risposte, certezze, un altro mondo non solo possibile ma necessario. È l’esempio che dovremmo fare nostro nell’agire di ogni giorno per dare soddisfazione se non soluzione al senso della vita che cerchiamo in noi e negli altri. Parafrasando con l’accetta l’incipit più famoso di tutta la letteratura di questo mondo, non so se se tutte le famiglie felici si assomigliano, so che a modo suo ogni famiglia scava e modella la roccia del ricordo con il dolore e i sacrifici, con le lacrime e le carezze dell’amore che si fa adulto e torna bambino.

Questo romanzo è un memoir per chi vuole comprendere e trovare risposte da trattenere per farsi erede e lasciare eredità preziose. Non è un regalo ma una sfida. Ecco perché dobbiamo tutti sentirci debitori a “Don Ciccio” non solo per magnificarlo come l’autore fa da figlio senza fare sconti alla gioia e alla sofferenza personale, ma anche e soprattutto, come Giovanni Maio ce lo fa conoscere come rappresentante dell’umanità più bella che regge e fa girare il mondo, umano e umanità riprodotta nelle generazioni che vincono la morte, come desiderio e dimostrazione d’amore.  

DI SPALLE A QUESTO MONDO

Romanzo di Wanda Marasco, 2025 Neri Pozza Editore

Copertina del libro 'Di spalle a questo mondo' di Wanda Marasco, con un'illustrazione stilizzata di due figure umane e colori vivaci.

Wanda Marasco tesse l’epica intima e spezzata di due anime condannate all’imperfezione. Il suo racconto vibra tra la concretezza della realtà e la dimensione oggettiva della follia, una disperazione incontenibile come il tentativo di imprigionare l’anima in una sepoltura di terriccio materno. Sono state queste vibrazioni ad accompagnarmi in una lettura tanto complessa e rivelatoria quanto emozionante e coinvolgente, una lettura che, divorando pagine, ha divorato il me stesso illuso e disilluso di quest’epoca barbara. Vibrazioni che, però, non hanno mai raggiunto una risonanza precisa, una scelta netta tra salvezza e perdizione.

La costruzione, l’ascesa, la contemplazione, il volo e la caduta dalla Torre di Palasciano ci riguardano, non come mera impronta storica di doverosa conoscenza, ma come comunione con la fragilità umana, presente e futura: noi soli dentro noi stessi, e tutto il mondo fuori.

Di spalle a questo mondo è un’immersione febbrile nelle vite di Ferdinando Palasciano, medico visionario e precursore della Croce Rossa, e di sua moglie Olga, nobildonna russa segnata da una zoppia fisica e interiore. La loro storia d’amore, nata da una cura e cresciuta nella Torre di Capodimonte, si consuma sotto il peso della follia, quando la mente di lui soccombe a una demenza implacabile.

La narrazione si snoda su due binari paralleli e strazianti: da un lato il vortice allucinatorio di Ferdinando, anche recluso in un manicomio, dove ricordi, rimorsi e genio si confondono in un delirio coscienzioso fin troppo lucido e preciso; dall’altro il diario struggente di Olga, costretta prima alla decisione crudele dell’internamento e poi testimone di un lento, inesorabile spegnimento. Attraverso le loro voci, Marasco esplora il confine labile tra sanità e pazzia, tra dovere etico e tradimento della storia, in una Napoli ottocentesca vibrante di fermenti risorgimentali e ombre borboniche.

Ma è nella lingua che il romanzo raggiunge vette di straordinaria bellezza. La prosa di Marasco è un mare lirico, aulico più che barocco, con onde di poesia che travolgono. È una tessitura sapiente, ricamata da inserti di lingua napoletana che fanno brillare la sapienza eterna di un popolo destinato a non smettere mai di stupire il mondo. Ogni pagina è intrisa di una materia emozionale cruda e potente, che riflette e insieme illumina i tormenti e le gioie dei personaggi, fino a squarciarne i confini del mistero: tra malattia e sanità, santità e maledizione, mortale ed eterno, curabile e incurabile, miseria e ricchezza, ordine e caos, conservazione e rivoluzione. Fino al giallo, che pare tuttora irrisolto, della testa di Giacomo Leopardi sepolta nel giardino di Palasciano per volere dell’intimo amico Ranieri e la complicità del medico Ferdinando padrone di casa.

Più che un racconto biografico, è un’indagine sull’irriducibile fragilità umana, sul senso di irreparabilità che segue ogni frattura. Il segno rimane nella carne e nello spirito, e l’unica salvezza possibile sembra risiedere nell’accettazione coraggiosa di questa condanna, nell’abbracciare la propria imperfezione come unico, autentico legame con il mondo. Il romanzo è una lacerante e poetica esplorazione di come l’amore e la follia possano intrecciarsi fino a diventare un’unica, inscindibile sostanza.

Di spalle a questo mondo è un’opera maestosa, scomoda e necessaria, che mi ha lasciato un segno indelebile, costringendomi a riconoscere nelle ferite dei protagonisti l’eco delle mie spaventose immaginazioni: una sorte che potrebbe toccare me, chi amo, come è già stato in passato per chi ho amato. Un muro dove sbattere la testa e uno specchio dove vedersi in scienza e coscienza. La scrittura di Marasco è un’indagine sull’abisso che ci guarda nella luce del sole di una storia d’amore che non si scioglie come neve, ma ghiaccia nel tormento del fine vita.

La vicenda di Ferdinando Palasciano, geniale medico travolto dalla demenza, e di sua moglie Olga, costretta a internarlo, si trasforma sotto la penna di Marasco in un’indagine sull’abisso. Ma non un abisso che separa, bensì uno che unisce. La follia non è raccontata come un elemento estraneo che distrugge il legame, ma come una terra di confine in cui il linguaggio dell’affetto si trasforma, si fa disperato e primitivo, ma non muore, diventando anzi simbiosi tra anime, capace di essere sia un muro che uno specchio. Attraverso i due binari narrativi paralleli – la vita di lui e il diario struggente di lei – l’autrice mostra come la malattia mentale diventi esperienza condivisa con l’amato, con la servitù e, soprattutto, con gli amici che lo venerano e gli restano vicino fino alla fine.

I temi che impreziosiscono questo grande romanzo sono molti. Per me, il principale si potrebbe declinare in una domanda radicale: come amare qualcuno che sta svanendo, la cui mente si fa verità inaccessibile? E poi, oltre il fine vita, oltre la morte, come sopravvivergli e continuare a restare? E anni dopo la morte dell’amato, come testimoniare, facendosi testamento e trama esistenziale? La risposta di Marasco non è eroica, ma profondamente umana. L’amore non guarisce, non redime. Accompagna e si fa dolore nel dolore dell’amato. È la scelta di vivere “di spalle a questo mondo”, rifiutando la sua logica di perfezione per abbracciare la devozione totale verso un’anima in frantumi, in vita e nella sua morte.

In un’epoca ossessionata dalla performance e dal controllo, questo romanzo si erge come un monumento scomodo e necessario. Ci costringe a guardare in faccia il nostro terrore per la fragilità e a riconoscere che il legame più profondo può nascere proprio dalla comune accettazione della caduta. La Torre del Palasciano, dimora e metafora, diventa così il simbolo di un amore che non cerca di curare, ma di custodire; che non volta le spalle alla persona, anche quando essa ha ormai voltato le spalle al mondo.

Testo di un libro con citazioni su esperienze emotive e la scrittura.
Testo su un libro che esplora il tema dell'imperfezione umana, con focus sui personaggi Ferdinando e Olga e le loro sfide emotive e esistenziali.
Testo in copertina di 'Your Blissful Shadow No.4' di Owen Gent, realizzato dalla Grafic Studio Bosi di Verona.
Testo biografico di Wanda Marasco, autrice napoletana vincitrice di numerosi premi letterari.
Citazioni di Gesualdo Bufalino e Fernando Pessoa evidenziate in verde su pagina di un libro.
Testo di un libro con una riflessione su due inverni, uno esterno e uno interno, che descrive l'emozione di una bambina.
Pagina di un libro con testo in italiano, contenente riflessioni su desideri e spiritualità, con appunti o scarabocchi ai margini.
Pagina di un libro con un testo in italiano che riflette sulla scrittura con la mano sinistra e le esperienze passate dell'autore.
Pagina di un libro con testo evidenziato e annotazioni, che discute temi di morte, sofferenza e introspezione.
Pagina di un libro scritto in italiano, contenente un testo narrativo. Sono presenti annotazioni e segni di evidenziazione in rosso. Sullo sfondo, si intravede una tastiera.
Testo di un libro in italiano con un dialogo tra personaggi, descrivendo emozioni e situazioni intime.

https://www.filodiritto.com/giacomo-leopardi-e-il-giallo-della-sua-sepoltura

Pagina di appunti scritti a mano contenente termini e definizioni in italiano, con annotazioni a margine e un'illustrazione di note sulle scienze e mitologie.

UN LUOGO DOVE RESTARE

Romanzo di Giovanni Maio

UN LUOGO DOVE RESTARE

Romanzo 2025 di Giovanni Maio

“A chi crede che ogni luogo, anche il più piccolo, possa custodire un frammento di eternità”

Copertina del romanzo "Un luogo dove restare" di Giovanni Maio, con un'immagine in bianco e nero di una figura femminile e un paesaggio urbano sullo sfondo.

Giovanni Maio non smette mai di stupirmi: dopo l’inchiesta sul male con OPERAZIONE KAMARATON, ecco l’inchiesta sul bene con UN LUOGO DOVE RESTARE, nel venti venticinque come dicono gli americani, nello stesso spazio che trascende la fisica dei luoghi per magnificare il cuore dell’anima: Gioi stella del Cilento.

Quest’ultimo suo romanzo, tanto intrigante quanto avvincente, a momenti emoziona, a tratti strugge.  UN LUOGO DOVE RESTARE è una continua e spasmodica ricerca della luce, come desiderio e come bisogno, dell’arte e della filosofia che lega ragione e sentimento di ognuno alla materialità sconvolgente del sacro femminile, eterno motore della riproduzione umana su questa terra.

Il percorso letterario del poliedrico artista Maio va dal fondo dell’abisso, malvagio e brutale, alla vetta sublime della verità più evidente e semplice che ognuno ha dentro sé come patrimonio ereditario di millenni e millenni di storia umana su questa terra.

Giovanni Maio eleva il lettore a custode della scoperta interiore e lo responsabilizza a tramandare la verità della luce. Luce tanto potente quanto continuamente occultata dalla frenesia dell’apparenza, dallo stress delle futilità inutili, dal potere secolare di chi ci vuole ignoranti senza spirito critico, adulto e maturo.

 La sua critica è feroce quanto aulica, contro un antagonista che si erge a sistema di controllo delle anime che devono restare nel buio del mistero e della fede. Nella mia soggettività più estrema e deviata, che si lascia cullare come un poppante, la consapevolezza dell’ipnosi in cui sono stato rapito anche questa volta, pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, è per me nutrimento prezioso.

Le ho contate: in questo romanzo l’autore corre e rincorre ben 85 citazioni in latino, tutte puntualmente tradotte e fonte di continue domande che investono la squadra investigativa immaginata dallo scrittore. Ad impreziosire, quasi a significare presente in costruzione di futuro, una delle due bibliografie contenute nel testo è parte pulsante della storia narrata, fonte degli avvenimenti e delle scoperte, letteratura impreziosita d’accademia.

È materia e sostanza d’eterno che fa da propellente al bisogno travolgente che hanno i protagonisti di arrivare alla scoperta finale che come epilogo sospeso, è la gratificazione e il piacere di un vissuto insieme che nutre, che sfama, che inebria, che stordisce, che con le parole del ragionamento e della narrazione, brucia la distanza tra lo spazio e il tempo di una storia fatta d’amore e di passione.

Certamente è un tributo di nobile ed erudita accademia, al suo paese natale, alla sua terra, alla sua gente, cilentana nello spirito e nella carne, ma allo stesso tempo è una freccia che spappola ipocrisie e falsità di cui il lettore non è solo testimone ma ne diventa complice compiaciuto e grato. Custodire la luce, la verità, è un atto d’amore che Giovanni Maio ci mostra e ci racconta, invitandoci a restare là, dove la luce ci fa divini.

A close-up of a printed page from a book featuring highlighted text, with visible keyboard keys in the background.
Un passaggio di un romanzo con testo evidenziato, che discute temi di controllo, potere e libertà, con una mano che tiene il libro in primo piano.
Testo di un romanzo in lingua italiana con evidenziazione evidenziata in giallo.
A page from a book featuring highlighted text discussing themes of light and hope, with a hand partially visible holding the page.
Un testo di un romanzo con un passaggio evidenziato che parla di un monaco con un libro e una colomba, con un'iscrizione in latino.
Immagine di una pagina di libro con il titolo 'Bibliografia' evidenziato in giallo, contenente una lista di riferimenti bibliografici.
A page from a book featuring highlighted text discussing the dual aspects of feminine sacredness, including themes of initiation and transformation.
A page from a book featuring highlighted text discussing the folklore of 'La Santecchia' and its connection to fear and forgotten truths.
Testo di un romanzo di Giovanni Maio evidenziato, con una candela accesa e ombre sul muro.
Pagina di un libro con un passaggio evidenziato che discute la verità delle domande nella conoscenza.
Testo evidenziato da un libro che esplora i temi della scienza e dei miracoli, con parole in corsivo e un fondo giallo evidenziatore.
A close-up of a page from a book featuring highlighted text in Italian, discussing themes of faith, knowledge, and mystery, with a hand holding the book showing part of the fingers.
Un estratto di un libro con testo evidenziato, contenente riflessioni sulla scienza e la fede.
Pagina di un libro con una citazione evidenziata sulla luce e Maria, con annotazioni scritte a mano e una mano che tiene il libro.
Un passaggio evidenziato da un libro che discute il concetto di miracolo e scienza, con citazioni di Adrien e Diego.
Text from a book page discussing a connection between science and faith, highlighted in yellow.
Pagina di un libro aperto che mostra un testo in corsivo e alcune evidenziazioni, con una mano che tiene il libro.
Un passaggio di un romanzo, con testo italiano evidenziato in giallo su una pagina stampata. Sullo sfondo è visibile una tastiera.
Un passaggio da un romanzo, con testo evidenziato, scritto a mano, su una pagina di libro. La parte inferiore mostra un paio di mani che tengono la pagina.
Pagina di un libro aperto con testo evidenziato, include un dialogo tra i personaggi e la frase 'Ci sono verità che non chiedono d’essere gridate, ma solo custodite.'
Citazione in italiano di Giovanni Maio su una pagina di libro, evidenziata con marcatori, che riflette sul significato della vita e della memoria.
Una pagina di un libro con una dedica scritta a mano, che esprime amicizia e stima, e un messaggio evidenziato sul significato dei luoghi.
Copertina di un romanzo con la foto dell'autore Giovanni Maio e un testo che descrive la trama e i temi del libro, ambientato nel Cilento.
Un uomo in piedi accanto a una scultura in legno rappresentante un personaggio con barba e cappello, in un ambiente naturale sotto un cielo nuvoloso.

Con la Global Sumud Flotilla

Da Babilonia a Babilonia

Sul filo come lama di spada

a dividere bene e male.

Cade la torre cade la testa del re.

Tra legale e illegale

denazificare il cuore criminale

Che ci fa disumani

Nel bruciare il fratello disarmato

Che voglio abbracciare ancora vivo

Che resiste con vecchi, bimbi e donne da salvare.

Che con una fionda fa paura come Davide,

perché Davide vinse Golia.

La Flottiglia ha squarciato l’indifferenza,

atto politico di ribellione, d’anarchia organizzata

con la vergogna di chi è potente e vomita disgustato.

Global Sumud resistenza alla vita contro la morte degli innocenti.

Poi egiziani, greci e romani, i barbari del nord, e i turchi mamma li turchi

E il cristo e l’oriente, gli arabi, i russi, i cinesi e gli indiani,

quelli sterminati dal gringo d’occidente, di lingua inglese, francese e spagnola,

ma sopravvissuti nel mondo delle americhe, oltre le americhe,

indigeni, indiani e quelli che con Ghandi hanno mostrato

la marcia per il sale, che ora veleggia per mare.

Quanti oggi andrebbero in montagna

per combattere l’atrocità dell’infame potere nero?

La Flotilla è partigiana la Flotilla, è internazionale.

Schiaffo in faccia all’ipocrisia, alle bestie nelle torri.

Per resistere e sbarcare sulla spiaggia che lacrima sangue

Dove un bimbo aspetta un dito d’acqua dolce e ha fame, tanta fame.

Voglio vedere il tramonto del sole nero

con Gaza capitale nella Palestina libera

dalla terra al mare.

L’enigma della Cattedrale

Romanzo 2025 di Giovanni Maio.

“La verità è un viaggio non una meta.”

Voglio fare i miei complimenti a Giovanni Maio per questo suo ultimo romanzo: L’ENIGMA DELLA CATTEDRALE. Ne sono stato prima catturato, poi rapito, alla fine liberato con un’ulteriore ricchezza che solo le sue opere sanno donare. Dopo il memoir LA MONTAGNA DEI SOGNI e la spystory del TRONO DI PIETRA, mi azzardo a dire che la cifra stilistica di Giovanni Maio è lo specchio della complessità della sua arte che è in continua evoluzione, in continua sperimentazione. Non si appaga, non trova un arrivo definitivo, non si può né etichettare né confinare.

Di questa arte, la scrittura è solo uno dei riflessi. Chi lo conosce sa di cosa sto parlando. Che sia un fiore o un frutto dei suoi campi, una tela, una scultura o una lezione di vita, la manifestazione umana della sua complessità, abbaglia.

Con questo suo ultimo romanzo, la scrittura si fa antica e nobile, capace di dare nuova vita a rovine del passato che diventano la porta specchio-tempo per ammirare quello che dentro abbiamo soffocato. Il mistero si fa intrigo. La parte iniziale è la narrazione storica degli eventi, con uno stile di altri tempi e febbrile spessore narrativo: straborda d’amore per una terra meravigliosa e complicata come il Cilento.

Il professore Martinelli, con i suoi bauli di libri, la sua ricerca ossessiva dell’impossibile a Gioi stella cilentana, teatro senza tempo, di lotte, desideri e ambizioni umane, terrene e ultra terrene, è un protagonista che guida e mi ha coinvolto in maniera così preziosa da farmi diventare attore presente in scena.

Più la conoscenza avanza è più la tensione cresce, e i segreti divorano l’attesa. La ricerca è ossessiva, la ricerca è ipnotica. La ricerca è presunzione di grandezza, di assoluto. Legato e rapito senza pietà, trascinato dentro il sudore dell’impegno, senza il quale non si raccoglie che sconfitte. Metti la cera, togli la cera, all’infinito fino a quando i muscoli non cedono alla stanchezza e sono però più forti di prima. È un romanzo che sfinisce come una lezione di arte marziale. Ma quando riprendi la lettura nel capitolo che segue senti che hai superato il tuo limite, l’orgoglio ti pervade, e un nuovo limite da superare è pronto all’orizzonte: il Bastone di Aronne aspetta di essere trovato.

Poi nella narrazione entra con prepotenza anche l’amore con l’arrivo di Bianca Maria. La ricerca, assillante, maniacale, opprimente, tormentosa, mai doma, diventa comunione di cuori che battono all’unisono, creando quella forza che vince non solo la solitudine, lo sconforto, la sconfitta, l’illusione e la disillusione, ma che addirittura conquista l’orizzonte del futuro più prossimo, più vivo e bello da vivere insieme. Tra romanzo storico, saggio, giallo e thriller, L’ENIGMA DELLA CATTEDRALE è una fusione di generi che danno tutti insieme un’unica urgenza, irresistibile: trovare il Bastone di Aronne. Scorrevole, fluido, erudito, intrigante, mi è piaciuto molto. Complimenti Giovanni.

Caro Giovanni, in conclusione, che dire? Grazie per questo viaggio che unisce la materia ai suoi significati più trascendenti del divino che è in noi. È un grande piacere leggerti e viaggiare con la tua scrittura nel Cilento più fantastico, che tu descrivi con una passione sfrenata, cifra particolare del tuo stile, che a tratti più che raccontare, dipinge.

Le notti senza memoria di Carmelo Sardo

Romanzo 2024 – Bibliotheka Edizioni

Il romanzo “Le notti senza memoria” di Carmelo Sardo mi ha sconvolto: iniziato la sera prima e finito la sera dopo. Oltre 400 pagine assaporate e masticate con l’ingordigia primordiale di un autista di TIR, che finalmente si ferma dopo kilometri e kilometri di noia. Non solo il lavoro, non solo le chiacchiere con la manovella e le polemiche da bar escludenti l’altro, gli altri, l’umanità che ci fa paura. Non solo le propagande da oriente a occidente. Non solo stragi d’innocenti, quotidiane come flebo d’anestetico nelle vene, come schiaffi continui di questa vita precaria, ma anche stragi di soldati e sempre più soldatesse pagate per fare la guerra. Eserciti umani con la follia negli occhi e tumori d’orrore nel cervello.

La noia uccide, invece da quella sera, da quelle 400 pagine divorate al posto di un cenone come un altro, i miei sogni sono diventati più reali, più tremendamente vivi di quanto onestamente possa io mai sopportare di vivere. Mi si è aperta nella mente, una porta spazio tempo tra i pensieri che viaggiano senza soluzione di continuità dalla notte al giorno e dal giorno alla notte, emozioni e sentimenti che diventano questioni aperte di notte e di giorno. Desideri che si realizzano e azioni che diventano desiderio. È la potenza viscerale di “Le notti senza memoria” di Carmelo Sardo. Non so spiegarmi meglio, viscerale è quella cosa biologica che mi fa sentire carne viva un pensiero.

La costruzione multidimensionale di questo romanzo è un inviluppo armonioso di sentimenti e stati carnali dell’umano che si fanno desiderio e sogno d’amore. L’intergenerazione delle vicende dei personaggi non è solo temporale, relazionale, di genere e di sangue. L’essere figlio, l’essere genitore, l’essere uomo e l’essere donna, amare e l’essere amato, sono dimensioni che si tagliano tra loro e si intersecano, sono dimensioni dell’uno e del tutto, complementi di ferite laceranti aggrovigliate con momenti d’estasi che dal tormento esplodono nella felicità, e dalla felicità precipitano nel tormento. Lotta continua. Incontro, scontro, ricerca e scoperta, dell’io narrante che si fa compagnia d’anime, che lotta e canta in coro, la grandiosità e la bruttura dell’esistenza umana. Le dimensioni del sogno e della realtà si compenetrano: tagliano, producono ferite, attraggono, creano carezze. E si cuciono e si strappano a vicenda in una lotta continua dell’io soggettivo che si racconta, unico Dio di se stesso e della terra su cui cammina. La trama è un filo di Arianna tessuto in trame convergenti, la finitura lucida di un tessuto che non veste ma incarna la soluzione, quindi l’epilogo, che come un novello Teseo mi ha portato fuori dal labirinto di pensieri senza comprensione. Ciò che sconvolge illumina, crea treni di pensieri, e nuove visioni. Questo è quello che mi ha regalato Le notti senza memoria”.

Lo dice lui nelle note finali: “veste inedita di narratore delle inquietudini delle pene dell’anima con una storia visionaria, onirica…”

Ringrazio Gian Paolo Serino e Satisfiction per la segnalazione, quella scintilla che accende il desiderio di lettura, quella critica che agita frenesie di conoscenza, quell’ordine che mette in moto il caos e ne comanda una scelta precisa. Scoperta e incontro, onore e commozione.

“Iniziati” li finisco tutti ma alcuni romanzi mi scaraventano in sogni da cui non vorrei svegliarmi mai. Io li finisco sempre i romanzi, belli o brutti, prima o poi anche soffrendo a fatica, li voglio finire. Preziosi mi diventano tra le mani quelli che mi rapiscono, presto dimenticati quelli finiti senza emozione. Sono fortunato a non dover lavorare con i libri, credo che peggio dell’alienazione del lavoro ripetitivo, ebbene sì anche la noia quando va bene e non diventa patologia, ci sia la gestione manageriale ricattatoria del tempo che vola troppo veloce. Freddo, algido, giustizialista, necessario per chi ha poco tempo e troppe scadenze che urlano alla porta. Quel dovere senza pietà che stritola la lettura e i libri stessi, è un boia, maledetto e spietato. Nelle mie mani, nel tranciare una lettura mi sembra di ucciderne l’autore e anche se non finisce nella spazzatura ma in bella vista, parcheggiato tra le cose da continuare a leggere, sento il suo sguardo che mi rimprovera perché della sua anima, riesco sempre a leggerne briciole tra le righe che ha scritto. L’anima non si può ammazzare e se anche provo a nasconderle nello scantinato sottostrutturale del mio pensiero utile, comprimendo allo spasimo mirabili desideri di fuga dalla realtà, una forza misteriosa doma la bramosia del nuovo prima di terminare il vecchio. Perché è un romanzo la dimensione ideale in cui perdersi per non annegare nella noia della vita quotidiana. Non arrendersi, in questo caso, come per tanti altri capolavori, si è rivelato una fortuna immensa. All’inizio il Carlo protagonista sembra un clone antipatico, nemmeno tanto singolare ed interessante, anzi moralmente disprezzabile con gli occhi bacchettoni, mio malgrado annoiati, di chi crede di averne visto e letto anche di peggiori. Poi invece, alla fine, non solo ti piace ma vorresti entrare nelle pagine e abbracciarlo. Posso affermare, con le parole dell’autore: “No. Non volevo guarire, e non era ancora il tempo di morire.”

Non arrendersi, resistere, paga, paga sempre.

A volte, nel brutto, nella monnezza, nell’ovvio, nel banale che non è la stessa cosa, nella sporcizia, nel fatto male, nella mediocrità, nell’orrendo, c’è tutta quell’umanità trasfigurata di cui ho bisogno, quel metro che misura tutta la mia irrilevanza, nel tempo che ci rimane. Poi a volte inciampo nella bellezza immensa, e il tempo che mi rimane diventa eterno. Il tempo non mi spreca, mi consuma come un fuoco avvampa senza ossigeno da respirare… Non so se per godere fino in fondo di questo bel romanzo di Carmelo Sardo, bisogna essere sognatori. Quello che so è che sognare è meraviglioso.

“Io sono un sognatore; ho vissuto così poco la vita reale che attimi come questi non posso non ripeterli nei sogni. Vi sognerò per tutta la notte, per tutta la settimana, per tutto l’anno.” (F.D.)

Che colpa posso mai avere io nel desiderare di vivere nelle parole di un romanzo sempre nuove storie in cui ardere d’amori e di tormenti? Quindi, sognare di vivere o vivere di sogni?

Il mondo di Mimmo

La misteriosa morte dello scrittore Egidio Valdés, di Domenico Notari, Newton Compton, 2021

I borghi invisibili. Quattro leggende per quattro tradizioni ormai mute, Officine Pindariche, 2023

Dopo l’isola di terracotta la tentazione irresistibile è stata quella di continuare mettere gli occhi dentro altre opere di Domenico Notari.

E allora…

Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli e sorelle, e a te mio carissimo Diario, che ho molto peccato, in pensieri, parole, opere e omissioni. Mi è vietato, lo dice la legge: non ho il permesso di usare immagini e parole di cui non ho diritti. Ma che diritto ho di commentare opere dell’ingegno umano se non ne ho i diritti? E allora mi chiedo: dove finisce il mio diritto di consumatore nel consumare o buttare le pagine che ho tra le mani? Che diritto ho nel lodare un sentimento d’ammirazione che queste pagine m’infliggono? È forse un delitto quello che uccide la noia e l’ignoranza in questi tempi cupi di guerre e massacri?

Da vietato vietare siamo passati a vietato commentare: qui sotto il cielo non c’è confusione ma tempo buio senza luce.

Fosse solo distrazione, intrattenimento sarebbe un prodotto come un’altro comprato per anestetizzare i pensieri. L’anestesia è permessa anzi fonte di tanto lucro, a quanto pare. Sembra che ormai il consenso si fa spegnendo i cervelli. Invece, è forse reato diffondere sostanze che con le parole diventano ragione di allucinanti viaggi psichedelici nella storia, nella memoria, nella cultura, nella passione di un popolo che mi circonda? Ma allora dovrei essere io a denunciare. Questa letteratura comporta dipendenza, questo voglio denunciare.

È una notizia che apprendo oggi: le case discografiche vogliono i diritti sulle citazioni di canzoni che sono nel loro catalogo. Possibile? Di diritto in diritti dove andiamo a finire?

Ma più inquieto mi chiedo: che coraggio ha questo finissimo scrittore che è Domenico Notari nel costruirci sopra un giallo, e addirittura tessere la tela della fantasia per generare miti e leggende per tradizioni ormai mute? Visto e letto, questo coraggio da ammirevole è diventato da denunciare.

E allora fotografo pagine e ne faccio condivisione, perché i più attenti e sensibili possano farne desiderio. Fino a oggi non ho ricevuto inviti a rimuovere contenuti da questo Diario e la cosa mi conforta, ma adesso rompo un’altra prassi, dopo quella di non riprendere le parole della seconda, terza e quarta di copertina che secondo me parlano da sole.

Si possono mettere nella stessa pseudo recensione due testi così diversi e lontani tra loro?

Secondo i canoni dei generi, tutto il mondo viene diviso in comparti stagno: quelli del gusto, dei vincitori e dei perdenti, dei concorsi e delle classifiche, dei raccomandati e raccomandabili, dei banditi e dei briganti, dei venduti e di quelli al macero invenduti, generi dei premi e generi della critica.

Quindi: è forse sbagliato mettere insieme queste due opere?

Dove finisce l’arte estetica dell’architetto e comincia la tecnica ingegneristica che tiene in piedi la struttura e la rende inattaccabile dall’erosione del tempo? Nasce prima la creazione o la costruzione?

Io da consumatore, da lettore entusiasta, posso solo dire che la scrittura di Mimmo è deliziosa nell’equilibrio che si riproduce pagina dopo pagina tra la dimensione delle emozioni e lo spazio dell’insegnamento che non è solo ferrea erudizione ma assomiglia a quella dolce carezza che un maestro fa nel regalare nuovi strumenti di conoscenza.

L’uso del latino, come un pizzico di pepe qui e la, l’uso dei classici come un sapore di contrasto dolce all’amaro dell’esistenza, l’uso della storia e delle radici di questa nostra terra meravigliosa, è finezza estetica che avvolge ogni colpo d’emozione che parte dai personaggi protagonisti delle scene in cui si muovono, siano essa la città normanna che è stata Salerno o le nature dei quattro paesi della provincia: Palomonte, Persano, Roscigno e San Cipriano Picentino.

Un soffio di brezza gli portò il profumo di alghe e di scogli, spazzando via ogni pensiero.

Le trame sia del giallo che dei racconti, sono strutture d’acciaio come pilastri invisibili dentro mura che si auto portano e si auto definiscono scena dopo scena. Nei quattro racconti dei borghi invisibili, alle visioni delle parole, i disegni magistrali di Enzo Lauria uniscono l’armonia musicale di sintesi che mette in moto il nero dell’inchiostro sulla pagina opaca: parole e immagini diventano un mito facile da afferrare. Ho sentito forte il richiamo dei miei fumetti dell’infanzia.

In fondo la fantasia non è che una menzogna della realtà che si fa verità, quella cruda intuizione che l’artigiano usa per creare l’unicità dell’opera d’arte.

Le due operazioni editoriali sono diverse tra loro per contenuto e progetto, ad unirle però sono in fondo la grande passione per un mondo antico perduto che lo scrittore riscopre e ridisegna, e ne fa regalo di bellezza per noi lettori. È un mondo di storie intrigate e intriganti che lui scolpisce in parole e celebra a cominciare dallo scovare i talenti femminili nascosti del commissario capo Donnarumma, per finire all’onore di Maria Sofia, ultima regina del Regno delle Due Sicilie con capitale Napoli, onore difeso con amore e azione. Questo nel giallo dedicato al delitto dei plagi. Infine, nei racconti dei borghi invisibili, a spazzare il catrame dei luoghi comuni, la fedeltà si fa monumento regale e struggente commozione di grandezza come il tormento e il dolore diventano armi potenti di scrittura per leggende che fanno grande l’uomo. Nel mondo di Domenico Notari, una volta entrati, si resta folgorati dallo spazio infinito del sentimento che non ammette confino, si vaga e ci si perde con interesse e pensiero diletto, insomma una bolla di piacere che vola alto, molto in alto.

COPIO ERGO SUM

https://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/21/copio-ergo-sum-il-catalogo-del-plagio/159011

Le interviste di Abel Wakaam su Writer Officina

sì, va bene la mia, ma ce ne sono di veramente speciali…

… l’intervista a un grande GhostWriter

quella impossibile ad Oriana Fallaci

quella imperdibile a Erri De Luca

quella noir a Piera Carlomagno

e tante altre di grande interesse…

infine, anche quella al fantasma Pietro Di Gennaro

idea
idea

A GRANDEZZA NATURALE di Erri De Luca

2021 Feltrinelli

un commento? forse di più…

Le stelle non si incontrano si consumano. Questo è quello che vuole Erri, ho pensato sull’ultima frase letta a pagina 123.

“Nessuno lo ha chiamato papà. Agì da padre anche se non lo era. Negli abissi del disumano, il semplice umano abbaglia la raffica di un lampo.”

Una volta ancora, ho ringraziato lo Stato di aver letto e discusso “Se questo è un uomo” di Primo Levi a dodici anni nella mia scuola media di allora. Oggi non è più così? è molto peggio, lo scrive Erri nella sua premessa: “Da noi si cresce più facilmente in direzione conforme”, senza più sapienza.

Ecco, non è affato elegante cominciare dalla fine, devo iniziare dalla Premessa che Feltrinelli ha fatto iniziare a pagina 11. Come se uno scrittore come Erri dovesse premettere qualcosa? Ebbene sì, la premessa di Erri è l’opera, è la sua vita, il suo respiro profondo di esistenza, di ragione e sentimento. È un testamento. È nato nel 1950, poteva anzi è mio padre.

Un compagno come Erri non si discute eppure io oso farlo, devo farlo, devo consumare la sua stella inghiottendone luce e calore, oltre al vino, libro da libro e montagne che non conosco.

Una deliziosa intervista di Abel Wakaam mi ha spinto a prendere in libreria una copia di questo libro nuovo; dopo tanti, troppi anni, ho letto pagine errideluchiane, saranno i nuovi occhiali, saranno le sincronizzazioni celesti, ma oggi posso dire che il vero delitto lo commette il lettore che fa passare il tempo senza leggere le opere di Erri, eppure lui scrive:

“Uno scrittore sta anche da imputato di fronte al lettore. Fattispecie del reato è lo spreco del suo tempo. Da qui la domanda indiscreta sul perché di un libro. Abbozzo una spiegazione relativa a questo.”

photo of boats on ocean near rock formations

Non sono padre. Il mio seme s’inaridisce con me, non ha trovato una via per diventare.”

Possibile? Chiarisce prima, nelle righe precedenti, sente il bisogno di giustificarsi per rispondere:

“Capita di ricevere l’insolubile domanda sul perché si scrive un libro.”

La tua opera? è un malinteso compenso? Ma che dici Erri? Chi sono quelli che malintendono pensando ai compensi? I compagni? quelli che si definiscono veri compagni con il sangue più rosso degli altri animali, nemmeno, forse solo umani?

man planting plant

Ho immaginato Erri De Luca come il contadino appeso alla speranza di un tempo clemente per un buon raccolto a fine stagione, anno per anno da stagione in stagione:

“Per un malinteso compenso, ho piantato molti semi in terra, minuscoli granelli sprofondati sotto una compatta massa. Come hanno saputo da che parte dirigere il germoglio? Sepolto come sotto una valanga, il seme sa la più diretta linea di salita per affiorare all’aria. Ha iscritta in sé la notizia della legge di gravità e per contrasto cresce in direzione opposta. C’è in noi la sua sapienza? Se esiste non la riconosco. Da noi si cresce più facilmente in direzione conforme.”

Erri non usa parole a vanvera, la valanga usata a pagina 11 è la valanga di pagina 88, o almeno io credo, voglio credere, ho bisogno di credere, bramo e desidero che sia così.

“Ci s’innamora anche così, sùbito, e pure a dire sùbito si perde la velocità di quell’istante. Si era caricato molto prima, accumulato come una valanga su un pendio. Uno sguardo scambiato la distacca, la fa precipitare. Ci s’innamora in discesa, a capofitto.”

red lights in line on black surface

La gravità, come legge e come misura, la direzione opposta come sentimento e come ragione, la valanga come forza genitrice e come forza distruttrice, come montagna da scalare per arrivare all’aria, il senso della vita, in superfice “dove la penitenza più profonda è averne solo un’ora, basta da sola a dire che le altre ventrité sono asfissia.

Siamo solo a pagina 14, ancora nella premessa, e ho saltato la giustifica madre, il movente padre, le storie estreme di genitori e figli.”

“Il vocabolario è la mia macchina per attraversare il tempo.”

three yellow and red tower cranes under clear blue sky

Imputato dal lettore, imputato dai tribunali, imputato dalla generazione che ha accompagnato e trascinato, imputato dalle generazioni che hanno e continuano a lucrare sulle generazioni in lotta permanente, oltre gli anni formidabili che io posso solo vivere nei racconti, anni belli e funesti che non ho vissuto per limiti d’età, ma anche il lucro è questione di nasi capaci di scansarne il sudicio.

“Oggi si dice di vecchie lire, ma allora erano govani. Il denaro non si distingue in base alla sua età, ma tra pulito e sporco. Si vuole invece che non abbia odore, “pecunia non olet”, il denaro non puzza, dicevano i Romani. È questione di nasi. Esistono persone con fiuto sviluppato che permette loro di annusarne l’origine e scansarlo.”

La premessa termina a pagina 16 con tutto l’orgoglio e il rispetto che si deve ad un padre nel ricordarne l’esempio, la costruzione delle fondamenta che danno stabilità e forza alla nostra esistenza di figli: la decenza dell’onesta!

Se mi permette, dottor De Luca, qui state peccando di superbia.

Se mi permette, io la chiamo decenza.

Dopo l’orgoglio, il vuoto, l’ignoranza che da il senso profondo all’opera, la grandezza naturale come misura fisica del nodo che tiene insieme cime destinate a separarsi, ma il nodo dell’esistenza, dei salti di generazione è la metafora che non scioglie dubbi ma ci lega per sempre all’eternità, oltre questa vita, oltre questa morte sempre pronta a rapirci la coscienza del presente.

… e ora tenetevi forte, cari naviganti, ecco una valanga gentile:

“uno spreco di fiato gli anni che ho passato in paragone questa vita a questa morte”

sono le ultime parole cantate da Angelo Branduardi… è la fine, ma dovete arrivarci alla fine di questo libro mirabile; l’ultima citazione di Erri De Luca è in inglese, non altra lingua, è moderna non antica, la lingua imperiale del mondo moderno, l’ultima citazione a pagina 123 è di William Butler Yeats: “In balance with this life, this death.” … una lirica del poeta irlandese (1865-1939) tradotta in italiano e suonata e cantata da Angelo, eccola: un volo sospeso nell’eternità di ognuno di noi.

Un compagno si discute sempre, a maggior ragione quando i suoi germogli rendono fioriti prati immensi, e fattene una ragione carissimo Erri, come i marinai consumano tutti i porti del mondo, tu hai infiniti figli dispersi per città, foreste, campagne e montagne, magari illegittimi, irresponsabili, predicatori e praticatori di direzioni opposte, inconcludenti, deboli, fragili, magari solo lettori e spettatori, o magari mai nati, legati, immobili, teneramente sempre bambini, ma tutti ribelli e sognatori che si sentiranno sempre figli tuoi, e io, solo uno di loro. Grazie di delinquere ancora, i tuoi scritti sono seme divino e fonte umana in terra. Gli atti processuali sfameranno gli storici di domani, i malintesi compensi sfioriranno per concimare nuova terra da seminare.

tagliatemi tutto ma non il mio brain

ACARI di Giampaolo G. Rugo e mi esplode l’urgenza del presente

2021 Neo Edizioni

short haired woman standing on flowering plants

All’inizio di questo mio personale cammino di formazione alla lettura, non potevo immaginare che un giorno avrei potuto associare un romanzo alle montagne russe, si, proprio quelle, le terribili e strabilianti giostre che salgono e scendono a mille all’ora, quelle che ti travolgono con un pugno nello stomaco quando precipiti giù, quelle che ti fanno respirare nella scalata lenta verso la cima, quelle giostre vorticose che in pochi secondi rendono l’adrenalina regina in un corpo legato, costretto a seguire una macchina pensata per il divertimento, quelle giostre che a testa in giù ti fanno pensare che tutto il mondo è rovesciato quando stai con i piedi a terra. Questo romanzo si legge in poche ore o meglio, ti travolge con un flusso veloce di storie che intrecciano l’esistenza nei suoi aspetti più densi e profondi. Quando sono arrivato all’ultimo giorno di lavoro di un vigile del fuoco, l’eroe per antonomasia della società civile, mentre i sui colleghi lo vogliono festeggiare, ho toccato, con il suo racconto segreto, il tormento estremo di una società che corre a vuoto, marcia sul posto, nel suo ombellico viscerale che non è il centro ma un vortice di anime solitarie, non è il centro ma un insieme convergente senza dimensioni:

“È il nuovo giorno che sostituisce il vecchio: il ritmo incessante della vita che si ripete ottuso.” – questa frase di qualche pagina prima, esplode tutto il suo significato nella confessione del pompiere, da quel giorno in pensione, i colleghi gli chiedono il giorno più bello, lui racconta: “Non ho mai più provato quella sensazione allo stomaco. Mai.” e di cose brutte, un vigile del fuoco ne vive anche troppe.

In questo meraviglioso romanzo ho trovato una sola parola difficile per me, una parola che però spiega il fascino intenso dell’intero romanzo: aoristo.

sostantivo maschile – Categoria del verbo, particolarmente vitale in greco, che indica l’azione pura e semplice, prescindendo dalle categorie del tempo e della durata: gnôthi seautón (‘conosci te stesso’) è in greco, diversamente dall’italiano, un aoristo, perché valido nel presente, nel passato, nel futuro.


Storie ordinarie, storie comuni, storie che ogni lettore vive e rivive nelle esperienze quotidiane, del passato, del presente, nei desideri del futuro, anche se non si è stati al liceo, anche se hanno abolito il latino nella scuola media, anche se la strada e il sogno di diventare campioni si è infranto nell’utopia della gioventù, la prigione di una sedia a rotelle, la prigione di un corpo inerte che non può decidere se vivere o morire… il rumore dei pensieri, leggendo Acari si fa assordante, l’ho sentito forte:

“Barbara me l’ha detto una volta, mentre la guardavo in silenzio: «Mario! Si sente il rumore del tuo cervello che sta sempre a pensare».”

woman sitting on green and red roller coaster

Le cime e le valli, mai una distesa pianeggiante, mai la pace se non alla fine con il racconto dell’amore di Mario, alla fine, ma bisogna arrivarci all’uscita dalla giostra dei racconti di Rugo, racconti che la quarta di copertina riassume come una “sinfonia polifonica orchestrata magistralmente“, giusto ma non c’è solo una musica fatta bene, c’è la vita vera, con le sue vertigini, i suoi conati di vomito e la sua verità più lucida:

woman wearing black top

“Un milione e mezzo di turisti invadono ogni estate la riviera romagnola. Un milone e mezzo di culi producono milioni di chili di merda che si riversano nel mare in cui la mattina dopo lo stesso milione e mezzo si farà il bagno. Mi trovo a cesenatico a lavorare come assitente socio sanitario, anche il mio culo quest’anno sta dando il suo piccolo contributo.”

Le emozioni non si possono contenere, nemmeno un libro penso possa farlo, anzi un libro bello come questo, le amplificano e le rendono meravigliose come un giro su una montagna russa che ancora non si conosce.

roller coaster ride near trees under blue clouds

Dal bidone dell’immondizia arriva un odore nauseabondo di pannoloni sporchi. Non che me ne vengano in mente di buoni, ma questo è davvero un posto di merda per morire.

La morte e la vita ci sfiorano, ci accarezzano, ci sfuggono, come la notizia per me tristissima della scomparsa, proprio in queste ore di un mio vecchio compagno di scuola: carissimo Pasquale, che la terra ti sia lieve.

time lapse photography of roller coaster during night time
Photo by Albin Berlin on Pexels.com

ho scoperto WriterOfficina

“saranno i ribelli a cambiare il mondo” Abel Wakaam – wow!!!

la verità è che ho scoperto uno scrittore, fotografo, esploratore, e ribelle!

– da non perdere le interviste a grandi scrittrici e scrittori… deliziosa quella a Erri De Luca, incredibile quella al ghostwriter 🙂 e molto interessanti anche quelle a Dacia Maraini, Piera Carlomagno, Maurizio de Giovanni, etc…

Molto bello l’articolo EGO SUM… sempre tutto di Abel Wakaam, molto affascinante per me la veste grafica e tecnica del sito, molto fine anni ’90 ma molto funzionale ed immediata oggi nel 2021!

Per me una rivelazione, quindi vai! basta un click! per entrare

“nel luogo dei folli che vogliono cambiare il mondo”

fino al 15 novembre 2021 puoi dare la tua preferenza a questo libro nel
Concorso letterario Writer Golden Officina 2021

o partecipare con un tuo testo: fai click su questo link per sapere come fare

#ilterzolivello su instagram

anche instagram … la notizia sta girando 🙂#ilterzolivello

la grammatica italiana

comunicato ai miei carissimi lettori: continuate così – veramente grazie di cuore!!! – ogni segnalazione di errori/orrori, in violazione della grammatica e sintassi italiana, anche napoletana 🙂 ogni commento e ogni domanda sono linfa vitale per questo progetto di editing collettivo in continua evoluzione, intanto … tanto per rimarcare la mia inadeguatezza all’impresa 🙂 bisogna rifare le fondamenta che si sono sfatte, forza e coraggio 🙂 … ho ripreso dalla polvere il libro che si vede allegato al post … nel ’77 ero in prima media (e voi?) … vi prego fermatelo questo tempo maledetto che corre veloce, vi prego fermatelo 🙂 … intanto, bisogna leggere e studiare prima di pubblicare … ormai la frittata è fatta 🙂 e come dicono quelli bravi, bisogna buttare l’acqua sporca, mai il bambino !!!

#ilterzolivello

… tenerlo in vita, farlo crescere, il bambino, è tutta nata storia 🙂

leggi! che meraviglia…

essere lettore, essere giudice, valutare ciò che oggettivamente uno scritto trasmette a chi legge, è un lavoro tremendamente difficile, impegnativo, può essere una professione esaltante se costruita sulla passione ma credo che il bagaglio culturale e delle esperienze, necessario per dotarsi di una cassetta degli attrezzi adeguata è paurosamente infinito, magari ci si può specializzare in termini di “aree” di scrittura e in termini di “target” di lettura … facile, rilassante, invece è la dimensione soggettiva, quello che ci piace e che ci cattura, quello che ci fa pensare, che ci forma, che ci fa sognare, quello che … ci aiuta a sentirci vivi dentro e fuori dal nostro essere umani, nonostante la violenza e le ingiustizie che alimentano il male e la cattiveria dell’essere umano.

Facile e rilassante è scegliere cosa leggere. Devo leggere, devo giudicare…

Nel #ilterzolivello c’è un passaggio del protagonista che impone al figlio la figura del genitore come giudice, il giudicare il figlio è un dovere per il protagonista, quando sappiamo bene come da sempre i figli rimproverano con forza questo ruolo: “tu sai solo giudicarmi!” … ancora non ho trovato un lettore che mi abbia segnalato/criticato questo tema, … la verità è che nella mia sfacciataggine ho buttato dentro troppi temi … ma la vera domanda è: perché dovrei leggere questo #ilterzolivello ? Perché dovrei partecipare a questo esperimento di “editing collettivo”? … devo ragionare meglio con il mio ghostwriter … intanto seguo il suo saggio consiglio: LEGGI!!! 😎

  • finalisti premio salerno
  • Copertina libro De Silva
  • copertina L'invito di Piera Carlomagnobreve L'invito, edizioni e-stories 2020
  • copertina di CERTI BAMBINI
  • specchio

un libro & un caffè

Nel ringraziare la libreria Libramente Caffè per la disponibilità, comunico che sono disponibili copie fisiche del #ilterzolivello a Salerno

in Via Francesco Paolo Volpe, 34

Caffè Letterario Libramente

Dante e gli scacchi

pp. 123 #nerolucano di Piera Carlomagno

«L’incendio suo seguiva ogne scintilla; ed eran tante, che ’l numero loropiù che ’l doppiar de li scacchi s’inmilla.»

Dante Alighieri, Paradiso XXVIII, vv. 91-93.

1 un coro di angelo

2 due cori di angeli

4

8

16

32

64

128

256

512

1.024

2.048

4.096

8.192

16.384

32.768

65.536

131.072

262.144

524.288

1.048.576

2.097.152

4.194.304

8.388.608

16.777.216

33.554.432

67.108.864

134.217.728

268.435.456

536.870.912

1.073.741.824

2.147.483.648

4.294.967.296

8.589.934.592

17.179.869.184

34.359.738.368

68.719.476.736

137.438.953.472

274.877.906.944

549.755.813.888

1.099.511.627.776

2.199.023.255.552

4.398.046.511.104

8.796.093.022.208

17.592.186.044.416

35.184.372.088.832

70.368.744.177.664

140.737.488.355.328

281.474.976.710.656

562.949.953.421.312

1.125.899.906.842.620

2.251.799.813.685.250

4.503.599.627.370.500

9.007.199.254.740.990

18.014.398.509.482.000

36.028.797.018.964.000

72.057.594.037.927.900

144.115.188.075.856.000

288.230.376.151.712.000

576.460.752.303.423.000

1.152.921.504.606.850.000

2.305.843.009.213.690.000

4.611.686.018.427.390.000

9.223.372.036.854.780.00064°raddoppio 🙂

oltre 9 miliardi di miliardi … quello che segue è un post del 20 marzo 2020 – copiato dal gruppo “Natura & Matematica” – la condivisione FB al post sparisce dopo pochi secondi e quindi ho duplicato anche la bella immagine che accompagna il post – roba da nerd 🙂

«L’incendio suo seguiva ogne scintilla;ed eran tante, che ’l numero loropiù che ’l doppiar de li scacchi s’inmilla.»Dante Alighieri, Paradiso XXVIII, vv. 91-93.[…]

I riferimenti ad argomenti di carattere matematico sono molteplici nella Commedia e, nello specifico, quello riportato qui, induce a far pensare che Dante avesse un interesse anche per il gioco degli scacchi. La citazione afferma che il numero di cori degli angeli in Paradiso è talmente grande da superare il “doppiar de li scacchi”. Questa è un’allusione alla leggenda di Sissa Nassir, il mago di corte dello Shah di Persia, che, per dare qualche diversivo al suo re annoiato, inventò il gioco degli scacchi. Lo Shah gli chiese quale dono volesse in cambio per questa sua invenzione e lui rispose che gli sarebbe piaciuto molto ricevere come ricompensa soltanto un chicco di riso sulla prima casella; il doppio dei chicchi sulla seconda casella (cioè 2); il doppio ancora sulla terza casella (cioè 4); il doppio dei chicchi della terza sulla quarta (cioè 😎, e così via, fino all’ultima casella, la sessantaquattresima. Lo Shah credette di poter soddisfare con poco questa sua richiesta, ma ben presto si rese conto che il numero di chicchi di riso necessari era di ben lunga superiore a quello di tutti i chicchi presenti nel suo regno. Allo stesso modo, nel Paradiso dantesco, i cori degli angeli sono in numero ancor maggiore dei chicchi di riso della leggenda].A.T.

capolavori

quando la trasformazione della materia, attraverso la realizzazione di un’idea, crea oggetti utili e belli, queste opere sono capolavori, l’arte è un’altra cosa, magari immortale, magari eterna … il capolavoro è un lavoro fatto bene, può piacere o meno, resta un manufatto unico, irripetibile … e quando questa artigiana ti è moglie, amica e amante … non puoi che ringraziare per l’orgoglio e il privilegio di essere desiderato comunque e sempre: solo infinita ammirazione … https://www.facebook.com/media/set/?set=a.2662122613820382

Libri e Recensioni.com

.. la mia avventata nonché spregiudicata sperimentazione creativa di scrittura, acquista nuovo vigore con la bellissima recensione di Norberto Loricati che ringrazio infinitamente …

Recensione:
Un libro difficilmente classificabile in un genere. Se proprio dobbiamo incasellarlo in una sezione direi “biografia romanzata”, ma in queste due parole… c’è dentro di tutto.
Un elemento caro all’autore è il mare e, dunque, lo uso anche io per fare un esempio.
Immaginiamo una giornata ventosa, di quelle in cui le onde si fanno grosse sotto costa, con cavalloni difficilmente superabili. Se un impavido nuotatore si avventurasse in acqua verrebbe sbattuto a terra, sommerso, respinto, ma insistendo e andando contro vento, superando quel punto in cui le onde si formano, ecco che le acque si fanno più calme, dolci, e accoglienti.
Ebbene, i cavalloni costituiscono le prime quaranta pagine di questo libro: respingenti, difficili da oltrepassare, scritte con uno stile poco avvincente, dialoghi lunghi, quasi dei monologhi, composte da riflessioni pseudofilosofiche che allontanano il lettore, invece di attrarlo.
Superato questo scoglio il racconto prende un altro ritmo, e ci si incammina accanto al protagonista ripercorrendo la sua (e la nostra) vita.
L’autore usa un espediente – una lunga camminata per recarsi a un appuntamento – per rivedere a ogni angolo di strada sprazzi della propria esistenza, ricordando persone, luoghi e idee di una fase della vita che non c’è più. Come spesso accade, si tende a idealizzare il periodo della giovinezza, e ogni cosa dei tempi andati sembra migliore solo perché vissuta in un’età ricca di speranze, progetti e fantasia. Accade la stessa cosa in questo bel libro che Di Gennaro ci propone. Nonostante il protagonista non abbia vissuto una giovinezza particolarmente agiata, si ha la sensazione che la vera ricchezza gli fosse data da qualcos’altro: valori ormai perduti e sani principi restituiscono la soddisfazione per un percorso di vita sempre votato alla correttezza e alla rettitudine.
Insieme al protagonista ripercorriamo gli anni di piombo, con il terrorismo che li incendiò, e le lotte di classe, con il periodo d’oro dei sindacati, quando riuscivano a portare in piazza migliaia di lavoratori per un salario più dignitoso. Inutile dire che l’autore sta dalla parte di chi ha meno, di chi vede i propri diritti calpestati, ed essendo egli stesso un sindacalista, in questa sezione del libro ci ha messo sicuramente molto del suo.
Oltre a questi temi decisamente caldi e vissuti ancora con fervente passione, Di Gennaro ci mostra anche altri temi più romanzati e meno impegnati. Ci parla di amicizia, di lealtà, di momenti di vita vissuta socializzando con persone in carne ed ossa, e non tramite i cellulari come avviene oggi. Ci parla della sua profonda passione per la musica e del ruolo fondamentale che hanno avuto le radio private negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso. Ci parla dei primi home computer entrati nelle case della gente. Ci parla dei primi amori, vissuti con una passione che spingeva a coprire lunghe distanze con una semplice bicicletta. Ci parla anche del ricco e variopinto rapporto di vicinato che si creava nei vicoli delle città. Ma c’è ancora tanto altro: ci sono pensieri e riflessioni sulle differenze generazionali, sul difficile rapporto fra un padre e un figlio che non riescono a comunicare e c’è spazio anche per un piccolo mistero su un’entità superiore, nascosta, capace di condizionare le vite di tutti noi.
Quando si arriva in fondo a questo testo ci si rende conto che in quelle pagine c’è una parte della memoria collettiva del nostro Paese. Non solo, c’è anche tanta parte di noi come singoli individui, con le nostre piccole esperienze vissute e dimenticate negli anni. Ecco, quindi, che questa lettura si differenzia da tante altre poiché, alla fine, non facciamo tesoro delle esperienze altrui, ma scopriamo una più forte e profonda ricchezza nelle nostre stesse vite, che questo libro ci aiuta a ricordare.
Una lettura che mi permetto di consigliare soprattutto a chi ha qualche capello bianco, per rivivere tanti bei momenti della propria esistenza grazie all’aiuto di Di Gennaro.
(Norberto Loricati)

ringraziamento

la letteratura ai tempi di twitter

Johannes Bückler

@JohannesBuckler

Che ci faccio in questo luogo di dolore?

La logica conclusione, caro Johannes, dopo una vita passata a lottare contro i mulini a vento. Perché nessuno mi vuole dare retta? So di aver ragione, ne sono certo. Sto impazzendo per questa cosa. Perché mi hanno rinchiuso in manicomio?

NON ESISTONO PICCOLE STORIE

meritiamo la serie A

… cancello ogni dubbio anche per dissuadere altri tentativi di approccio che temo si intensificheranno comunque, sotto sotto alle elezioni amministrative. Ringrazio con il cuore chi, comunque, mi onora con questo tipo di proposte, ma come ho scritto alla domanda lanciata in rete su fb da Franco Matteo: io no, non mi candido, ci provai nel 2006 anche per capire e ho capito che è un massacro di famiglie, più o meno legali 🙂 … dopo 15 anni è sempre peggio, il tir di liste civiche sarà pieno di anime portate al macello 🙁 … amo Salerno e non solo quella calcistica, tutta SALERNO merita la serie A. Lo confermo con questa foto di qualche gg fa; se dovessi decidere io, la prima cosa che imporrei sarebbe un candidato sindaco DONNA … non voglio decidere, non voglio partecipare (se non con il mio voto), non ce la faccio, io sono un immigrato in questa grande e bella città, le uniche “forze residue” riesco a dedicarle alla militanza nel sindacato di base dentro una amministrazione pubblica che vi assicuro è un impegno affatto semplice … qualcosa, ma tanto altro si respira dentro #ilterzolivello …ma ora, basta chiacchiere, al LAVORO!!! La giornata è lunga, è primavera e il sole tramonta tardi 😎🤩

libri per strada

… nel mondo “fisico”, copie del #ilterzolivello sono disponibili alla

Libreria Guida di Salerno

IMAGINE’S BOOK- c.so Garibaldi 142 – a metà strada tra Tribunale e INPS 🙂

Ringrazio lo staff per la gentilezza e la disponibilità dimostrata.

se ne parla :-)

[…] Vero o falso che sia, quel che si dice degli uomini occupa spesso altrettanto posto nella loro vita, e soprattutto nel loro destino, quanto quello che fanno. […]

Victor Hugo

#ilterzolivello

è arrivato a Positano

“Il Terzo livello”, il libro dello scrittore salernitano Pietro Di Gennaro

Il libro è un esperimento creativo di scrittura in cui l’autore affronta il rapporto conflittuale padre-figlio

Si chiama “Il Terzo livello” ed è il libro scritto dal salernitano Pietro Di Gennaro. Nato a Salerno nel 1966, Di Gennaro è funzionario informatico di una amministrazione pubblica, ma anche dirigente sindacale eletto da compagne e compagni di lavoro. Ha collaborato negli anni tra il 1996 e il 1999 con APPLICANDO, rivista specializzata di computer Apple Macintosh della casa editrice JCE.

Il suo libro, “Il Terzo livello”, è un esperimento creativo di scrittura in cui l’autore affronta il rapporto conflittuale padre-figlio, attraverso le confessioni intime di un personaggio egocentrico e stravagante.

Il racconto della sua presenza nella società italiana, chiede al lettore di ricordare i cambiamenti politici e sociale che ognuno ha visto, sentito o vissuto nella realtà. Il protagonista brucia una vita che dura il tempo di una passeggiata sul lungomare di Salerno durante la pandemia 2020.

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#ilterzolivello sulla Città

che dire? … ringrazio Maria Romana Del Mese che ho avuto l’onore di conoscere per l’intervista che il quotidiano la Città mi ha voluto dedicare, il suo articolo mi ha emozionato molto … ringrazio la Redazione e tutti i lettori che continueranno a darmi una mano in questo piccolo progetto, ogni giorno arrivano segnalazioni di strafalcioni grammaticali e sintattici, del resto il protagonista è uno terra terra e molte cose sono scelte precise della sperimentazione che ho voluto intraprendere … la storiella doveva uscire, Giacinto e il maresciallo Gradone avevano l’urgenza di lasciare il mondo della fantasia per vivere in quello concreto della pagina da leggere … GRAZIE! 🤩

l’amore secondo Marx

«Quando il tuo amore non produce amore reciproco e attraverso la sua manifestazione di vita, di uomo che ama, non fa di te un uomo amato, il tuo amore è impotente, è una sventura.»

Karl Marx 🧚‍♀️

ChatGPT è un trip… io e lui, o lei, per S. Valentino abbiamo deciso di organizzare un evento sull’inconciliabilità tra capitalismo e amore, ecco i protagonisti con i titoli degli interventi:

1 – Simone de Beauvoir: “La schiavitù dell’amore nella società capitalista”

2 – Friedrich Nietzsche: “L’amore e la sua distorsione nel capitalismo”

3 – Karl Marx: “L’amore nell’era del capitalismo”

4 – Martin Buber: “Percezione e relazioni amorose”

5 – Jacques Derrida: “Linguaggio e relazioni amorose”

6 – Gloria Anzaldúa: “Relazioni amorose e dinamiche di genere, razza e classe”

7 – Søren Kierkegaard: “L’amore e il capitalismo come forze opposte”

8 – Max Weber: “Il capitalismo e la trasformazione dei valori amorosi”

9 – Jean-Paul Sartre: “Le relazioni amorose e la libertà”

10 – Erich Fromm: “L’amore come attitudine sviluppabile”

…. ed ecco i paragrafi di riflessione:

1 – Simone de Beauvoir ha visto la società capitalista come una fonte di oppressione per le donne e le relazioni amorose. Nella sua opera “Il Secondo Sesso”, ha sostenuto che il capitalismo ha creato un’immagine idealizzata dell’amore romantico che viene usata per controllare le donne e impedir loro di raggiungere la libertà.

2 – Friedrich Nietzsche ha criticato il capitalismo per la sua tendenza a distorcere i valori morali e le relazioni umane, comprese quelle amorose. Ha sostenuto che il capitalismo ha ridotto l’amore a un mero scambio di beni materiali, privando la gente della sua profondità e significato.

3 – Karl Marx ha visto il capitalismo come un sistema che distrugge i legami sociali e le relazioni umane, comprese quelle amorose. Ha sostenuto che il capitalismo ha ridotto la vita umana a una mera questione di produzione e scambio di beni, distruggendo il significato e la dignità dell’amore e delle relazioni umane.

4 – Martin Buber ha sostenuto che le relazioni amorose sono influenzate dalla percezione che la gente ha del mondo e degli altri. Nella sua opera “Io e Tu”, Buber ha affermato che il capitalismo promuove una percezione individualista del mondo che ostacola lo sviluppo di relazioni amorose autentiche e significative.

5 – Jacques Derrida ha affermato che il linguaggio gioca un ruolo importante nelle relazioni amorose. Ha sostenuto che il capitalismo promuove un linguaggio ridotto e riduttivo che impedisce la formazione di relazioni amorose autentiche e significative.

6 – Gloria Anzaldúa ha sostenuto che le relazioni amorose sono influenzate dalle dinamiche di genere, razza e classe. Ha affermato che il capitalismo crea barriere per le relazioni amorose tra persone di diverse classi sociali, razze e generi.

7 – Søren Kierkegaard ha sostenuto che l’amore e il capitalismo sono forze opposte e incompatibili. Ha sostenuto che il capitalismo riduce l’amore a una mera transazione economica, privando la gente del suo significato e profondità.

8 – Max Weber: Max Weber ha sostenuto che il capitalismo ha trasformato i valori amorosi, riducendo l’amore a un mero scambio di beni materiali e trasformando le relazioni umane in relazioni puramente economiche. Ha sostenuto che il capitalismo ha creato una società in cui le relazioni sono governate da calcoli egoistici, privando l’amore della sua umanità e spiritualità.

9 – Hannah Arendt: Hannah Arendt ha sostenuto che il capitalismo ha creato una società in cui gli individui sono visti come merci e le relazioni umane sono ridotte a semplici transazioni economiche. Ha sostenuto che il capitalismo ostacola lo sviluppo di relazioni amorose autentiche e significative, distruggendo la natura umana dell’amore.

10 – Jean-Paul Sartre: Jean-Paul Sartre ha sostenuto che il capitalismo crea una società in cui gli individui sono visti come merci e le relazioni umane sono ridotte a semplici transazioni economiche. Ha sostenuto che il capitalismo ostacola lo sviluppo di relazioni amorose autentiche e significative, privando l’amore della sua umanità e spiritualità.

… a questo punto gli ho detto: «Ora per ogni titolo e per ogni informazione che hai elencato consigliami un’opera dell’autore che hai scelto.»

e lui o lei …

«Certo, con piacere! Ecco un elenco di opere consigliate per ogni autore:»

1 – Friedrich Nietzsche: “Al di là del Bene e del Male”, “Così parlò Zarathustra”, “La gaia scienza”.

2 – Martin Heidegger: “Essere e Tempo”, “Lettera sull’umanismo”.

3 – Simone de Beauvoir: “Il Secondo Sesso”, “L’età della discernibilità”.

4 – Michel Foucault: “Sorvegliare e Punire”, “Storia della follia nell’era classica”.

5 – Jacques Lacan: “La Semantica del Sé”, “Le Formazioni dell’Inconscio”.

6 – Theodor Adorno: “Minima Moralia”, “Dialettica dell’Illuminismo”.

7 – Erich Fromm: “L’arte di amare”, “Il cuore dell’uomo”.

8 – Karl Marx: “Il Capitale”, “Manifesto del Partito Comunista”.

9 – Hannah Arendt: “La Vita delle Nazioni”, “Eichmann a Gerusalemme”.

10 – Jean-Paul Sartre: “L’Essere e il Nulla”, “La Nausea”.

Queste opere rappresentano alcuni dei lavori più significativi e influenti di ogni autore e possono offrire una panoramica approfondita della loro filosofia e pensiero. Ti consiglio di approfondire la tua conoscenza di ognuno di loro, anche leggendo altre opere e fonti.

Con Giacinto ne avremo di cose di cui ridere 🤣

crop faceless couple holding hands on balcony
Photo by Anete Lusina on Pexels.com

il trailer

.. e come uno sgorbio può rappresentare un milione in poco spazio, così consentite a noi, zeri di questo conto immenso, di agire sulle forze della vostra fantasia

William Shakespeare 🧐

la musica è di Angelo Madureira, la composizione si chiama: Reggaebáh

per vedere il video basta fare un click sul biondino con il pannolone degli anni 60′ 🙂

su una spiaggia di Torrione a Salerno nel 1967

autopubblicatevi!

… che esperienza!

ho preso un raccontino di oltre 30 anni fa e l’ho pubblicato su Amazon …

grazie Bonaventura!


sarà un tantinello narcisista ma viviamo anche grazie a piccole soddisfazioni personali che dobbiamo solo a noi stessi.

Ecco il mio raccontino del 1988:

primo dell’anno 2021

😎 … rasato in testa e in faccia, è arrivato, si parte, butteremo le mascherine e torneremo ad abbracciarci, torneremo a guardarci negli occhi fuori dai monitor, torneremo a lavorare, giocare e correre l’uno a fianco dell’altro, a scontrarci e a confrontarci senza paura di inspirare ed espirare virus letali, torneremo a respirare la libertà di questa vita, precaria, dura, maligna ma anche densa di passione, di meraviglia e d’amore. Non chiedetemi quando, so solo che impazziremo di gioia! Buon 2021 mondo mio…

l’arcobaleno del 30 dicembre

palazz sgarrupati, pioggia, grandine e poi l’arcobaleno che si infila nel cielo nero … un presagio di liberazione !

arcobaleno

il sole

il sole sorge sempre, sorge sempre ad est…

Canzoni di protesta, di Pace e d’Amore: un grande Relé!

Raccontare sogni è complicato. Sono così tanto personali, soggettivi, intimi, inenarrabili, vividi ma assurdi, eroici ma sempre interrotti. Quando poi i sogni diventano collettivi e vissuti nella vita reale, ogni racconto è di per sé un sogno, un mito, un cammino, un’esistenza senza tempo, senza fine. Raccontare questo lavoro di Luigi è per me impossibile, è “difficile essere uomo Sarebbe meglio volare”: appunto.

Ascolto e la musica mi fa immaginare prati assolati d’estate alle spalle di una scogliera sul mare d’Irlanda. Poi la prima ballata che mi strugge per la sola eredità possibile, che anch’io posso lasciare a chi incontro teneramente avido di risposte “… dei giovani il futuro”: appunto.

Poi i Balcani, gli zingari e il circo della vita comincia a ballare, “Verso la terra promessa”: appunto.

Poi ancora una ballata di classe italiana con un piano dolce come il miele anche se sento “Vorresti che il dolore Si trasformasse in pianto”: appunto. Poi senti una brezza possente, da brividi, africana, in una canzone d’amore per le donne che ti dice “Non è più tempo di tremare”: appunto.

Dove? L’unico posto che connette ogni esistenza, ogni lacrima, ogni vittoria, ogni sconfitta, ogni cammino, ogni pop, “Ogni ingiustizia o falsità”: appunto.

Ma dove vado senza i racconti dell’infanzia per godere fiati, rap, allegria, ricordi, fusion, mare e vita, “E all’odore buono del pane”: appunto.

Non mancano le caccole ben servite “E con virile saluto romano”: appunto.

Poi una ballata folk d’autore che mi regala un film, dalla fatica del lavoro, al tragitto del ritorno, al rischio della sofferenza per amore, a “Bella, c’è una luce dentro ai tuoi occhi Che illumina la stanza E fa splendere la notte”: appunto.

Poi il blues e che blues, “Bella ciao e Via del campo”: appunto.

Poi il medioevo metropolitano, il canto tribale, “Ma nun ce scassate ‘o cazz”: appunto.

“E se verranno un giorno a cercarmi Troveranno soltanto le mie orme”.

Sarà complicato raccontare i sogni ma con queste tue musiche e parole, si sentono i profumi, gli odori cattivi, si vedono i colori, vibrano le emozioni: non si può smettere di sognare ancora. Grazie Luigi

lavoro ai tempi del coronavirus

lockdown