La trilogia di Corrado De Rosa

Dopo ITALIAN PSYCHO (2021) e LA TEORIA DEL SALTO (2025) con QUANDO ERAVAMO FELICI (2023) ho completato la lettura della trilogia Minimum Fax di Corrado De Rosa. E ora?

De Rosa “non è mai definitivo, come non lo sono i grandi personaggi letterari.”

Lui lo ha scritto di Maradona in un suo vecchio articolo sull’Espresso. Sembra facile copiare e usare le sue parole che definiscono un genio e riproporle esattamente per descriverne la sua, di genialità. Corrado De Rosa è ormai un mito e “con i miti non si può competere”. Anche questo si trova nella sua trilogia sul genio della mente umana. Di lui, lo scrittore, non puoi che acchiappare le ultime parole e provare a ragionare se riesci a far valere la parte razionale del tuo cervello, oppure lasciarti andare e volare insieme a lui per quanto rende semplice, l’esplorazione nella complessità della mente umana. In entrambi i casi questo grande scrittore non ti rapisce, ti possiede.

L’ultima riga del suo ultimo lavoro, quello che ti propone di saltare allo specchio per capire di te quello che ti sfugge, quell’ultima riga dicevo, è sublime: mi sono reso conto di come, quando ti guarda negli occhi, ha piena padronanza dei neuroni che ti brillano in testa prima di cominciare a parlare. De Rosa ti entra nel cervello.

De Rosa è una TAC vivente che mentre lo leggi ti sta analizzando con un liquido di contrasto che sono i tuoi pensieri. Lo so, sembra fantascientifico ma è la verità, ci sono grandi critici che sanno dire solo che è bravo per quanto li ha messi in mutande con la sua grandezza di ricercatore, che dire accademico è riduttivo, è come dare del maestro delle scuole elementari ad un ordinario magari anche già preside di facoltà o anche solo direttore di un dipartimento dell’Università italiana.

A lui piace lo sport e se mai leggerà queste cazzate che sto scrivendo gli piacerà la metafora del salto. Ma prima voglio dire da bravo cazzaro che scrive cazzate, e in quanto tali essenzialmente fondamentali come un metro cubo di aria all’aria aperta, che UNO che raccontando “La teoria del salto” vede gli amici più amici cominciare a saltare intorno a lui, ha dentro il suo verbo qualcosa di divino oltre ogni umana capacità di comprensione.

La mia ovviamente. Ma stamattina, sul lungomare, incrociandolo nella corsa come faccio io perché l’eccesso che siamo è una zavorra che pesa e ci rallenta, l’ho visto circondato da un’aureola luminosa come una madonna. Quindi come ho già scritto in un post su Facebook, nella piazza virtuale di noi altri esseri virtualmente razzolanti, Corrado sovrumano lo è davvero.

Ma torniamo a quello che volevo dire.

Punto primo: leggere tutte e tre le bibliografie della trilogia, e poi pensare a lui come a un Gianmarco Tamberi dei tempi d’oro, che dopo aver saltato il record del mondo, mette l’asticella un centimetro più in alto e dice: adesso salta tu.

Testo evidenziato da un libro che parla dell'essenza di Salvador Dalì e del concetto di 'salto' come simbolo di autenticità personale.

Questa è la grandezza di Corrado De Rosa, il sovrumano, ti porta in alto con se e ti fa volare. Più sotto allego un paio di video che ho trovato: sono la testimonianza palese della sua sovrumanità, una prova si direbbe in un tribunale. Lui corre veloce come Mennea quando parla, e non si stanca mai come la finanziera Stefania Belmondo. Arriva in fondo, rendendo semplice e bello il tema più complicato che esista: la mente umana.

Lui cerca la costruzione dell’identità, così gli ho sentito dire in una delle sue innumerevoli interviste. Nel farlo, con i suoi lavori, ci spoglia e ci spiega l’identità che siamo o almeno la parte più comune che ci rende tutti umanamente normali: il genio, l’intelligenza, più o meno pronunciata. Beh, è professionalmente uno psichiatra, un medico della mente, quindi niente di strano, invece, ci fa vedere il record del mondo e ci porta più in alto ancora.

Luca Briasco alla presentazione, non ricordo le parole precise, ma lo ha detto chiaramente: editare De Rosa è un’impresa piacevole di trascendenza umana. Non so se mi spego: Luca Briasco. Mi sa che è stato De Rosa ad editare Briasco.

Due relatori seduti su una sedia in un evento, uno con occhiali e barba corta, l'altro con maglione color bordeaux, entrambi interagendo su un tavolo con bottiglie d'acqua e libri.

Va beh, Briasco ha usato la metafora della neve a Roma ma il senso che ho capito io era quello dell’extraterrestre che studia l’uomo dal di dentro. Sovraumano, appunto. Sono tutti bravi a fare le autopsie sui morti o con strumenti elettronici guardare analisi da fuori del corpo, lui, De Rosa, le fa ai vivi, da dentro: viviseziona la mente attiva mentre ragiona. Il lettore, almeno questo vale per me, si astrae dalla realtà e si fa cullare, direi trascinare con piacere, in questa sua grande opera di squartamento.

Non lo so dire meglio. Questa trilogia è sconvolgente. Il genio criminale, il genio sportivo ed infine il genio artistico. In tutte e tre c’è la follia come cifra ineluttabile della grandezza. Non è morale, non è filosofico, non è estetico: è profondamente viscerale dove tutto è nutrimento. La storia dei quozienti intellettivi presente su QUANDO ERAVAMO FELICI è emblematica. Demolisce la conoscenza come limite della creatività artistica e dà piena funzionalità al genio, che valicando il confine che non esiste della follia, produce, genera, riproduce capolavori. Capolavori che siano criminali di male, che siano di bellezza nel gesto sportivo, che siano di emozioni nel ragionamento artistico.

Una pagina di un libro con un testo evidenziato che chiede: "Ma dov'è il confine tra genialità e follia?"

Non lo so dire meglio e quindi lo ripeto: questa trilogia è sconvolgente.

“Perché la realtà non si ferma al presente ed è più profonda delle apparenze: è concreta senza essere attuale, è ideale senza essere astratta.”

La velocità con cui parla quando l’ascolti, la velocità che ti fa prendere la lettura di quello che scrive, la velocità dei cavalloni di fatti, pensieri, emozioni, parole, opere e missioni che ti travolgono, è pazzesca: a me sembra sovrumana, una intelligenza artificiale fatta umana o meglio un umano con turbo intelligenza cognitiva e dimostrativa di un prossimo futuro già presente…

L’ho visto e sentito per la prima volta quando presentò il fantastico romanzo storico IL FIORE DI MINERVA di Carmine Mari nel salone della Provincia di Salerno, dove mi ero imbucato con tanto di mascherina anche se non ero dotato di greenpass obbligatorio per i raduni pubblici di quel tempo, ma questa è un’altra storia. Comunque dopo quella prima volta, il mio bisogno di leggerlo è stato incontenibile, anche i suoi A SALERNO e L’UOMO CHE DORME, sono troppo belli.

Quando, chiedo: quando eravamo felici?

Per rispondere a questa domanda, adesso faccio un esperimento: uso un suo articolo di qualche settimana fa, un post strapienissimo di like e mani plaudenti che sembra l’applauso a scena aperta di un punto vincente di Sinner a Roma in questi giorni, perché la vanità che ci contiene non è una nave ma una fregata di cammelli nel deserto, una carovana che cerca oasi di beatitudine. Parole sue e qualcuna mia.

Ok, pronti? Ciack!

Peggio della lettura senza emozioni, c’è solo l’assuefazione alla lettura. Quella sensazione in cui si mischiano disinteresse e fatalismo, in cui pare che tutto sia ineluttabile. Eppure nell’ineluttabilità c’è una sorta di giustizia interna. Se sei più ignorante, prima o poi cadi. Se non hai mezzi, qualcuno ti ferma. Ti toglie il libro dalle mani. E quel qualcuno sei te stesso. Ogni caduta ha in sé qualcosa di logico: un passo sbagliato, un equilibrio perduto, la gravità della terra che ci fa materialisti alla ricerca dell’utile finanziaro ai nostri interessi. L’emozione diventa irrilevante.

Il problema che abbiamo noi lettori ignoranti non è l’inevitabilità della caduta. É il modo in cui cadiamo. È la mancanza di consapevolezza, la vanità che ti fa credere migliore di quello che leggi. È il narcisismo che ti porta a salvare la tua immagine mentre tutto è noia. Quello sì, è imperdonabile il te stesso che ti annoia.

Tutto chiaro?

Il narcisismo è una maschera che, quando cade, lascia solo il vuoto. La verità è che siamo fatti di vuoti da riempire, e vi posso giurare che leggere Corrado De Rosa è una terapia che risolve. Il rifiuto della realtà è più grave della mancanza di talento.

Vorrei continuare ma non ne sono all’altezza, devo riprovare a saltare i momenti d’infelicità per concentrarmi su quelli felici, come un cercatore di farfalle, come un cercatore di chimere, come un cercatore di sensi e di ragionamenti vincenti. What’else? Direbbe quello famoso al cinema: beh, continuare a leggere i grandi oltre che bravi. Un medico veramente bravo, come De Rosa.

Un passaggio di un libro con testo evidenziato in giallo, che discute la natura della verità in un contesto giuridico.

Ecco la verità? Ma cos’è la verità? Eccola in poche righe. Una lezione che rende da sola la pazzia di prendere e studiare questa trilogia.

Lui dice che non è un artista, lui dice che non sa creare. Io dissento, la sua Arte è quella di rendersi immortale con il suo verbo, che, ci crediate o no, fa saltare come allo stadio quando parte il coro.

PS. Dopo averlo ascoltato presentare e coinvolgere Emanuele Canzaniello e Salvatore Toscano, su discorsi complicatissimi di letteratura con protagonisti la finzione, la realtà e la narrazione della verità, ieri sera tornado a casa in bici, tra la folla che era tutta fuori all’evento, ho capito. I miei pensieri spesso rumorosi e antipatici, sono diventati armoniosi. Corrado De Rosa, in questi suoi tre capolavori, padroneggia la genialità umana di persone ormai mitologiche, li maneggia e li usa come orchestrali per suonare la sua musica, per volteggiare alto con armonia e semplicità. Tra questi geni, per lui esecutori di spartiti, solo per citarne alcuni: Camus, Einstein, From, Bukovskij, Freud, Halsman, Dostoevskij, Blom, Calamandrei, Eco, Nobokov, Foucault, i baffi infinito di Dalì e perfino Maradona. Se questa non può essere definita Arte è perché la sua è sovrumana. Aggiungo questa conclusione a questi miei pensieri sulla trilogia di Corrado De Rosa per provare a non fare veramente la figura del cazzaro che scrive cazzate. Ma questa è un’altra storia che riguarda le voci di dentro che tornano a fare rumore, antipatiche e moleste…

Pagina di un libro con testo evidenziato, che discute la preferenza di Dalí per le pulsioni nella sua arte e l'eleganza delle leggi della fisica.
Dettaglio di un testo che presenta Corrado De Rosa, psichiatra e autore di saggi sulla follia, con riferimento a opere recenti come "Italian Psycho" e "Quando eravamo felici".
Testo estratto da un libro, evidenziato in giallo, che discute l'idea che il tempo sia una grande illusione mitica.
Testo di un libro che esplora il rapporto tra Philippe Halsman e Salvador Dalí, discutendo delle loro idee creative e provocatorie.
Un uomo con un cappello sta suonando uno strumento musicale mentre un'onda d'acqua e gatti stanno saltando verso di lui in un ambiente artistico surreale.
Un passaggio del libro che discute l'ironia nell'argomentazione di Freud riguardo a situazioni ipotizzate e la critica sulla memoria in relazione ai traumi.

Sfinge testa di morto: viaggio tra mito, letteratura e arte di una farfalla straordinaria https://www.farfalledalmondo.it/sfinge-testa-di-morto/

Poster del film 'Il silenzio degli innocenti' con una falena in primo piano sulla bocca di una donna e lo sfondo di un volto con occhi rossi, a sinistra. A destra, un'opera d'arte con una figura maschile in alto e sagome femminili che formano un cranio.
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Un passaggio di un romanzo che esplora temi di stabilità e cambiamento, con una citazione che riflette sulla solidità delle istituzioni attraverso i cataclismi.
Pagina di un libro con testo evidenziato che parla delle armature e maschere sociali indossate dalle persone.
Ritratto in bianco e nero di un uomo con baffi arrotolati, che strizza un occhio e guarda verso la fotocamera con espressione eccentricamente divertente.
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Un pagina di un libro che mostra un'intervista con Salvador Dalì, con testo evidenziato in giallo. La parte leggendaria include domande e risposte sul psicoanalisi e la percezione di Dalì su di sé.
Pagina di un libro che discute il contributo di Eugen Bleuler allo studio della schizofrenia, evidenziando la sua influenza e importanza nel campo della psichiatria.
Una pagina di un libro con un testo evidenziato che parla di Freud e dei concetti psicoanalitici nel contesto forense, con una mano che tiene il libro.
Testo evidenziato da un libro che discute le idee di Freud e Thomas Mann riguardo la psicoanalisi e la giustizia sociale.
Pagina di un libro con testo evidenziato riguardante Wassermann e Mann, che discutono su temi di identità e scrittura.
Close-up of a hand holding a book open to a page discussing Erich Fromm's analysis of the Halsmann case, with highlighted text emphasizing key psychological themes.
Un brano di un libro che analizza l'ossessione di Salvador Dalì per Sigmund Freud, evidenziando il suo approccio all'arte attraverso l'inconscio e la sua distinzione tra normalità e follia.
Un fotografo in posa con una macchina fotografica accanto a un uomo seduto su un cubo, in un'ambientazione minimalista.
A close-up of a printed page showing a highlighted quote about the stability of institutions during times of upheaval and cataclysms.
Un estratto di testo evidenziato in un libro, che discute le opinioni su arte e creatività, menzionando Leonardo da Vinci e l'influenza del cervello sull'arte.
A close-up of a printed book page with highlighted text, showing a passage discussing human knowledge and ignorance, with a hand partially visible holding the page.
Un passaggio di un libro con testo evidenziato che discute la difficoltà del confronto giuridico con un mito e la percezione di una lotta impari.
Un'immagine di un passaggio di un libro evidenziato, che discute l'opera di Kafka e il tema del fatalismo nella scrittura.
Close-up of a page from a book showing highlighted text discussing the concept of truth and innocence in a courtroom context.
Un estratto di un libro evidenziato che discute differenze culturali e eventi storici, con dettagli su una controversia legale e il clima del 1929 in Europa.
Un estratto di un libro che descrive i cambiamenti apportati da Albert Einstein nella scienza e nella filosofia del Novecento, evidenziando le sue scoperte e contributi fondamentali.
Pagina di libro con testo evidenziato che discute la normalità e l'influenza dell'inconscio attraverso il lavoro di Halsman e Dalí.
Due uomini seduti in una sala, uno dei quali parla mentre tiene un microfono. L'altro ascolta con interesse. Un tavolo con bottiglie d'acqua e un libro è visibile tra di loro.
Un libro di Corrado De Rosa intitolato 'La teoria del salto', con copertina dal design geometrico e il logo della casa editrice Minimum Fax.
Immagine del libro "La teoria del salto" di Corrado De Rosa, con una dedica scritta a mano e la data 31/1/23.
Copertina del libro 'La teoria del salto' di Corrado De Rosa, pubblicato da Minimum Fax, con una grafica astratta e il codice a barre visibile sul retro.
Retro di un libro con testo arancione che parla del concetto di salto, descrivendo emozioni come orgoglio ed esuberanza, e l'esperienza di chi salta.
Un testo stampato che parla della vita di Philippe Halsman, un fotografo noto, descrivendo eventi significativi e l'influenza di personalità come Einstein e Freud.
Evento di presentazione del libro 'La teoria del salto' di Corrado De Rosa, con moderatore Luca Briasco. Si vedono due sedie accanto a un tavolino su un palco palesemente preparato per un incontro.