Oblio non mi avrai,
prima ti spegnerò la luce.
Da destra e da sinistra,
ammiri la libertà.
Dell’anarchia che si fa ordine.
Che nell’arte si fa gloria.
Perché l’amore che io vedo,
è nei fiori vivi che succhiano rugiade;
nelle nuvole indifferenti
che volano su questa terra;
nelle gocce salate
che fanno mare
e faville di rogo che sono vulcani.
È il furore negli occhi dello
schiavo che si ribella,
questo è l’amore
per cui posso morire.
Nella pioggia rifratta di colori
tra il vuoto dell’universo e
il fuoco che arde
nel centro del pianeta
che fu stella.
Oblio non mi avrai
finché vive l’infante che ho dentro,
che furioso e affamato di conoscenza,
immortale corre solitario corre,
sopravvissuto gioca,
nella moltitudine di rumore
stonato di progresso.
In fondo oblio,
il trono che prometti
è solo un cesso, seduta fredda
e solitaria
di un desiderio prezioso
che tutti ci lega
alle fogne di questa vita
giocosa illusionista di morte.
Dentro questo cuore che batte il tempo,
la verità, puttana e nuda, fosse anche merda,
è la Storia, è l’Idea, un Pensiero che mi fa eterno.








