C’è chi parte, chi ritorna
e va di qua e va di la
tra tombe, cappelle e marmi da lucidare
con lacrime mai sazie del dolore passato.
Anime agitate, fiori recisi, corpi fantasmi e stranieri,
rassegnati in silenzio, iniezione ibrida di morti e viventi.
Che pensiero euristico in questo pélago di folla
pensare ai morti nel giorno dedicato ai morti.
Usare le tue parole caro Pasolini
mi ridesta dal personale che diventa politico.
Nel giorno dello scempio del tuo corpo
esile e dannato, maudite come la tua poesia del tempo andato.
2 novembre 1975
Inaudito, mistificato, codardo, bieco, coatto, estremo scempio.
La società dei consumi ti ha divorato, vomitato e oggi ti magnifica
In questa data che fa mezzo secolo, a destra e a manca.
Capaci di tutto nell’apparenza nulla, nella fede sincera, vuota come
un pallone sgonfio, inutile rifiuto, marginale gioco del ricordo esornativo.
Che pensiero euristico in questo pélago di folla plaudente la gloria,
pensare ai morti nel giorno dedicato ai morti.
Con le greppie al collo, in luttuoso doppiopetto,
di potere transnazionale, di polizie tecnocratiche
e teste di legno senza radici né cultura
con pupille raggrumate di fuliggine
di potere senza volto, il vero fascismo
di fascisti padri e figli fascisti.
Che pensiero commosso pensarti fantasma come mamma e papà
che ci facevano figli del boom economico
nell’Italia potenza, immutata fascista, orfana ubbìa
ancora oggi di lucciole in cerca di luce.




















