LA MORTE COMMOSSA

di Clarissa Catti, 2021 IL FILO DI ARIANNA

illustrazioni di Marina Trapanese

La rete cattura, uccide e fa nascere, è pericolosa, vischiosa a strascico distrugge un fondale, ma online è talmente imprevedibile da portare a galla delizie, magari tanto deliziose quanto piccole e affascinanti. Così è stato l’incontro casuale con la gatta Matilde di Clarissa Catti: un caso fortunato, e come molte scoperte sanno essere, ho trovato un grande personaggio di un romanzo geniale. Come puoi raccontare la morte a un bambino? E come puoi farla immaginare ad un adulto?

«Matilde voglio vedere tanta arte, mi ci porti?»

a gray tabby cat peeking

Sarà che sto invecchiando male con terribili involuzioni puberali, sarà che la lettura invernale, durante una tormenta di vento e pioggia senza precedenti, è in modo struggente, un rifugio caldo e rassicurante, sarà quello che sarà, non posso non condividere il piacere sentito grazie a questa fiaba, tanto semplice quanto potente. Pensando agli occhioni di un bimbo che ascolta e ti guarda quando parla la gatta Matilde, l’idea che la Morte diventi un’amica che ti accompagna per boschi, città, teatri e ospedali, è una storia avvincente senza tempo oltre quello che può sembrare un momento fantastico della fantasia. Dare la morte , prendere la vita!

copertina La Morte Commossa

«Il dolore è quando senti dentro te qualcosa che fa male, ti pesa proprio addosso e non riesci a togliertelo. Basta il solo pensiero di una cosa che provoca dispiacere e senti questo macigno che non ti fa respirare, devi fare per forza lunghi sospiri per sentirti ancora vivo.»

Non di trama né di stile oso scrivere, ma di emozioni quelle sì, quando arrivano dirette e possenti, posso dire di respirarne a polmoni pieni.

«Sì, lo è, ma pochissimi sanno essere felici. Oggi andremo alla ricerca della felicità, ma prima devi prepararti perché dovrò farti vedere altre cose brutte.»

Non sarà un pensiero condiviso ma credo che questo racconto sia un tocco prezioso anche per un’anima adulta, forse, solo forse sottolineo, l’autrice ha sotto valutano i grandi e sopravvalutato i piccoli, ma sarà mai pronta l’umanità quando arriva a farle visita sorella morte?

«Tu non dormi, Morte?»

Chi si misura con la lettura e la scrittura ha scheletri danzati nell’armadio dei pensieri, tanto privi di carne quanto densi di follia, eppure l’eternità di parole come gelosia, invidia, odio, bellezza, cattiveria, ignoranza, intelligenza, rabbia, gioia, felicità e amore, è una dimensione sensibile all’umore del momento, ci calpesta, ci opprime, ci manda in estasi con la stessa facilità con cui l’oblio ci spegne la luce. Anche nel buio più profondo, demoni e angeli, urlano da pagine scritte a risvegliare il senso della vita, a commuovere un lettore mai sazio di ritrovarsi bimbo, indifeso e avido di belle storie da raccontare. E se una gatta fa le fusa, grazie a questo breve ma possente racconto di Clarissa Catti, da oggi saprò spiegarne l’incantesimo.

«Gli uomini inventano storie e scrivono con il loro dono frasi bellissime, piene di significato. Sempre di arte si tratta.»

copertina La Morte Commossa

“Cosa sappiamo sulla vita, sulla morte e sui dolci amici domestici che accompagnano i passaggi più importanti delle nostre vite? L’autrice ci prende per mano portandoci a scoprire un mondo diverso, o meglio, il nostro mondo, le nostre realtà, ma viste con occhi diversi e da prospettive inimmaginabili. Un viaggio introspettivo profondo, raccontato con la leggerezza di un linguaggio coinvolgente e fruibile a tutti, quasi fosse una fiaba. Età di lettura: da 6 anni.”

selective focus photography of woman wearing purple sweater holding silver tabby cat

Le interviste di Abel Wakaam su Writer Officina

sì, va bene la mia, ma ce ne sono di veramente speciali…

… l’intervista a un grande GhostWriter

quella impossibile ad Oriana Fallaci

quella imperdibile a Erri De Luca

quella noir a Piera Carlomagno

e tante altre di grande interesse…

infine, anche quella al fantasma Pietro Di Gennaro

idea
idea

A GRANDEZZA NATURALE di Erri De Luca

2021 Feltrinelli

un commento? forse di più…

Le stelle non si incontrano si consumano. Questo è quello che vuole Erri, ho pensato sull’ultima frase letta a pagina 123.

“Nessuno lo ha chiamato papà. Agì da padre anche se non lo era. Negli abissi del disumano, il semplice umano abbaglia la raffica di un lampo.”

Una volta ancora, ho ringraziato lo Stato di aver letto e discusso “Se questo è un uomo” di Primo Levi a dodici anni nella mia scuola media di allora. Oggi non è più così? è molto peggio, lo scrive Erri nella sua premessa: “Da noi si cresce più facilmente in direzione conforme”, senza più sapienza.

Ecco, non è affato elegante cominciare dalla fine, devo iniziare dalla Premessa che Feltrinelli ha fatto iniziare a pagina 11. Come se uno scrittore come Erri dovesse premettere qualcosa? Ebbene sì, la premessa di Erri è l’opera, è la sua vita, il suo respiro profondo di esistenza, di ragione e sentimento. È un testamento. È nato nel 1950, poteva anzi è mio padre.

Un compagno come Erri non si discute eppure io oso farlo, devo farlo, devo consumare la sua stella inghiottendone luce e calore, oltre al vino, libro da libro e montagne che non conosco.

Una deliziosa intervista di Abel Wakaam mi ha spinto a prendere in libreria una copia di questo libro nuovo; dopo tanti, troppi anni, ho letto pagine errideluchiane, saranno i nuovi occhiali, saranno le sincronizzazioni celesti, ma oggi posso dire che il vero delitto lo commette il lettore che fa passare il tempo senza leggere le opere di Erri, eppure lui scrive:

“Uno scrittore sta anche da imputato di fronte al lettore. Fattispecie del reato è lo spreco del suo tempo. Da qui la domanda indiscreta sul perché di un libro. Abbozzo una spiegazione relativa a questo.”

photo of boats on ocean near rock formations

Non sono padre. Il mio seme s’inaridisce con me, non ha trovato una via per diventare.”

Possibile? Chiarisce prima, nelle righe precedenti, sente il bisogno di giustificarsi per rispondere:

“Capita di ricevere l’insolubile domanda sul perché si scrive un libro.”

La tua opera? è un malinteso compenso? Ma che dici Erri? Chi sono quelli che malintendono pensando ai compensi? I compagni? quelli che si definiscono veri compagni con il sangue più rosso degli altri animali, nemmeno, forse solo umani?

man planting plant

Ho immaginato Erri De Luca come il contadino appeso alla speranza di un tempo clemente per un buon raccolto a fine stagione, anno per anno da stagione in stagione:

“Per un malinteso compenso, ho piantato molti semi in terra, minuscoli granelli sprofondati sotto una compatta massa. Come hanno saputo da che parte dirigere il germoglio? Sepolto come sotto una valanga, il seme sa la più diretta linea di salita per affiorare all’aria. Ha iscritta in sé la notizia della legge di gravità e per contrasto cresce in direzione opposta. C’è in noi la sua sapienza? Se esiste non la riconosco. Da noi si cresce più facilmente in direzione conforme.”

Erri non usa parole a vanvera, la valanga usata a pagina 11 è la valanga di pagina 88, o almeno io credo, voglio credere, ho bisogno di credere, bramo e desidero che sia così.

“Ci s’innamora anche così, sùbito, e pure a dire sùbito si perde la velocità di quell’istante. Si era caricato molto prima, accumulato come una valanga su un pendio. Uno sguardo scambiato la distacca, la fa precipitare. Ci s’innamora in discesa, a capofitto.”

red lights in line on black surface

La gravità, come legge e come misura, la direzione opposta come sentimento e come ragione, la valanga come forza genitrice e come forza distruttrice, come montagna da scalare per arrivare all’aria, il senso della vita, in superfice “dove la penitenza più profonda è averne solo un’ora, basta da sola a dire che le altre ventrité sono asfissia.

Siamo solo a pagina 14, ancora nella premessa, e ho saltato la giustifica madre, il movente padre, le storie estreme di genitori e figli.”

“Il vocabolario è la mia macchina per attraversare il tempo.”

three yellow and red tower cranes under clear blue sky

Imputato dal lettore, imputato dai tribunali, imputato dalla generazione che ha accompagnato e trascinato, imputato dalle generazioni che hanno e continuano a lucrare sulle generazioni in lotta permanente, oltre gli anni formidabili che io posso solo vivere nei racconti, anni belli e funesti che non ho vissuto per limiti d’età, ma anche il lucro è questione di nasi capaci di scansarne il sudicio.

“Oggi si dice di vecchie lire, ma allora erano govani. Il denaro non si distingue in base alla sua età, ma tra pulito e sporco. Si vuole invece che non abbia odore, “pecunia non olet”, il denaro non puzza, dicevano i Romani. È questione di nasi. Esistono persone con fiuto sviluppato che permette loro di annusarne l’origine e scansarlo.”

La premessa termina a pagina 16 con tutto l’orgoglio e il rispetto che si deve ad un padre nel ricordarne l’esempio, la costruzione delle fondamenta che danno stabilità e forza alla nostra esistenza di figli: la decenza dell’onesta!

Se mi permette, dottor De Luca, qui state peccando di superbia.

Se mi permette, io la chiamo decenza.

Dopo l’orgoglio, il vuoto, l’ignoranza che da il senso profondo all’opera, la grandezza naturale come misura fisica del nodo che tiene insieme cime destinate a separarsi, ma il nodo dell’esistenza, dei salti di generazione è la metafora che non scioglie dubbi ma ci lega per sempre all’eternità, oltre questa vita, oltre questa morte sempre pronta a rapirci la coscienza del presente.

… e ora tenetevi forte, cari naviganti, ecco una valanga gentile:

“uno spreco di fiato gli anni che ho passato in paragone questa vita a questa morte”

sono le ultime parole cantate da Angelo Branduardi… è la fine, ma dovete arrivarci alla fine di questo libro mirabile; l’ultima citazione di Erri De Luca è in inglese, non altra lingua, è moderna non antica, la lingua imperiale del mondo moderno, l’ultima citazione a pagina 123 è di William Butler Yeats: “In balance with this life, this death.” … una lirica del poeta irlandese (1865-1939) tradotta in italiano e suonata e cantata da Angelo, eccola: un volo sospeso nell’eternità di ognuno di noi.

Un compagno si discute sempre, a maggior ragione quando i suoi germogli rendono fioriti prati immensi, e fattene una ragione carissimo Erri, come i marinai consumano tutti i porti del mondo, tu hai infiniti figli dispersi per città, foreste, campagne e montagne, magari illegittimi, irresponsabili, predicatori e praticatori di direzioni opposte, inconcludenti, deboli, fragili, magari solo lettori e spettatori, o magari mai nati, legati, immobili, teneramente sempre bambini, ma tutti ribelli e sognatori che si sentiranno sempre figli tuoi, e io, solo uno di loro. Grazie di delinquere ancora, i tuoi scritti sono seme divino e fonte umana in terra. Gli atti processuali sfameranno gli storici di domani, i malintesi compensi sfioriranno per concimare nuova terra da seminare.

tagliatemi tutto ma non il mio brain

ACARI di Giampaolo G. Rugo e mi esplode l’urgenza del presente

2021 Neo Edizioni

short haired woman standing on flowering plants

All’inizio di questo mio personale cammino di formazione alla lettura, non potevo immaginare che un giorno avrei potuto associare un romanzo alle montagne russe, si, proprio quelle, le terribili e strabilianti giostre che salgono e scendono a mille all’ora, quelle che ti travolgono con un pugno nello stomaco quando precipiti giù, quelle che ti fanno respirare nella scalata lenta verso la cima, quelle giostre vorticose che in pochi secondi rendono l’adrenalina regina in un corpo legato, costretto a seguire una macchina pensata per il divertimento, quelle giostre che a testa in giù ti fanno pensare che tutto il mondo è rovesciato quando stai con i piedi a terra. Questo romanzo si legge in poche ore o meglio, ti travolge con un flusso veloce di storie che intrecciano l’esistenza nei suoi aspetti più densi e profondi. Quando sono arrivato all’ultimo giorno di lavoro di un vigile del fuoco, l’eroe per antonomasia della società civile, mentre i sui colleghi lo vogliono festeggiare, ho toccato, con il suo racconto segreto, il tormento estremo di una società che corre a vuoto, marcia sul posto, nel suo ombellico viscerale che non è il centro ma un vortice di anime solitarie, non è il centro ma un insieme convergente senza dimensioni:

“È il nuovo giorno che sostituisce il vecchio: il ritmo incessante della vita che si ripete ottuso.” – questa frase di qualche pagina prima, esplode tutto il suo significato nella confessione del pompiere, da quel giorno in pensione, i colleghi gli chiedono il giorno più bello, lui racconta: “Non ho mai più provato quella sensazione allo stomaco. Mai.” e di cose brutte, un vigile del fuoco ne vive anche troppe.

In questo meraviglioso romanzo ho trovato una sola parola difficile per me, una parola che però spiega il fascino intenso dell’intero romanzo: aoristo.

sostantivo maschile – Categoria del verbo, particolarmente vitale in greco, che indica l’azione pura e semplice, prescindendo dalle categorie del tempo e della durata: gnôthi seautón (‘conosci te stesso’) è in greco, diversamente dall’italiano, un aoristo, perché valido nel presente, nel passato, nel futuro.


Storie ordinarie, storie comuni, storie che ogni lettore vive e rivive nelle esperienze quotidiane, del passato, del presente, nei desideri del futuro, anche se non si è stati al liceo, anche se hanno abolito il latino nella scuola media, anche se la strada e il sogno di diventare campioni si è infranto nell’utopia della gioventù, la prigione di una sedia a rotelle, la prigione di un corpo inerte che non può decidere se vivere o morire… il rumore dei pensieri, leggendo Acari si fa assordante, l’ho sentito forte:

“Barbara me l’ha detto una volta, mentre la guardavo in silenzio:«Mario! Si sente il rumore del tuo cervello che sta sempre a pensare».”

woman sitting on green and red roller coaster

Le cime e le valli, mai una distesa pianeggiante, mai la pace se non alla fine con il racconto dell’amore di Mario, alla fine, ma bisogna arrivarci all’uscita dalla giostra dei racconti di Rugo, racconti che la quarta di copertina riassume come una “sinfonia polifonica orchestrata magistralmente“, giusto ma non c’è solo una musica fatta bene, c’è la vita vera, con le sue vertigini, i suoi conati di vomito e la sua verità più lucida:

woman wearing black top

“Un milione e mezzo di turisti invadono ogni estate la riviera romagnola. Un milone e mezzo di culi producono milioni di chili di merda che si riversano nel mare in cui la mattina dopo lo stesso milione e mezzo si farà il bagno. Mi trovo a cesenatico a lavorare come assitente socio sanitario, anche il mio culo quest’anno sta dando il suo piccolo contributo.”

Le emozioni non si possono contenere, nemmeno un libro penso possa farlo, anzi un libro bello come questo, le amplificano e le rendono meravigliose come un giro su una montagna russa che ancora non si conosce.

roller coaster ride near trees under blue clouds

Dal bidone dell’immondizia arriva un odore nauseabondo di pannoloni sporchi. Non che me ne vengano in mente di buoni, ma questo è davvero un posto di merda per morire.

La morte e la vita ci sfiorano, ci accarezzano, ci sfuggono, come la notizia per me tristissima della scomparsa, proprio in queste ore di un mio vecchio compagno di scuola: carissimo Pasquale, che la terra ti sia lieve.

time lapse photography of roller coaster during night time
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ho scoperto WriterOfficina

“saranno i ribelli a cambiare il mondo” Abel Wakaam – wow!!!

la verità è che ho scoperto uno scrittore, fotografo, esploratore, e ribelle!

– da non perdere le interviste a grandi scrittrici e scrittori… deliziosa quella aErri De Luca, incredibile quella al ghostwriter 🙂 e molto interessanti anche quelle a Dacia Maraini, Piera Carlomagno, Maurizio de Giovanni, etc…

Molto bello l’articolo EGO SUM… sempre tutto diAbel Wakaam, molto affascinante per me la veste grafica e tecnica del sito, molto fine anni ’90 ma molto funzionale ed immediata oggi nel 2021!

Per me una rivelazione, quindi vai! basta un click! per entrare

“nel luogo dei folli che vogliono cambiare il mondo”

fino al 15 novembre 2021 puoi dare la tua preferenza a questo libro nel
Concorso letterario Writer Golden Officina 2021

o partecipare con un tuo testo: fai click su questo link per sapere come fare

primo dell’anno 2021

😎 … rasato in testa e in faccia, è arrivato, si parte, butteremo le mascherine e torneremo ad abbracciarci, torneremo a guardarci negli occhi fuori dai monitor, torneremo a lavorare, giocare e correre l’uno a fianco dell’altro, a scontrarci e a confrontarci senza paura di inspirare ed espirare virus letali, torneremo a respirare la libertà di questa vita, precaria, dura, maligna ma anche densa di passione, di meraviglia e d’amore. Non chiedetemi quando, so solo che impazziremo di gioia! Buon 2021 mondo mio…

l’arcobaleno del 30 dicembre

palazz sgarrupati, pioggia, grandine e poi l’arcobaleno che si infila nel cielo nero … un presagio di liberazione !

arcobaleno

il sole

il sole sorge sempre, sorge sempre ad est…

Canzoni di protesta, di Pace e d’Amore: un grande Relé!

Raccontare sogni è complicato. Sono così tanto personali, soggettivi, intimi, inenarrabili, vividi ma assurdi, eroici ma sempre interrotti. Quando poi i sogni diventano collettivi e vissuti nella vita reale, ogni racconto è di per sé un sogno, un mito, un cammino, un’esistenza senza tempo, senza fine. Raccontare questo lavoro di Luigi è per me impossibile, è “difficile essere uomo Sarebbe meglio volare”: appunto.

Ascolto e la musica mi fa immaginare prati assolati d’estate alle spalle di una scogliera sul mare d’Irlanda. Poi la prima ballata che mi strugge per la sola eredità possibile, che anch’io posso lasciare a chi incontro teneramente avido di risposte “… dei giovani il futuro”: appunto.

Poi i Balcani, gli zingari e il circo della vita comincia a ballare, “Verso la terra promessa”: appunto.

Poi ancora una ballata di classe italiana con un piano dolce come il miele anche se sento “Vorresti che il dolore Si trasformasse in pianto”: appunto. Poi senti una brezza possente, da brividi, africana, in una canzone d’amore per le donne che ti dice “Non è più tempo di tremare”: appunto.

Dove? L’unico posto che connette ogni esistenza, ogni lacrima, ogni vittoria, ogni sconfitta, ogni cammino, ogni pop, “Ogni ingiustizia o falsità”: appunto.

Ma dove vado senza i racconti dell’infanzia per godere fiati, rap, allegria, ricordi, fusion, mare e vita, “E all’odore buono del pane”: appunto.

Non mancano le caccole ben servite “E con virile saluto romano”: appunto.

Poi una ballata folk d’autore che mi regala un film, dalla fatica del lavoro, al tragitto del ritorno, al rischio della sofferenza per amore, a “Bella, c’è una luce dentro ai tuoi occhi Che illumina la stanza E fa splendere la notte”: appunto.

Poi il blues e che blues, “Bella ciao e Via del campo”: appunto.

Poi il medioevo metropolitano, il canto tribale, “Ma nun ce scassate ‘o cazz”: appunto.

“E se verranno un giorno a cercarmi Troveranno soltanto le mie orme”.

Sarà complicato raccontare i sogni ma con queste tue musiche e parole, si sentono i profumi, gli odori cattivi, si vedono i colori, vibrano le emozioni: non si può smettere di sognare ancora. Grazie Luigi

lavoro ai tempi del coronavirus

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