LUNA ROSSO SANGUE

romanzo di Antonio Lanzetta, 2024 NEWTON COMPTON EDITORI

Il mio quarto Lanzetta non è una conferma, scontata come dicono tutte le recensioni che ho letto, è di più: è un salto che si aggrappa a quella chimera mitologica di perfezione narrativa che il talento di Antonio doma e mette al servizio di una storia incredibile e sconvolgente. Lo dice lui in un’intervista che LUNA ROSSO SANGUE è la prova della sua maturità ma, secondo me, fa un torto alle opere precedenti, perché ognuna lascia un segno profondo e intanto, una volta tradotte, le sue opere raccolgono consensi e premi oltre i confini italiani. Se mai, la conferma è la crescita costante di lettori che, come me per esempio, letto uno ne vogliono ancora e ancora, come L’UOMO SENZA SONNO che proprio in questi giorni è stato premiato a Orchies in Francia vincendo il Prix coup de coer du jury Noir Charbon 2024.

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L’esperienza sensoriale prima che emozionale, in questo capitolo recente della produzione lanzettiana che ha per titolo LUNA ROSSO SANGUE, è la cifra artistica che ne rende unica e speciale la lettura. L’intreccio temporale delle due storie narrate con gli stessi protagonisti corre nelle pagine in modo frenetico e fanno della formazione e della maturità dei personaggi un’unica dimensione sempre presente in cui mi sono sentito avvinto come testimone partecipante e non un semplice spettatore. Le scene ti prendono con tutti i sensi e le emozioni che si provano non sono che la prova di quanto efficace e vivida sia la grandezza della scrittura di Antonio Lanzetta. Sarà che in prima persona, come nel romanzo Pietro fa con Toni sulla spiaggia di Pioppi, da bambino mi sono trovato a difendere il mio fratellino dall’assalto di una terribile gang del centro storico. Il ricordo della Standa sul corso Vittorio Emanuele di Salerno, il nostro primo centro commerciale in città ad un passo da Portanova, è una cicatrice che ancora oggi spacca il labbro superiore della mia bocca.

Questo romanzo è un crescendo implacabile in cui la forza sensoriale ed emozionale dell’onda che cresce con spaventosa irruenza, avviluppa tormenti e tenerezze in un abbraccio sublime, come in quei baci di passione che se anche ti tolgono il respiro, non vuoi mai smettere. La capacità di Lanzetta di spogliare il lettore e mettere in discussione ogni certezza difronte alla nudità dei misteri dell’esistenza umana, trascende quel mondo ideale che tutti vorremo vivere, quello di rette parallele ben distinte, dei percorsi del bene e del male, giudicabili con precisione, confinabili con fermezza. Il bene e il male, l’amore e la violenza, il caldo e il freddo, la tenerezza e il tormento, si intrecciano, si abbracciano, si combattono, si elidono e si riproducono, si sovrappongono, dentro e fuori dalla nostra mente, dalla nostra carne, dall’anima che ci costituisce. Un cerchio che tutto include, credenze, superstizioni, diritti e doveri di sangue, scienza e perfino ogni ovvia banalità quotidiana. I cerchi di pietre che trasfigurano le azioni umane oltre il mistero della vita e della morte sono nella storia umana una testimonianza millenaria del pensiero che desidera l’eterno materiale come dominio sullo spirito, evanescente presenza che fa paura, e così la letteratura di Lanzetta trascende i generi e le etichette, travalica i confini insulsi del posizionamento nel mercato per ambire alla possenza della materialità posseduta da un testo che si tramanda tra generazioni.

L’arte, di cui questo romanzo non è che un ennesimo capitolo che mi fa desiderare un seguito, è, come ho già scritto in questo utile Diario che mi ricorda pensieri che altrimenti potrei solo dimenticare, l’arte dicevo, è un bagno di verità nel più profondo, angosciante e meraviglioso intreccio dell’esistenza umana. L’ingiustizia, la crudeltà, non hanno spiegazione se non nel riflesso tortuoso del male, il serpente viscido dalle mille teste, dai mille sonagli. Mettere a nudo quello che non si traveste, colui che striscia e non cammina è l’arte di Antonio Lanzetta, perché mentre lo leggi, ti fa sentire sulla pelle, il viscido, il brivido, prima ancora di entrare nella scena che segue. La dimensione mentale e fisica del dolore, del tormento e anche dell’amore, mi è entrata dentro, o forse è il buco nero che attrae e non da scampo come nello spazio fa per la luce. Distaccarsi è lacerante, continuare a contaminarsene è sublime, ecco perché attenzione provoca dipendenza è un invito non un avvertimento.

Ringrazio di cuore Antonio Lanzetta, questo scrittore immenso, perché unico insieme a tanti altri unici immensi del passato, del presente e del futuro, uomini e donne, tra le tante cose, mi rende reale, realizzabile questo invito prezioso di Gustave Flaubert:

“Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere.”

RECENSIONI

https://www.librierecensioni.com/libridaleggere/luna-rosso-sangue-antonio-lanzetta.html

https://www.mangialibri.com/luna-rosso-sangue

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