“Quello che non sappiamo è forse il volto,
il nostro volto che la morte un giorno
suggellerà col suo silenzio: nomi,
fatti perduti appena nati, cenere.”
Alfonso Gatto
E se invece ridi, ma che dico gioisci
Tu sommo poeta
e ti fai beffa di tanta crudeltà?
Quando vedi l’ingorgo
Bloccato chi sale e chi scende
Ai piedi del viadotto che ti hanno dedicato
Ai piedi dell’arteria che si ferma
Rotatoria di circoli viziosi nell’inferno quotidiano
Ti diverte l’ictus del sentimento senza ritorno,
improvviso blocco, infarto civile
che i militari non possono sgombrare.
Ingorgo di mezzi fermi vuoti di persone
Piloti incazzati che sprecano energia e rabbia.
Lo vedi, ci guardi, fermi bloccati nell’ingorgo del progresso.
Quanta rabbia sprecata che diventa cenere cenere cenere
Di carrozze di ferro che si fanno regresso umano.
Di solitudini connesse al mondo
ma strumento perverso di libertà.
T’immagino ridere e sussurrare cenere cenere cenere.
Orgoglio di cenere, di merce scaduta,
d’acciaio che diventa ruggine
al sale del mare.
T’immagino però in lacrime dare l’allarme
per l’avaria dissacrata della granella vivente che siamo.
Per ogni cuore ribelle che non si ferma
per ogni scheggia di dolore
nella sabbia intrisa di sangue e fame.
Ingorgo canta al porto per la spiaggia del Mar di Levante
che non vede pace ma solo cenere cenere cenere.
Da lassù seguimi nell’abisso della civiltà insozzata che assiste,
nuotare verso riva, vincere il naufragio e sbarcare.
Nel collasso civile dell’ingorgo la tua poesia diventa manifesto
Gerusalemme per tutti e GAZA CAPITALE
di Palestina libera dalla terra al mare.








Lunedì 22 settembre 2025, INGORGO ho immaginato, blocco è stato, GAZA CAPITALE sarà…




