Con la Global Sumud Flotilla

Da Babilonia a Babilonia

Sul filo come lama di spada

a dividere bene e male.

Cade la torre cade la testa del re.

Tra legale e illegale

denazificare il cuore criminale

Che ci fa disumani

Nel bruciare il fratello disarmato

Che voglio abbracciare ancora vivo

Che resiste con vecchi, bimbi e donne da salvare.

Che con una fionda fa paura come Davide,

perché Davide vinse Golia.

La Flottiglia ha squarciato l’indifferenza,

atto politico di ribellione, d’anarchia organizzata

con la vergogna di chi è potente e vomita disgustato.

Global Sumud resistenza alla vita contro la morte degli innocenti.

Poi egiziani, greci e romani, i barbari del nord, e i turchi mamma li turchi

E il cristo e l’oriente, gli arabi, i russi, i cinesi e gli indiani,

quelli sterminati dal gringo d’occidente, di lingua inglese, francese e spagnola,

ma sopravvissuti nel mondo delle americhe, oltre le americhe,

indigeni, indiani e quelli che con Ghandi hanno mostrato

la marcia per il sale, che ora veleggia per mare.

Quanti oggi andrebbero in montagna

per combattere l’atrocità dell’infame potere nero?

La Flotilla è partigiana la Flotilla, è internazionale.

Schiaffo in faccia all’ipocrisia, alle bestie nelle torri.

Per resistere e sbarcare sulla spiaggia che lacrima sangue

Dove un bimbo aspetta un dito d’acqua dolce e ha fame, tanta fame.

Voglio vedere il tramonto del sole nero

con Gaza capitale nella Palestina libera

dalla terra al mare.

INGORGO

“Quello che non sappiamo è forse il volto,

il nostro volto che la morte un giorno

suggellerà col suo silenzio: nomi,

fatti perduti appena nati, cenere.”

Alfonso Gatto

E se invece ridi, ma che dico gioisci

Tu sommo poeta

e ti fai beffa di tanta crudeltà?

Quando vedi l’ingorgo

Bloccato chi sale e chi scende

Ai piedi del viadotto che ti hanno dedicato

Ai piedi dell’arteria che si ferma

Rotatoria di circoli viziosi nell’inferno quotidiano

Ti diverte l’ictus del sentimento senza ritorno,

improvviso blocco, infarto civile

che i militari non possono sgombrare.

Ingorgo di mezzi fermi vuoti di persone

Piloti incazzati che sprecano energia e rabbia.

Lo vedi, ci guardi, fermi bloccati nell’ingorgo del progresso.

Quanta rabbia sprecata che diventa cenere cenere cenere

Di carrozze di ferro che si fanno regresso umano.

Di solitudini connesse al mondo

ma strumento perverso di libertà.

T’immagino ridere e sussurrare cenere cenere cenere.

Orgoglio di cenere, di merce scaduta,

d’acciaio che diventa ruggine

al sale del mare.

T’immagino però in lacrime dare l’allarme

per l’avaria dissacrata della granella vivente che siamo.

Per ogni cuore ribelle che non si ferma

per ogni scheggia di dolore

nella sabbia intrisa di sangue e fame.

Ingorgo canta al porto per la spiaggia del Mar di Levante

che non vede pace ma solo cenere cenere cenere.

Da lassù seguimi nell’abisso della civiltà insozzata che assiste,

nuotare verso riva, vincere il naufragio e sbarcare.

Nel collasso civile dell’ingorgo la tua poesia diventa manifesto

Gerusalemme per tutti e GAZA CAPITALE

di Palestina libera dalla terra al mare.

Una vista panoramica di una spiaggia affollata con edifici moderni sullo sfondo, bandiere palestinesi sventolano e barche a vela solcano le acque del mare.
Immagine storica del Viadotto Gatto negli anni '70, che mostra la struttura in costruzione e il paesaggio circostante di Salerno.
Panoramica di Salerno oltre 20 anni fa, mostrando il porto e il viadotto Gatto, con edifici e montagne sullo sfondo.
Una vecchia foto del Viadotto Gatto, che mostra il ponte e il panorama circostante, con auto parcheggiate e la costa visibile sullo sfondo.
Screenshot
Immagine storica del porto di Salerno nel 1977, con la costruzione del viadotto Alfonso Gatto in evidenza e una vista di mezzi fermi e barche parcheggiate.
A person holding a Palestinian flag outdoors.
Panorama di una spiaggia affollata con palazzi sullo sfondo, persone che si godono il sole sulla sabbia e un'auto parcheggiata vicino all'acqua.
Un cuore stilizzato in fiamme, illuminato da una luce intensa, rappresenta la fusione di passione e dolore.

Lunedì 22 settembre 2025, INGORGO ho immaginato, blocco è stato, GAZA CAPITALE sarà…

Una folla di manifestanti radunati sotto un viadotto, con diverse bandiere che sventolano, in un contesto di protesta.
Una manifestazione di protesta con un'auto caricata di beni bloccata nel traffico, circondata da persone con bandiere e cartelli.
Manifestazione affollata con persone che sventolano bandiere palestinesi e cartelli, in un contesto urbano.
Una grande manifestazione con persone che sventolano bandiere palestinesi e rosse, in un contesto urbano con montagne sullo sfondo e un cielo blu.

Cenere e silenzio

A voi che prendete la parola per bestemmiare

E chiedete alla guerra di continuare

Niente sarà perdonato

Dopo il silenzio sarete cenere

Così questa polvere di verità

sporca la coscienza

A che serve se Gaza brucia che il sole si nasconde?

È notte tutto il giorno

Di morte e dolore

Nella pioggia di ferro e fuoco

Gridano dalle macerie dell’umano

Voci che divorano parole affamate

Nulla giustifica il sangue degli innocenti

Sarà silenzio di memoria spezzata

Mentre l’anima scappa da corpi condannati

la soluzione finale si compie in diretta TV

Senza più carne da macellare

Avremo infine il coraggio di non di dimenticare?

Sarà notte e sarà giorno

Non è re Giorgio ma Oliviero

Dicevi bene

Siamo trasparenti

Ma sostanza di fumo e vento

Ubriachi di follia

Per la fine nel principio

Sgomenti di tempeste

Sarà notte e sarà giorno

Restiamo umani

Diceva Vittorio

Dalla spiaggia di Gaza dove sarà notte

se affonderanno le barche della rivolta

Dove sarà giorno se sbarcheranno cibo

per un popolo disperso

E se nell’angoscia di morte, polvere e macerie

non ci fosse più nessuno da salvare?

E se fosse già troppo tardi per annegare?

Io voglio spostare il sole.

Per cancellare ogni ombra assassina di vita innocente

Così trasparente come vetro frantumato

Nella sabbia bagnata di sangue

Asciugare dolore e rinascere umano

Non sarà mai pace

Ossuzze
senza più carne
ma solo pelle
e occhi incavati
neri come l’abisso
della nostra colpa
di non fermare
l’orrore di orfani affamati
che allo stremo
si getteranno sulla mitraglia
di soldati infami
comandati nell’inferno
della terra di Palestina.
Con cenere e cadaveri dispersi nella tregua,
rovista e scava nelle macerie
nuova vendetta.
Odio e mai libertà
o perdono umano
per dominati e dominanti
senza lotta e resistenza
non sarà mai pace.