EFFICIENZA

L’ho capito che non sono libero

Dissonante tra tecnica e libertà

Anacronistico come un classico

Schizzo frenico come un dono

Senza futuro né passato

L’ho capito che non sono libero

Dissonante tra disturbi e carriere

Anacronistico come amore

Schizzo frenico come mazzo di mimose

Effimere e secche il giorno dopo

L’ho capito che non sono libero

Dissonante tra pace e guerra

Anacronistico come trincea

Schizzo frenico come cecchino cieco

Eroi del tempo senza gloria

L’ho capito che non sono libero

Dissonante come terra feconda di veleno

Anacronistico come trecce recise

Schizzo frenico come botto inesploso

Orfano e zuppo di lacrime

In catene frenetiche e schizzate

Di acque vergini e donne sante

L’ho capito che non sono libero
Dissonante tra tecnica e libertà
Anacronistico come un classico
Schizzo frenico come un dono
Senza futuro né passato

Non sarà mai pace

Ossuzze
senza più carne
ma solo pelle
e occhi incavati
neri come l’abisso
della nostra colpa
di non fermare
l’orrore di orfani affamati
che allo stremo
si getteranno sui mitragliatori
di soldati infami
condannati nell’inferno
creato nella terra di Palestina.
Con cenere e cadaveri dispersi nella tregua,
scava nelle macerie nuova vendetta.
Odio anche senza lottare
e mai libertà
o perdono divino
per dominati e dominanti
non sarà mai pace.



Il pane e le rose

Il pane e le rose

il vino e le spine

con tragedie intelligenti

mentre

che vola che striscia

l’angoscia avvinta

professa pace ma arma l’istinto

di bruta follia

strategica menzogna

e ipnosi collettiva

come lo schiaffo del vento

che alita vorace

su speranze vane

e così ai bimbi straziati dall’orrore

né vino né spine

né pane né rose

INTERESSI

Mostra interesse. Interessato alla sua vita, ai sui desideri. Così si apre la porta, anche la più chiusa, quella blindata dal sospetto, serrata dalle delusioni, e poi mettici dentro un piede per fermare ogni resistenza alla tua volontà. Entra e sovverti il rapporto di forza con la diffidenza, trasforma le sue paure in un bisogno, l’esigenza che tu sei lì per soddisfare e allora vendi, devasta, vendi l’impossibile: il sogno. Poi con la tua penna preziosa, la firma nel contratto sarà una formalità al tintinnio: un brindisi di nuova amicizia. Mostra interesse e porta a casa la commessa. Mostra interesse: quella bugia funziona, funziona sempre ma l’equilibrio è pericoloso come camminare su una corda tesa sull’abisso. Ho fatto palestra e fortuna vendendo armi ai ribelli; l’interesse negli occhi degli oppressi è una scintilla che accende rivoluzioni. Con l’interesse alle loro proteste ho aperto i cuori di gente che vibravano di passione. In quella settimana tremenda, ho amato una donna bellissima, danzato con lei canti tribali e alla luce d’avorio di luna piena, succhiato l’anima da pelle nera lucente, alla mia guerrigliera affamata di sesso e di vittoria. Mi scrive ancora nostro figlio sopravvissuto alla strage, è in salvo in un collegio costoso nella capitale. È sopravvissuto alla guerra e a sua madre, guerriera nella giungla che adesso non c’è più. Poi ho fatto tanti soldi vendendo armi al governo che ha massacrato i ribelli mostrando interesse per la ragione di stato, per l’ordine e il controllo come sottomissione al paese produttore di armi, sporche del sangue di soldati bambini pieni di veleno. Ho portato a casa commesse milionarie mostrando interesse per la guerra, quella giusta dei potenti, i vittoriosi. Mio figlio ancora non sa delle mie bugie e mi scrive ancora, ha la pelle mulatta di un amore corrotto dal sogno di libertà. Aspetto che si faccia grande e che mi sgozzi con le sue mani innocenti per morire mai assolto da quel mio tradimento crudele, l’infame bugia a sua madre morta ribelle. È la fine che merito in questa giungla di vita diventata deserto.