PIER VITTORIO TONDELLI

un commento a Altri libertini, Feltrinelli, trentesima edizione, 2021

Seguendo i consigli di un diavolo si accede alla letteratura che ti porta per mano dentro gli inferni luminosi delle vicende umane. Sì, perché la luce più forte la fanno le fiamme. La mia fortuna è di avere un orologio sincronizzato con il battere delle ali di quella farfalla che scatena gli uragani nell’altra parte del mondo, e per tanto l’azione di prendere e conoscere un autore e un libro definito universalmente una rivoluzione letteraria, non poteva che scatenare in me una tempesta. E così è stato. Non è mai scontato: credo che ogni lettore abbia i suoi filtri e i suoi momenti unici, le sue esperienze, un vissuto che diventa corazza e arma letale di difesa contro ogni novità: non è mai scontato apprezzare ciò che è osannato da altri.

Questo non è un diario per letterati e fini conoscitori di ogni scrittore italiano o straniero, soprattutto masticatore appassionato di tutte le opere di chi ha ha lasciato e lascia in eredità all’umanità i capolavori della scrittura nella sua forma più artistica, innovativa ed immortale. Non lo è se l’approccio è quello di ricercare parole nuove e non già dette, già raccontate. In questo diario lo spirito che accende le sue pagine è il semplice racconto di letture mai fatte e pertanto, vergini e meravigliate come quelle che solo la prima volta riesce a far amare o maledire per sempre…

young woman standing near fire and sea

È vero quindi, non si può fare a meno di Tondelli e di questo devastante Altri libertini, anche a distanza di oltre quarant’anni dalla sua prima pubblicazione. Rivoluzionario, attuale, vero, crudo, respingente e attrattivo nello stesso tempo, come solo una discesa negli inferi può essere immaginata.

Sarà l’età ma comunque mi affascina l’idea di pensare a come poteva cambiare la mia esistenza se questo libro l’avessi letto nello stesso tempo in cui vivevo le stesse vicende (qualcosa in più qualcosa in meno) raccontate in Altri libertini nei nostri anni ottanta del secolo scorso. La potenza della scrittura straborda dalle storie facendone un groviglio di malesseri, torture, follie, sconfitte, estasi e tormenti che mi hanno trapanato il cervello dando ai miei occhi sulla realtà connessioni nuove e mai aperte. Ebbene sì, nonostante l’età. Io ero bimbo nel ’77 anche se a quell’epoca, ma succede in ogni epoca in ogni agglomerato urbano, i bimbi che crescono in strada un po’ giocano e un po’ fanno gang a mani nude, ma queste sono altre storie.

Pier Vittorio Tondelli
Pier Vittorio Tondelli

ScoprireAltri libertini senza conoscere niente di Tondelli, lo consiglio: più passa il tempo e più è possibile poiché siamo oggi nell’epoca post-apocalittica della comunicazione globale, quella che qualcuno definisce il trionfo dell’ignoranza diffusa. Scoprire che nel 1980 questo libro gareggiava nelle classifiche di vendita con Il nome della rosa di Umberto Eco, sembra veramente assurdo, eppure quella competizione “intellettuale” è un fatto storico, è successo in questa italietta immensa, proprio oggi campione d’Europa di calcio maschile e di volley femminile, un trionfo atletico ed estetico di squadre di bellissimi corpi umani; ammirazione che diventa estasi pensando ai successi olimpici!

Il giorno dopo la mia prima lettura di Pier Vittorio, prima di fare un commento ho googlato il suo cognome e… due articoli, dallo scibile globale sono emersi e hanno assestato un colpo letale alle mie già striminzite certezze, per capirci: «Hai presente il sonoro scuzzettone alla matricola nel gioco dello schiaffo del soldato?», si quello, per capirci!

Un altro libertino come Pier Vittorio Tondelli di SERENA VOTANO
Pier Vittorio Tondelli, il contestatore oltre la rivoluzione di Biagio Castaldo

Non servirebbe altro come invito alla lettura di quest’opera, eppure non resisto, battere sulla tastiera le parole di Tondelli leggendole dalla carta del suo libro, è per me come recitare una preghiera:

Ecco l’incipit del racconto il Postoristoro:

Sono giorni ormai che piove e fa freddo e la burrasca ghiacciata costringe le notti ai tavoli del Posto Ristoro, luce sciatta e livida, neon ammuffiti, odore di ferrovia, polvere gialla rossiccia che si deposita lenta sui vetri, sugli sgabelli e nell’aria di svacco pubblico che respiriamo annoiati, maledetto inverno, davvero maledette notti alla stazione, chiacchiere e giochi di carte e il bicchiere colmo davanti, gli amici scoppiati pensano si scioglie così dicembre, basta una bottiglia sempre piena, finché dura il fumo.

Inserisco solo altri due brevissimi estratti: quello che si deve leggere dentro, nelle visceri del racconto tra questi due eventi, è una tempesta della carne che travolge, che credo sia impossibile anche solo pensare di visualizzare in un film.

Così è restato cattivo sangue anche se al Posto Ristoro ci si dimentica piano piano di tutto perché la vita è davvero vita cioè una porcheria dietro l’altra e allora è come sbattere giù merda ogni giorno che poi ti dimentichi che fa schifo, e ne diventi magari goloso.

Dentro l’ago, zac.

Gli altri racconti sono Mimi e istrioni, Viaggio, Senso Contrario, Altri libertini e Autobahn, un tutt’uno indivisibile che fa dell’immobilità e del viaggio la dimensionalità spaziale senza uscita dall’illusione in cui siamo costretti e ci piace andare. Quelli non sono anni ripetibili perchè ogni generazione ha i suoi anni incredibili e il suo mare, ogni generazione però ripercorre le stesse scoperte, gli stessi drammi, tragedie, felicità e perversioni, gli stessi amori eterni che finiscono. La scrittura di Tondelli ha reso le “solite cose” schiaffi ripetuti all’ipocrisia del perbenismo che fa vinta di non vedere, fa finta di nascondere a se stesso quando invece se ne nutre nell’intimo per sopravvivere nel segreto dei propri peccati incofessabili. E poi la felicità, semplice, precaria, a piccole dosi, irragiungibile, la vera droga della vita: un trip acido dalla nascita alla morte.

Dice che abbiamo pagato troppo caro il prezzo per la ricerca di una nostra autenticità, che tutto quanto abbiamo fatto era giusto e lecito e sacrosanto perché lo si è voluto e questo basta a giustificare ogni azione, ma i tempi son duri e la realtà del quotidiano anche e ci si ritrova sempre a fare i conti con qualche superego malamente digerito; che è stata tutta un’illusione, che non siamo mai state tanto libere come ora che conosciamo il peso effettivo dei condizionamenti.

nuvole

Però subito il giorno dopo a mezzogiorno si ritrovano e stanno a far l’amore chiusi in casa e mangiano e bevono e fumano e scopano ed è questo star bene diosanto, questa è bellavita, avere una gratificazione dietro l’altra e non pensare a niente se non ad abbracciarsi e succhiarsi da ogni parte. Questa sì sarebbe bellavita poterla far per sempre mica bisogno di soldi e lavorare e studiare e partire e perdersi…

Col naso in aria fiutate il vento, strapazzate le nubi all’orizzonte, forza, è ora di partire, forza tutti insieme incontro all’avventuraaaaa!

Quanta ironia con il senno di poi (leggi la dichiarazione di D’Alema nell’articolo di Biagio Castaldo), è proprio vero: “Non è detto che chi viaggia con una ‘500 non possa andare più lontano” – autocit. 🙂

… dimenticavo, se non sai cos’è uno “scuzzettone”… è proprio quello che dice di sentire il protagonista nella canzone che segue, mentre cammina con le mani nel pantalone… in caserma o per strada, la vita è un trip acido dalla nascita alla morte.

Ogni ‘vvota ‘ca me sento ‘sta canzone
Me pare ‘nu guaglione ‘ca more appriesso a te
Me ne vaco ‘cu ‘sti ‘mmane ind’o cazone
Sent’ ‘nu scuzzettone, n’amico ‘ca me fa…

DAVID FOSTER WALLACE e il Tennis

commento a IL TENNIS COME ESPERIENZA RELIGIOSA, Einaudi 2012 e 2017

coppette

Ho le mie coppette, sono un modestissimo categoria 4.2 Fit. Conosco il tennis da dentro, certo è quello dell’agonismo amatoriale, ma guardo e sento e desidero tennis da quando ammiravo Panatta, Borg e McEnroe. Sono alla lettura delle mie prime pagine di David, mi aspettano i tomi. Inizio a capire la grandezza di una leggenda. Nel testo che ho appena finito ci sono due storie, quella grandissima dà il titolo al libro: Il tennis come esperienza religiosa.

Punto primo: anche se odiate il tennis la scrittura di Wallace racconta l’esperienza religiosa insita in ogni gesto sportivo di un genio, Federer o Maradona è lo stesso.

Punto secondo: David con le sue parole rende merito ed immortalità ad ogni goccia di sudore che esce dalla fronte ogni qual volta facciamo sport, fossero anche stupide, noiose quanto atroci flessioni, quel sudore è la ricompensa per la preghiera dovuta a ogni penitenza terrena che promette il paradiso. Poi io sono colluso e non faccio testo, amo il tennis: la lettura di questo racconto sublime è stato per me esaltante.

Quasi tutti gli amanti del tennis che seguono il circuito maschile in televisione hanno avuto, negli ultimi anni, quelli che si protrebbero definire «Momenti Federer». Certe volte, guardando il giovane svizzero giocare, spalanchi la bocca, strabuzzi gli occhi e ti lasci sfuggire versi che spingono tua moglie ad accorrere da un’altra stanza per controllare se stai bene.

[…]

Era impossibile. Sembrava una cosa uscita da Matrix. Non so quali versi mi siano sfuggiti, ma mia moglie dice che…

[…]

Fatto sta che questo è l’esempio di un «Momento Federer», in tv per giunta, e diciamoci la verità: il tennis in tv sta al tennis dal vivo più o meno come i video porno stanno alla realtà vissuta.

E poi le note sono sostanza viva e necessaria , per esempio a pag.47 la nota 1:

Sono tante le cose brutte nell’avere un corpo. È talmente vero che non ci sarebbe bisogno di esempi, ma citiamo solo brevemente il dolore, le ferite, i cattivi odori, la nausea, la vecchiaia, la gravità, la sepsi, la goffaggine, la malattia, i limiti – ogni singolo scisma tra i nostri desideri fisici e le nostre reali capacità. Qualcuno dubita che ci serva aiuto per riconciliarci? Che ne abbiamo un disperato bisogno? È il corpo che muore, in fin de conti. Certo, avere un corpo ha anche aspetti magnifici – è solo che…

Il genio non è riproducibile. L’ispirazione, però, è contagiosa, e multiforme, e anche solo…

Quindi D.V. Wallace scrive “Federer as a Religious Experience” pubblicato sul The New York Times Magazine nel 2006, due anni prima del suicidio, nella parabola discendende della sua permanenza terrena, non poteva sapere il dio che Roger sarebbe diventato, longevo, sempre elegante e quasi eterno ancora oggi a quarant’anni suonati (il mondo lo vuole vedere giocare ancora). Nel racconto c’è anche Nadal, lo conoscono tutti, è un’altro dio del tennis, ma come per altri campioni tennisti, le parole di Wallace sono definitive in quel tempo ma continuano con forza e precisione trascendente ad essere ancora oggi illuminanti, tanto da diventare non solo oggetto di studio, ma divinazione fatta letteratura.

Questo libro, piccino piccino, merita di essere letto anche per la presenza di un trattato breve, forse più che accademico, che Luca Briasco chiama “Solipismo e trascendenza: il tennis come arte”. Inutile dire come le sue parole mi abbiano alimentato ancora di più la voglia di leggere le opere di Wallace, utile invece è riportare un passo scritto che entra direttamente nel cuore della sua analisi critica:

La necessità paradossale di trascendere l’io limitato sapendo che sono i limiti stessi dell’io a rendere possibile il gioco rappresenta la tragedia profonda del tennis e insieme la sua delizia. (Briasco)

[…]

Solipismo e trascendenza non sono due fattori che si escludono; piuttosto, la consapevolezza che là fuori, sul campo, c’è sempre e solo l’io è il primo passo di un percorso che deve portare il tennista o l’artista, a scomparire dentro il gioco, o l’opera. (Briasco)

Ma nemmeno Briasco può esimersi dal citare alla lettera un testo di Wallace, per farsi intendere:

Potrebbe essere benissimo che noi spettatori, privi dei doni divini degli atleti, siamo gli unici a essere davvero in grado di vedere, esprimere e animare l’esperienza del dono a noi negato. E che coloro i quali ricevono e mettono in pratica il dono del genio atletico debbano, di necessità essere ciechi e muti al riguardo, e non perché la cecità e il mutismo siano il prezzo di quel dono, ma perché ne sono l’essenza. (Considera l’aragosta, DFW).

torneo

La mia sventurata ma colpevole ignoranza, oggi nel 2021, a tratti mi regala fortune inaspettate: scoprire Wallace un pezzettino alla volta mi sta offrendo la stessa emozionalità del salire un livello dopo l’altro, i gradini delle ascese culturali insite nella scrittura: beh, leggere fa proprio bene al corpo e allo spirito. Sebbene come nel tennis un millimetro nell’ultimo punto fa la differenza tra vincere e perdere Wimbledon (è successo proprio a Roger nel 2019 sconfitto da Novak), nell’arte, anche l’errore più pacchiano dell’artista rendono comunque l’opera immensa perché è tale negli occhi di chi guarda: a noi ci sarà anche negato il dono del genio ma delle opere di un genio abbiamo la fortuna di nutrirci in estasi senza limiti.

Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway

un commento alla nuova edizione 2021 di Mondadori con la traduzione di Silvia Pareschi.

Non c’è niente da fare, ogni rilettura è preziosa perché l’evoluzione personale di ogni lettore è continua come il fluire dei giorni, indisciplinata, mutevole, sempre nuova. I classici sono un dovere talmente piacevole e maledetto da bestemmiare ogni spreco di tempo che ci resta, del giorno, della notte, della vita. Si rimanda ma quando poi ti rapisce, una storia come quella del vecchio e il mare, ti porta dentro la tempesta della lotta anche se tutt’intorno è immobile, l’uragano di empatia per la sofferenza dello sforzo sovrumano di vincere battaglie ormai perse, con l’enorme pesce più grande della barca, con gli squali affamati dalle stesse motivazioni dell’uomo, nel riposo che non arriva mai se non nella sconfitta finale che ti salva l’esistenza. È la gloria che si deve ai vecchi, ostinati, solitari, invincibili, desiderosi di compagnia, desiderosi di trasferire la sapienza, l’essenza dell’esperienza umana. La barca e la capanna, il mare e la terra ferma, la povertà, e la lotta come unica grandezza della forza di ogni uomo.

Questa ultima edizione è preziosa come prodotto editoriale perché contiene foto in bianco e nero molto speciali, e una raccolta di articoli sulla pesca che Hemingway scrisse tra il 1920 e il 1949, tra questi c’è Sull’acqua blu: una lettera dalla corrente del golfo del 1936: è una corrispondenza con cui accenna, ben sedici anni prima, alla storia da cui nascerà Il vecchio e il mare. Inoltre l’extra imperdibile è il racconto inedito La ricerca come felicità che da solo vale tutto il libro, dove Ernest racconta della sua passione per la pesca, per i suoi uomini d’equipaggio e di come tutti insieme, distribuivano il pescato, enormi e meravigliosi grandi pesci, a tutti coloro che ne avevano bisogno, ai morti di fame, poveri e manganellati, in quella Cuba che solo dal 26 luglio del 1953 al primo gennaio del 1959, vede realizzata la rivoluzione di Fidel Castro e di Ernesto Che Guevara, quando ormai Hemingway è già una stella planetaria.

Copertina Life di Hemingway
Copertina Life di Hemingway

A rendere unica e imperdibile questa edizione è ovviamente la traduzione di Silvia Pareschi che nell’epilogo del libro, ci descrive l’iceberg che ha dovuto affrontare, i sette ottavi della montagna Hemingway che sono sott’acqua, cioè quel metodo dell’iceberg che è un caposaldo della scrittura di Hemingway come lui stesso enunciò per la prima volta in Morte nel pomeriggio:

“Se un prosatore sa bene di cosa sta scrivendo, può omettere le cose che sa, e il lettore, se lo scrittore scrive con abbastanza verità, può avere la sensazione di esse con la stessa forza che se lo scrittore le avesse descritte. Il movimento dignitoso di un iceberg è dovuto al fatto che soltanto un ottavo della sua mole sporge dall’acqua. Uno scrittore che omette le cose perché non le conosce, non fa che lasciare dei vuoti nel suo scritto.” (traduzione di Fernanda Pivano).

Già la traduzione! Solo come accenno alle differenze tra quella di Fernanda e quella di Silvia, riporto l’inizio dell’incipit nelle due differenti edizioni, sono le prime parole di Ernest che nella scansione in bianco a nero dell’originale regalano a questo libro un fascino veramente superlativo; l’ultima foto allegata poi mette insieme i grandi pesci da macellare e una normale famiglia di turisti americani.

testo il vecchio e il mare

Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni lo aveva accompagnato un ragazzo, ma dopo quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio ormai era decisamente e definitivamente salao, che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo li aveva ubbiditi andando in un’altra barca che prese tre bei pesci nella prima settimana. Era triste per il ragazzo veder arrivare ogni giorno il vecchio con la barca vuota e scendeva sempre ad aiutarlo a trasportare o le lenze addugliate o la gaffa e la fiocina e la vela serrata all’albero. (Traduzione di Fernanda Pivano)

Era un vecchio che pescava da solo su una piccola barca nella corrente del Golfo e ormai da ottantaquattro giorni non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni con lui c’era stato un ragazzo. Ma dopo quaranta giorni senza neppure un pesce i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio era ormai sicuramente e definitivamente salao, cioè uno sfortunato della peggior specie, e per loro ordine il ragazzo era andato su un’altra barca che aveva preso tre bei pesci nella prima settimana. Il ragazzo si rattristava nel vedere il vecchio rientrare ogni giorno con la barca vuota e andava sempre ad aiutarlo a trasportare le matasse di lenze o il raffio e l’arpione e la vela avvolta intorno all’albero. (Traduzione di Silvia Pareschi)

famiglia Hemingway
testo il vecchio e il mare
copertina originale il vecchio e il mare

#ilTerzoLivello: recensione di Nicola Nigro

che dire? sono felice e commosso: infiniti GRAZIE!!! al Direttore Nicola Nigro: conserverò questo suo articolo tra le tante cose straordinarie della mia vita, perchè vero, sentito, inaspettato, fulminante come un lampo in un cielo senza nuvole nell’agosto più torrido di sempre… non scherzo, ho fatto una doccia gelata per riprendermi dal rovente abbraccio di emozioni con cui, il suo articolo, le sue parole, mi hanno travolto. Ancora uno: GRAZIE!!!

http://www.giornaleilsud.com/2021/08/17/un-libro-davvero-da-leggere-soprattutto-per-un-genitore-o-chi-sta-per-diventarlo-o-lo-diventera/

Articolo il SUD di Nicola Nigro
Articolo il SUD di Nicola Nigro
Articolo il SUD di Nicola Nigro
Articolo il SUD di Nicola Nigro
Articolo il SUD di Nicola Nigro

Il Nero Carlomagno: L’invito

un commento al romanzo breve L’invito, edizioni e-stories 2020, finalista al Premio Garfagnana in giallo sezione ebook 2016

“A volte per ritrovare se stessi è necessario perdersi, ma quanto può essere pericoloso?“ – sulla quarta di copertina la scrittrice Piera Carlomagno, porge il suo invito alla lettura con estrema chiarezza, bianco su fucsia patinato, accenna “di come un accecante, seducente miraggio possa condurre nel baratro più profondo.”

Il titolo dato a questo romanzo, è tutta altra cosa, è un piano diabolico, è la vendetta necessaria di un’anima diventata nera per amore, accecata da gelosia primordiale.

woman s face

Ciò che più mi ha coinvolto è il racconto in prima persona della protagonista Mirella che diventa Greta e poi rinasce in una nuova Mirella, è la formazione dell’insoddisfazione umana prima che femmina, che vive in ben tre personalità, le pulsioni fatte carne e desiderio che rendono il racconto non solo intrigante ed avvincente, ma anche capace di scavare nelle profondità dei meccanismi mentali sottesi alla scelta delle maschere, delle bugie, degli inganni, delle menzogne, della passione nel vivere nascondendosi a se stessi.

“Per poche, ora lo so, pochissime persone, succede a volte che il non vissuto esca fuori dal cono d’ombra dell’immaginazione e metta le mani intorno al collo della verità”

La trama sembra semplice e scorrevole ma si afferra con soddisfazione solo alla fine, come deve essere è vero, ma senza essere scontata: è padronanza di stile.

“Non si accorse che a un certo punto ero morta. Morta di piacere e di desiderio, che mi aveva stretta, poi sciolta, poi rubata e aveva fermato il sangue nelle vene, che mi aveva avvolto i pensieri in un morso di felicità tanto improvvisa quanto assassina.”

Il bene e il male si aggrovigliano tanto che ogni piccolo capitolo è premessa per una attesa insopportabile, un risvolto che ogni lettore deve scoprire.

“L’amore quella notte fu incredibile. Felino e devastante. Spazzò via quello che c’era rimasto di me. Lasciò in piedi un simulacro di donna, una identità a cui erano state dilaniate le carni, ma soprattutto un corpo a cui era stata strappata l’anima.”

Dipendevo da lei, come prima ero stata schiava di lui.

L’intreccio dei sessi, il nemico che diventa alleato e l’odio che sale prendendo il controllo della mente, sono più che suspence o artificio letterario: è fame di antropologia criminale.

“… mi sento come il sole che tramonta nel mare e la mia angoscia si spande in tutto il corpo e nei pensieri.”

Se state pensando che può essere una lettura da fare sotto l’ombrellone, sappiate che va bene per una mattinata o un pomeriggio, si divora in poche ore, poi ogni uomo guarderà negli occhi la propria donna con paure tutte nuove, una donna così non mangia l’anima, divora tutta l’esistenza lasciando niente, anche ai figli.

Copertina romanzo L'invito

“Però la tregua era terminata. Il cervello aveva cominciato a lavorare. C’è una reazione, c’è un fondo del dolore, c’è il momento in cui le mani prendono qualcosa che fa resistenza e tirano fino a strappare, accada quel che accada.”

A GRANDEZZA NATURALE, Erri De Luca, Feltrinelli, 2021

un commento? forse di più…

Le stelle non si incontrano si consumano. Questo è quello che vuole Erri, ho pensato sull’ultima frase letta a pagina 123.

“Nessuno lo ha chiamato papà. Agì da padre anche se non lo era. Negli abissi del disumano, il semplice umano abbaglia la raffica di un lampo.”

Una volta ancora, ho ringraziato lo Stato di aver letto e discusso “Se questo è un uomo” di Primo Levi a dodici anni nella mia scuola media di allora. Oggi non è più così? è molto peggio, lo scrive Erri nella sua premessa: “Da noi si cresce più facilmente in direzione conforme”, senza più sapienza.

Ecco, non è affato elegante cominciare dalla fine, devo iniziare dalla Premessa che Feltrinelli ha fatto iniziare a pagina 11. Come se uno scrittore come Erri dovesse premettere qualcosa? Ebbene sì, la premessa di Erri è l’opera, è la sua vita, il suo respiro profondo di esistenza, di ragione e sentimento. È un testamento. È nato nel 1950, poteva anzi è mio padre.

Un compagno come Erri non si discute eppure io oso farlo, devo farlo, devo consumare la sua stella inghiottendone luce e calore, oltre al vino, libro da libro e montagne che non conosco.

Una deliziosa intervista di Abel Wakaam mi ha spinto a prendere in libreria una copia di questo libro nuovo; dopo tanti, troppi anni, ho letto pagine errideluchiane, saranno i nuovi occhiali, saranno le sincronizzazioni celesti, ma oggi posso dire che il vero delitto lo commette il lettore che fa passare il tempo senza leggere le opere di Erri, eppure lui scrive:

“Uno scrittore sta anche da imputato di fronte al lettore. Fattispecie del reato è lo spreco del suo tempo. Da qui la domanda indiscreta sul perché di un libro. Abbozzo una spiegazione relativa a questo.”

photo of boats on ocean near rock formations

Non sono padre. Il mio seme s’inaridisce con me, non ha trovato una via per diventare.”

Possibile? Chiarisce prima, nelle righe precedenti, sente il bisogno di giustificarsi per rispondere:

“Capita di ricevere l’insolubile domanda sul perché si scrive un libro.”

La tua opera? è un malinteso compenso? Ma che dici Erri? Chi sono quelli che malintendono pensando ai compensi? I compagni? quelli che si definiscono veri compagni con il sangue più rosso degli altri animali, nemmeno, forse solo umani?

man planting plant

Ho immaginato Erri De Luca come il contadino appeso alla speranza di un tempo clemente per un buon raccolto a fine stagione, anno per anno da stagione in stagione:

“Per un malinteso compenso, ho piantato molti semi in terra, minuscoli granelli sprofondati sotto una compatta massa. Come hanno saputo da che parte dirigere il germoglio? Sepolto come sotto una valanga, il seme sa la più diretta linea di salita per affiorare all’aria. Ha iscritta in sé la notizia della legge di gravità e per contrasto cresce in direzione opposta. C’è in noi la sua sapienza? Se esiste non la riconosco. Da noi si cresce più facilmente in direzione conforme.”

Erri non usa parole a vanvera, la valanga usata a pagina 11 è la valanga di pagina 88, o almeno io credo, voglio credere, ho bisogno di credere, bramo e desidero che sia così.

“Ci s’innamora anche così, sùbito, e pure a dire sùbito si perde la velocità di quell’istante. Si era caricato molto prima, accumulato come una valanga su un pendio. Uno sguardo scambiato la distacca, la fa precipitare. Ci s’innamora in discesa, a capofitto.”

red lights in line on black surface

La gravità, come legge e come misura, la direzione opposta come sentimento e come ragione, la valanga come forza genitrice e come forza distruttrice, come montagna da scalare per arrivare all’aria, il senso della vita, in superfice “dove la penitenza più profonda è averne solo un’ora, basta da sola a dire che le altre ventrité sono asfissia.

Siamo solo a pagina 14, ancora nella premessa, e ho saltato la giustifica madre, il movente padre, le storie estreme di genitori e figli.”

“Il vocabolario è la mia macchina per attraversare il tempo.”

three yellow and red tower cranes under clear blue sky

Imputato dal lettore, imputato dai tribunali, imputato dalla generazione che ha accompagnato e trascinato, imputato dalle generazioni che hanno e continuano a lucrare sulle generazioni in lotta permanente, oltre gli anni formidabili che io posso solo vivere nei racconti, anni belli e funesti che non ho vissuto per limiti d’età, ma anche il lucro è questione di nasi capaci di scansarne il sudicio.

“Oggi si dice di vecchie lire, ma allora erano govani. Il denaro non si distingue in base alla sua età, ma tra pulito e sporco. Si vuole invece che non abbia odore, “pecunia non olet”, il denaro non puzza, dicevano i Romani. È questione di nasi. Esistono persone con fiuto sviluppato che permette loro di annusarne l’origine e scansarlo.”

La premessa termina a pagina 16 con tutto l’orgoglio e il rispetto che si deve ad un padre nel ricordarne l’esempio, la costruzione delle fondamenta che danno stabilità e forza alla nostra esistenza di figli: la decenza dell’onesta!

Se mi permette, dottor De Luca, qui state peccando di superbia.

Se mi permette, io la chiamo decenza.

Dopo l’orgoglio, il vuoto, l’ignoranza che da il senso profondo all’opera, la grandezza naturale come misura fisica del nodo che tiene insieme cime destinate a separarsi, ma il nodo dell’esistenza, dei salti di generazione è la metafora che non scioglie dubbi ma ci lega per sempre all’eternità, oltre questa vita, oltre questa morte sempre pronta a rapirci la coscienza del presente.

… e ora tenetevi forte, cari naviganti, ecco una valanga gentile:

“uno spreco di fiato gli anni che ho passato in paragone questa vita a questa morte”

sono le ultime parole cantate da Angelo Branduardi… è la fine, ma dovete arrivarci alla fine di questo libro mirabile; l’ultima citazione di Erri De Luca è in inglese, non altra lingua, è moderna non antica, la lingua imperiale del mondo moderno, l’ultima citazione a pagina 123 è di William Butler Yeats: “In balance with this life, this death.” … una lirica del poeta irlandese (1865-1939) tradotta in italiano e suonata e cantata da Angelo, eccola: un volo sospeso nell’eternità di ognuno di noi.

Un compagno si discute sempre, a maggior ragione quando i suoi germogli rendono fioriti prati immensi, e fattene una ragione carissimo Erri, come i marinai consumano tutti i porti del mondo, tu hai infiniti figli dispersi per città, foreste, campagne e montagne, magari illegittimi, irresponsabili, predicatori e praticatori di direzioni opposte, inconcludenti, deboli, fragili, magari solo lettori e spettatori, o magari mai nati, legati, immobili, teneramente sempre bambini, ma tutti ribelli e sognatori che si sentiranno sempre figli tuoi, e io, solo uno di loro. Grazie di delinquere ancora, i tuoi scritti sono seme divino e fonte umana in terra. Gli atti processuali sfameranno gli storici di domani, i malintesi compensi sfioriranno per concimare nuova terra da seminare.

tagliatemi tutto ma non il mio brain

Acari, e mi esplode l’urgenza del presente

un commento su: Acari di Giampaolo G. Rugo, 2021 Neo Edizioni

short haired woman standing on flowering plants

All’inizio di questo mio personale cammino di formazione alla lettura, non potevo immaginare che un giorno avrei potuto associare un romanzo alle montagne russe, si, proprio quelle, le terribili e strabilianti giostre che salgono e scendono a mille all’ora, quelle che ti travolgono con un pugno nello stomaco quando precipiti giù, quelle che ti fanno respirare nella scalata lenta verso la cima, quelle giostre vorticose che in pochi secondi rendono l’adrenalina regina in un corpo legato, costretto a seguire una macchina pensata per il divertimento, quelle giostre che a testa in giù ti fanno pensare che tutto il mondo è rovesciato quando stai con i piedi a terra. Questo romanzo si legge in poche ore o meglio, ti travolge con un flusso veloce di storie che intrecciano l’esistenza nei suoi aspetti più densi e profondi. Quando sono arrivato all’ultimo giorno di lavoro di un vigile del fuoco, l’eroe per antonomasia della società civile, mentre i sui colleghi lo vogliono festeggiare, ho toccato, con il suo racconto segreto, il tormento estremo di una società che corre a vuoto, marcia sul posto, nel suo ombellico viscerale che non è il centro ma un vortice di anime solitarie, non è il centro ma un insieme convergente senza dimensioni:

“È il nuovo giorno che sostituisce il vecchio: il ritmo incessante della vita che si ripete ottuso.” – questa frase di qualche pagina prima, esplode tutto il suo significato nella confessione del pompiere, da quel giorno in pensione, i colleghi gli chiedono il giorno più bello, lui racconta: “Non ho mai più provato quella sensazione allo stomaco. Mai.” e di cose brutte, un vigile del fuoco ne vive anche troppe.

In questo meraviglioso romanzo ho trovato una sola parola difficile per me, una parola che però spiega il fascino intenso dell’intero romanzo: aoristo.

sostantivo maschile – Categoria del verbo, particolarmente vitale in greco, che indica l’azione pura e semplice, prescindendo dalle categorie del tempo e della durata: gnôthi seautón (‘conosci te stesso’) è in greco, diversamente dall’italiano, un aoristo, perché valido nel presente, nel passato, nel futuro.


Storie ordinarie, storie comuni, storie che ogni lettore vive e rivive nelle esperienze quotidiane, del passato, del presente, nei desideri del futuro, anche se non si è stati al liceo, anche se hanno abolito il latino nella scuola media, anche se la strada e il sogno di diventare campioni si è infranto nell’utopia della gioventù, la prigione di una sedia a rotelle, la prigione di un corpo inerte che non può decidere se vivere o morire… il rumore dei pensieri, leggendo Acari si fa assordante, l’ho sentito forte:

“Barbara me l’ha detto una volta, mentre la guardavo in silenzio:«Mario! Si sente il rumore del tuo cervello che sta sempre a pensare».”

woman sitting on green and red roller coaster

Le cime e le valli, mai una distesa pianeggiante, mai la pace se non alla fine con il racconto dell’amore di Mario, alla fine, ma bisogna arrivarci all’uscita dalla giostra dei racconti di Rugo, racconti che la quarta di copertina riassume come una “sinfonia polifonica orchestrata magistralmente“, giusto ma non c’è solo una musica fatta bene, c’è la vita vera, con le sue vertigini, i suoi conati di vomito e la sua verità più lucida:

woman wearing black top

“Un milione e mezzo di turisti invadono ogni estate la riviera romagnola. Un milone e mezzo di culi producono milioni di chili di merda che si riversano nel mare in cui la mattina dopo lo stesso milione e mezzo si farà il bagno. Mi trovo a cesenatico a lavorare come assitente socio sanitario, anche il mio culo quest’anno sta dando il suo piccolo contributo.”

Le emozioni non si possono contenere, nemmeno un libro penso possa farlo, anzi un libro bello come questo, le amplificano e le rendono meravigliose come un giro su una montagna russa che ancora non si conosce.

roller coaster ride near trees under blue clouds

Dal bidone dell’immondizia arriva un odore nauseabondo di pannoloni sporchi. Non che me ne vengano in mente di buoni, ma questo è davvero un posto di merda per morire.

La morte e la vita ci sfiorano, ci accarezzano, ci sfuggono, come la notizia per me tristissima della scomparsa, proprio in queste ore di un mio vecchio compagno di scuola: carissimo Pasquale, che la terra ti sia lieve.

time lapse photography of roller coaster during night time
Photo by Albin Berlin on Pexels.com

ho scoperto WriterOfficina

“saranno i ribelli a cambiare il mondo” Abel Wakaam – wow!!!

la verità è che ho scoperto uno scrittore, fotografo, esploratore, e ribelle!

– da non perdere le interviste a grandi scrittrici e scrittori… deliziosa quella aErri De Luca, incredibile quella al ghostwriter 🙂 e molto interessanti anche quelle a Dacia Maraini, Piera Carlomagno, Maurizio de Giovanni, etc…

Molto bello l’articolo EGO SUM… sempre tutto diAbel Wakaam, molto affascinante per me la veste grafica e tecnica del sito, molto fine anni ’90 ma molto funzionale ed immediata oggi nel 2021!

Per me una rivelazione, quindi vai! basta un click! per entrare

“nel luogo dei folli che vogliono cambiare il mondo”

fino al 15 novembre 2021 puoi dare la tua preferenza a questo libro nel
Concorso letterario Writer Golden Officina 2021

o partecipare con un tuo testo: fai click su questo link per sapere come fare

#ilterzolivello su instagram

anche instagram … la notizia sta girando 🙂#ilterzolivello

la grammatica italiana

comunicato ai miei carissimi lettori: continuate così – veramente grazie di cuore!!! – ogni segnalazione di errori/orrori, in violazione della grammatica e sintassi italiana, anche napoletana 🙂 ogni commento e ogni domanda sono linfa vitale per questo progetto di editing collettivo in continua evoluzione, intanto … tanto per rimarcare la mia inadeguatezza all’impresa 🙂 bisogna rifare le fondamenta che si sono sfatte, forza e coraggio 🙂 … ho ripreso dalla polvere il libro che si vede allegato al post … nel ’77 ero in prima media (e voi?) … vi prego fermatelo questo tempo maledetto che corre veloce, vi prego fermatelo 🙂 … intanto, bisogna leggere e studiare prima di pubblicare … ormai la frittata è fatta 🙂 e come dicono quelli bravi, bisogna buttare l’acqua sporca, mai il bambino !!!

#ilterzolivello

… tenerlo in vita, farlo crescere, il bambino, è tutta nata storia 🙂

leggi! che meraviglia…

essere lettore, essere giudice, valutare ciò che oggettivamente uno scritto trasmette a chi legge, è un lavoro tremendamente difficile, impegnativo, può essere una professione esaltante se costruita sulla passione ma credo che il bagaglio culturale e delle esperienze, necessario per dotarsi di una cassetta degli attrezzi adeguata è paurosamente infinito, magari ci si può specializzare in termini di “aree” di scrittura e in termini di “target” di lettura … facile, rilassante, invece è la dimensione soggettiva, quello che ci piace e che ci cattura, quello che ci fa pensare, che ci forma, che ci fa sognare, quello che … ci aiuta a sentirci vivi dentro e fuori dal nostro essere umani, nonostante la violenza e le ingiustizie che alimentano il male e la cattiveria dell’essere umano.

Facile e rilassante è scegliere cosa leggere. Devo leggere, devo giudicare…

Nel #ilterzolivello c’è un passaggio del protagonista che impone al figlio la figura del genitore come giudice, il giudicare il figlio è un dovere per il protagonista, quando sappiamo bene come da sempre i figli rimproverano con forza questo ruolo: “tu sai solo giudicarmi!” … ancora non ho trovato un lettore che mi abbia segnalato/criticato questo tema, … la verità è che nella mia sfacciataggine ho buttato dentro troppi temi … ma la vera domanda è: perché dovrei leggere questo #ilterzolivello ? Perché dovrei partecipare a questo esperimento di “editing collettivo”? … devo ragionare meglio con il mio ghostwriter … intanto seguo il suo saggio consiglio: LEGGI!!! 😎

  • finalisti premio salerno
  • Copertina libro De Silva
  • copertina L'invito di Piera Carlomagnobreve L'invito, edizioni e-stories 2020
  • copertina di CERTI BAMBINI
  • specchio

un libro & un caffè

Nel ringraziare la libreria Libramente Caffè per la disponibilità, comunico che sono disponibili copie fisiche del #ilterzolivello a Salerno

in Via Francesco Paolo Volpe, 34

Caffè Letterario Libramente

Dante e gli scacchi

pp. 123 #nerolucano di Piera Carlomagno

«L’incendio suo seguiva ogne scintilla; ed eran tante, che ’l numero loropiù che ’l doppiar de li scacchi s’inmilla.»

Dante Alighieri, Paradiso XXVIII, vv. 91-93.

1 un coro di angelo

2 due cori di angeli

4

8

16

32

64

128

256

512

1.024

2.048

4.096

8.192

16.384

32.768

65.536

131.072

262.144

524.288

1.048.576

2.097.152

4.194.304

8.388.608

16.777.216

33.554.432

67.108.864

134.217.728

268.435.456

536.870.912

1.073.741.824

2.147.483.648

4.294.967.296

8.589.934.592

17.179.869.184

34.359.738.368

68.719.476.736

137.438.953.472

274.877.906.944

549.755.813.888

1.099.511.627.776

2.199.023.255.552

4.398.046.511.104

8.796.093.022.208

17.592.186.044.416

35.184.372.088.832

70.368.744.177.664

140.737.488.355.328

281.474.976.710.656

562.949.953.421.312

1.125.899.906.842.620

2.251.799.813.685.250

4.503.599.627.370.500

9.007.199.254.740.990

18.014.398.509.482.000

36.028.797.018.964.000

72.057.594.037.927.900

144.115.188.075.856.000

288.230.376.151.712.000

576.460.752.303.423.000

1.152.921.504.606.850.000

2.305.843.009.213.690.000

4.611.686.018.427.390.000

9.223.372.036.854.780.00064°raddoppio 🙂

oltre 9 miliardi di miliardi … quello che segue è un post del 20 marzo 2020 – copiato dal gruppo “Natura & Matematica” – la condivisione FB al post sparisce dopo pochi secondi e quindi ho duplicato anche la bella immagine che accompagna il post – roba da nerd 🙂

«L’incendio suo seguiva ogne scintilla;ed eran tante, che ’l numero loropiù che ’l doppiar de li scacchi s’inmilla.»Dante Alighieri, Paradiso XXVIII, vv. 91-93.[…]

I riferimenti ad argomenti di carattere matematico sono molteplici nella Commedia e, nello specifico, quello riportato qui, induce a far pensare che Dante avesse un interesse anche per il gioco degli scacchi. La citazione afferma che il numero di cori degli angeli in Paradiso è talmente grande da superare il “doppiar de li scacchi”. Questa è un’allusione alla leggenda di Sissa Nassir, il mago di corte dello Shah di Persia, che, per dare qualche diversivo al suo re annoiato, inventò il gioco degli scacchi. Lo Shah gli chiese quale dono volesse in cambio per questa sua invenzione e lui rispose che gli sarebbe piaciuto molto ricevere come ricompensa soltanto un chicco di riso sulla prima casella; il doppio dei chicchi sulla seconda casella (cioè 2); il doppio ancora sulla terza casella (cioè 4); il doppio dei chicchi della terza sulla quarta (cioè 😎, e così via, fino all’ultima casella, la sessantaquattresima. Lo Shah credette di poter soddisfare con poco questa sua richiesta, ma ben presto si rese conto che il numero di chicchi di riso necessari era di ben lunga superiore a quello di tutti i chicchi presenti nel suo regno. Allo stesso modo, nel Paradiso dantesco, i cori degli angeli sono in numero ancor maggiore dei chicchi di riso della leggenda].A.T.

capolavori

quando la trasformazione della materia, attraverso la realizzazione di un’idea, crea oggetti utili e belli, queste opere sono capolavori, l’arte è un’altra cosa, magari immortale, magari eterna … il capolavoro è un lavoro fatto bene, può piacere o meno, resta un manufatto unico, irripetibile … e quando questa artigiana ti è moglie, amica e amante … non puoi che ringraziare per l’orgoglio e il privilegio di essere desiderato comunque e sempre: solo infinita ammirazione … https://www.facebook.com/media/set/?set=a.2662122613820382

Libri e Recensioni.com

.. la mia avventata nonché spregiudicata sperimentazione creativa di scrittura, acquista nuovo vigore con la bellissima recensione di Norberto Loricati che ringrazio infinitamente …

Recensione:
Un libro difficilmente classificabile in un genere. Se proprio dobbiamo incasellarlo in una sezione direi “biografia romanzata”, ma in queste due parole… c’è dentro di tutto.
Un elemento caro all’autore è il mare e, dunque, lo uso anche io per fare un esempio.
Immaginiamo una giornata ventosa, di quelle in cui le onde si fanno grosse sotto costa, con cavalloni difficilmente superabili. Se un impavido nuotatore si avventurasse in acqua verrebbe sbattuto a terra, sommerso, respinto, ma insistendo e andando contro vento, superando quel punto in cui le onde si formano, ecco che le acque si fanno più calme, dolci, e accoglienti.
Ebbene, i cavalloni costituiscono le prime quaranta pagine di questo libro: respingenti, difficili da oltrepassare, scritte con uno stile poco avvincente, dialoghi lunghi, quasi dei monologhi, composte da riflessioni pseudofilosofiche che allontanano il lettore, invece di attrarlo.
Superato questo scoglio il racconto prende un altro ritmo, e ci si incammina accanto al protagonista ripercorrendo la sua (e la nostra) vita.
L’autore usa un espediente – una lunga camminata per recarsi a un appuntamento – per rivedere a ogni angolo di strada sprazzi della propria esistenza, ricordando persone, luoghi e idee di una fase della vita che non c’è più. Come spesso accade, si tende a idealizzare il periodo della giovinezza, e ogni cosa dei tempi andati sembra migliore solo perché vissuta in un’età ricca di speranze, progetti e fantasia. Accade la stessa cosa in questo bel libro che Di Gennaro ci propone. Nonostante il protagonista non abbia vissuto una giovinezza particolarmente agiata, si ha la sensazione che la vera ricchezza gli fosse data da qualcos’altro: valori ormai perduti e sani principi restituiscono la soddisfazione per un percorso di vita sempre votato alla correttezza e alla rettitudine.
Insieme al protagonista ripercorriamo gli anni di piombo, con il terrorismo che li incendiò, e le lotte di classe, con il periodo d’oro dei sindacati, quando riuscivano a portare in piazza migliaia di lavoratori per un salario più dignitoso. Inutile dire che l’autore sta dalla parte di chi ha meno, di chi vede i propri diritti calpestati, ed essendo egli stesso un sindacalista, in questa sezione del libro ci ha messo sicuramente molto del suo.
Oltre a questi temi decisamente caldi e vissuti ancora con fervente passione, Di Gennaro ci mostra anche altri temi più romanzati e meno impegnati. Ci parla di amicizia, di lealtà, di momenti di vita vissuta socializzando con persone in carne ed ossa, e non tramite i cellulari come avviene oggi. Ci parla della sua profonda passione per la musica e del ruolo fondamentale che hanno avuto le radio private negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso. Ci parla dei primi home computer entrati nelle case della gente. Ci parla dei primi amori, vissuti con una passione che spingeva a coprire lunghe distanze con una semplice bicicletta. Ci parla anche del ricco e variopinto rapporto di vicinato che si creava nei vicoli delle città. Ma c’è ancora tanto altro: ci sono pensieri e riflessioni sulle differenze generazionali, sul difficile rapporto fra un padre e un figlio che non riescono a comunicare e c’è spazio anche per un piccolo mistero su un’entità superiore, nascosta, capace di condizionare le vite di tutti noi.
Quando si arriva in fondo a questo testo ci si rende conto che in quelle pagine c’è una parte della memoria collettiva del nostro Paese. Non solo, c’è anche tanta parte di noi come singoli individui, con le nostre piccole esperienze vissute e dimenticate negli anni. Ecco, quindi, che questa lettura si differenzia da tante altre poiché, alla fine, non facciamo tesoro delle esperienze altrui, ma scopriamo una più forte e profonda ricchezza nelle nostre stesse vite, che questo libro ci aiuta a ricordare.
Una lettura che mi permetto di consigliare soprattutto a chi ha qualche capello bianco, per rivivere tanti bei momenti della propria esistenza grazie all’aiuto di Di Gennaro.
(Norberto Loricati)

ringraziamento

la letteratura ai tempi di twitter

Johannes Bückler

@JohannesBuckler

Che ci faccio in questo luogo di dolore?

La logica conclusione, caro Johannes, dopo una vita passata a lottare contro i mulini a vento. Perché nessuno mi vuole dare retta? So di aver ragione, ne sono certo. Sto impazzendo per questa cosa. Perché mi hanno rinchiuso in manicomio?

NON ESISTONO PICCOLE STORIE

meritiamo la serie A

… cancello ogni dubbio anche per dissuadere altri tentativi di approccio che temo si intensificheranno comunque, sotto sotto alle elezioni amministrative. Ringrazio con il cuore chi, comunque, mi onora con questo tipo di proposte, ma come ho scritto alla domanda lanciata in rete su fb da Franco Matteo: io no, non mi candido, ci provai nel 2006 anche per capire e ho capito che è un massacro di famiglie, più o meno legali 🙂 … dopo 15 anni è sempre peggio, il tir di liste civiche sarà pieno di anime portate al macello 🙁 … amo Salerno e non solo quella calcistica, tutta SALERNO merita la serie A. Lo confermo con questa foto di qualche gg fa; se dovessi decidere io, la prima cosa che imporrei sarebbe un candidato sindaco DONNA … non voglio decidere, non voglio partecipare (se non con il mio voto), non ce la faccio, io sono un immigrato in questa grande e bella città, le uniche “forze residue” riesco a dedicarle alla militanza nel sindacato di base dentro una amministrazione pubblica che vi assicuro è un impegno affatto semplice … qualcosa, ma tanto altro si respira dentro #ilterzolivello …ma ora, basta chiacchiere, al LAVORO!!! La giornata è lunga, è primavera e il sole tramonta tardi 😎🤩

libri per strada

… nel mondo “fisico”, copie del #ilterzolivello sono disponibili alla

Libreria Guida di Salerno

IMAGINE’S BOOK- c.so Garibaldi 142 – a metà strada tra Tribunale e INPS 🙂

Ringrazio lo staff per la gentilezza e la disponibilità dimostrata.

se ne parla :-)

[…] Vero o falso che sia, quel che si dice degli uomini occupa spesso altrettanto posto nella loro vita, e soprattutto nel loro destino, quanto quello che fanno. […]

Victor Hugo

#ilterzolivello

è arrivato a Positano

“Il Terzo livello”, il libro dello scrittore salernitano Pietro Di Gennaro

Il libro è un esperimento creativo di scrittura in cui l’autore affronta il rapporto conflittuale padre-figlio

Si chiama “Il Terzo livello” ed è il libro scritto dal salernitano Pietro Di Gennaro. Nato a Salerno nel 1966, Di Gennaro è funzionario informatico di una amministrazione pubblica, ma anche dirigente sindacale eletto da compagne e compagni di lavoro. Ha collaborato negli anni tra il 1996 e il 1999 con APPLICANDO, rivista specializzata di computer Apple Macintosh della casa editrice JCE.

Il suo libro, “Il Terzo livello”, è un esperimento creativo di scrittura in cui l’autore affronta il rapporto conflittuale padre-figlio, attraverso le confessioni intime di un personaggio egocentrico e stravagante.

Il racconto della sua presenza nella società italiana, chiede al lettore di ricordare i cambiamenti politici e sociale che ognuno ha visto, sentito o vissuto nella realtà. Il protagonista brucia una vita che dura il tempo di una passeggiata sul lungomare di Salerno durante la pandemia 2020.

Ecco il link per acquistare il libro su amazon: clicca qui

Grazie Direttore! —> https://www.positanonotizie.it/

#ilterzolivello sulla Città

che dire? … ringrazio Maria Romana Del Mese che ho avuto l’onore di conoscere per l’intervista che il quotidiano la Città mi ha voluto dedicare, il suo articolo mi ha emozionato molto … ringrazio la Redazione e tutti i lettori che continueranno a darmi una mano in questo piccolo progetto, ogni giorno arrivano segnalazioni di strafalcioni grammaticali e sintattici, del resto il protagonista è uno terra terra e molte cose sono scelte precise della sperimentazione che ho voluto intraprendere … la storiella doveva uscire, Giacinto e il maresciallo Gradone avevano l’urgenza di lasciare il mondo della fantasia per vivere in quello concreto della pagina da leggere … GRAZIE! 🤩

l’amore secondo Marx

«Quando il tuo amore non produce amore reciproco e attraverso la sua manifestazione di vita, di uomo che ama, non fa di te un uomo amato, il tuo amore è impotente, è una sventura.»Karl Marx 🧚‍♀️

#ilTerzoLivello

il trailer

.. e come uno sgorbio può rappresentare un milione in poco spazio, così consentite a noi, zeri di questo conto immenso, di agire sulle forze della vostra fantasia

William Shakespeare 🧐

la musica è di Angelo Madureira, la composizione si chiama: Reggaebáh

per vedere il video basta fare un click sul biondino con il pannolone degli anni 60′ 🙂

su una spiaggia di Torrione a Salerno nel 1967

autopubblicatevi!

… che esperienza!

ho preso un raccontino di oltre 30 anni fa e l’ho pubblicato su Amazon …

grazie Bonaventura!


sarà un tantinello narcisista ma viviamo anche grazie a piccole soddisfazioni personali che dobbiamo solo a noi stessi.

Ecco il mio raccontino del 1988:

solo una donna?

Lei è una donna, lo sai che è una donna, dalle quello che merita.

Djiguene la yaw

Djiguene la mom

Djiguene la diox ko limi mom

primo dell’anno 2021

😎 … rasato in testa e in faccia, è arrivato, si parte, butteremo le mascherine e torneremo ad abbracciarci, torneremo a guardarci negli occhi fuori dai monitor, torneremo a lavorare, giocare e correre l’uno a fianco dell’altro, a scontrarci e a confrontarci senza paura di inspirare ed espirare virus letali, torneremo a respirare la libertà di questa vita, precaria, dura, maligna ma anche densa di passione, di meraviglia e d’amore. Non chiedetemi quando, so solo che impazziremo di gioia! Buon 2021 mondo mio…

l’arcobaleno del 30 dicembre

palazz sgarrupati, pioggia, grandine e poi l’arcobaleno che si infila nel cielo nero … un presagio di liberazione !

arcobaleno

il sole

il sole sorge sempre, sorge sempre ad est…

Canzoni di protesta, di Pace e d’Amore: un grande Relé!

Raccontare sogni è complicato. Sono così tanto personali, soggettivi, intimi, inenarrabili, vividi ma assurdi, eroici ma sempre interrotti. Quando poi i sogni diventano collettivi e vissuti nella vita reale, ogni racconto è di per sé un sogno, un mito, un cammino, un’esistenza senza tempo, senza fine. Raccontare questo lavoro di Luigi è per me impossibile, è “difficile essere uomo Sarebbe meglio volare”: appunto.

Ascolto e la musica mi fa immaginare prati assolati d’estate alle spalle di una scogliera sul mare d’Irlanda. Poi la prima ballata che mi strugge per la sola eredità possibile, che anch’io posso lasciare a chi incontro teneramente avido di risposte “… dei giovani il futuro”: appunto.

Poi i Balcani, gli zingari e il circo della vita comincia a ballare, “Verso la terra promessa”: appunto.

Poi ancora una ballata di classe italiana con un piano dolce come il miele anche se sento “Vorresti che il dolore Si trasformasse in pianto”: appunto. Poi senti una brezza possente, da brividi, africana, in una canzone d’amore per le donne che ti dice “Non è più tempo di tremare”: appunto.

Dove? L’unico posto che connette ogni esistenza, ogni lacrima, ogni vittoria, ogni sconfitta, ogni cammino, ogni pop, “Ogni ingiustizia o falsità”: appunto.

Ma dove vado senza i racconti dell’infanzia per godere fiati, rap, allegria, ricordi, fusion, mare e vita, “E all’odore buono del pane”: appunto.

Non mancano le caccole ben servite “E con virile saluto romano”: appunto.

Poi una ballata folk d’autore che mi regala un film, dalla fatica del lavoro, al tragitto del ritorno, al rischio della sofferenza per amore, a “Bella, c’è una luce dentro ai tuoi occhi Che illumina la stanza E fa splendere la notte”: appunto.

Poi il blues e che blues, “Bella ciao e Via del campo”: appunto.

Poi il medioevo metropolitano, il canto tribale, “Ma nun ce scassate ‘o cazz”: appunto.

“E se verranno un giorno a cercarmi Troveranno soltanto le mie orme”.

Sarà complicato raccontare i sogni ma con queste tue musiche e parole, si sentono i profumi, gli odori cattivi, si vedono i colori, vibrano le emozioni: non si può smettere di sognare ancora. Grazie Luigi

lavoro ai tempi del coronavirus

lockdown