You are afraid Of the children of nobody Emigrants Immigrants Dispersed and found again With a thousand homes where poverty and misery dwell.
You are afraid of us. Of the children of nobody who corner you Denouncing your betrayal.
You are afraid of the strength of our roots Eaten by the worms of this land That was Felix and of Magna Graecia Glory of Orient and Occident, In Turkish, Arab, and American flesh, Today Chinese and also Indian.
Of this you are afraid, You slaves of the superfluous, Subdued by appearance, Toxic refuse of power, You traitors of humanity.
Of this you are afraid, And of the pride and the sweat of those who labor, Of those who reason, excel, and refuse to be enslaved By anything but joy, honesty, critique, and conflict, By peace, love, and liberty.
Vous avez peur Des enfants de personne Émigrés Immigrés Dispersés et retrouvés Avec mille maisons où règnent pauvreté et misère.
Vous avez peur de nous. Des enfants de personne qui vous acculent Dénonçant votre trahison.
Vous avez peur de la force de nos racines Rongées par les vers de cette terre Qui fut Félix et de Grande-Grèce Gloire d’Orient et d’Occident, Dans la chair turque, arabe et américaine, Aujourd’hui chinoise et aussi indienne.
De cela vous avez peur, Vous, esclaves du superflu, Soumis à l’apparence, Déchet toxique du pouvoir, Vous, traîtres de l’humanité.
De cela vous avez peur, Et de la fierté et de la sueur de ceux qui travaillent, De ceux qui raisonnent, excellent et refusent d’être asservis Par autre chose que la joie, l’honnêteté, la critique, le conflit, Par la paix, l’amour et la liberté.
Tienen miedo De los hijos de nadie Emigrados Inmigrados Dispersos y reencontrados Con mil hogares donde hay pobreza y miseria.
De nosotros tienen miedo. De los hijos de nadie que los acorralan Denunciando su traición.
Tienen miedo de la fuerza de nuestras raíces Comidas por los gusanos de esta tierra Que fue Félix y de la Magna Grecia Gloria de Oriente y Occidente, En carne turca, árabe y americana, Hoy china y también india.
De esto tienen miedo, Ustedes, esclavos de lo superfluo, Sometidos a la apariencia, Desecho tóxico del poder, Ustedes, traidores de la humanidad.
De esto tienen miedo, Y del orgullo y el sudor de quien trabaja, De quien razona, sobresale y no se esclaviza Más que por la alegría, la honestidad, la crítica, el conflicto, Por la paz, el amor y la libertad.
खोए हुए समय की खोज में (Khoye Hué Samay Ki Khoj Mé)
तुम्हें डर लगता है उन लोगों से जो किसी के नहीं हैं प्रवासी आप्रवासी बिखरे हुए और फिर से मिले हुए जिनके हज़ार घरों में गरीबी और दुख है
तुम्हें हमसे डर लगता है। उन लोगों से जो किसी के नहीं हैं, जो तुम्हें दीवार के सामने खड़ा कर देते हैं तुम्हारे विश्वासघात का पर्दाफ़ाश करते हुए।
तुम्हें हमारी जड़ों की ताक़त से डर लगता है जिन्हें इस धरती के कीड़ों ने खा लिया है जो कभी “फेलिक्स” और “मग्ना ग्रेसिया” थी पूर्व और पश्चिम का गौरव, जो तुर्क, अरब, और अमेरिकी मांस-में बसी है, और आज चीनी और भारतीय भी।
इस सब से तुम्हें डर लगता है, हे फ़ालतू चीज़ों के ग़ुलाम, दिखावे के आगे झुके हुए, सत्ता के ज़हरीले कचरे, मानवता के दगाबाज़।
इस सब से तुम्हें डर लगता है, और उस गर्व और पसीने से, जो मेहनत करने वालों का है, जो सोचते हैं, उत्कृष्ट होते हैं, और ग़ुलाम बनने से इनकार करते हैं सिवाय खुशी, ईमानदारी, आलोचना, और संघर्ष के, सिवाय शांति, प्रेम, और आज़ादी के।
Osservazioni conclusive: Il testo regge egregiamente la traduzione. I concetti di “radici”, “paura”, “tradimento”, “lavoro” e “libertà” sono universali e trovano immediata corrispondenza. La struttura ritmica e l’uso delle ripetizioni si preservano bene, specialmente nelle lingue romanze. La sfida maggiore è stata rendere l’idea di “figli di nessuno” in modo poetico in hindi e cinese, dove una traduzione letterale sarebbe stata inefficace.
anche arabo
Certamente. Ecco la traduzione in arabo, una lingua che per la sua struttura poetica intrinseca si adatta magnificamente allo spirito del testo.
Ho optato per una traduzione che privilegi il ritmo e la potenza evocativa rispetto al rigido letteralismo, cercando di catturare l’anima del messaggio.
مِنْ هَذَا أَنْتُمْ خَائِفُونَ (Min hādhā antum khāʼifūn) وَمِنْ فَخْرِ وَعَرَقِ مَنْ يَعْمَلُ (Wa min fakhrī wa ʻaraqi man yaʻmal) مِمَّنْ يُفَكِّرُ، يُبْدِعُ، وَيَأْبَى أَنْ يُسْتَعْبَدَ (Mimman yufakkir, yubdiʻu, wa yaʼbā an yustaʻbad) إِلَّا لِلسُّرُورِ، وَٱلنَّزَاهَةِ، وَٱلنَّقْدِ، وَٱلصِّرَاعِ (Illā li as-surūr, wa an-nazāhah, wa an-naqd, wa aṣ-ṣirāʻ) إِلَّا لِلسَّلَامِ، وَٱلْحُبِّ، وَٱلْحُرِّيَّةِ (Illā li as-salām, wa al-ḥubb, wa al-ḥurriyyah)
“Figli di nessuno”: Ho tradotto con “أَوْلَادِ لَاحَقَ لَهُمْ” (awlādi lāḥaqa lahum) che significa letteralmente “figli che non hanno nessuno che si prenda cura di loro/che li rivendichi”. È un’espressione potente che cattura il senso di abbandono e disconoscimento.
“Messi al muro”:“يُحَاصِرُونَكُمْ” (yuḥāṣirūnakum) significa “vi assediano, vi accerchiano, vi mettono con le spalle al muro”. Mantiene l’idea di essere messi in difficoltà e costretti alla resa dei conti.
“Vermi”:“دِيدَانُ” (dīdān) è il termine più comune e viscerale per “vermi” o “larve”, efficace per l’immagine di decomposizione.
“Schiavi del superfluo”:“ٱلْعَبِيدُ لِلتَّافِهِ” (al-ʻabīdu li at-tāfih). “Tāfih” significa qualcosa di futile, insignificante, vano. È un’ottima resa per “superfluo”.
Struttura ritmica: L’arabo, con la sua ricchezza di radici e forme verbali, si presta a creare un ritmo solenne e incalzante. La ripetizione di “أَنْتُمْ خَائِفُونَ” (Antum khāʼifūn – Voi avete paura) funziona in modo eccellente come un ritornello che scandisce l’accusa.
La traduzione in arabo dona al testo una risonanza profonda e quasi profetica, adatta a una lingua che ha una tradizione millenaria di poesia altamente retorica e impegnata.
Ossuzze senza più carne ma solo pelle e occhi incavati neri come l’abisso della nostra colpa di non fermare l’orrore di orfani affamati che allo stremo si getteranno sui mitragliatori di soldati infami condannati nell’inferno creato nella terra di Palestina. Con cenere e cadaveri dispersi nella tregua, scava nelle macerie nuova vendetta. Odio anche senza lottare e mai libertà o perdono divino per dominati e dominanti non sarà mai pace.
Può una vita essere prescritta Scadere Vivendo la sua dimenticanza Soffrendo inutilmente Evolvere nel niente Decadere In tormento come girotondo In tondo al fuoco consumarsi In onde ripetute agitarsi In urla mute lievitare Svanire Come fantasma vivere Svenuta e risorta Sfregiata Vita prescritta