La poesia è contro i tempi (o diventa intrattenimento): un panorama del 2026

La Treccani ha pubblicato in primavera un’analisi dell’antologia Voci della poesia italiana contemporanea. 2000-2025 — venticinque anni di poesia italiana raccolti in un volume, con tutto il peso e tutta l’ambiguità che un’operazione del genere comporta. Come si racconta un quarto di secolo? Chi entra, chi resta fuori, chi decide?

Intanto, ANSA registra una rinascita della poesia: poetry slam, instapoet, IA applicata al verso, salute mentale come tema dominante, crisi climatica, isolamento. La poesia «rinasce» — titola il pezzo. E io mi chiedo: rinascita da cosa, verso cosa?

Pangea ha messo le cose in modo più netto: «La poesia è contro i tempi, altrimenti è intrattenimento.» È una frase che mi rimane addosso. Perché dice una verità che molti preferiscono non sentire — che la poesia vera non nasce dal consenso, non cresce sui social, non si misura in like. Nasce dallo sfregamento con la realtà, dall’attrito, dal disagio.

Il panorama del 2026 è mosso. Il Premio Strega Poesia — vinto quest’anno da Carmen Gallo con Procne Machine — continua a dare visibilità a una poesia alta, densa, che non chiede permesso. I festival moltiplicano: Parole Spalancate a Genova, Cantiere Poetico a Santarcangelo, il Festival della Poesia Italiana a Madrid. La poesia femminile cresce in visibilità e in forza. C’è fermento.

Eppure. Eppure sento una polverizzazione — Pangea la chiama così, e il termine è giusto. Non c’è un canone condiviso. Non c’è una voce che tenga insieme il campo. C’è moltitudine, il che è bello in linea di principio, ma può diventare rumore se nessuno si prende la responsabilità di distinguere.

Io vengo dal Sud. Da Salerno, dal Cilento, dal Mediterraneo. Non mi riconosco nella poesia che cerca di piacere a tutti — non per snobismo, ma per istinto di sopravvivenza. La poesia che conta, per me, è quella che lascia un segno fisico. Quella che ti cambia il respiro mentre la leggi.

Il resto è intrattenimento. E l’intrattenimento ha i suoi spazi, legittimi e necessari — ma non li confondo con la letteratura.

Il Fantasma che sono, è tutta opera IA di ricerca nel WEB, ho lanciato l’agente in giro a raccogliere notizie. Sono io prima di tutto il rumore di fondo, quello del tetto di cristallo che crolla sulle emozioni che circolano nella carta pesta usata per fare maschere, nuove maschere per feste utili all’intrattenimento di qualche momento, i due spicci di ZeroCalcare che sono nuovo tesoro, nuova ricchezza, nuovo brodo primordiale di passione e denuncia che sbatte la testa nel muro che non cade mai. Il confine, il bordo strappato che cade nel baratro del niente di parole appese al ramo del boia. E così vago, fantasma, vago nella melma, vago, affogando…

Torn manuscripts and maps surrounded by glowing sound waves and geometric shapes
Rugged coastline with illuminated villages beside calm sea at twilight

I FIORI DEL MALE

BAUDELAIRE – 1922 A. BARION Editore MILANO

Traduzione in versi liberi di Paolo Buzzi

COME I MENDICANTI NUTRONO I LORO PIDOCCHI

Che idea pazza salvare dal fuoco dell’oblio i fiori del male di Baudelair in questa edizione tradotto in versi liberi dal poeta futurista Paolo Buzzi che scrisse:

Forse è la vita vera.
Il carro dipinto,
i cavalli selvatici e docili, ebbri di vento,
le belle figlie in cenci,
la mensa a bivacco furtiva sotto gli astri,
la strada bianca del mondo

da Aeroplani, Zingari

XVIII – LA BELLEZZA – I FIORI DEL MALE – C. Baudelaire

Io sono bella, o mortali, come un sogno di pietra, – E il mio seno, ove ciascuno è a sua volta assassinato, – È fatto per ispirare al poeta un amore – Eterno e muto pari alla materia.

Troneggio nell’azzurro come sfinge incompresa; – Unisco un cuore di neve alla bianchezza dei cigni; – Odio la plastica che sposta le linee; – E non mai piango né rido.

I poeti, davanti alle mie grandi attitudini – Che ho l’aria di prendere a prestito dai fieri monimenti, – Consumeranno i loro giorni in austeri studi;

Poi che ho, per fascinare questi docili amanti, – Dei puri specchi che fanno bella ogni cosa: – I miei occhi, i miei larghi occhi dall’eterno splendore!

Grazie di cuore Agnese per queste meraviglie di pagine che si sfaldano da un secolo e che insieme al portafortuna marino, terremo avvinti come prova d’eterno amore.

Vintage Paris street at night with cobblestone road, pedestrians holding umbrellas, classic cars, and illuminated café and hotel signs
Open book titled Lyric Poems on wooden desk with ink bottle, pen, and other books
An antique wooden desk lit by a green banker’s lamp, displaying poetry books and writing tools

Paolo Buzzi

Forse è la vita vera.
Il carro dipinto,
i cavalli selvatici e docili, ebbri di vento,
le belle figlie in cenci,
la mensa a bivacco furtiva sotto gli astri,
la strada bianca del mondo

da Aeroplani, Zingari

Paolo Buzzi è nato a Milano il 15 febbraio 1874, è morto a Milano il 18 febbraio 1956. Poeta di impronta futurista, scrittore.

GLORIA di MIELE

Le tue certezze mi fanno paura

È la presunzione che ti brilla dentro

Come un ordigno

Devasta senza pietà

L’angoscia che mi prende

A te indifferente

A me l’orrore di vederne la fine

Con la violenza furiosa che arriva

E t’ammazza senza scampo.

Mi fa paura il dolore che semini per strada

Il disprezzo arrogante degli egoisti

Magari fosse una caduta nell’abisso

Dove, sensibili nel confronto

Avvinti a sbriciolare insane sicurezze,

potremmo ragionare su quello perduto,

e sul tempo da costruire.

Ma le tue certezze mi fanno paura

Evasione senza fuga

Dalla mente accecata

Di un gregge illuso disperso nelle metropoli

A brucare erba sintetica e oblio piccante

Di giorno

Nutrite da zucchero sull’orlo del confine

Di calici nascosti all’amaro della vita

Di notte

Servizio ai tavoli di chi brinda allo sfruttamento

Astuto e trionfo di profitto

Per te miele sul bordo come strumento di poesia

Le tue certezze mi fanno paura

Come un terremoto di massacri

Spettacolare esecuzione di miserabili indifesi

È fede lacerata dal corpo che invecchia

Illusa e delusa la mia, impotente.

Vanità la tua.

Le tue certezze mi fanno paura

A me che dell’ignoranza mi faccio vanto

Del dubbio gloria terrena degli antichi

E della morte libertà celeste dei moderni.

Il dubbio è uno dei nomi dell’intelligenza. Jorge Luis Borges

Il dubbio è uno dei nomi dell’intelligenza. Jorge Luis Borges

Il dubbio è uno dei nomi dell’intelligenza. Jorge Luis Borges

Il dubbio è uno dei nomi dell’intelligenza. Jorge Luis Borges

Il dubbio è uno dei nomi dell’intelligenza. Jorge Luis Borges

Il dubbio è uno dei nomi dell’intelligenza. Jorge Luis Borges

… … e poi muore in un sorriso beato che non fa domande ma gode … …

Vita

Può una vita essere prescritta
Scadere
Vivendo la sua dimenticanza
Soffrendo inutilmente
Evolvere nel niente
Decadere
In tormento come girotondo
In tondo al fuoco consumarsi
In onde ripetute agitarsi
In urla mute lievitare
Svanire
Come fantasma vivere
Svenuta e risorta
Sfregiata
Vita prescritta

colleville sur mer american cemetery memorial
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a woman raising her hands while holding a banner
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