OSSA

Cosa importa a te
di questo mondo che brucia
Di te, cosa importa loro
quando questo mondo ride

Solitudine? No, tempeste di parole
aniconiche scritture, spennate e derise
le loro, le tue

Continua, però Fiamma riluce
intima, corrosiva, imprigionata dentro
tra sbarre di cera
non scala, non stride, non scalda

I desertificati nell’anima
mutilati e dispersi
affogati di ceneri
in poesia mai viva

Viltà e orgoglio nel nascere

E rinascere, all’infinito
con l’angoscia di assistere gelosi

Non chiedi aiuto: esigi rispetto

Cosa importa a te
oblio indifferente
Cosa importa, di te

Angiporto di sassi e lacrime
Non è retorica ma sofferenza
Fantasie? Nello specchio non c’è più chi guarda.

Lasciami cremare allora
il midollo reciso dal nervo
di queste ossa
che non stanno più in piedi

Un blocco di legno che brucia con fiamme vivaci, mentre un gruppo di persone ride e si rilassa sullo sfondo in un ambiente all'aperto.
Un gruppo di persone attorno a un grande falò, con torce in mano, in un ambiente desertico al tramonto.
Una scena epica di un'assemblea di persone in abiti tradizionali, con torce accese, che circondano un grande falò in un paesaggio drammatico con montagne e un cielo tempestoso sullo sfondo.
Una donna in abiti chiari si inginocchia su una superficie rocciosa, di fronte a una prigione con sbarre. Sullo sfondo, un grande incendio illumina il cielo grigio.
Un falò acceso circondato da rocce, con un gruppo di persone in background vestite con abiti tradizionali che osservano.
Tre persone sorridenti sedute dietro delle sbarre, con fiamme luminose che danzano dietro di loro.
Quattro persone intrappolate dietro sbarre, circondate da fiamme ardenti, in un contesto di oscurità e caos.
Due persone che ridono sedute su rocce con fiamme ardenti sullo sfondo, illuminate da una luce rosso intenso.
Due donne ridono gioiosamente sedute davanti a fiamme ardenti in un ambiente infuocato.
Folla di persone che osserva un grande falò durante una celebrazione, con fiamme alte e avvolgenti che si alzano nel cielo.

GLORIA di MIELE

Le tue certezze mi fanno paura

È la presunzione che ti brilla dentro

Come un ordigno

Devasta senza pietà

L’angoscia che mi prende

A te indifferente

A me l’orrore di vederne la fine

Con la violenza furiosa che arriva

E t’ammazza senza scampo.

Mi fa paura il dolore che semini per strada

Il disprezzo arrogante degli egoisti

Magari fosse una caduta nell’abisso

Dove, sensibili nel confronto

Avvinti a sbriciolare insane sicurezze,

potremmo ragionare su quello perduto,

e sul tempo da costruire.

Ma le tue certezze mi fanno paura

Evasione senza fuga

Dalla mente accecata

Di un gregge illuso disperso nelle metropoli

A brucare erba sintetica e oblio piccante

Di giorno

Nutrite da zucchero sull’orlo del confine

Di calici nascosti all’amaro della vita

Di notte

Servizio ai tavoli di chi brinda allo sfruttamento

Astuto e trionfo di profitto

Per te miele sul bordo come strumento di poesia

Le tue certezze mi fanno paura

Come un terremoto di massacri

Spettacolare esecuzione di miserabili indifesi

È fede lacerata dal corpo che invecchia

Illusa e delusa la mia, impotente.

Vanità la tua.

Le tue certezze mi fanno paura

A me che dell’ignoranza mi faccio vanto

Del dubbio gloria terrena degli antichi

E della morte libertà celeste dei moderni.

Il dubbio è uno dei nomi dell’intelligenza. Jorge Luis Borges

Il dubbio è uno dei nomi dell’intelligenza. Jorge Luis Borges

Il dubbio è uno dei nomi dell’intelligenza. Jorge Luis Borges

Il dubbio è uno dei nomi dell’intelligenza. Jorge Luis Borges

Il dubbio è uno dei nomi dell’intelligenza. Jorge Luis Borges

Il dubbio è uno dei nomi dell’intelligenza. Jorge Luis Borges

… … e poi muore in un sorriso beato che non fa domande ma gode … …