Siamo melograno di colpe,
agrumato di gioia e dolore
in macedonia carnale di polpe.
Cos’è? Questo parlare
del segreto scuro
se rimorso o rimpianto.
Io ti rispondo:
è seme nero di frutto, senile.
Inodore, inespresso, inganna.
Dalla radice assetata
alla fronte rugosa
che batte nel muro
cenando per strada.
Cos’è il destino? Una carcassa
che galleggia, inaffondabile rottame
come guscio di noce, relitto e scorza.
Ecco il mio pensiero nudo,
freddo alla deriva
di condanne, invidioso.
Così arreso all’onda di domande
nel torcente respiro,
recito senza maschera
apparenti empatie.
Invece tu, amico mio indicibile
semini messe al buio e offri distillati al bar.
Avido, ammirando volti, miri all’anima
affamata di parole.
Di profezia ambiziosa, inebriato
brindi agli scandali, alle stimmate tatuate,
e antico, canti verzure di pensiero, passito.
Soffocando silenzio.


