Più urlate è più sento, lo schifo
Nelle vostre canzoni stonate come pappagalli
Nella gabbia della recita
Nelle bolle delle meccaniche terrestri
Di scontro e distruzione
Nell’agone come colosseo moderno
Leoni, martiri e fieri gladiatori
Che si tolgono la vita
Schifo le bestie che vedo libere
Vestite di falsa purezza
Cresciute nell’agio e nella presunzione
Che sbranano ignoranze
Schifo quelli che scommettono
Assistono e tifano senza critica né ragione
Osannando santi e madonne finte
Gettano all’inferno stento e sacrificio
Schifo chi povero si fa debito e schiavo
Che urla guerra, stordito guerra, caino guerre
Schifo i cani e i loro padroni che competono
Chi vende scommesse, e spaccia feste per sogno
Schifo chi conta e calcola interesse
con equazioni differenziali
di meccaniche quantistiche
Schifo chi fa eserciti legali, criminali e di straccioni
La catena e chi incatena per finire incatenato
Schifo l’utopia che mi brucia l’anima
La pietà senza diritti
E chi le racconta e ne fa controllo
Cosa voglio?
Il vomito delle dinamiche umane
che rimbalza digerito come una palla
Pronta alle mani per giocare senza pace
Cremare illusioni.
Impastare sabbia e cenere per farne castelli.
In riva al mare di gente che riprende a pensare.
Questo voglio: finire.
In parole da affidare al silenzio



