RADICI DI PIETRA

Romanzo di Giovanni Maio

“Ho scelto di restare fedele, non di vincere.”

RADICI DI PIETRA

Romanzo di Giovanni Maio

“Ho scelto di restare fedele, non di vincere.”

A leggere le opere di Giovanni Maio non smetto mai di pensare a quanta gratitudine devo a questo maestro di rigore e di sentimento. LE RADICI DI PIETRA non è solo un romanzo memoir che celebra la famiglia Maio con il cemento antisismico del ricordo condiviso dei momenti più struggenti e formativi delle vite dei protagonisti. Attraverso la storia di Don Cicco – medico condotto prima e pediatra dopo, del padre che diventa nonno, dell’uomo che “senza far rumore” raccoglie la stima e l’affetto di comunità, umane e professionali, sempre più estese – Giovanni riesce a rendere vive e pulsanti quelle radici universali a cui tutti siamo debitori, oltre i legami di sangue, oltre le fragilità della carne, oltre le turbolenze nervose delle scelte di vita, oltre, molto oltre i confini spaziali e di tempo dentro cui limitiamo le nostre esistenze, che di pietra hanno la consistenza e lo spirito dell’immortalità.

La mia immensa gratitudine, che non riuscirò mai a mettere in parole adeguate, per quanto possano sembrare viziate da un radicato sentimento d’amicizia, è il frutto gustoso  e maturo di quanto l’autore riesce a far crescere durante la lettura, con la sua impavida e meticolosa semina di parole concatenate e ricorrenti, con le sue sentenze onnipresenti che accompagnano la visione allargata di fatti e vicende intime, con frasi serrate e coinvolgenti, con paragrafi tanto spesso struggenti, la madre Maria, le sorelle Angela e Claudia, il fratello Nicola e capitoli che sono momenti storici e politici di tutta la società, del Cilento, di Salerno, di tutta l’Italia.

Questa sua letteratura, che solo lui e le soggettività familiari coinvolte, possono sapere quanto romanzata e quanto vera, trascende la storia personale e le emozioni dei protagonisti per diventare messaggio universale di celebrazione ai costituenti essenziali, necessari e ideali dell’esistenza, come la fedeltà, la lealtà, il rispetto, la generosità, e non per ultimo il sacrificio, da cui la consistenza della pietra è conseguenza, da cui la resistenza della pietra è sentimento, da cui la memoria della pietra si fa radice, e quindi crescita felice di una generazione sull’altra.

La presentazione di Giovanni Maio e poi l’introduzione del Dott. Pietro Greco sono un spinta vigorosa verso un tuffo nel romanzo che si fa subito viaggio d’esperienza e di formazione in un mondo che sembra veramente scomparso, anzi oso dire addirittura sconosciuto, la cui memoria non è cronologia ma testimonianza viva come fosse presenza che si fa lezione e monito per questo futuro che stentiamo ad immaginare sereno: inorriditi vediamo crescere incertezze, ipocrisie, crudeltà e follie intorno alle nostre agitate vicende quotidiane.

Con RADICI DI PIETRA scopriamo risposte, certezze, un altro mondo non solo possibile ma necessario. È l’esempio che dovremmo fare nostro nell’agire di ogni giorno per dare soddisfazione se non soluzione al senso della vita che cerchiamo in noi e negli altri. Parafrasando con l’accetta l’incipit più famoso di tutta la letteratura di questo mondo, non so se se tutte le famiglie felici si assomigliano, so che a modo suo ogni famiglia scava e modella la roccia del ricordo con il dolore e i sacrifici, con le lacrime e le carezze dell’amore che si fa adulto e torna bambino.

Questo romanzo è un memoir per chi vuole comprendere e trovare risposte da trattenere per farsi erede e lasciare eredità preziose. Non è un regalo ma una sfida. Ecco perché dobbiamo tutti sentirci debitori a “Don Ciccio” non solo per magnificarlo come l’autore fa da figlio senza fare sconti alla gioia e alla sofferenza personale, ma anche e soprattutto, come Giovanni Maio ce lo fa conoscere come rappresentante dell’umanità più bella che regge e fa girare il mondo, umano e umanità riprodotta nelle generazioni che vincono la morte, come desiderio e dimostrazione d’amore.  

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