ALDERICO

Alderico il mio collega d’ufficio non è uno scrittore. Non scrive mai, nemmeno i biglietti d’auguri a Natale, né legge, nemmeno le circolari. Rifiuta appunti e anche il quotidiano al bar non lo interessa. Nemmeno quando in prima pagina andò a finire l’orrendo omicidio di Carla, la collega del cinquantesimo piano.

Non si informa, non studia più, fosse per lui l’editoria sarebbe estinta. Sa parlare, racconta e articola discorsi compiuti, ma a fatica, balbetta e ci rinuncia sempre. Alza le spalle e se ne va, senza mai un finale degno. Gli piace ascoltare però e non si perde mai una presentazione o un convegno, preferisce la trama dei grandi classici e si annoia quando toccano argomenti come le tecniche della scrittura creativa o la differenza tra un vero scrittore ed un dilettante, sputacchia, bestemmia, si alza e se ne va. Con lui i suoi quattro amici che si porta dietro, un gruppetto di intellettuali con papillon, scarpe lucide e camici a fiori, sempre gli stessi, è il suo branco. Lo seguono ovunque. Il più delle volte lo trascinano mentre lui balbetta, sputacchia, e bestemmia sempre. Almeno cinquecento pagine, con gli anni ’80 del secolo scorso la letteratura è morta, dice.

Eppure, ogni volta che in pubblico parla, affascina la platea, poi balbetta, la la la faccenda si crepa, sputacchia, balbetta ancora, alza le spalle e va via seguito dal branco che dai quattro angoli della sala lo raggiungono sulla porta. Più che una claque è un servizio d’ordine, applaudono Alderico o aggrediscono chi osa lamentarsi e peggio contestare Alderico. In silenzio, come arrivano così spariscono. Poi li vedi discutere animatamente al parco intorno ad una panchina, in mezzo a pusher africani e bambini incustoditi che giocano a pallone. Ultimamente, ad ondate ripetute, anche dall’europa dell’est, emigrazioni di donne, pusher e bambini incustoditi. Quando trovano un barbone è festa di papillon, bevono insieme, condividono la panchina, urlano, ballano e cantano, venerando il mondo homeless, prevedono la fine del mondo e il ritorno nelle caverne, a disegnare graffiti.

Amici e colleghi con crapule solenni, lo adorano, lo prendono in giro, da lontano, alle spalle, si divertono e lo evitano volentieri. È facile, Alderico non rivolge mai la parola a nessuno, ma in città senza Alderico in sala non inizia niente o quasi, la mezz’ora accademica non si nega a nessuno, poi se ne fa a meno volentieri. Però senza Alderico il professore, ogni evento perde importanza.

La provincia è così, elitaria a prescindere. Ha bisogno di personaggi.

Non ci sa fare con niente, Alderico lo conoscono tutti, non gli daresti un soldo bucato, ma quando parla affascina, venderebbe un sacco di libri se solo si decidesse a scrivere. Ci hanno provato ma lui, balbetta, sputacchia e se ne va. Se non bestemmia è perché gli manca l’aria e ha fretta di nascondersi. È un tipo sorpassato, per gente colta, affascina anche quando non parla, come fuori moda è un’attrazione fatale. Pagano da bere e da mangiare ai papillon pur di dare importanza all’evento. Le agenzie lo sanno bene, promettono pacchetti completi di campagne pubblicitarie e di successo assicurato. L’alternativa è l’oblio e Alderico lo sa, è il suo nirvana.

Anche se non sono un giornalista conosco tutto di tutti e, in tutta onestà, i discorsi di Alderico hanno equilibrio narrativo, usa parole e concetti densi di rimandi colti e raffinati. Eppure… Io credo che tutto dipenda dalla sua idiosincrasia verso i nuovi media, i social, e così via. Insomma, oggi si sa che passa tutto da lì e lui non vuole saperne. Si ostina con la sua essenza irriproducibile, osteggia singolarità e non ripete, come Paganini. È puerilmente convinto che basti la qualità e la cultura, il momento non le repliche. Si illude insomma e cambia papillon ogni giorno.

Lui, d’altronde, non fa mistero della sua avversione ai dilettanti, di coloro che promuovono imbarazzanti operette, quelle senza idee, prive d’esperienze vissute in prima persona, insomma, quelli che non li cerca nessuno. Basterebbe una congrega platoniana, ecco, quello ci vorrebbe per trattenerlo ancora. Invece no. Alderico continua a rifiutare aficionados, selfie e come tutti quelli come lui, si guarda bene dall’impegnarsi a lasciare un segno per gli altri, una rapida intesa, una lezione in saldo. Tutti immobili nella loro supponente superiorità di ritenerlo infondo inutile. Nemmeno una raccolta firme per salvaguardare la sua memoria. Un orpello insomma, un pezzo di scenografia. In ufficio? È un’altra persona, giacca e cravatta, mai un papillon.

presentato sul gruppo FB Libri e Recensioni