#nerolucano di Piera Carlomagno

Ho rinviato in continuazione il finale, leggevo e rileggevo scene e stati d’animo che segnano d’emozione una giornata qualsiasi.

#nerolucano di Piera Carlomagno non è un semplice giallo noir avvincente, è un capolavoro di romanzo che mi ha scorticato dentro.

“Intraprese il cammino tra stradine e scalinate, strette e ombrose come le crepe dell’animo, per arrivare a via Madonna delle Virtù.” […]

«Che noia» scherzò lui. «Sei su un prato ben pettinato. Immagina invece la foresta.»

Non ho parole adeguate al momento per descrivere quanto mi sia piaciuto, tanto? tantissimo? sono parole riduttive. Adesso devo sapere come è nata Viola, non mi resta che scoprirlo dentro “Una favolosa estate di morte”.

“Le notti della macumba”

Questa prima opera di Piera Carlomagno è il mio nuovo inizio da lettore ma ogni nuovo inizio è ovviamente una contraddizione di termini se non un reset di sistema. Lo so, in questo nostro mondo moderno (?), dove l’unica forma di difesa è l’etichetta, salvo poi scoprire che non esiste chi certifica il certificatore (sul cibo dovrebbe essere dichiarato delitto all’umanità), la prima etichetta che mi stamperanno in fronte sarà: “sei strumentale”.

Il marketing, la PNL, il commercio, l’economia sono aree scientifiche sempre più subdole e invasive della sfera privata di ogni essere vagante a sangue caldo; la pubblicità è l’anima dell’apprendista diavolo, il diavolo vero non si affida alle “macumbe”, ti ruba l’anima e basta.

La penultima copia disponibile sulla piattaforma della multinazionale, libro ora nelle mie mani, è una stampa del 2012 fatta per conto delle Edizioni Cento Autori dalla Tipografia Stampa Editoriale Srl di Avellino, è un giallo, credo il primo di Piera, è un giallo intrigante e scritto benissimo sebbene “sembra” essere un’opera prima (non ci credo…), strutturalmente coerente, è una storia che mi ha catturato, mi ha trascinato fino alla risoluzione finale che collega tutto il racconto alla scomparsa di una bella, giovane, intelligente prostituta; è una storia liberamente ispirata da un delitto vero, a Salerno, a pochi passi da dove sono cresciuto, dove vivo ancora, ma che non ricordavo o che la mia memoria aveva rimosso.

La verità è che pur vivendo negli stessi luoghi, vivevo altrove ma questa è un’altra storia che in questo contesto non c’entra una mazza. L’incipit è per me strepitoso:

“Mi restano sei mesi di vita. Il dottore me lo ha detto facendo sciogliere un’aspirina in un bicchiere d’acqua: «Tra breve questa non servirà più a niente» mi ha sussurrato sorridendo «Ci vorrà ben altro per i suoi mal di testa» Sembrerà strano, ma il mio primo pensiero non è stato di disperazione. “Ho tempo a sufficienza” mi sono detto.

Salerno, martedì 18 aprile 1995, ore 10:00

«Avvoca‘, è sentenza passata in giudicato. Lo sapete gli atti sono alla torre di via Campo.”

L’avvocato Federico Rizzi, il commissario Baricco e la giornalista Annaluce, i colpevoli e gli innocenti, sono protagonisti veri, vivi, lontani dalla mia conoscenza ma dentro la mia coscienza tanto da soccombere alla necessità di doverli seguire a forza, tanto da aspettare, pagina dopo pagina, le loro conclusioni, le delusioni e ovviamente le sorprese che rendono accattivate il racconto di una storia affascinante sì, ma addirittura “normalmente noir” come mille altre.

L’unicità è nella ragione dei successi di critica e di vendita che Piera ha, la sua scrittura. Ripercorrere il mio “altrove” attraverso l’analisi delle opere pubblicate durante una carriera di uno scrittore è un impegno fuori dalla mia portata materiale, di tempo e di spazio, però è una promessa fatta al desiderio che non sapevo potesse esistere: scorticare parola per parola, frase per frase, pagina per pagina, il racconto di una storia, l’opera narrativa delle azioni e dei pensieri umani, la vita e la morte:

“Le campane suonavano a morto. Il cielo di Napoli era grigio, pesava un’aria di scirocco.Il commissario tirò fuori un fazzoletto e si asciugò il sudore.Diede un’occhiata oltre il vetro del minuscolo bar che avevano scelto per parlare. L’ingresso della chiesa di Santa Maria delle Grazie era perfettamente in vista. In Vico Rotto a carbonella, qualcuno passando si faceva il segno della croce. Curiosi bisbigliavano aspettando l’uscita del feretro.”

Non sono niente e sono tutto, un lettore, classificabile dall’ISTAT, identificabile da sofisticate ricerche di mercato, “strumentalizzabile” dal proprio ego e dall’infinito fuoco sparato dal supremo esercito, quello alle dipendenze del lucro economico, dei controllori sociali del consenso e delle vendite; sono un semplice lettore, un numero primo, solo un numero, un universo tra gli universi, vittima e carnefice, benzina nel motore dei social e del mercato, un invisibile, un codice fiscale, una tessera sanitaria, un consumatore… ho consumato questo libro, non sapevo esistesse, mi sono nutrito e sono soddisfatto, ne voglio ancora: può esistere un giudizio migliore? Gratuito? è vero: in un mondo dove tutto è ormai merce, la verità è giusta? è una bestemmia? o addirittura un’offesa? Dov’è la verità?

Le notti, un sax e le macumbe … la magia è uno stato dell’anima, segreti e misteri gli ingredienti speziati, un buon giallo mi trascina nel groviglio dei riti e delle soluzioni finali, capisco ora il successo dei romanzi noir.

Il meritato successo di oggi ha radici profonde: complimenti Piera, la vera letteratura è per sempre.

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