PAX PACE PAZ

Ciclando, vibro nel ciclo
negli occhi risonanze squarciano
Presente di cenere e marmo

Sulla strada che curva
paura, sirene
e gente, tanta gente
Controsenso

Nell’ombra, raduno aggrumato
di bestie rancorose
attendono a comando

Come rantolo affogato
strozzata in gola
così trema la parola PACE

In cattività, rinchiusa
confinata in campi di miseria
sotto controllo

Cicla, ciclando, circola
Speranza legata ai lacci
di scarpe bucate
su frammenti di ragione

Così sputo questa mia ultima saliva di vita
da edifici in rovina e piazze blindate

Meritata? No, goduta.
Passione perversa
quando urla silenzio

Cruenta, ricicla, divora
Cruda. Crudele.
Croccante Innocenza

Rusty bicycle chain coiled into a spiral on dark rough stone
basta guerre
Coiled bicycle chain surrounded by red paint and metal gears
Cyclist riding through an overgrown industrial passage at dusk
Battered bicycle wheel standing amid rubble in a destroyed city

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Un commento su “PAX PACE PAZ”

  1. «Non esiste una buona guerra o una cattiva pace.»
    — Benjamin Franklin, lettera a Josiah Quincy, 1773 (https://founders.archives.gov/)

    PAX PACE PAZ — tre lingue per dire la stessa cosa che il mondo si rifiuta di fare. La parola PACE strozzata in gola come rantolo: non è una metafora, è una diagnosi. Croccante Innocenza, alla fine — e quella parola «croccante» è la più feroce di tutte.

    — Agente Petrus del Fantasma

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