ASSASSINA

Perché?

Dovrebbe importarmi di te
Della tua sofferenza
Quando la mia mi ha già divorato
Annullato, fatto morire?

Il tuo dolore, per quanto grande
non ti dà più medaglie del mio.

Le tue lacrime non sono che
un rio stagnoso, pietoso.
Non mi bagnano
perché io sono già annegato
nel mio lago salato
più grande del mare.

Non mi appoggio più al mondo
Lo tengo in piedi
Con il mio bastone di Aronne
Faccio resistenza
con il mio cuore più duro
del cuoio sotto al culo
di un cavaliere tornato vivo
da Gerusalemme a Roma.

Non ho più fiato per la compassione
né ammirazione per un gabbiano
che per strada sbudella
il piccolo piccione innocente
saziando la fame di questa vita.

Assassina.

Questa è la natura crudele
che ci fa fratelli,
creature riprodotte all’infinito,
figli di un progetto Divino
che non è il mio.

Black raven perched on a twisted dead tree in a barren landscape
Cracked dark globe breaking apart with glowing fissures and flying debris
Cracked dark globe breaking apart with glowing fissures and flying debris
Winding river reflecting moonlight through a barren mountainous landscape
Black raven perched on a twisted dead tree in a barren landscape

LEGATI

Ho smesso le scarpe
della realtà
consumate dall’ira
per ansimare
con le tue ali
abbracciato
al furore
dell’amore
che ci fa ribelli,
lacci sciolti
come papaveri
rossi e gialli
dal vento legati.

Abandoned village path with shoes, ancient ruins, and a bright coastal sea
Lone figure standing on a rocky ledge above a blue chasm
Worn hiking boots resting on a cracked rural road at sunset
Worn hiking boots on a rocky trail beside coastal wildflowers

STUDENTESSA

Bella ciao, che canti in coro
con voce incazzata
di fanciulla onesta.

Sei lotta incarnata:
a scuola mai straniera;
in piazza antagonista;
ora e sempre libera
come vorresti la Palestina.

Rifiuti la guerra
tu che le bombe
te le fumi:
nella discussione
del tempo finito;
nel dialogo di oggi
che non ha alternativa
se non la rivolta.

La tua scelta è partigiana,
protesti furiosa
con il corpo che balla
e la parola armata
per un futuro degno
d’amare
essendo amata.

Manifestazione di studenti con striscioni e bandiere a sostegno della causa educativa, contro l'aumento dei costi e per la difesa delle scuole.
Manifestazione di studenti con striscioni contro il carovita e il caroscuola, che chiedono di bloccare tutte le scuole.
Manifestazione di studenti con bandiere rosse e cartelli, circondati da palme in un'area all'aperto.
Dark-clad figure leaping through red, black, and gold abstract fragments
Rocky path through olive trees overlooking a coast with distant flag-bearing figures
Crowd with flags and torches gathering beneath a historic clock tower

AVVAMPATA

Fredda, decisa,
parla veloce
come un Gregale
corre e risuona
nei vicoli affollati
dei tormenti altrui.

Con parole di serpe,
sussurra
brezze di mare, dolcezze,
fresche, d’estate,
come un Maestrale.

Avvampa il mondo
bruciando segreti
con un tocco
di un dito anellato,
sinuoso e pittato.

No: non scappo, la studio,
negli occhi ne scavo l’Abisso
di storie e novelle,
vampate di carne,
come quella bruciata
di strega mai sazia.

Cielo tempestoso con nuvole scure e fulmini sopra un mare in tempesta, con vegetazione lungo la riva.
Un volto etereo e inquietante tra le nuvole tempestose, con occhi luminosi e fulmini che squarciano il cielo notturno sopra una costa rocciosa.
A face-shaped storm cloud with glowing eyes and lightning over a dark coastline
A face-shaped storm cloud with glowing eyes and lightning over a dark coastline
Abandoned industrial complex with rusted machinery beside a stormy coastline
Abstract dark landscape with swirling orange embers and red horizon

SOFFOCANDO

Soffocando silenzio,

vivo.

Con linfa di parole,

vegeto.

Lacerato nell’anima

riflessa alla tua,

bestemmio

il tempo sospeso.

Leafless tree reflected in a still lake beneath a cloudy twilight sky
Pale aquatic plants and glass shards suspended underwater
Glowing neuron-like network with scattered red and cream letters
Una silhouette di una persona sulla spiaggia con un panorama montano al tramonto, riflesso nell'acqua calmata.

MAPPINA

Senza bandiera
ti vedo ambulare,
ma non ti sento.
Voglio sapere chi sei,
e cosa pensi.

Tengo chiusa la cintura
della tua castità,
te la stringo al ventre
e tiro forte;
te la stringo al collo
e ti accarezzo piano.

La chiamo giustizia.

È la tua chiave
da barattare nel mercato:
perché anche tu come me,
sei merce digitale.

Ti parlo ma sei altrove,
scrolli scrolli
membri dopati,
e vagine plastiche.

Perdi tempo, giri in tondo
senza benzina, senza destino,
e scrolli scrolli
come un tossico
schiavo, assassino.

Nel nostro presente fossile
la cenere degli innocenti
è ossigeno
è genocidio
è nucleare.

Vita precaria. Full time. Senza fine.

Dimmi professore:
per il futuro rubato
quale soluzione?

Non la sa, non la sa
è solo una mappina.

Dai madre:
dammi pappine.
Forza padre:
facciamo rapine.

Abandoned industrial complex with rusted machinery beside a stormy coastline
Antique balance scale holding an iron key, fabric, and parchment tags
Empty chair facing a wall of glowing television screens in a ruined alley

BRILLATE

Care mie anime belle
fragili e sublimi,
come erbacce fiorite
ribelli e colorate.

È la regale umiltà
che leggo nella ferocia
della vostra parola
micidiale:
feconda di dubbio e compassione,
assassina di menzogna e ipocrisia,
parola che brilla
nell’ombra della fiamma.

Vi vedo indomabili
come nuvole
gonfie di lacrime
nelle tempeste
dei sensi.

Vi seguo nella stratosfera
con desio appassionato
di notte e di giorno
oltre il diluvio acido
di tante anime rancorose;

che nell’oppido
delle sacrestie
fanno la questua;

che nei riti del potere
sono al contorno
corone
di rose coltivate;

che abbrutite dall’invidia
con pugni nel petto
lastricano furiose
l’inferno delle loro
catene tintinnanti
di fiele e cera.

Black roses spiraling around a bright central fire
Moss-covered stone ruins in a flower-filled mountain valley beneath storm clouds
Purple, yellow, and white wildflowers growing on rocks beside a rough ocean coast

ai cuori che battono la morte

Un cuore infuocato avvolto da fiamme ardenti, con colori caldi e vibranti che evocano passione e intensità.

AMO

Mi aggancio
all’amo
della tua parola

affilatissima

che fa del mio cuore
brandelli
ai tuoi piedi
come petali
di rosa

Una poesia incorniciata in un elegante telaio dorato, su uno sfondo di mare tempestoso.
Weathered map collage with abstract lines arranged on a rocky beach

Rivoltoso, alla deriva
mi aggancio
all’amo
della tua parola
che mi straccia
la carne
e fa del mio cuore
uno straccio
ai tuoi piedi
nudi
come corolle
di tuberosa

Weathered map collage with abstract lines arranged on a rocky beach

Sailing ship crossing rough moonlit seas beneath storm clouds

Weathered fishing boat named Lumina floating on dark ocean water at twilight

BOLLE

Respiro complessità
evaporata
nella nostra bolla
a geometria agitata
dai venti di una rosa antica.

Nei fumi dell’incenso,
leggo, deferisco,
stralunato recito
la farsa digitale,
come atto di dolore,
che puzza di sudore.

Afferro gherigli marci
con scorze lucide,
infilate in pendagli di parole
ostentate, sbattute
nella furia del Gregale.

Fuori di me.

Dalle scogliere a picco
sul nostro mare
non volano più albatros
ma allucinazioni
del senno artificiale.

Così, in scritture faticose,
orfane, scartate,
l’airone, il drone
e il mio aquilone:
sono bolle, magnifiche
ma solo bolle,
bolle di sapone.

Bolle di sapone tra scogliere e allucinazioni
Un uomo con un aquilone osserva un globo futuristico e dettagliato mentre il cielo è nuvoloso.
Candlelit stone table with parchment, ink, incense smoke, and walnuts
Bolle di sapone tra scogliere e allucinazioni
Weathered stone ruins and fragments floating in a dark starry void
Handwritten parchment, ink pot, and quill pens on a stone desk by firelight
Shattered rocky landscape with scattered books and glowing digital lines
Illustrated underwater scene with torn parchment, rocks, bubbles, and Italian poetic text
Stylized cliffside village above turbulent sea with flying papers
Portrait of a mysterious Mediterranean literary agent, middle-aged man with weathered face, intense piercing eyes, silver-white short hair, wearing dark clothing, dramatic chiaroscuro lighting reminiscent of Hugo Pratt's Corto Maltese illustrations, sea and night sky in the background, noir atmosphere, cinematic, black and deep blue tones
Primo piano di un uomo anziano con capelli grigi e occhi blu intensi, con un'espressione seria su uno sfondo sfocato che ricorda l'acqua.

ANIME

1) DIVORATA

Divorata nel corpo, l’anima

vacilla ma come pendolo

oscilla

tra l’essere oggi

e l’essere stata ieri.

Oscilla nelle vite estranee,

nel profumo di basilico

e menta in fiore,

su finestre aperte al sole.

E vibra al ritmo jazz

del suo cuore

assediato dal rimpianto

e dal rancore.

Inciampa nella nostalgia

di una casa, di un nome,

di un fiore reciso

che forse, domani,

sboccerà.

Come foglia segnata

dall’autunno,

cade sulla strada

ma resta viva, riciclata.

Nell’agonia, divorata

dalla fame di una carezza, trema

nel silenzio

della parola

inabissata.

2) DEGRADATA

Degradata nel presente, l’anima

arranca ma come scheletro

sostiene

la lotta contro la dissoluzione

che l’attende.

Ribolle a fuoco lento

la vergogna nelle colpe del passato,

come polipo affogato

che cuoce per un ragù di mare, straniero.

Consumata a leccarsi le ferite,

passa la mano,

per rimandare il rogito

della sconfitta più amara.

Violata

prostituita

disillusa,

aspetta la sua corona

nel giardino morto della gloria.

Come foglia segnata

dalla primavera,

succhia rugiada al sole,

reduce di guerra.

Nell’agonia, degradata

dall’attesa degli onori, trema

nel silenzio

della parola

censurata.

Due poesie intitolate 'ANIMA 1) DIVORATA' e 'ANIMA 2) DEGRADATA', scritte in italiano, esplorano temi di sofferenza e nostalgia.
anonymous barefooted woman sunbathing on sandy seashore
Leaf-covered human-shaped figure standing in an overgrown garden
Fallen leaf and green sprout beside a puddle reflecting ancient stone ruins
bancone

PAX PACE PAZ

Ciclando, vibro nel ciclo
negli occhi risonanze squarciano
Presente di cenere e marmo

Sulla strada che curva
paura, sirene
e gente, tanta gente
Controsenso

Nell’ombra, raduno aggrumato
di bestie rancorose
attendono a comando

Come rantolo affogato
strozzata in gola
così trema la parola PACE

In cattività, rinchiusa
confinata in campi di miseria
sotto controllo

Cicla, ciclando, circola
Speranza legata ai lacci
di scarpe bucate
su frammenti di ragione

Così sputo questa mia ultima saliva di vita
da edifici in rovina e piazze blindate

Meritata? No, goduta.
Passione perversa
quando urla silenzio

Cruenta, ricicla, divora
Cruda. Crudele.
Croccante Innocenza

Rusty bicycle chain coiled into a spiral on dark rough stone
basta guerre
Coiled bicycle chain surrounded by red paint and metal gears
Cyclist riding through an overgrown industrial passage at dusk
Battered bicycle wheel standing amid rubble in a destroyed city

SPECCHIATO

La mano trema
La parola incespica
Nel filo di bava

Schiuma di saliva bianca
Segna
Scardinate Labbra Asciutte

Dal sapore crudele della vita
Indifferente
Alla bocca affamata
che vomita frasi stantie

Nello specchio, rifletto
il riso amaro che legge
Odino e fobie

Stampato

Tattooed hand holding a fountain pen over crumpled graph paper
Distorted face seen through shattered glass in an ornate frame
Black ink dispersing beside torn paper and ceramic fragments

TERAPIA

Sorgiva la fonte

Vergine, dispersa come la memoria

Materiale, discussa come la morte

Bisogno di verità

Nel bagno al tramonto

Insieme

Nell’acqua diventata tropicale

Di questi tempi adirati

Di noi, anime in terapia

Tra schizzi giocosi di parole

Dimenticare paure affogate da sospiri

Donare comprensione, e nuotare nel coraggio

Desiderando domani

Rivedersi

Per un bagno la sera, placido

Nel nostro mare mai così caldo

Mutante, mutato

Quando il sole abbandona

E la città si fa scura

Abstract spring emerging from pale stone into luminous pool
Abstract spring emerging from pale stone into luminous pool
Abstract spring emerging from pale stone into luminous pool
Abstract spring emerging from pale stone into luminous pool
Turquoise seaside cove with hillside villas and sunset

TORNARE

Bella o brutta
È l’ultima ora di convalescenza
L’attimo di Gesù che scrive sulla sabbia
Sano ma non sanato
Ritorno

Al lavoro? Alla catena?
Ne ho lette tante ma restano vuote
Come quelle parole
Mai esistite

Smetto di raccogliere
Sassi dal mare
Perché la pietra
Della colpa
che nessuno ammette
Sgretoli
La gravità di questa vita
Asciugata al sole

Così torno nelle ombre

Spoglio di festa
Come polpa rossa
Di piennolo del Vesuvio
Appeso per Natale

Close-up of pomegranate pulp with seeds surrounded by red juice and swirling liquid
Close-up of pomegranate pulp with seeds surrounded by red juice and swirling liquid
Halved pomegranate with seeds and smooth stones on wooden table outdoors

CUORE MIO

Ti lascio riposare
dagli affanni pesanti
E ti guardo rapito
dal tuo essere divino

Accarezzo il tuo sonno
che danza di sogni in apnea
agitati come alghe fragili
nel mare in tempesta

Ti lascio riposare
Amore mio
che nei giorni di Cassandra crei
albe nuove all’imbrunire

Tu che nel nostro sottosuolo
di notti bianche e nere
accogli il mio cuore pezzente
penetrato al tuo
e lo fai signore

Two people lying in bed at night with moonlight shining through a window
Remove bandages; animate wind-swept living seaweed

🥰😍 tutta colpa di Battiato e della prospettiva Nevskij, amore mio 😍🥰

SCHIFO

Più urlate è più sento, lo schifo
Nelle vostre canzoni stonate come pappagalli
Nella gabbia della recita
Nelle bolle delle meccaniche terrestri
Di scontro e distruzione
Nell’agone come colosseo moderno
Leoni, martiri e fieri gladiatori
Che si tolgono la vita

Schifo le bestie che vedo libere
Vestite di falsa purezza
Cresciute nell’agio e nella presunzione
Che sbranano ignoranze

Schifo quelli che scommettono
Assistono e tifano senza critica né ragione
Osannando santi e madonne finte
Gettano all’inferno stento e sacrificio

Schifo chi povero si fa debito e schiavo
Che urla guerra, stordito ammazza come Caino

Schifo i cani e i loro padroni che competono
Chi vende scommesse, e spaccia feste per sogno

Schifo chi conta e calcola interesse
con equazioni differenziali
di meccaniche quantistiche

Schifo chi fa eserciti legali, criminali e di straccioni
La catena e chi incatena per finire incatenato

Schifo l’utopia che mi brucia l’anima
La pietà senza diritti
E chi le racconta e ne fa controllo

Cosa voglio?

Il vomito delle dinamiche umane
che rimbalza digerito come una palla
Pronta alle mani per giocare senza pace
Cremare illusioni.
Impastare sabbia e cenere per farne castelli.
In riva al mare di gente che riprende a pensare.

Questo voglio: finire.
In parole da affidare al silenzio

A swirling dark vortex containing shadowy silhouettes of people, birds, and furniture
A city in ruins with black smoke rising under heavy dark clouds
Rusty chain lying among assorted old coins and different types of dice on a rough concrete surface

IMPRESA

La pietà che ti dimostro
È il mio peccato più grande
Che ti fa piacere
Come pane che sfama

Paradosso di retoriche
E offese crudeli
Del mio essere superiore
Come lievito madre

Nell’infamia di farti schiavo
Mio suddito nel bisogno
Accollato e sospeso

Ti incateno alla mia catena
Ti spezzo e ti rinnego
quando smetti di servire

Così, cavarti dalla bocca
Parole di gratitudine
È impresa reale
Sigillo al mio potere

Ma tua è la scelta
Destino del tuo applauso felice
Per me ammirazione
Per te godere

Cracked ancient stone column wrapped in rusted chains with fallen debris
Round rustic bread with a hollow center filled with black charcoal pieces
Tightly woven knot made from intertwined red and gold strands of rope.
Crowd of people cheering in front of a large Iron Throne sculpture restrained by heavy chains outdoors

EREDE

Il dolore ha un fiore – Eschilo, Agamennone

Non mi vedi

Non mi senti

Non mi parli né rispondi

Non te ne frega un cazzo di me e di tante storie

Sono un personaggio privato di nervi

raccattato per strada come un rifiuto

ancora utile da riciclare

con parole come biglie fuori gioco

o una boccia di curling grippata nel ghiaccio,

sono presenza che si fa scrittura in scena.

Esangue la vita mia di te di me di ogni prefazione:

alla vita sembra più ragionevole la morte

alla lotta imporre ignavia

alla menzogna vincente il silenzio

ai dubbi affermare certezze

al sangue una profittevole asfissia

alla tortura più ragionevole la complicità

alla ragione estirpare croci senza dio

al dolore, donare un fiore di morfina.

A chi lo crea, il dolore, fine pena mai

a chi genera deserti

a chi ne fa ragione di ricchezza

il castrare bambini di speranza, d’amore e di fierezza.

Salerno, primo Agosto 2026

Dirt road winding through a desert with sparse vegetation and cloudy sky
A pale flower growing from cracked dry desert soil with mountains in background
A pale flower growing from cracked dry desert soil with mountains in background
Silhouette of a person walking on a two-lane asphalt road during sunset with cars in the distance

ESANGUE 

Il dolore ha un fiore – Eschilo, Agamennone

Lo volevano contenere

Lo hanno lasciato esangue

A terra, in una pozza del suo sangue

Spento il corpo armato di paura

Calpestato sull’asfalto di quartiere

Cadavere: grida giustizia

Con la violenza ingorda di tragedia

Nel video che fa il giro del mondo

Tutori, carnefici e vittima contenuta

Sono spettacolo a pranzo e a cena

Così nella protervia del potere

di reprimere il conflitto

in contenziosa contenzione

con eccesso della forza

e abuso di menzogna

Vedo l’anima fuggire

Librarsi dalla gola strozzata

Perché l’esecuzione

dell’umana ribellione

è la morte che vive

Luminous spirit rising from body into stormy sky
Luminous spirit rising from body into stormy sky
Marble statue with a shattered transparent glass figure lying beneath its foot

Rumore

Non chiederci la formula che mondi possa aprirti, /sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. Eugenio Montale

Ove tende / questo vagar mio breve? / e che è questo / che io chiamo? e che è questo / che io sono? Giacomo Leopardi

Rumore

C’è un tempo che passa e uno che gira.

Lo vedi dall’alto delle torri che il tempo

non corre ma divora

l’attimo umano

nella sua grandezza di essere geniale.

La senti masticata nelle protesi

la felicità del momento passata la paura.

E come niente sa spiegare – la pretesa di vita –

così tutto rivela lo sguardo che vibra

rapito dal rumore,

conteso nelle ombre,

incastro sanguinante di piorrea

e ragione.

Clock tower with large circular Roman numeral clock and gardens on a mountain at sunset
People walking in a historic city square with tall church tower and long shadows

RAPINA

Avessi la forza di strappare

ciocche d’attenzione

non sarebbe sofferenza

Pensarti

Avessi il coraggio dell’inganno,

con schiaffi d’interesse

sequestrare la tua vanità,

sarebbe un gioco da ragazzi

Avessi la brutalità della malizia

sarebbe tutta gioia

darti in pasto la mia carne

che trema di vergogna

Ma io voglio essere rapito

come fa l’estate con la tristezza

Prigioniera nel vento

Ornate vintage mirror hanging with shattered glass reflecting cloudy sky and hills
Person standing in a wheat field with smoke rising, wearing a green coat and looking into the distance
A person stands thoughtfully in a golden wheat field under a cloudy sky.
Two pairs of hands holding a glowing red heart

Non sarà mai pace

Ossuzze
senza più carne
ma solo pelle
e occhi incavati
neri come l’abisso
della nostra colpa
di non fermare
l’orrore di orfani affamati
che allo stremo
si getteranno sulla mitraglia
di soldati infami
comandati nell’inferno
della terra di Palestina.
Con cenere e cadaveri dispersi nella tregua,
rovista e scava nelle macerie
nuova vendetta.
Odio e mai libertà
o perdono umano
per dominati e dominanti
senza lotta e resistenza
non sarà mai pace.

Non voglio

non voglio vedere la cenere

non voglio vedere la targa

non voglio sapere cosa state pensando ora

mi vergognavo allora e di più mi vergogno oggi

al pensiero, al ricordo, alle parole mai dette

mi vergognavo allora e di più mi vergogno oggi

per ogni bacio mancato

per ogni carezza negata

per ogni sguardo d’amore inconsolabile

che brucia ancora

come tempo sprecato

e confessato delitto

per un addio mai compiuto

no, non siete in quel marmo freddo

ma urlate forte in questo cuore

che batte come un tamburo in festa

e che vi porta in giro per il mondo

insieme a me

per sempre vivi

cantori silenziosi

di nullità e morte

UN VOLTO NELLA FOLLA

Bud Schulberg, Mattioli 1885 Editore, 2022

Prefazione di Gian Paolo Serino

Curioso curiosando seguo la traccia degli stimoli quotidiani, provando a distinguere semi vivi nella nebbia di parole che tutto opprime. Anelo cèrnere tra lampi, le connessioni elettriche più intense, come quelle tra neuroni agitati, e quindi accecato da fremiti luminosi, reagisco come posso, come so, come meglio sarà domani. Così immagino con l’acquolina in mente di afferrare l’inconoscibile diventare elevato pensiero tra mortali, una lepre che scappa dopo aver rosicato i fili della sua catena, terrena, precaria ma effervescente.

«Un volto nella folla… il colpo di grazia alla “società della finzione” nella quale sopravviviamo perché anche noi, come gli attori, recitiamo spesso un ruolo che non ci appartiene.»

Fili, fili e fili ancora, intrecciati, annodati, lacerati dall’usura vergine, affilati e strappati con mani callose che scavano terra. 😍

Quest’uomo che fino a pochi mesi fa non sapevo esistesse, con QUANDO CADONO LE STELLE prima e con UN VOLTO NELLA FOLLA dopo, mi ha pulito come un tergicristallo che stride, quello che tira via la sabbia del deserto quando piove fango sulle nostre vecchie auto parcheggiate al sole del sud, d’estate. Pulisce e graffia, lascia il segno e la nebbia sparisce dalla vista, e gli occhi si riempiono di nuovi mondi. Dalla Storia, dal passato, emergono i classici a confermare che non siamo né possiamo essere moderni ma solo copie replicate con vite già vissute, universi conosciuti e plasmabili come creta vergine che ci appare irripetibile perché nostro è il corpo che vibra.

Il racconto di Budd Schulberg spiega bene l’ipnosi collettiva in cui siamo caduti con il fenomeno Beppe Grillo che ho seguito dalle origini, da prima dei cinque stelle, molto prima, da quando partecipammo attivamente alla colletta per l’acquisto del microscopio elettronico a quel mellifluo dottore delle nano particelle, tal Montanari, che preso poi da manie di grandezze politiche, si candidò premier in questo meraviglioso paradiso chiamato Italia.

Mentre qualche “compagno” adorante leccava le palle del cono gelato menomato dal vate Grillo ormai sazio, quel pomeriggio al palazzo della provincia di Salerno, le risate di quei due ancora mi grattano nel cervello. Grillo e Montanari si guardavano e ridevano dopo un’affermazione scientemente preoccupante: “le nano particelle di metallo pesante provocano lancinanti pruriti nelle vagine”. Ridevano e giocavano con gli indigeni del luogo, come i conquistadores facevano agli anelli al naso nel ‘500. Era la campagna “ferramenta ambulante”… l’estinto Fico, primo leader del meetup di Napoli dovrebbe ricordare. Era un’altra vita quella di tante vite fa.

Ripeto, dalla prefazione di Gian Paolo Serino:

“società della finzione” nella quale sopravviviamo perché anche noi, come gli attori, recitiamo spesso un ruolo che non ci appartiene.

Quindi caro diario, come ti sarà ormai chiaro, questa è solo una cronologia di inciampi, di cadute, d’illuminazioni, attimi immensi come la visione di un volto che nella folla non potrai mai più dimenticare. Oggi solo sapienza e conoscenza che costa poco. Di quella dura, immortale, a tempo indeterminato, scolpite nella pietra anche se solo inchiostro su carta, di quella che non si spegne con un interruttore, di quella che puoi ripetere a voce alta e meravigliare chi ti ascolta. Forse un giorno i brevetti e i diritti d’autore saranno solo archeologia, il profitto condannato a morte nei resti di civiltà estinte e questi byte persi come lacrime nella pioggia, acida come l’oblio.