SPECCHIATO

La mano trema
La parola incespica
Nel filo di bava

Schiuma di saliva bianca
Segna
Scardinate Labbra Asciutte

Dal sapore crudele della vita
Indifferente
Alla bocca affamata
che vomita frasi stantie

Nello specchio, rifletto
il riso amaro che legge
Odino e fobie

Stampato

Tattooed hand holding a fountain pen over crumpled graph paper
Distorted face seen through shattered glass in an ornate frame
Black ink dispersing beside torn paper and ceramic fragments

TERAPIA

Sorgiva la fonte

Vergine, dispersa come la memoria

Materiale, discussa come la morte

Bisogno di verità

Nel bagno al tramonto

Insieme

Nell’acqua diventata tropicale

Di questi tempi adirati

Di noi, anime in terapia

Tra schizzi giocosi di parole

Dimenticare paure affogate da sospiri

Donare comprensione, e nuotare nel coraggio

Desiderando domani

Rivedersi

Per un bagno la sera, placido

Nel nostro mare mai così caldo

Mutante, mutato

Quando il sole abbandona

E la città si fa scura

Abstract spring emerging from pale stone into luminous pool
Abstract spring emerging from pale stone into luminous pool
Abstract spring emerging from pale stone into luminous pool
Abstract spring emerging from pale stone into luminous pool
Turquoise seaside cove with hillside villas and sunset

TORNARE

Bella o brutta
È l’ultima ora di convalescenza
L’attimo di Gesù che scrive sulla sabbia
Sano ma non sanato
Ritorno

Al lavoro? Alla catena?
Ne ho lette tante ma restano vuote
Come quelle parole
Mai esistite

Smetto di raccogliere
Sassi dal mare
Perché la pietra
Della colpa
che nessuno ammette
Sgretoli
La gravità di questa vita
Asciugata al sole

Così torno nelle ombre

Spoglio di festa
Come polpa rossa
Di piennolo del Vesuvio
Appeso per Natale

Close-up of pomegranate pulp with seeds surrounded by red juice and swirling liquid
Close-up of pomegranate pulp with seeds surrounded by red juice and swirling liquid
Halved pomegranate with seeds and smooth stones on wooden table outdoors

CUORE MIO

Ti lascio riposare
dagli affanni pesanti
E ti guardo rapito
dal tuo essere divino

Accarezzo il tuo sonno
che danza di sogni in apnea
agitati come alghe fragili
nel mare in tempesta

Ti lascio riposare
Amore mio
che nei giorni di Cassandra crei
albe nuove all’imbrunire

Tu che nel nostro sottosuolo
di notti bianche e nere
accogli il mio cuore pezzente
penetrato al tuo
e lo fai signore

Two people lying in bed at night with moonlight shining through a window
Remove bandages; animate wind-swept living seaweed

🥰😍 tutta colpa di Battiato e della prospettiva Nevskij, amore mio 😍🥰

SCHIFO

Più urlate è più sento, lo schifo
Nelle vostre canzoni stonate come pappagalli
Nella gabbia della recita
Nelle bolle delle meccaniche terrestri
Di scontro e distruzione
Nell’agone come colosseo moderno
Leoni, martiri e fieri gladiatori
Che si tolgono la vita

Schifo le bestie che vedo libere
Vestite di falsa purezza
Cresciute nell’agio e nella presunzione
Che sbranano ignoranze

Schifo quelli che scommettono
Assistono e tifano senza critica né ragione
Osannando santi e madonne finte
Gettano all’inferno stento e sacrificio

Schifo chi povero si fa debito e schiavo
Che urla guerra, stordito guerra, caino guerre

Schifo i cani e i loro padroni che competono
Chi vende scommesse, e spaccia feste per sogno

Schifo chi conta e calcola interesse
con equazioni differenziali
di meccaniche quantistiche

Schifo chi fa eserciti legali, criminali e di straccioni
La catena e chi incatena per finire incatenato

Schifo l’utopia che mi brucia l’anima
La pietà senza diritti
E chi le racconta e ne fa controllo

Cosa voglio?

Il vomito delle dinamiche umane
che rimbalza digerito come una palla
Pronta alle mani per giocare senza pace
Cremare illusioni.
Impastare sabbia e cenere per farne castelli.
In riva al mare di gente che riprende a pensare.

Questo voglio: finire.
In parole da affidare al silenzio

A swirling dark vortex containing shadowy silhouettes of people, birds, and furniture
A swirling dark vortex filled with shadowy human figures and objects
A city in ruins with black smoke rising under heavy dark clouds
A devastated city engulfed in thick smoke amidst a barren landscape
Rusty chain lying among assorted old coins and different types of dice on a rough concrete surface
A collection of old coins, various dice, and a rusty chain arranged on concrete

IMPRESA

La pietà che ti dimostro
È il mio peccato più grande
Che ti fa piacere
Come pane che sfama

Paradosso di retoriche
E offese crudeli
Del mio essere superiore
Come lievito madre

Nell’infamia di farti schiavo
Mio suddito nel bisogno
Accollato e sospeso

Ti incateno alla mia catena
Ti spezzo e ti rinnego
quando smetti di servire

Così, cavarti dalla bocca
Parole di gratitudine
È impresa reale
Sigillo al mio potere

Ma tua è la scelta
Destino del tuo applauso felice
Per me ammirazione
Per te godere

Cracked ancient stone column wrapped in rusted chains with fallen debris
Round rustic bread with a hollow center filled with black charcoal pieces
Tightly woven knot made from intertwined red and gold strands of rope.
Crowd of people cheering in front of a large Iron Throne sculpture restrained by heavy chains outdoors

EREDE

Il dolore ha un fiore – Eschilo, Agamennone

Non mi vedi

Non mi senti

Non mi parli né rispondi

Non te ne frega un cazzo di me e di tante storie

Sono un personaggio privato di nervi

raccattato per strada come un rifiuto

ancora utile da riciclare

con parole come biglie fuori gioco

o una boccia di curling grippata nel ghiaccio,

sono presenza che si fa scrittura in scena.

Esangue la vita mia di te di me di ogni prefazione:

alla vita sembra più ragionevole la morte

alla lotta imporre ignavia

alla menzogna vincente il silenzio

ai dubbi affermare certezze

al sangue una profittevole asfissia

alla tortura più ragionevole la complicità

alla ragione estirpare croci senza dio

al dolore, donare un fiore di morfina.

A chi lo crea, il dolore, fine pena mai

a chi genera deserti

a chi ne fa ragione di ricchezza

il castrare bambini di speranza, d’amore e di fierezza.

Salerno, primo Agosto 2026

Dirt road winding through a desert with sparse vegetation and cloudy sky
A pale flower growing from cracked dry desert soil with mountains in background
A pale flower growing from cracked dry desert soil with mountains in background
Silhouette of a person walking on a two-lane asphalt road during sunset with cars in the distance

ESANGUE 

Il dolore ha un fiore Eschilo, Agamennone

Lo volevano contenere

Lo hanno lasciato esangue

A terra, in una pozza del suo sangue

Spento il corpo armato di paura

Calpestato sull’asfalto di quartiere

Cadavere: grida giustizia

Con la violenza ingorda di tragedia

Nel video che fa il giro del mondo

Tutori, carnefici e vittima contenuta

Sono spettacolo a pranzo e a cena

Così nella protervia del potere

di reprimere il conflitto

in contenziosa contenzione

con eccesso della forza

e abuso di menzogna

Vedo l’anima fuggire

Librarsi dalla gola strozzata

Perché l’esecuzione

dell’umana ribellione

è la morte che vive

Luminous spirit rising from body into stormy sky
Luminous spirit rising from body into stormy sky
Marble statue with a shattered transparent glass figure lying beneath its foot

Rumore

Non chiederci la formula che mondi possa aprirti, /sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. Eugenio Montale

Ove tende / questo vagar mio breve? / e che è questo / che io chiamo? e che è questo / che io sono? Giacomo Leopardi

Rumore

C’è un tempo che passa e uno che gira.

Lo vedi dall’alto delle torri che il tempo

non corre ma divora

l’attimo umano

nella sua grandezza di essere geniale.

La senti masticata nelle protesi

la felicità del momento passata la paura.

E come niente sa spiegare – la pretesa di vita –

così tutto rivela lo sguardo che vibra

rapito dal rumore,

conteso nelle ombre,

incastro sanguinante di piorrea

e ragione.

Clock tower with large circular Roman numeral clock and gardens on a mountain at sunset
People walking in a historic city square with tall church tower and long shadows

RAPINA

Avessi la forza di strappare

ciocche d’attenzione

non sarebbe sofferenza

Pensarti

Avessi il coraggio dell’inganno,

con schiaffi d’interesse

sequestrare la tua vanità,

sarebbe un gioco da ragazzi

Avessi la brutalità della malizia

sarebbe tutta gioia

darti in pasto la mia carne

che trema di vergogna

Ma io voglio essere rapito

come fa l’estate con la tristezza

Prigioniera nel vento

Ornate vintage mirror hanging with shattered glass reflecting cloudy sky and hills
Person standing in a wheat field with smoke rising, wearing a green coat and looking into the distance
A person stands thoughtfully in a golden wheat field under a cloudy sky.
Two pairs of hands holding a glowing red heart

Non sarà mai pace

Ossuzze
senza più carne
ma solo pelle
e occhi incavati
neri come l’abisso
della nostra colpa
di non fermare
l’orrore di orfani affamati
che allo stremo
si getteranno sulla mitraglia
di soldati infami
comandati nell’inferno
della terra di Palestina.
Con cenere e cadaveri dispersi nella tregua,
rovista e scava nelle macerie
nuova vendetta.
Odio e mai libertà
o perdono umano
per dominati e dominanti
senza lotta e resistenza
non sarà mai pace.

UN VOLTO NELLA FOLLA

Bud Schulberg, Mattioli 1885 Editore, 2022

Prefazione di Gian Paolo Serino

Curioso curiosando seguo la traccia degli stimoli quotidiani, provando a distinguere semi vivi nella nebbia di parole che tutto opprime. Anelo cèrnere tra lampi, le connessioni elettriche più intense, come quelle tra neuroni agitati, e quindi accecato da fremiti luminosi, reagisco come posso, come so, come meglio sarà domani. Così immagino con l’acquolina in mente di afferrare l’inconoscibile diventare elevato pensiero tra mortali, una lepre che scappa dopo aver rosicato i fili della sua catena, terrena, precaria ma effervescente.

«Un volto nella folla… il colpo di grazia alla “società della finzione” nella quale sopravviviamo perché anche noi, come gli attori, recitiamo spesso un ruolo che non ci appartiene.»

Fili, fili e fili ancora, intrecciati, annodati, lacerati dall’usura vergine, affilati e strappati con mani callose che scavano terra. 😍

Quest’uomo che fino a pochi mesi fa non sapevo esistesse, con QUANDO CADONO LE STELLE prima e con UN VOLTO NELLA FOLLA dopo, mi ha pulito come un tergicristallo che stride, quello che tira via la sabbia del deserto quando piove fango sulle nostre vecchie auto parcheggiate al sole del sud, d’estate. Pulisce e graffia, lascia il segno e la nebbia sparisce dalla vista, e gli occhi si riempiono di nuovi mondi. Dalla Storia, dal passato, emergono i classici a confermare che non siamo né possiamo essere moderni ma solo copie replicate con vite già vissute, universi conosciuti e plasmabili come creta vergine che ci appare irripetibile perché nostro è il corpo che vibra.

Il racconto di Budd Schulberg spiega bene l’ipnosi collettiva in cui siamo caduti con il fenomeno Beppe Grillo che ho seguito dalle origini, da prima dei cinque stelle, molto prima, da quando partecipammo attivamente alla colletta per l’acquisto del microscopio elettronico a quel mellifluo dottore delle nano particelle, tal Montanari, che preso poi da manie di grandezze politiche, si candidò premier in questo meraviglioso paradiso chiamato Italia.

Mentre qualche “compagno” adorante leccava le palle del cono gelato menomato dal vate Grillo ormai sazio, quel pomeriggio al palazzo della provincia di Salerno, le risate di quei due ancora mi grattano nel cervello. Grillo e Montanari si guardavano e ridevano dopo un’affermazione scientemente preoccupante: “le nano particelle di metallo pesante provocano lancinanti pruriti nelle vagine”. Ridevano e giocavano con gli indigeni del luogo, come i conquistadores facevano agli anelli al naso nel ‘500. Era la campagna “ferramenta ambulante”… l’estinto Fico, primo leader del meetup di Napoli dovrebbe ricordare. Era un’altra vita quella di tante vite fa.

Ripeto, dalla prefazione di Gian Paolo Serino:

“società della finzione” nella quale sopravviviamo perché anche noi, come gli attori, recitiamo spesso un ruolo che non ci appartiene.

Quindi caro diario, come ti sarà ormai chiaro, questa è solo una cronologia di inciampi, di cadute, d’illuminazioni, attimi immensi come la visione di un volto che nella folla non potrai mai più dimenticare. Oggi solo sapienza e conoscenza che costa poco. Di quella dura, immortale, a tempo indeterminato, scolpite nella pietra anche se solo inchiostro su carta, di quella che non si spegne con un interruttore, di quella che puoi ripetere a voce alta e meravigliare chi ti ascolta. Forse un giorno i brevetti e i diritti d’autore saranno solo archeologia, il profitto condannato a morte nei resti di civiltà estinte e questi byte persi come lacrime nella pioggia, acida come l’oblio.