1) DIVORATA
Divorata nel corpo, l’anima
vacilla ma come pendolo
oscilla
tra l’essere oggi
e l’essere stata ieri.
Oscilla nelle vite estranee,
nel profumo di basilico
e menta in fiore,
su finestre aperte al sole.
E vibra al ritmo jazz
del suo cuore
assediato dal rimpianto
e dal rancore.
Inciampa nella nostalgia
di una casa, di un nome,
di un fiore reciso
che forse, domani,
sboccerà.
Come foglia segnata
dall’autunno,
cade sulla strada
ma resta viva, riciclata.
Nell’agonia, divorata
dalla fame di una carezza, trema
nel silenzio
della parola
inabissata.
2) DEGRADATA
Degradata nel presente, l’anima
arranca ma come scheletro
sostiene
la lotta contro la dissoluzione
che l’attende.
Ribolle a fuoco lento
la vergogna nelle colpe del passato,
come polipo affogato
che cuoce per un ragù di mare, straniero.
Consumata a leccarsi le ferite,
passa la mano,
per rimandare il rogito
della sconfitta più amara.
Violata
prostituita
disillusa,
aspetta la sua corona
nel giardino morto della gloria.
Come foglia segnata
dalla primavera,
succhia rugiada al sole,
reduce di guerra.
Nell’agonia, degradata
dall’attesa degli onori, trema
nel silenzio
della parola
censurata.





