Care mie anime belle
fragili e sublimi,
come erbacce fiorite
ribelli e colorate.
È la regale umiltà
che leggo nella ferocia
della vostra parola
micidiale:
feconda di dubbio e compassione,
assassina di menzogna e ipocrisia,
parola che brilla
nell’ombra della fiamma.
Vi vedo indomabili
come nuvole
gonfie di lacrime
nelle tempeste
dei sensi.
Vi seguo nella stratosfera
con desio appassionato
di notte e di giorno
oltre il diluvio acido
di tante anime rancorose;
che nell’oppido
delle sacrestie
fanno la questua;
che nei riti del potere
sono al contorno
corone
di rose coltivate;
che abbrutite dall’invidia
con pugni nel petto
lastricano furiose
l’inferno delle loro
catene tintinnanti
di fiele e cera.



ai cuori che battono la morte

