Respiro complessità
evaporata
nella nostra bolla
a geometria agitata
dai venti di una rosa antica.
Nei fumi dell’incenso,
leggo, deferisco,
stralunato recito
la farsa digitale,
come atto di dolore,
che puzza di sudore.
Afferro gherigli marci
con scorze lucide,
infilate in pendagli di parole
ostentate, sbattute
nella furia del Gregale.
Fuori di me.
Dalle scogliere a picco
sul nostro mare
non volano più albatros
ma allucinazioni
del senno artificiale.
Così, in scritture faticose,
orfane, scartate,
l’airone, il drone
e il mio aquilone:
sono bolle, magnifiche
ma solo bolle,
bolle di sapone.








