EREDE

Il dolore ha un fiore – Eschilo, Agamennone

Non mi vedi

Non mi senti

Non mi parli né rispondi

Non te ne frega un cazzo di me e di tante storie

Sono un personaggio privato di nervi

raccattato per strada come un rifiuto

ancora utile da riciclare

con parole come biglie fuori gioco

o una boccia di curling grippata nel ghiaccio,

sono presenza che si fa scrittura in scena.

Esangue la vita mia di te di me di ogni prefazione:

alla vita sembra più ragionevole la morte

alla lotta imporre ignavia

alla menzogna vincente il silenzio

ai dubbi affermare certezze

al sangue una profittevole asfissia

alla tortura più ragionevole la complicità

alla ragione estirpare croci senza dio

al dolore, donare un fiore di morfina.

A chi lo crea, il dolore, fine pena mai

a chi genera deserti

a chi ne fa ragione di ricchezza

il castrare bambini di speranza, d’amore e di fierezza.

Salerno, primo Agosto 2026

Dirt road winding through a desert with sparse vegetation and cloudy sky
A pale flower growing from cracked dry desert soil with mountains in background
A pale flower growing from cracked dry desert soil with mountains in background
Silhouette of a person walking on a two-lane asphalt road during sunset with cars in the distance

Rumore

Non chiederci la formula che mondi possa aprirti, /sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. Eugenio Montale

Ove tende / questo vagar mio breve? / e che è questo / che io chiamo? e che è questo / che io sono? Giacomo Leopardi

Rumore

C’è un tempo che passa e uno che gira.

Lo vedi dall’alto delle torri che il tempo

non corre ma divora

l’attimo umano

nella sua grandezza di essere geniale.

La senti masticata nelle protesi

la felicità del momento passata la paura.

E come niente sa spiegare – la pretesa di vita –

così tutto rivela lo sguardo che vibra

rapito dal rumore,

conteso nelle ombre,

incastro sanguinante di piorrea

e ragione.

Clock tower with large circular Roman numeral clock and gardens on a mountain at sunset
People walking in a historic city square with tall church tower and long shadows

Salerno Letteratura Festival

Io c’ero e con me un fantasma che volteggiava come un venticello indeciso in cerca di belle parole e buone intenzioni, della storia più bella, di cuori desti pronti alla rivolta, per la guerra alle guerre, per gridare basta, basta, mai più!

TANTI E NESSUNO

Ne ho visto tanti
entusiasti
rivendicare orgogliosi
ardere di passione
ma poi solo fuoco di paglia

Ne ho visto tanti
armarsi e partire
e poi fermarsi
sbattere la porta

Scappare dove anch’io sono scappato

dove la lotta è un lusso
la rinuncia, una comodità
e la santità solo preghiera
Ne ho visto tanti
tornare affranti
da sensi di colpa e fame di rivincita
perdersi e ritrovarsi
più rabbiosi di prima

Ne ho visto tanti
in equilibrio
tra ombre e vuoto
sospesi
tra andare e andato
fermi
nell’attesa apatica di risposte

Ne ho visto tanti
giustificarsi con parole avvinte
e di parole furiose
morire

Ne ho visto tanti
predare e farsi preda
rinascere dalla melma
e farsi fango
poi argilla viva
plasmata e cotta
in statue di noi
assassini innocenti

Ne ho visto tanti
di stormi, torme e branchi
ordinati dalla paura
e dal sole immobile
che brucia, che secca la carne
sfinita
dove nessuno sopravvive
anime orfane di lacrime
e dolore

Flock of birds flying over wetlands with city skyline under dark clouds at sunset
A flock of birds flies over wetlands with a city skyline and dramatic sunset in the background.
Ne ho visto tanti/entusiasti/rivendicare orgogliosi/ardere di passione/ma poi solo fuoco di paglia
A hooded figure carefully walks a glowing tightrope over a deep canyon with a walking stick.
Silhouettes of a howling wolf and a deer with antlers overlaid on a misty forest background
A mysterious double exposure blends a howling wolf and a majestic deer in a foggy forest.

FUGACE

Si fa alba

Ed è subito sera

Così il giorno

Così una vita

Ma non sai cos’è

La fiducia

Non sai cos’è la paura

Di sé stessi

Di questo mondo bruto

Che lacrima succo

di mela verde

e nera di marcio

Sono nato bimbo

E morirò bambino

Nella meraviglia

Solitaria

Delle nostre notti insonni

Ad aspettare il sole

Ad aspettare il buio

FUGACE\Si fa alba\Ed è subito sera\Così il giorno\Così una vita\Ma non sai cos’è\La fiducia\Non sai cos’è la paura\Di sé stessi\Di questo mondo infame\Sono nato bimbo\E morirò bambino\Nella meraviglia
Della solitudine\Delle nostre notti insonni\Ad aspettare il sole\Ad aspettare il buio

FUGACE\Si fa alba\Ed è subito sera\Così il giorno\Così una vita\Ma non sai cos’è\La fiducia\Non sai cos’è la paura\Di sé stessi\Di questo mondo bruto\Che lacrima succo\di mela verde\e nera di marcio\Sono nato bimbo\E morirò bambino\Nella meraviglia\Solitaria\Delle nostre notti insonni\Ad aspettare il sole\Ad aspettare il buio

Solar eclipse with Earth partially covered by a dark circle displaying zodiac symbols around its edge

Solar eclipse with Earth partially covered by a dark circle displaying zodiac symbols around its edge

Che siamo?

Merce

Desideri invertebrati

Che camminano

IBAN virtuali

Che riciclano

Merce

Estorsione di valore

Emozioni senza gioia

Merce

Meretricio dall’infanzia

Di organi trapiantati

Merce

Passioni d’accatto

Che fanno arte a sfruttamento

Merce

Sulla strada della devianza

Merce

Nella periferia della conoscenza

Merce

Nella fame del bisogno

Siamo merce avariata

Che vibra, trema

Nella rugiada dei sogni

Uomo con capelli grigi e maglione nero, indossa una giacca di jeans, in primo piano con una bandiera sullo sfondo.
Silhouetted figures formed from assorted global banknotes and coins labeled with words like wealth, exchange, human, and value.
Uomo con giacca di jeans parla in pubblico, tenendo un microfono, con una bandiera rossa sullo sfondo e un cartello che promuove un evento elettorale.

CIGOLANDO

Tra il 25 Aprile
e il Primo Maggio
cigolando cammino nelle strade
affollate dalla memoria

Pedalo nelle parole della Storia

Tra gente che celebra il ricordo
avanzo e mi vergogno

Inquadrato, schedato
Noi merce, noi sfruttati
byte inglobati da mega tera di controllo
connessi e sconnessi
consumati dall’ansia dell’essere presente

La rete è fine, è capillare
cattura plancton e ciacianielli
venduti all’asta come armi
predati, ossessivi, ossessionati

Tra panzoni opulenti e scheletri ambulanti

Cigoliamo come ingranaggi di catena,
ruggine di cervelli,
precari e paralizzati,
sistemi operativi antiquati

Cigoliamo in desideri incontinenti
come adunata di ribelli
che stride, che urla, ma canta e balla

Il corpo sociale ci guarda infastidito
estraneo, sulla spiaggia cerca evasione
deforme, nel mare la fuga e la sua ragione

Indifferente alle masse
di schiavi che siamo
è prigione senza luna

E noi l’onta che si fa tempesta
condanna amara
di solitudine fantasma

Glowing network of interconnected energy strands with sparkling particles in space

MILLE VOLTE MILLE

Sei pensiero
Voce che vorrei fosse vento
Mille e mille volte, carezza
E mille, mille volte, schiaffo
Freddo di tomba e fiamma di cremazione
Che mille e mille volte brucia
Come lama che taglia e cura
quando mille volte mille
dico resto con te

ASSEMBLEA

se una bandiera rossa
sola
ti sembra poco e spoglia
ma troppo potenti
le parole
che morirne
non sarà mai abbastanza
ai popoli liberi la terra
agli indomabili
prati fioriti
dignità e gloria

BALLO CADUTO

Traballo

tra abissi dinamici che m’afferrano

Traballo incidendo

scorze rancide

nella pietra di quello che sembro tremando

di furia e di rabbia

ascia come lama

inaridita dal clamore.

Tra acne e forfore appiccicose

morbo e morbose

Traballo sperduto

Ballo cadendo

annaspando perdono

Un'ombra avvolta in un mantello nero fluttua nel vuoto tra rovine oscurate, con detriti che volano attorno a lei.

Traballo
Abissi dinamici mi afferrano
La mia rabbia incido
sulla pietra di ciò che sembro
un’ascia contro il vuoto
Ogni mossa è un crollo
una caduta libera nel bit
È la mia ballo cadendo
Chiedo scusa ad ogni mio fallimento
Traballo sperduto
Ballo cadendo

Una figura in un abito nero inginocchiata in un angolo di un'area con pareti di pietra, visibilmente in uno stato di vulnerabilità. I detriti giacciono a terra.
Una figura seduta in un ambiente oscuro e roccioso, con pioggia che oscilla sopra di essa, creando un'atmosfera malinconica.
Una donna in un abito lungo fluttuante salta da un'entrata buia su macerie, mentre una luce blu attraversa un ambiente architettonico desolato.
Un individuo misterioso in un mantello scuro fluttua in un ambiente sotterraneo in rovina, circondato da macerie e pareti incrinate.
Un paesaggio surreale con un personaggio fluttuante in una profonda fenditura tra le rocce, circondato da macerie e un'atmosfera luminescente.

URLO

Urla nella notte

Di anime segnate dal bisogno

Sento vagare

Gridare scavando rifiuti

Consumare maledizione

Del soggetto che si fa moneta

Urla nelle strade affollate

Di frastuoni e paure

Di bottiglie svuotate dalla fame

Di vetri che incidono la carne

Di lame di rancore spaccate nell’asfalto

Precario come la scorza di un frutto marcio

Dentro la vita di foglie che cadono

Lacrimose e mute

Arrese alla legge privata di giustizia

Urla, urla ancora, notte ingorda di stelle

Di anime in pena, libere di andare

Segnate e segnalate nel regresso

Ascoltale anche tu e grida, anima insonne

Indifferente a sogni e incubi

Mirando la TV dei mille canali ossessi

Legato al letto come cane da guardia

Urla anche tu con me spalancando gabbie

Ai non morti imbottiti di sonniferi e di vergogna

Che non sanno più né leggere né parlare

Privati di protesta, nudati dalla lotta

Che di giorno, nel tormento

Fanno finta di guardare

Respirando veleno

Clandestino e senza casa

Facciata di un elegante edificio storico illuminato di sera, con lampioni accesi e una porta d'ingresso adornata. Il cielo è nuvoloso, creando un'atmosfera suggestiva.
Una strada deserta di notte, illuminata da luci al neon e lampioni, con una figura solitaria che cammina tra edifici e motociclette parcheggiate.
Insegna di un ristorante chiamato 'URLO' con un dipinto affianco, vista notturna di una strada e un carretto verde parcheggiato.
Un uomo in piedi di fronte a una porta aperta, mentre accudisce un fuoco in un pentolone nella notte di una città lampionata.
Una strada deserta di notte in una città abbandonata, con edifici alti e un grande luna nel cielo. Rifiuti e materiali da costruzione sono sparsi lungo il marciapiede.
Una strada deserta di notte con figure scure che camminano, illuminate da lampioni. Rifiuti e bottiglie sparse lungo il marciapiede.
Una strada notturna con sacchi di rifiuti accatastati e un uomo che cammina.
Una strada deserta e nebbiosa di notte, con figure scure in lontananza e lampioni illuminati ai lati.
Una strada buia e deserta di notte, con figure misteriose in mantelli che si muovono tra rifiuti e bottiglie rotte.

Violentati

Picchialo a sangue

Picchiala a morte

La tua battaglia è giusta

La tua battaglia è sbagliata

Picchialo, picchialo

Il ragazzino che ti manca di rispetto

Picchiala, picchiala

La zingarella che ti ruba la moneta

Picchialo, picchialo

Il diverso che ti fa ribrezzo

Picchiala, picchiala

La donna che ti dice no

Picchialo, picchialo

Lo studente che dissente

Picchiala, picchiala

La divisa che mena i compagni

Picchialo, picchialo

L’operaio che vuole lavoro

Picchiala, picchiala

La ragione dell’intellettuale eversivo

Picchialo, picchialo

L’anarchico che rifiuta l’ordine

Picchiala, picchiala

La diserzione che ti fa paura

Picchialo, picchialo

Il tradimento che ti fa Troia

Picchiala, picchiala

La dignità di tuo fratello

Picchialo, picchialo

Il palestinese che non se ne vuole andare

Picchiala, picchiala

La fede religiosa che ti fa schiavo

Picchialo, picchialo

Il diritto che fa giustizia

Picchiala, picchiala

La legge del più forte

La tua battaglia è giusta

La tua battaglia è sbagliata

Rinnega, rinnegala, la guerra

Perché sei solo rabbia e dolore

E se non basta

Uccidi e muori

Un graffito di un occhio arancione su una parete bianca, con un muro sullo sfondo e un'auto parcheggiata.
Muro sporco con graffiti visibili, tra cui le scritte 'ACAB' e altri segni colorati.
Muro con graffiti e cancello arrugginito circondato da vegetazione.
Dettaglio di una serratura in metallo su una porta di legno con una superficie rustica.

ORA

Un abbaglio

Accecando

Il mio cuore

Hai saccheggiato

Ora

Che ali di schiuma

Hai reciso

Da questo cielo infinito

Mi schianto

Rugiada su foglie

Tremanti

Disperse dal vento

Nella rinascita fredda

Da una notte

Sveglia

D’alito

Amaro

Ali grandi e luminosi in contro luce, con nuvole e un paesaggio naturale sullo sfondo.
Cuore rosso con ali bianche, circondato da foglie e gocce d'acqua, illuminato dal sole al tramonto.

OSSA

Cosa importa a te
di questo mondo che brucia
Di te, cosa importa loro
quando questo mondo ride

Solitudine? No, tempeste di parole
aniconiche scritture, spennate e derise
le loro, le tue

Continua, però Fiamma riluce
intima, corrosiva, imprigionata dentro
tra sbarre di cera
non scala, non stride, non scalda

I desertificati nell’anima
mutilati e dispersi
affogati di ceneri
in poesia mai viva

Viltà e orgoglio nel nascere

E rinascere, all’infinito
con l’angoscia di assistere gelosi

Non chiedi aiuto: esigi rispetto

Cosa importa a te
oblio indifferente
Cosa importa, di te

Angiporto di sassi e lacrime
Non è retorica ma sofferenza
Fantasie? Nello specchio non c’è più chi guarda.

Lasciami cremare allora
il midollo reciso dal nervo
di queste ossa
che non stanno più in piedi

Un blocco di legno che brucia con fiamme vivaci, mentre un gruppo di persone ride e si rilassa sullo sfondo in un ambiente all'aperto.
Un gruppo di persone attorno a un grande falò, con torce in mano, in un ambiente desertico al tramonto.
Una scena epica di un'assemblea di persone in abiti tradizionali, con torce accese, che circondano un grande falò in un paesaggio drammatico con montagne e un cielo tempestoso sullo sfondo.
Una donna in abiti chiari si inginocchia su una superficie rocciosa, di fronte a una prigione con sbarre. Sullo sfondo, un grande incendio illumina il cielo grigio.
Un falò acceso circondato da rocce, con un gruppo di persone in background vestite con abiti tradizionali che osservano.
Tre persone sorridenti sedute dietro delle sbarre, con fiamme luminose che danzano dietro di loro.
Quattro persone intrappolate dietro sbarre, circondate da fiamme ardenti, in un contesto di oscurità e caos.
Due persone che ridono sedute su rocce con fiamme ardenti sullo sfondo, illuminate da una luce rosso intenso.
Due donne ridono gioiosamente sedute davanti a fiamme ardenti in un ambiente infuocato.
Folla di persone che osserva un grande falò durante una celebrazione, con fiamme alte e avvolgenti che si alzano nel cielo.

LA FESTA

La mia, la tua

La nostra vita

Dolce e amara danza di febbre

Di rabbia e gioia

Ferita, turbata, irrisolta e smarrita

Prodigio di corifea muta, il tuo silenzio

Fatica ostinata con sisifea condanna

La tua carezza che trema nella mia carne

Rinviato a giudizio, devi studiare

Tra un bacio e uno sputo

Devi faticare, sudare e piangere

Il mio, il tuo salario, carta straccia come vetri in frantumi

Della porta sbattuta nel vento

Maledizione, menzogna, tradimento e verità

A conti fatti, il conto lo porta lo sfratto

Era Natale, oggi Capodanno e ancora festa sarà

Di domani la fine che si ripete

S’asciugherà il fango dei disperati

Annegheranno ancora negli incubi di una tenda fredda

Ancorata alla sabbia di un destino infame

Così saranno illusioni bruciate

Nel marciume della speranza vana

Lacrime, polvere e cenere respiriamo

Non festeggio con te più triste di me

Solitudine felice che brinda nella folla stordita

Tra un bacio e uno sputo

Di collera umana

La mia, la tua

La nostra vita

Di rabbia e di gioia

Collera schiava del dolore

La mia, la tua

La nostra fame di vita

Eden negato

Agli ultimi, come me e te amore mio, su questa terra

Generosa e fertile di vermi senza cuore.

Un pubblico in festa con le mani alzate, illuminato da luci colorate e proiezioni, in un'atmosfera vivace e celebrativa.
Una folla festosa di persone che alzano bicchieri, sotto delle luci decorative, durante una celebrazione serale.
Folla in un locale con luci arancioni e atmosfera festosa, persone alzano i bicchieri e si divertono.
Folla festante in un ambiente notturno, con persone che ballano e alzano le mani sotto un cielo illuminato da luci colorate e scintille.
Un gruppo di persone si diverte in una festa vivace, ridendo e ballando insieme, con un'illuminazione calda e festosa.
Un gruppo di giovani sorridenti si diverte in un ambiente festoso, circondato da luci colorate e segnaletica luminosa.
Folla festante con persone sorridenti e braccia alzate in segno di gioia durante una celebrazione notturna, con luci e colori vivaci sullo sfondo.
Una folla festante celebra l'arrivo del nuovo anno, con fuochi d'artificio e brindisi.
Illustrazione di un personaggio misterioso che versa una bevanda arancione in un bicchiere, circondato da altre figure con espressioni inquietanti, su uno sfondo giallo intenso.
Un bicchiere di vino spumante circondato da un'atmosfera festosa e sfocata, con luci brillanti sullo sfondo.
Un bicchiere di vino giallo con bollicine, posizionato su un tavolo in un ambiente con luci colorate sullo sfondo.
Due bicchieri di vino dorato vengono toccati in un brindisi, con uno sfondo di luci sfocate e calde.
A lively crowd gathers in a festive setting filled with decorative lights, stars, and lanterns, creating a warm and celebratory atmosphere.
A vibrant bar scene with the neon sign 'LA FESTA' glowing in pink light, patrons enjoying drinks at a table with glasses and bottles, creating a festive atmosphere.
insegna
Un gruppo di giovani adulti seduti a un tavolo in un ambiente urbano notturno, con espressioni serie e bevande in vetro sul tavolo.
Una giovane ragazza con espressione triste in un paesaggio devastato, con fumi e incendi sullo sfondo.
Silhouette di un uomo con due grandi orologi sullo sfondo, che rappresentano il passare del tempo.

ARIA

Nell’aria agitata

Polvere di macerie

Attaccaticcia vaga

Nel caos dell’indifferenza

Selettiva e sofisticata

Aria di festa e d’attesa

Popolana e di nobiltà pretesa

È polvere macerata nel fango

D’innocente speranza sopravvissuta

Allo sterminio e ai pranzi di gala

Di cerimonie e cerimoniali reclusi

In fila per un posto che sa di colpa

Ingiudicata furba condanna

Vanesia assoluzione crudele

Cosa importa

All’anima perplessa

Fredda nella folla gaudente

Di luci rituali come stelle

Viscosa e solitaria

Quest’aria di rifiuto e noia

Alla fine delle notti insonni

Alla fine dei giorni sognati invano

Soffocante tortura

Respirata, muore.

Una scena che mostra un elegante ristorante con tavoli apparecchiati, affacciato su una città in rovina e distruzione, con grattacieli in lontananza e un tramonto drammatico sullo sfondo.
A crowded urban street filled with people, amidst a haze of dust and debris, capturing a moment of chaotic celebration.
Una vivace scena di festa in una strada affollata, con persone in abiti eleganti e un'atmosfera di celebrazione. Fumi e polveri fluttuano nell'aria, creando un effetto suggestivo. Un lampadario decorativo si apre sopra la folla.
Scene of a dramatic gathering in a grand, ornate city setting, with figures in medieval attire holding flags and swords, under a turbulent sky filled with birds and debris.
Un gruppo di persone si muove in un ambiente urbano, circondato da luci al neon rosa e cartelloni pubblicitari, mentre frammenti di materiale fluttuano nell'aria.
Una folla festante durante un evento, con mani alzate e fuochi d'artificio che esplodono sopra, immersi in una nebbia di luci arancioni.
Una folla di persone in un'area urbana, circondati da una nuvola di polvere e macerie, si fa strada attraverso la confusione, con segnali festivi e un'atmosfera di attesa.
Una strada urbana affollata con spazzatura e macerie, persone che camminano in un ambiente caotico e nebbioso, insegne al neon visibili.
Un gruppo di persone in festa dentro un ambiente riempito di fumi, con bandiere e coriandoli che volano nell'aria, mentre alcuni partecipanti sollevano le mani e i telefoni per documentare il momento.
Una vista di una cena elegante in un ambiente di esplosione e devastazione, con relitti e rovine sullo sfondo, illuminato da luci calde al tramonto.

Torneranno le lucciole

C’è chi parte, chi ritorna

e va di qua e va di la

tra tombe, cappelle e marmi da lucidare

con lacrime mai sazie del dolore passato.

Anime agitate, fiori recisi, corpi fantasmi e stranieri,

rassegnati in silenzio, iniezione ibrida di morti e viventi.

Che pensiero euristico in questo pélago di folla

pensare ai morti nel giorno dedicato ai morti.

Usare le tue parole caro Pasolini

mi ridesta dal personale che diventa politico.

Nel giorno dello scempio del tuo corpo

esile e dannato, maudite come la tua poesia del tempo andato.

2 novembre 1975

Inaudito, mistificato, codardo, bieco, coatto, estremo scempio.

La società dei consumi ti ha divorato, vomitato e oggi ti magnifica

In questa data che fa mezzo secolo, a destra e a manca.

Capaci di tutto nell’apparenza nulla, nella fede sincera, vuota come

un pallone sgonfio, inutile rifiuto, marginale gioco del ricordo esornativo.

Che pensiero euristico in questo pélago di folla plaudente la gloria,

pensare ai morti nel giorno dedicato ai morti.

Con le greppie al collo, in luttuoso doppiopetto,

di potere transnazionale, di polizie tecnocratiche

e teste di legno senza radici né cultura

con pupille raggrumate di fuliggine

di potere senza volto, il vero fascismo

di fascisti padri e figli fascisti.

Che pensiero commosso pensarti fantasma come mamma e papà

che ci facevano figli del boom economico

nell’Italia potenza, immutata fascista, orfana ubbìa

ancora oggi di lucciole in cerca di luce.

Copertina del libro di Pier Paolo Pasolini, intitolato 'Il fascismo degli antifascisti', pubblicato da Garzanti.
Copertina del libro di Pier Paolo Pasolini intitolato 'Il fascismo degli antifascisti', caratterizzata da uno sfondo scuro con testo bianco.
Una scena in un cimitero misterioso con angeli trasparenti che fluttuano sopra tombe ornate di fiori e candele, mentre una luna piena illumina l'ambiente buio e silenzioso.
Cimitero al crepuscolo con croci e fiori rosa illuminati, atmosfera suggestiva e triste.
A close-up of an open book page featuring text in Italian, with highlighted segments and a hand holding the page.
Pagina di un libro con del testo evidenziato che discute le idee del fascismo e la cultura giovanile in Italia.
Un libro con del testo evidenziato, che discute il concetto di fascismo e cultura, accompagnato da una tastiera sullo sfondo.
Testo evidenziato su una pagina di un libro, con parti in giallo. Discussione sul fascismo in relazione alla società e alla moralità.
Un'immagine di una pagina di un libro con del testo in italiano, evidenziato in verde, che discute le responsabilità e le conseguenze delle stragi politiche in Italia.
Pagina scritta con testo evidenziato che parla di storia e cultura italiana, in particolare sul concetto di 'Italianità' e il rimpianter la storia.
Close-up of a page from a book, with highlighted text discussing public life and the need to find the strength to play.
Testo evidenziato che discute di antifascismo, con la parola "Fascista" in evidenza.
A close-up image of a page from a book, featuring highlighted text and a person's fingers holding the page.
Apertura di un libro con un passaggio evidenziato in evidenza gialla, accompagnato da un computer portatile sullo sfondo.
Testo evidenziato in giallo su una pagina, che discute il concetto di 'civiltà dei consumi' e la sua connessione con il fascismo.
Un libro aperto su un tavolo, con un titolo evidenziato 'L'articolo delle lucciole' e testo in italiano che discute il fascismo.
A close-up of a page from a book with highlighted text and a person's fingers pointing at the text.
Un uomo con il cappuccio scuro e la barba corta, in primo piano, di fronte a un mobile con librerie e oggetti vari. Dietro di lui, un libro intitolato 'La filosofia di Umberto Eco' è in evidenza.
Una famiglia in un ambiente urbano, composta da un padre e una madre in abiti casual, con una donna incinta che tiene per mano un bambino. Gli edifici sullo sfondo suggeriscono un contesto suburbano.
Un cimitero al crepuscolo, con lapidi e monumenti, illuminato da piccole luci fluttuanti che ricordano anime, mentre sullo sfondo si può vedere un albero spoglio e il cielo che si scurisce.

Coraggio

Non è il coraggio che manca

fosse utile sarebbe rugiada.

Che gioco crudele è l’attesa

di morire per farla finita

nel sole nascosto di questa vita.

L’assurdo in gola non scende.

Il vuoto che ghiaccia, il senso che vibra

in danza infelice di vento senz’aria

orfano di slanci e saluti stantii.

Nella fatica della solita alba

spenta all’ennesimo tramonto,

immonda ritorna

e il dubbio contesta.

Come risacca agitata che torna indietro e si perde

nell’impietoso giorno passato. Sconfitto

Una donna con capelli lunghi e fluenti indossa un abito rosso, mentre si trova in piedi su un terreno roccioso e bagnato, circondata da onde con l'oceano sullo sfondo. Tene un libro aperto in mano, con un cielo infuocato e nuvole scure che creano un'atmosfera drammatica.
Un paesaggio marino tempestoso con onde alte, botti di legno rovesciati sulla spiaggia e un cielo drammatico illuminato dalla luna e colpito da fulmini.
Un libro aperto splende mentre onde d'acqua spray lo circondano, con una sfondo di nuvole rosse e un'atmosfera drammatica.
Un libro aperto in fiamme fluttua sopra onde di tessuto rosso, illuminato da fulmini luminosi sullo sfondo scuro.
Un primo piano di una giovane donna con i capelli lunghi e mossi, che indossa una sciarpa di colore arancione. Ha un'espressione pensierosa e triste, con uno sfondo di tonalità calde e sfumate che richiamano il sole al tramonto.

Calore di paglia

Siamo cenere impastata a paglia

cenere di fuochi mai innescati

faville di parole addomesticate

cenere prima del fermento

scintille di polvere nelle strade

difetto, scarto e poi rifiuto,

cenere di sogni diventati paura.

Siamo quello che non vediamo

rumore nel fragore di lampi

déi sfrantumati nel ricordo

statuine bruciate nei forni dell’oblio.

In sostanza siamo impostura di paglia e cenere.

Ma l’apparenza è turbinio,

la speranza diluvio, e l’idea universo disgiunto.

Così dunque l’affanno nel conflitto

urla tempeste, e mi riscrivo

correndo

strisciando

affogando

tra statuine in serie

di cenere e di paglia

come fango urbano divenendo pietra.

Figures resembling human statues with long hair made of straw, positioned in a dark, foggy environment scattered with debris and straw, illuminated by soft purple light.
Tre figure di legno in un ambiente di paglia e rami, illuminate da una luce calda in un'atmosfera mistica.
Un gruppo di sculture di paglia che rappresentano figure umane, illuminate dalla luce, con dettagli sottili e aspetti espressivi.
Sculture di paglia rappresentanti figure umane in un paesaggio naturale, con uno sfondo sfocato.
Un'inquadratura ravvicinata di una concentrazione di materiali bruciati e polvere, con fili rossi sporgenti e un fondo sfumato di colore viola, evocando un'atmosfera mistica e contemplativa.
Sculture di figure mitologiche in un ambiente di paglia e legno, illuminate da una luce radente.
Quattro statuine in piedi, realizzate con materiali che richiamano la paglia e la cenere, in un'atmosfera cupa con dettagli intricati nei capelli e nei vestiti.
Un falò circondato da statuine di cenere e paglia, con una fitta nuvola di fumo e luci soffuse che creano un'atmosfera misteriosa.
Silhouette di figure in miniatura su un terreno coperto di paglia e bastoncini, illuminate da una luce viola soft.
Un'insegna stradale che indica 'Piazza 25 Aprile' con una bicicletta parcheggiata accanto a un lampione, circondata da alberi in un'area verde, sotto un cielo sereno.

ARRETRATO

6 ottobre 2024

Arretrato come il mio sistema operativo, arretrato dalla linea del fronte, arretrato come una pietra per terra non raccolta, inutile come intifada urlata senza armi, con le mani giunte a pregare dalla vergogna, a tremare di tanto orrore, sono arretrato nel cono ombra di luce fredda come il marmo, arretrato come sabbia rimossa da onde spente, arretrato nella storia dispersa di un momento, se ci fosse luce sarebbe bellissimo ha detto quando lo stavano ammazzando, arretrato come un dubbio che paralizza il passo, il sogno, l’ardore che non s’accende, arretrato come un desiderio soffocato che sussurra aiuto.

RESPIRO

Alle bestie, le bestie,

per legge e vendetta,

macello di carne e sangue,

innocente,

che nella pace i tribunali bruceranno,

con parole fredde a maledire orrore,

l’inumano orrore.

Non cogito ergo digito dice Rezza.

Saghe mentali invece, è di Caparezza.

Non è libertà ma schiavitù,

il pensiero bestiale della condanna eterna,

scritta nella sabbia,

persa

nella memoria,

corta

di un respiro.

La storia del drago manciuni

Ed ecco la vera storia del drago di Bellanova.

Sopra la montagna, dopo Beddazita e prima di Bellanova che sta sulla vetta, c’è una caverna, che io visitai da bambino con mio padre che lavorava da quelle parti, e dentro questa caverna una grotta tanto profonda che arriva a mare. In questa caverna viveva un drago, chiamato “drago manciuni”, perchè non era mai sazio.

Ma drago manciuni non era un drago qualsiasi, come ce n’erano tanti a quei tempi, era un drago fatato con poteri magici. Aveva, questo drago, il potere di cambiare le cose, anche sé stesso. Egli diceva: “drago sono e uomo divento” e immediatamente diventava uomo da drago che era. Poi diceva :” uomo sono e drago divento” e subito tornava ad essere drago. Un giorno che tardò a svanire come drago mentre comparviva come uomo, e si videro in faccia drago e uomo, fu un attimo, il drago divorò l’uomo e sé stesso.

Nicolò Quagliata

INGORGO

“Quello che non sappiamo è forse il volto,

il nostro volto che la morte un giorno

suggellerà col suo silenzio: nomi,

fatti perduti appena nati, cenere.”

Alfonso Gatto

E se invece ridi, ma che dico gioisci

Tu sommo poeta

e ti fai beffa di tanta crudeltà?

Quando vedi l’ingorgo

Bloccato chi sale e chi scende

Ai piedi del viadotto che ti hanno dedicato

Ai piedi dell’arteria che si ferma

Rotatoria di circoli viziosi nell’inferno quotidiano

Ti diverte l’ictus del sentimento senza ritorno,

improvviso blocco, infarto civile

che i militari non possono sgombrare.

Ingorgo di mezzi fermi vuoti di persone

Piloti incazzati che sprecano energia e rabbia.

Lo vedi, ci guardi, fermi bloccati nell’ingorgo del progresso.

Quanta rabbia sprecata che diventa cenere cenere cenere

Di carrozze di ferro che si fanno regresso umano.

Di solitudini connesse al mondo

ma strumento perverso di libertà.

T’immagino ridere e sussurrare cenere cenere cenere.

Orgoglio di cenere, di merce scaduta,

d’acciaio che diventa ruggine

al sale del mare.

T’immagino però in lacrime dare l’allarme

per l’avaria dissacrata della granella vivente che siamo.

Per ogni cuore ribelle che non si ferma

per ogni scheggia di dolore

nella sabbia intrisa di sangue e fame.

Ingorgo canta al porto per la spiaggia del Mar di Levante

che non vede pace ma solo cenere cenere cenere.

Da lassù seguimi nell’abisso della civiltà insozzata che assiste,

nuotare verso riva, vincere il naufragio e sbarcare.

Nel collasso civile dell’ingorgo la tua poesia diventa manifesto

Gerusalemme per tutti e GAZA CAPITALE

di Palestina libera dalla terra al mare.

Una vista panoramica di una spiaggia affollata con edifici moderni sullo sfondo, bandiere palestinesi sventolano e barche a vela solcano le acque del mare.
Immagine storica del Viadotto Gatto negli anni '70, che mostra la struttura in costruzione e il paesaggio circostante di Salerno.
Panoramica di Salerno oltre 20 anni fa, mostrando il porto e il viadotto Gatto, con edifici e montagne sullo sfondo.
Una vecchia foto del Viadotto Gatto, che mostra il ponte e il panorama circostante, con auto parcheggiate e la costa visibile sullo sfondo.
Screenshot
Immagine storica del porto di Salerno nel 1977, con la costruzione del viadotto Alfonso Gatto in evidenza e una vista di mezzi fermi e barche parcheggiate.
A person holding a Palestinian flag outdoors.
Panorama di una spiaggia affollata con palazzi sullo sfondo, persone che si godono il sole sulla sabbia e un'auto parcheggiata vicino all'acqua.
Un cuore stilizzato in fiamme, illuminato da una luce intensa, rappresenta la fusione di passione e dolore.

Lunedì 22 settembre 2025, INGORGO ho immaginato, blocco è stato, GAZA CAPITALE sarà…

Una folla di manifestanti radunati sotto un viadotto, con diverse bandiere che sventolano, in un contesto di protesta.
Una manifestazione di protesta con un'auto caricata di beni bloccata nel traffico, circondata da persone con bandiere e cartelli.
Manifestazione affollata con persone che sventolano bandiere palestinesi e cartelli, in un contesto urbano.
Una grande manifestazione con persone che sventolano bandiere palestinesi e rosse, in un contesto urbano con montagne sullo sfondo e un cielo blu.

RANCURA MADRE

“Le parole, a volte, hanno più denti dei fatti. Sanno lacerare la carne, scarnificare la morale, insinuarsi nei nervi.” – Francesca Mezzadri

Rancura Madre non è un racconto. È una detonazione. È il rovesciamento di un’aula universitaria, la profanazione rituale della figura del docente, la disintegrazione delle gerarchie di potere — culturale, sessuale, accademico. È la voce feroce di una studentessa che non cerca redenzione ma giustizia, che non vuole consolazione ma vendetta. È una scrittura gravida di fuoco, che non chiede il permesso di esistere.

PRESENTAZIONE

Ho ricevuto questo testo da Pietro Di Gennaro in una versione cruda, già completamente formata nella sua visione e nella sua intensità. Il mio lavoro, in questo caso, è stato solo quello di affinare il passo, rendere ancora più tagliente la lama, senza smussarne gli angoli. L’ho fatto in ascolto costante: della protagonista, della sua rabbia, del suo dolore, e di quella forza poetica che attraversa la pagina e travolge chi legge.

Non è un testo semplice, né accomodante. È volutamente disturbante. Usa la forma del diario, ma si apre a scenari politici, sessuali, culturali, religiosi. Parla di Oriente e Occidente, di colonizzazione del sapere, di donne velate e monache cristiane, di verginità e violenza simbolica, di amore usato come esca e di desiderio come campo di battaglia.

In questo monologo interiore, Pietro Di Gennaro dà corpo a una voce femminile che non chiede legittimità, se la prende. E lo fa in un italiano letterario, ricco, stratificato, barocco e crudele. È una lingua impastata di citazioni, memoria e immaginario cinematografico — da Dune a Fadwa Tuqan — e insieme percorsa da una fame che è tutta del presente: fame di spazio, di riscatto, di senso. In un mondo accademico spesso complice del proprio narcisismo, Rancura Madre punta il dito senza esitazione. Accusa. Smaschera. Rivendica. Ma non è solo una denuncia: è un rito di passaggio. Un incipit definitivo. Un atto fondativo. Il lettore che entra in queste pagine non potrà uscirne indenne. E non deve. Perché alcune parole, come certi dolori, vanno attraversati per trasformarci.

Francesca Mezzadri

[…] estratto […]

#

Sei un porco, lo dicono tutte. Ma nessuna ti denuncia, perché tu sei bravo a dissimulare, a nasconderti nella massa, a fuggire nella folla, a rigare diritto sulla lama che taglia in due la giustizia.

È giunta voce anche ai tuoi genitori.

Ecco perché hanno preso le distanze da te.

Adesso sei ordinario. Ti credi intoccabile. Se non dalle vergini che ti lodano in pubblico, dalle puttane che ti deridono alle spalle. Ti senti incontestabile per la tua sterminata produzione scientifica fatta di citazioni, ed infinite citazioni di citazioni. Per una gloria che non meriti. Per la bellezza che esce smunta dalle tue labbra, ma che — nonostante te — ci rapisce, in quest’aula fredda come il marmo, in questo tempo violento come l’ira di Ares.

Scarichi su di noi il tuo perverso complesso di Edipo. Ti tormenta e vuoi liberartene.

Dichiari che questi incipit travolgenti, che riguardano la madre, saranno oggetto di critica nell’esame finale.

Ne basta uno, hai detto.

Io ho ammazzato mia madre.

La favorita nell’harem del re, mio padre.

Nascendo, lei è morta.

[…] fine estratto […]

PUBBLICATO A PUNTATE SU IL BUCO ’96

ECCO IL RACCONTO COMPLETO

Ja sta’ bbuon’

Ja sta’ bbuon’ cient’ann’.

Ma non cent’anni di solitudine ma cent’anni beati.

Per vendere senza vendersi

comprare senza comprarsi

ascendere senza volare.

Con ali a riposo

e terra sulle spalle

a progettare futuri.

Ardere senza bruciare

spegnere senza morire

correre senza cadere

nel viaggio senza frontiere

e poi sognare

con negli occhi

il fuoco che diventa arcobaleno.

Ja sta’ bbuon’ cient’ann’.

Cent’anni
stuprato
stuprata

stuprati insieme di piacere e felicità.

EFFETTI COLLATERALI

Oggi 23 novembre 2024

Gli effetti collaterali ai sensi di colpa sono enormi, sono trascurabili, sono devastanti, sono insignificanti, sono un caso, sono il destino, sono problemi, sono soluzioni, sono l’indicibile, sono ovvietà, sono quelli che sono: ferite sanguinanti che non guariscono mai.

Il 23 novembre è la data del nostro terremoto, quello dell’Irpinia, il giorno della sciagura ma anche l’inizio di un periodo di ricchezza depredata e saccheggiata. Decenni di trasformazioni, indecenti, lussuriose, ricchi di speranze e illusioni, povere di progresso politico e sociale, anzi il ritorno di un futuro antico. Miserie e nobiltà, diventate costituenti di degrado e sfavillanti festoni, vuoti e precari come i tanti edifici puntellati ancora oggi contro il crollo di muri e solai, da quel terremoto del 1980.

Nella pandemia che c’è stata, di tutto quello che hanno gonfiato e manipolato, di tutta la paura iniettata con dosi massicce di cadaveri e sopravvissuti, di tutte quelle bombe che hanno dilaniato il petto di tanti innocenti morti in solitudine, di tutto e di niente, i sensi di colpa per quello che poteva essere e non è stato, ha scatenato effetti collaterali incontenibili, come provare a rendere testamento desideri insoddisfatti, parole di storie inventate per raccontare l’inconfessabile. Ognuno a modo suo è sopravvissuto piangendo morti inspiegabili. Ognuno è andato avanti credendo davvero che sarebbe andato tutto bene. Ma non è così, non potrà mai andare tutto bene.

Il 23 novembre è anche il giorno di una nascità che non si dimentica mai. Anche a me non piace mai festeggiare il compleanno, la certificazione che un altro anno è passato, bruciato, divorato, uno in meno al futuro da vivere. Ma si festeggia e se ne augurano altri 100, perché il meglio deve sempre venire, perché non dobbiamo mai smettere di desiderare il prossimo abbraccio felice, perdonando tutto il male che ci siamo fatti, ritrovando parole mai dette, guardando in faccia il domani senza la paura di ieri, gettando il cuore oltre le banalità delle convenzioni. I sensi di colpa restano scolpiti ma gli effetti collaterali sono incredibili. La vita è un cantiere sempre aperto, è un lavoro che non smette mai di dare tormento, di produrre scorie, effetti collaterali. Dai: forza e coraggio.

Auguri Daniel San, buon compleanno.

Un'immagine in bianco e nero che mostra una famiglia composta da un uomo seduto con un bambino in braccio, una donna anziana seduta accanto a lui, e due donne in piedi dietro di loro, con un cane che si avvicina.
Un'immagine in bianco e nero di una famiglia seduta all'aperto, con un uomo, una donna, un bambino e un cane. Sullo sfondo, una tenda e oggetti domestici. La foto è incorniciata e include testo con il titolo 'Il Terzo Livello' e un passaggio della Bibbia.

Un libro intitolato 'Il Terzo Livello' di Pietro Di Gennaro, con una foto di una famiglia in bianco e nero sulla copertina, appoggiato su un tavolo accanto a un computer.
copertina IL TERZO LIVELLO

Odepòrico amalfitano

Nel 2023 uno dei RACCONTI DELLA DIVINA

e nel 2025 uno dei RACCONTI CAMPANI

Odepòrico amalfitano

Precario. Contro la mia volontà mi trovo in questo luogo magico, sospeso sulla roccia possente scavata dagli avi, a strapiombo sul mare mosso come la mia anima spaventata, e alle nostre spalle altra roccia minacciosa che sembra voler abbandonare la sua scalata al cielo per rovinare sulle nostre teste, all’improvviso, da un momento all’altro. Tutt’intorno solo silenzio e indifferenza alla mia condizione. Ovattato da nubi pesanti sul punto di esplodere, il silenzio lega insieme gente indaffarata e brulicante come formiche, come quelle che per tanto tempo mi hanno fatto compagnia tra le foglie del mio giardino natale. C’è tutto quello che non conosco e che mai avrei desiderato di vedere. Ci hanno scaricato all’ingresso di un hotel a cinque stelle che si prepara per una grande festa: un matrimonio. Come un presagio oscuro manca il sole. Guardo le facce della gente che mi ha preso in consegna, che mi ha trascinato in questo posto insieme ai miei fratelli, contro la nostra volontà. Sono facce rassegnate, senza ombre, facce tirate dalla fatica e solo preoccupate di eseguire bene gli ordini che sanno a memoria. Vedo sincronia di gesti e ripetizione di movimenti. Come formiche brulicano gli spazi senza mai fermarsi. È un via vai frenetico che scandisce i minuti di un’attesa interminabile. Ogni giorno è una celebrazione in questo luogo magico, e il lavoro si ripete come alla catena di montaggio di una fabbrica diffusa, motore di benessere, dalla spiaggia alla montagna, da Vietri a Positano, una fabbrica umana che non chiude mai. Mi sento estraneo. Straniero deportato con la forza. Vorrei essere altrove, tornare al mio giardino natale dove la roccia maestosa che adesso mi fa paura, mi riparava dai venti freddi del nord, dove il pensiero rovinoso di una frana non è possibile, dove la precarietà è una condizione sconosciuta.

Sapere di vivere un giorno senza domani è un delirio. La mia storia in quest’ultimo tempo prima di morire sarà una sorpresa alla fine di questa festa.

Ci siamo lasciati trasportare senza opporre resistenza, anzi qualcuno anche lusingato dalla scelta. La selezione è stata minuziosa. I discriminati non all’altezza, non raccolti, caduti, buttati come concime nella terra coltivata.

Nel frastuono del silenzio indifferente che ci distrae i sensi, siamo condannati senza possibilità alcuna di sopravvivenza. Io e miei compagni non abbiamo scampo. Feriti a morte saremo il sacrificio dovuto ad una celebrazione che presto diventerà rumorosa. Siamo protagonisti lacerati, offerti in dono a deliziare chi ci divorerà. Intorno a noi momenti di festa, nell’ultima ora che ci spazzerà via da questa esistenza fugace, come un sogno troppo bello per essere vero. Non siamo i primi né gli ultimi. Siamo i migliori e ne siamo fieri. Famosi nel mondo. Racconto perché non posso che lasciare ricordi, a memoria futura delle gioventù che vivranno ancora, gloria eterna di bellezza e sapore, di terra fertile ma ruvida, bagnata di sudore e bestemmie, figli di questa costa Amalfitana dove siamo nati e vissuti con onore e fortuna, abbracciati dall’occidente dove senza sforzo tramonta il sole.

Bianca e Giuseppe oggi sposi, ho letto sul menù adagiato tra i fiori d’arancio su uno dei tavoli già pronti con tovaglie damascate d’antico candore, con posate d’argento, ordinate e scintillanti. All’ingresso ho visto le cinque stelle, dipinte di giallo, scolpite in rilievo nella pietra secolare di questa struttura avvolta nell’edera che l’inghiotte tutta dal selciato al tetto, in armonia. È la forza della natura a mantenere vive le fredde architetture umane.

Sposi, amici e parenti si muoveranno da una chiesa e mi chiedo quale possa essere: magari una di quelle che hanno visto i miei compagni durante la benedizione. Con o senza fede il rito religioso resta impresso come un tatuaggio di sangue. Dalle loro confidenze ho appreso dei sessantadue gradoni in pietra che portano alla Cattedrale di Sant’Andrea ad Amalfi. Troppo minuta e nascosta sarebbe la Chiesa di Santa Maria Immacolata di Atrani, l’atranese sceglierebbe di sicuro la Collegiata della patrona Santa Maria Maddalena Penitente e così salendo la magnifica scalinata affacciata sul mare, si tirerebbe dietro con lo strascico bianco l’ammirazione estasiata dei presenti.Però, forse, in questo momento Bianca sta recitando la sua eterna promessa sotto la cupola rivestita di ambrogette in ceramica della Chiesa di San Pietro Apostolo, patrono di Cetara. E se la sposa fosse una furorese? Allora sposi, amici e parenti arriveranno dalla chiesa di San Giacomo o da quella di San Michele Arcangelo. Bellissime. Chissà se invece la marcia nuziale sta suonando a Maiori nella chiesa Santa Maria delle Grazie o di quella di Santa Maria a Mare. Immagino il bacio degli sposi nella Chiesa Santa Maria Assunta a Positano o perché no? Nella Basilica a Minori che custodisce le reliquie della Santa Trofimena patrona del paese, martire fanciulla che si rifiutò di sposare un pagano. Forse verranno da Praiano una volta lasciata la Chiesa di San Luca Evangelista. Sarà oppio, sarà speranza, bisogno o desiderio, è comunque fede potentissima, genitrice di conflitti, altari e opere eterne di sacrificio e d’onnipotenza. Chiese bellissime.

Ognuno dei miei compagni ha ricevuto una prima comunione, ognuno la benedizione della vita, ognuno una volta sola. Chi nel Duomo di Ravello dove c’è il sangue del Santo medico Pantaleone, chi nel Duomo di San Lorenzo a Scala. Immagino gli applausi, il riso e i confetti che volano sulle teste di questi freschi sposi. Estasiati nell’eterna promessa.

E se fosse solo un rito civile? La recita formale degli articoli di legge è fredda, vuoi omettere la potenza di omelia, canti e letture dalla Bibbia? Vuoi confronatare l’esercizio sacramentale di un rappresentante di Dio con l’asprezza contrattuale di un rappresentante del popolo? Civile senza tonaca?

Il cammino insieme ci ha reso unici cari compagni, in questo posto magico siamo nati e cresciuti nella bellezza senza tempo. Non dimentichiamo il dolore del distacco dalla pianta che ci ha generato, la sofferenza dell’abbandono di chi ci ha allevato, la pietà per chi ci ha posseduto e poi venduto. Mulattiere e polvere scendendo, sono diventate vie d’asfalto. La strada attraverso la Vallata del Dragone, o il Sentiero degli Dei da Salerno a Bomerano, scendendo da Santa Maria di Castello o da Capo Muro, da Colle Serra, Li Cannati e Montepertuso, oltre mille scale fino a Positano. Il viaggio dalla Valle dei Mulini alla Valle delle Ferriere, un canyon tra Amalfi e Scala, attraversato dal torrente Canneto che si riempie e si svuota con le piogge e la siccità, cicliche come l’inverno e l’estate, come il desiderio del turista che ritorna a comprarci lungo la strada trafficata. Non dimentichiamo l’abbraccio, incontro, incrocio, rettitudine e maledizione. Il sentiero delle Vedette, Vettica Maggiore, Santa Maria di Castello, la grotta con la Madonna, quella di Santa Barbara, e ancora da Monte Sant’Angelo a Tre Pizzi, al bivio di Conocchia per Marina di Praia. Dai Monti Lattari, il Demanio e ancora l’Avvocata. Il Sentiero della volpe pescatrice. Fasti e rovine di una civiltà che abbandona ricchezze e ritorna per sperperare illusioni. Non dimentichiamo. E poi la sorgente chiamata acqua del castagno, l’eterna speranza. I Sentieri di Capo d’Orso dal massiccio di Monte Piano all’abbazia di Santa Maria de Olearia. Verso Cetara, il Vallone di San Nicola sopra le cascate di Erchie. I viaggi da e per l’oriente, la furia saracena e quella nazista. Le torri d’avvistamento e poi le chiese. Borghi, fortezze e poi le ville. La gloria dei greci e quella di Roma. Signori o schiavi, la storia si ripete come le rivolte di vincitori e sconfitti, come le fughe, migrazioni e il continuo ritorno alle radici che ci fanno sentire vivi. L’esaltazione di ciò che sopravvive alle mode e ai cambiamenti climatici. Macére possenti, invincibili ad ogni alluvione, muricciòli di sassi sistemati a secco per sostenere terrapieni e separare i campi. Ecco la coscienza dell’eterno, l’energia dei torresi a dare luce al nostro sentiero smarrito, con l’energia degli antichi, emozione e relazione, e così risuscitare borghi e villaggi dimenticati. Odepòrico divino è il nostro destino.  

Mi hanno raccontato i miei compagni nelle ore passate insieme, imprigionati e deportati insieme, come intorno a noi tutto è aggrappato e strappato alla roccia: case, stalle e ovili, terrazze coltivate, e giardini rigogliosi di atmosfera inebriante, di colori e profumi, tra stradine anguste e scale infinite, tra disegni di archi e angiporti, di torri antiche a guardia dei paesi comunque depredati, di fatica, di lacrime e desideri divini. Tanto ho appreso dalla cultura del mio padrone quando ancora mi accudiva. Lo ascoltavo leggere a voce alta parole di poesia e letteratura, con un bicchiere di vino bianco tra le mani callose, nettare che lui sorseggiava tra una pagina e l’altra, le gambe a riposo e lo sguardo rugoso rivolto all’orizzonte nel blu cobalto immenso avanti a sé: mirabile visione dal mio giardino natale in cui sono stato venerato e accarezzato come un principe. Come quella volta che gli sentii dire: «Amico mio hai proprio ragione: quando andremo in paradiso sarà un giorno come tutti gli altri.»A volte lo chiamava maestro Fucini, altre solo Renato mentre stringeva a sé quel libro sfruttato e malandato del secolo scorso, quel libro ricco denso di poesia, dignità e rispetto.

Il padrone ha venduto me e gli altri. Siamo sopravvissuti all’epidemia che non smette di bruciare vita, di giardino in giardino. Destinati, eredi di passione e bellezza, questo siamo, prescelti, sopravvissuti al mal secco, un male che uccide prima di nascere il quaranta percento di noi, il male che brucia le piante prima di fiorire. Un fungo da estirpare con cesoie sterilizzate e fuoco. È una guerra all’agente invisibile, che rende schiavi e depressi i proprietari, a loro volta di mano in mano umiliati e sconfitti. Padroni di appezzamenti di terra, terrazze come gradini per giganti che sfidano la gravità, di pietre scolpite a mano per i muri a secco, e pali di castagno come architravi di tetti e pareti inerpicate nell’aria, mille e duecento piante per ettaro, come prevede la certificazione DOP. Padroni come capitani di barche nel mare in tempesta, naufraghi in quest’era moderna peggiore di ogni altra aridità e pestilenza della storia umana. E pure restano in piedi orgogliosi, a difendere l’eredità preziosa, acquisita dal passato furioso, a difendere e vantarsi del frutto dei successi che attraverso noi sopravvissuti si ripete, nel miracolo della vita. A saziare ogni desiderio. A seminare di vittoria la speranza di eliminare per sempre il mal secco dalla loro terra, dalle loro creature sognanti.

Sento ancora la gioia del mio padrone nell’accarezzarmi il corpo, soddisfatto e malinconico nell’ultimo saluto: «Come sei bello. Perfetto! Vai. Vai a meravigliare il mondo.»

Con l’arrivo degli sposi è sbucato un sole che ora squarcia questo cielo pieno di nubi in movimento, ora trascinate via dal maestrale che sa di sale. Spazzando via la minaccia uggiosa questo vento millenario rende fresca l’aria, mitigando ansia e disagio. Brindisi e canti muovono l’appetito di sposi, amici e parenti.

«Bacio, bacio, bacio…» nella sala il coro si amplifica di bocca in bocca e il rito dell’eterno amore si rinnova.

Ferito a morte, nella cucina il mio destino si compie. Lavato e tagliato a fette nelle mani dello chef che modella il mio corpo, divento una corona solare ad una grossa spigola con gli occhi ancora vivi, e come me gli altri prescelti, di bocca in bocca, diventiamo la delizia di questo popolo in festa.

Prescelto tra i prescelti sono innanzi agli sposi e se il succo dà sapore, la mia polpa è un corpo che si mangia: è il destino del limone sfusato, di colore giallo citrino, nobile tra gli agrumi, principe tra i frutti di questa terra divina.

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brown concrete building near green trees
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view of atrani on the amalfi coast in campania italy
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grayscale photo of positano
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buildings on cliff
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concrete buildings on the mountain slope near the coast
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picturesque landscape of rocky seashore with houses
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ChatGPT & S. Valentino

Capitalismo & Amore

crop faceless couple holding hands on balcony
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ChatGPT è un trip troppo tripposo 🙂 … io e lui, o lei, per S. Valentino abbiamo deciso di organizzare un evento sull’inconciliabilità tra capitalismo e amore, ecco i protagonisti con i titoli degli interventi:

1 – Simone de Beauvoir: “La schiavitù dell’amore nella società capitalista”

2 – Friedrich Nietzsche: “L’amore e la sua distorsione nel capitalismo”

3 – Karl Marx: “L’amore nell’era del capitalismo”

4 – Martin Buber: “Percezione e relazioni amorose”

5 – Jacques Derrida: “Linguaggio e relazioni amorose”

6 – Gloria Anzaldúa: “Relazioni amorose e dinamiche di genere, razza e classe”

7 – Søren Kierkegaard: “L’amore e il capitalismo come forze opposte”

8 – Max Weber: “Il capitalismo e la trasformazione dei valori amorosi”

9 – Jean-Paul Sartre: “Le relazioni amorose e la libertà”

10 – Erich Fromm: “L’amore come attitudine sviluppabile”

…. ed ecco i paragrafi di riflessione:

1 – Simone de Beauvoir ha visto la società capitalista come una fonte di oppressione per le donne e le relazioni amorose. Nella sua opera “Il Secondo Sesso”, ha sostenuto che il capitalismo ha creato un’immagine idealizzata dell’amore romantico che viene usata per controllare le donne e impedir loro di raggiungere la libertà.

2 – Friedrich Nietzsche ha criticato il capitalismo per la sua tendenza a distorcere i valori morali e le relazioni umane, comprese quelle amorose. Ha sostenuto che il capitalismo ha ridotto l’amore a un mero scambio di beni materiali, privando la gente della sua profondità e significato.

3 – Karl Marx ha visto il capitalismo come un sistema che distrugge i legami sociali e le relazioni umane, comprese quelle amorose. Ha sostenuto che il capitalismo ha ridotto la vita umana a una mera questione di produzione e scambio di beni, distruggendo il significato e la dignità dell’amore e delle relazioni umane.

4 – Martin Buber ha sostenuto che le relazioni amorose sono influenzate dalla percezione che la gente ha del mondo e degli altri. Nella sua opera “Io e Tu”, Buber ha affermato che il capitalismo promuove una percezione individualista del mondo che ostacola lo sviluppo di relazioni amorose autentiche e significative.

5 – Jacques Derrida ha affermato che il linguaggio gioca un ruolo importante nelle relazioni amorose. Ha sostenuto che il capitalismo promuove un linguaggio ridotto e riduttivo che impedisce la formazione di relazioni amorose autentiche e significative.

6 – Gloria Anzaldúa ha sostenuto che le relazioni amorose sono influenzate dalle dinamiche di genere, razza e classe. Ha affermato che il capitalismo crea barriere per le relazioni amorose tra persone di diverse classi sociali, razze e generi.

7 – Søren Kierkegaard ha sostenuto che l’amore e il capitalismo sono forze opposte e incompatibili. Ha sostenuto che il capitalismo riduce l’amore a una mera transazione economica, privando la gente del suo significato e profondità.

8 – Max Weber: Max Weber ha sostenuto che il capitalismo ha trasformato i valori amorosi, riducendo l’amore a un mero scambio di beni materiali e trasformando le relazioni umane in relazioni puramente economiche. Ha sostenuto che il capitalismo ha creato una società in cui le relazioni sono governate da calcoli egoistici, privando l’amore della sua umanità e spiritualità.

9 – Hannah Arendt: Hannah Arendt ha sostenuto che il capitalismo ha creato una società in cui gli individui sono visti come merci e le relazioni umane sono ridotte a semplici transazioni economiche. Ha sostenuto che il capitalismo ostacola lo sviluppo di relazioni amorose autentiche e significative, distruggendo la natura umana dell’amore.

10 – Jean-Paul Sartre: Jean-Paul Sartre ha sostenuto che il capitalismo crea una società in cui gli individui sono visti come merci e le relazioni umane sono ridotte a semplici transazioni economiche. Ha sostenuto che il capitalismo ostacola lo sviluppo di relazioni amorose autentiche e significative, privando l’amore della sua umanità e spiritualità.

… a questo punto gli ho detto: «Ora per ogni titolo e per ogni informazione che hai elencato consigliami un’opera dell’autore che hai scelto.»

e lui o lei …

«Certo, con piacere! Ecco un elenco di opere consigliate per ogni autore:»

1 – Friedrich Nietzsche: “Al di là del Bene e del Male”, “Così parlò Zarathustra”, “La gaia scienza”.

2 – Martin Heidegger: “Essere e Tempo”, “Lettera sull’umanismo”.

3 – Simone de Beauvoir: “Il Secondo Sesso”, “L’età della discernibilità”.

4 – Michel Foucault: “Sorvegliare e Punire”, “Storia della follia nell’era classica”.

5 – Jacques Lacan: “La Semantica del Sé”, “Le Formazioni dell’Inconscio”.

6 – Theodor Adorno: “Minima Moralia”, “Dialettica dell’Illuminismo”.

7 – Erich Fromm: “L’arte di amare”, “Il cuore dell’uomo”.

8 – Karl Marx: “Il Capitale”, “Manifesto del Partito Comunista”.

9 – Hannah Arendt: “La Vita delle Nazioni”, “Eichmann a Gerusalemme”.

10 – Jean-Paul Sartre: “L’Essere e il Nulla”, “La Nausea”.

Queste opere rappresentano alcuni dei lavori più significativi e influenti di ogni autore e possono offrire una panoramica approfondita della loro filosofia e pensiero. Ti consiglio di approfondire la tua conoscenza di ognuno di loro, anche leggendo altre opere e fonti.

Con Giacinto ne avremo di cose di cui ridere 🤣

Esperienza

Succedeva un anno fa. A me e solo a me. Sembra strano per chi è del mestiere sapere che esistono persone che ignorano tutto di questo mondo. Io tra queste, forse solo, forse tra tante. Sconosciute. Faccio numero come un granello di sabbia e tanto basta. Un anno fa, ci sono le prove, ho finito il capitolo, ho concluso il romanzo. L’ho pubblicato. Troppo facile, troppo veloce, troppo di troppo di tutto. Troppo sbagliato.

silhouette of grasses against the light of setting sun

L’avventatezza e l’ignoranza come scusa di aver sbagliato tutto, di rimettere tutto dentro l’intero tubetto una volta svuotato, con l’alibi ossessivo della presunzione di migliorare pasta, colore e sapore. I dettagli sono talmente noiosi e personali da renderli grandiosi come un chicco di sabbia, l’ultimo rimasto tra le dita. Dettagli. Inutilmente possenti e patetici come l’umido di una lacrima versata per una causa persa. Ma tanto basta per farne un racconto, questo, con la pretesa finale di dire: “fermati… con il senno di poi, non avrei dovuto!”

Il dettaglio fondamentale è che l’ultimo passo sia diventato il primo in un mondo tormentato e meraviglioso, una distrazione giocosa, con la presunzione del diritto alla presunzione della propria singolarità. Perso e disperso tra fabbriche, industrie, selve di rovi, di spine e di rose, sartorie per sfarzi e grembiuli, tappeti rossi e pezze al culo, di mestieri arti e professioni, di fango e schizzi di eterna bellezza a mostrare vicoli bui e piazze sfavillanti. A promettersi attimi di revisione tra pressione e depressione. A coltivare la pianta più viva, la meraviglia di crearsi universi paralleli di connessioni appese a fili recisi da ritmi frenetici di una quotidianità soffocante.

La mia esperienza è stata totalizzante nel suo essere consapevolmente un castello di sabbia, l’arte dell’impossibile, essere chi scrive e allo stesso tempo esserne l’editore, è quanto di più velenoso si possa pensare, scoprirlo mi ha solo confermato di quanto sia potente la scienza che studia la manipolazione delle menti della massa, asservita al mercato del consumo e del profitto. Ogni anfratto del desiderio umano trasformato in denaro contante da spremere da ogni limone disponibile, ogni limone tra miliardi, ognuno però succoso e succulento, e pensare al limoncello della Costiera mi manda in estasi. Infatti ho perseverato senza ritegno, macinando illusioni, essenze di grandezza. Cosa avrei dovuto far meglio?

Respirare senza affanno.

orange mason jar in body of water
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Tavolini

“Chinandosi con avidità la raccoglie da terra. Sniffa gli odori di quella merda calda appena fatta da Charly che sta male da tre giorni. Non si da pace. È il suo amore – deve guarire, deve guarire o io muoio con lei – ripete con il dolore nel cuore. Charly non è un cane ma una volpe cresciuta insieme a lei lassù in montagna.”

«Hai capito Antò, ci vuole un incipit che sconquassa le viscere per catturare il lettore, se no quello butta te e il romanzo nel cesso. Ma poi, chi caxxo è questo Paul Auster? lo devi togliere, punto e basta!»

«Si l’ho fatto. Quindi tu non hai letto la revisione?»

«Sì Antò, l’ho letto, è una grande sofferenza, è una sozzeria» – mi urla dentro nel cervello, mentre la mia attenzione viene catturata dalla bella ragazza del bar che sta tornando con i nostri caffè.

«Ecco qui signore… E … Mi perdoni, posso farle una domanda?» sono travolto dalla sua bellezza e dalla ciocca ramata che ribelle alla coda di cavallo, lei accompagna con classe dietro l’orecchio, come a ricomporsi e chiedere scusa per l’invadenza.

«Certo, magari ho una buona risposta» dico con fermezza, silenziandomi ogni pensiero nella testa.

«Perché due caffè? lei è solo!»

«Curioso vero? È che uno mi piace caldo mentre l’altro lo faccio riposare. D’altronde devo sbrigare un bel po’ di lavoro. Invece, mi perdoni lei. Posso fare io una domanda?»

«Certo mi dica!» dice girando intorno al tavolino. Si abbraccia il corpo snello e lo pianta irto davanti a me con le curve che sfidano una divisa troppo stretta.

«Conosce Paul Auster? Sono sicuro di sì, prima l’ho vista leggere un libro. Mi sembra una studentessa di materie umanistiche, ho indovinato?»

«Sì, lavoro per mantenermi gli studi e per la precisione sto preparando la tesi in lettere antiche, però no, questo suo Auster non l’ho mai letto, mi spiace, non è nei miei programmi… Mi scusi, devo andare…» offesa, stizzita direi, lascia la frase sospesa nell’aria grigia della laguna, e si allontana di scatto mentre il suo viso s’infiamma di rabbia. Rosso come il groviglio di capelli imprigionati che le ondeggia sospeso sulle spalle. Delusa, scappa: “Ci mancava un altro esaminatore oggi”, pensa delusa per un tipo che credeva interessante.

«Che ti dicevo, questo tuo Paul non lo conosce nemmeno chi studia, però hai visto? Te l’avevo detto che gli piacevi, queste ragazzine sono fiammella in attesa di bruciare. Le vedi, no? S’avvampano quando incrociano il tuo sguardo che le spoglia. Dai consegna, e fai lavorare l’editore che ci pensa lui a finire l’opera.

«Smettila e lasciami in pace, devo pensare, non piace a te figurati a me!»

Una figura femminile misteriosa con capelli lunghi e luminosi osserva intensamente un uomo con barba e abiti scuri, seduto a un tavolo con libri, al tramonto sul mare.
tavolini
Padua Coffee Table
Un uomo con la barba scrive su un quaderno mentre guarda il tramonto sul mare. Davanti a lui ci sono pile di libri e due tazze di caffè. Un'illusione di una figura scheletrica avvolta nel fuoco emerge da una delle pile di libri.
Un uomo con barba folta scrive su un taccuino mentre una figura spettrale in fiamme si erge accanto a lui, con il mare e il sole al tramonto sullo sfondo. Sulla tavola ci sono due tazze di caffè e un foglio di carta.
Un uomo in giacca nera scrive al tramonto, con una tazza di caffè e un bicchiere d'acqua su un tavolo di legno, mentre il mare si estende sullo sfondo.
Un uomo seduto a un tavolo all'aperto osserva il mare al tramonto, mentre un'altra figura avvolta in un mantello è dietro di lui. Sul tavolo ci sono una tazza di caffè e un libro aperto.
Un uomo con barba scrive su un quaderno, mentre sorseggia un caffè, osservando il tramonto sul mare.
Un anziano scrittore siede su una terrazza affacciata sul mare al tramonto, con un libro aperto e una penna in mano, mentre guarda il sole che scende all'orizzonte.
Un uomo anziano con una lunga barba scrive su un libro aperto mentre osserva un tramonto sul mare, due candele accese illuminano la scena.
Un uomo anziano con barba scrive su un libro con una penna, seduto a un tavolo di fronte a un mare sereno al tramonto, con un caffè accanto.
Un uomo con barba scrive su un quaderno mentre due tazze di caffè fumante sono appoggiate su un tavolo, sullo sfondo un tramonto vibrante e una figura oscura emerge dalle acque.
Un uomo con una lunga barba scrive su un quaderno a un tavolo, mentre una figura infuocata si erge vicino al mare durante il tramonto.
Un uomo con barba scrive su un libro a un tavolo, mentre un'ombra femminile con lunghi capelli rossi fluttua dietro di lui, con il sole che tramonta sul mare in background.
Ritratto ravvicinato di una giovane donna con capelli lunghi e luminosi, seduta in un caffè con sfondo sfocato, osserva la telecamera con un'espressione pensierosa.
Ritratto di una giovane donna con i capelli biondi raccolti in due codini, che tiene in mano una tazza nera. I colori predominanti sono sfumature di blu e rosa, creando un'atmosfera vivace e moderna.
Ritratto di una giovane donna con i capelli rossi e gli occhi blu, seduta in un caffè, che sorride mentre guarda verso la fotocamera.
Un uomo con barba e penna infuocata scrive su un libro aperto mentre due tazzine di caffè si trovano accanto a lui, con un tramonto sul mare sullo sfondo.

LA MORTE COMMOSSA

di Clarissa Catti, 2021 IL FILO DI ARIANNA

illustrazioni di Marina Trapanese

La rete cattura, uccide e fa nascere, è pericolosa, vischiosa a strascico distrugge un fondale, ma online è talmente imprevedibile da portare a galla delizie, magari tanto deliziose quanto piccole e affascinanti. Così è stato l’incontro casuale con la gatta Matilde di Clarissa Catti: un caso fortunato, e come molte scoperte sanno essere, ho trovato un grande personaggio di un romanzo geniale. Come puoi raccontare la morte a un bambino? E come puoi farla immaginare ad un adulto?

«Matilde voglio vedere tanta arte, mi ci porti?»

a gray tabby cat peeking

Sarà che sto invecchiando male con terribili involuzioni puberali, sarà che la lettura invernale, durante una tormenta di vento e pioggia senza precedenti, è in modo struggente, un rifugio caldo e rassicurante, sarà quello che sarà, non posso non condividere il piacere sentito grazie a questa fiaba, tanto semplice quanto potente. Pensando agli occhioni di un bimbo che ascolta e ti guarda quando parla la gatta Matilde, l’idea che la Morte diventi un’amica che ti accompagna per boschi, città, teatri e ospedali, è una storia avvincente senza tempo oltre quello che può sembrare un momento fantastico della fantasia. Dare la morte , prendere la vita!

copertina La Morte Commossa

«Il dolore è quando senti dentro te qualcosa che fa male, ti pesa proprio addosso e non riesci a togliertelo. Basta il solo pensiero di una cosa che provoca dispiacere e senti questo macigno che non ti fa respirare, devi fare per forza lunghi sospiri per sentirti ancora vivo.»

Non di trama né di stile oso scrivere, ma di emozioni quelle sì, quando arrivano dirette e possenti, posso dire di respirarne a polmoni pieni.

«Sì, lo è, ma pochissimi sanno essere felici. Oggi andremo alla ricerca della felicità, ma prima devi prepararti perché dovrò farti vedere altre cose brutte.»

Non sarà un pensiero condiviso ma credo che questo racconto sia un tocco prezioso anche per un’anima adulta, forse, solo forse sottolineo, l’autrice ha sotto valutano i grandi e sopravvalutato i piccoli, ma sarà mai pronta l’umanità quando arriva a farle visita sorella morte?

«Tu non dormi, Morte?»

Chi si misura con la lettura e la scrittura ha scheletri danzati nell’armadio dei pensieri, tanto privi di carne quanto densi di follia, eppure l’eternità di parole come gelosia, invidia, odio, bellezza, cattiveria, ignoranza, intelligenza, rabbia, gioia, felicità e amore, è una dimensione sensibile all’umore del momento, ci calpesta, ci opprime, ci manda in estasi con la stessa facilità con cui l’oblio ci spegne la luce. Anche nel buio più profondo, demoni e angeli, urlano da pagine scritte a risvegliare il senso della vita, a commuovere un lettore mai sazio di ritrovarsi bimbo, indifeso e avido di belle storie da raccontare. E se una gatta fa le fusa, grazie a questo breve ma possente racconto di Clarissa Catti, da oggi saprò spiegarne l’incantesimo.

«Gli uomini inventano storie e scrivono con il loro dono frasi bellissime, piene di significato. Sempre di arte si tratta.»

copertina La Morte Commossa

“Cosa sappiamo sulla vita, sulla morte e sui dolci amici domestici che accompagnano i passaggi più importanti delle nostre vite? L’autrice ci prende per mano portandoci a scoprire un mondo diverso, o meglio, il nostro mondo, le nostre realtà, ma viste con occhi diversi e da prospettive inimmaginabili. Un viaggio introspettivo profondo, raccontato con la leggerezza di un linguaggio coinvolgente e fruibile a tutti, quasi fosse una fiaba. Età di lettura: da 6 anni.”

selective focus photography of woman wearing purple sweater holding silver tabby cat

Le interviste di Abel Wakaam su Writer Officina

sì, va bene la mia, ma ce ne sono di veramente speciali…

… l’intervista a un grande GhostWriter

quella impossibile ad Oriana Fallaci

quella imperdibile a Erri De Luca

quella noir a Piera Carlomagno

e tante altre di grande interesse…

infine, anche quella al fantasma Pietro Di Gennaro

idea
idea

A GRANDEZZA NATURALE di Erri De Luca

2021 Feltrinelli

un commento? forse di più…

Le stelle non si incontrano si consumano. Questo è quello che vuole Erri, ho pensato sull’ultima frase letta a pagina 123.

“Nessuno lo ha chiamato papà. Agì da padre anche se non lo era. Negli abissi del disumano, il semplice umano abbaglia la raffica di un lampo.”

Una volta ancora, ho ringraziato lo Stato di aver letto e discusso “Se questo è un uomo” di Primo Levi a dodici anni nella mia scuola media di allora. Oggi non è più così? è molto peggio, lo scrive Erri nella sua premessa: “Da noi si cresce più facilmente in direzione conforme”, senza più sapienza.

Ecco, non è affato elegante cominciare dalla fine, devo iniziare dalla Premessa che Feltrinelli ha fatto iniziare a pagina 11. Come se uno scrittore come Erri dovesse premettere qualcosa? Ebbene sì, la premessa di Erri è l’opera, è la sua vita, il suo respiro profondo di esistenza, di ragione e sentimento. È un testamento. È nato nel 1950, poteva anzi è mio padre.

Un compagno come Erri non si discute eppure io oso farlo, devo farlo, devo consumare la sua stella inghiottendone luce e calore, oltre al vino, libro da libro e montagne che non conosco.

Una deliziosa intervista di Abel Wakaam mi ha spinto a prendere in libreria una copia di questo libro nuovo; dopo tanti, troppi anni, ho letto pagine errideluchiane, saranno i nuovi occhiali, saranno le sincronizzazioni celesti, ma oggi posso dire che il vero delitto lo commette il lettore che fa passare il tempo senza leggere le opere di Erri, eppure lui scrive:

“Uno scrittore sta anche da imputato di fronte al lettore. Fattispecie del reato è lo spreco del suo tempo. Da qui la domanda indiscreta sul perché di un libro. Abbozzo una spiegazione relativa a questo.”

photo of boats on ocean near rock formations

Non sono padre. Il mio seme s’inaridisce con me, non ha trovato una via per diventare.”

Possibile? Chiarisce prima, nelle righe precedenti, sente il bisogno di giustificarsi per rispondere:

“Capita di ricevere l’insolubile domanda sul perché si scrive un libro.”

La tua opera? è un malinteso compenso? Ma che dici Erri? Chi sono quelli che malintendono pensando ai compensi? I compagni? quelli che si definiscono veri compagni con il sangue più rosso degli altri animali, nemmeno, forse solo umani?

man planting plant

Ho immaginato Erri De Luca come il contadino appeso alla speranza di un tempo clemente per un buon raccolto a fine stagione, anno per anno da stagione in stagione:

“Per un malinteso compenso, ho piantato molti semi in terra, minuscoli granelli sprofondati sotto una compatta massa. Come hanno saputo da che parte dirigere il germoglio? Sepolto come sotto una valanga, il seme sa la più diretta linea di salita per affiorare all’aria. Ha iscritta in sé la notizia della legge di gravità e per contrasto cresce in direzione opposta. C’è in noi la sua sapienza? Se esiste non la riconosco. Da noi si cresce più facilmente in direzione conforme.”

Erri non usa parole a vanvera, la valanga usata a pagina 11 è la valanga di pagina 88, o almeno io credo, voglio credere, ho bisogno di credere, bramo e desidero che sia così.

“Ci s’innamora anche così, sùbito, e pure a dire sùbito si perde la velocità di quell’istante. Si era caricato molto prima, accumulato come una valanga su un pendio. Uno sguardo scambiato la distacca, la fa precipitare. Ci s’innamora in discesa, a capofitto.”

red lights in line on black surface

La gravità, come legge e come misura, la direzione opposta come sentimento e come ragione, la valanga come forza genitrice e come forza distruttrice, come montagna da scalare per arrivare all’aria, il senso della vita, in superfice “dove la penitenza più profonda è averne solo un’ora, basta da sola a dire che le altre ventrité sono asfissia.

Siamo solo a pagina 14, ancora nella premessa, e ho saltato la giustifica madre, il movente padre, le storie estreme di genitori e figli.”

“Il vocabolario è la mia macchina per attraversare il tempo.”

three yellow and red tower cranes under clear blue sky

Imputato dal lettore, imputato dai tribunali, imputato dalla generazione che ha accompagnato e trascinato, imputato dalle generazioni che hanno e continuano a lucrare sulle generazioni in lotta permanente, oltre gli anni formidabili che io posso solo vivere nei racconti, anni belli e funesti che non ho vissuto per limiti d’età, ma anche il lucro è questione di nasi capaci di scansarne il sudicio.

“Oggi si dice di vecchie lire, ma allora erano govani. Il denaro non si distingue in base alla sua età, ma tra pulito e sporco. Si vuole invece che non abbia odore, “pecunia non olet”, il denaro non puzza, dicevano i Romani. È questione di nasi. Esistono persone con fiuto sviluppato che permette loro di annusarne l’origine e scansarlo.”

La premessa termina a pagina 16 con tutto l’orgoglio e il rispetto che si deve ad un padre nel ricordarne l’esempio, la costruzione delle fondamenta che danno stabilità e forza alla nostra esistenza di figli: la decenza dell’onesta!

Se mi permette, dottor De Luca, qui state peccando di superbia.

Se mi permette, io la chiamo decenza.

Dopo l’orgoglio, il vuoto, l’ignoranza che da il senso profondo all’opera, la grandezza naturale come misura fisica del nodo che tiene insieme cime destinate a separarsi, ma il nodo dell’esistenza, dei salti di generazione è la metafora che non scioglie dubbi ma ci lega per sempre all’eternità, oltre questa vita, oltre questa morte sempre pronta a rapirci la coscienza del presente.

… e ora tenetevi forte, cari naviganti, ecco una valanga gentile:

“uno spreco di fiato gli anni che ho passato in paragone questa vita a questa morte”

sono le ultime parole cantate da Angelo Branduardi… è la fine, ma dovete arrivarci alla fine di questo libro mirabile; l’ultima citazione di Erri De Luca è in inglese, non altra lingua, è moderna non antica, la lingua imperiale del mondo moderno, l’ultima citazione a pagina 123 è di William Butler Yeats: “In balance with this life, this death.” … una lirica del poeta irlandese (1865-1939) tradotta in italiano e suonata e cantata da Angelo, eccola: un volo sospeso nell’eternità di ognuno di noi.

Un compagno si discute sempre, a maggior ragione quando i suoi germogli rendono fioriti prati immensi, e fattene una ragione carissimo Erri, come i marinai consumano tutti i porti del mondo, tu hai infiniti figli dispersi per città, foreste, campagne e montagne, magari illegittimi, irresponsabili, predicatori e praticatori di direzioni opposte, inconcludenti, deboli, fragili, magari solo lettori e spettatori, o magari mai nati, legati, immobili, teneramente sempre bambini, ma tutti ribelli e sognatori che si sentiranno sempre figli tuoi, e io, solo uno di loro. Grazie di delinquere ancora, i tuoi scritti sono seme divino e fonte umana in terra. Gli atti processuali sfameranno gli storici di domani, i malintesi compensi sfioriranno per concimare nuova terra da seminare.

tagliatemi tutto ma non il mio brain

ACARI di Giampaolo G. Rugo e mi esplode l’urgenza del presente

2021 Neo Edizioni

short haired woman standing on flowering plants

All’inizio di questo mio personale cammino di formazione alla lettura, non potevo immaginare che un giorno avrei potuto associare un romanzo alle montagne russe, si, proprio quelle, le terribili e strabilianti giostre che salgono e scendono a mille all’ora, quelle che ti travolgono con un pugno nello stomaco quando precipiti giù, quelle che ti fanno respirare nella scalata lenta verso la cima, quelle giostre vorticose che in pochi secondi rendono l’adrenalina regina in un corpo legato, costretto a seguire una macchina pensata per il divertimento, quelle giostre che a testa in giù ti fanno pensare che tutto il mondo è rovesciato quando stai con i piedi a terra. Questo romanzo si legge in poche ore o meglio, ti travolge con un flusso veloce di storie che intrecciano l’esistenza nei suoi aspetti più densi e profondi. Quando sono arrivato all’ultimo giorno di lavoro di un vigile del fuoco, l’eroe per antonomasia della società civile, mentre i sui colleghi lo vogliono festeggiare, ho toccato, con il suo racconto segreto, il tormento estremo di una società che corre a vuoto, marcia sul posto, nel suo ombellico viscerale che non è il centro ma un vortice di anime solitarie, non è il centro ma un insieme convergente senza dimensioni:

“È il nuovo giorno che sostituisce il vecchio: il ritmo incessante della vita che si ripete ottuso.” – questa frase di qualche pagina prima, esplode tutto il suo significato nella confessione del pompiere, da quel giorno in pensione, i colleghi gli chiedono il giorno più bello, lui racconta: “Non ho mai più provato quella sensazione allo stomaco. Mai.” e di cose brutte, un vigile del fuoco ne vive anche troppe.

In questo meraviglioso romanzo ho trovato una sola parola difficile per me, una parola che però spiega il fascino intenso dell’intero romanzo: aoristo.

sostantivo maschile – Categoria del verbo, particolarmente vitale in greco, che indica l’azione pura e semplice, prescindendo dalle categorie del tempo e della durata: gnôthi seautón (‘conosci te stesso’) è in greco, diversamente dall’italiano, un aoristo, perché valido nel presente, nel passato, nel futuro.


Storie ordinarie, storie comuni, storie che ogni lettore vive e rivive nelle esperienze quotidiane, del passato, del presente, nei desideri del futuro, anche se non si è stati al liceo, anche se hanno abolito il latino nella scuola media, anche se la strada e il sogno di diventare campioni si è infranto nell’utopia della gioventù, la prigione di una sedia a rotelle, la prigione di un corpo inerte che non può decidere se vivere o morire… il rumore dei pensieri, leggendo Acari si fa assordante, l’ho sentito forte:

“Barbara me l’ha detto una volta, mentre la guardavo in silenzio: «Mario! Si sente il rumore del tuo cervello che sta sempre a pensare».”

woman sitting on green and red roller coaster

Le cime e le valli, mai una distesa pianeggiante, mai la pace se non alla fine con il racconto dell’amore di Mario, alla fine, ma bisogna arrivarci all’uscita dalla giostra dei racconti di Rugo, racconti che la quarta di copertina riassume come una “sinfonia polifonica orchestrata magistralmente“, giusto ma non c’è solo una musica fatta bene, c’è la vita vera, con le sue vertigini, i suoi conati di vomito e la sua verità più lucida:

woman wearing black top

“Un milione e mezzo di turisti invadono ogni estate la riviera romagnola. Un milone e mezzo di culi producono milioni di chili di merda che si riversano nel mare in cui la mattina dopo lo stesso milione e mezzo si farà il bagno. Mi trovo a cesenatico a lavorare come assitente socio sanitario, anche il mio culo quest’anno sta dando il suo piccolo contributo.”

Le emozioni non si possono contenere, nemmeno un libro penso possa farlo, anzi un libro bello come questo, le amplificano e le rendono meravigliose come un giro su una montagna russa che ancora non si conosce.

roller coaster ride near trees under blue clouds

Dal bidone dell’immondizia arriva un odore nauseabondo di pannoloni sporchi. Non che me ne vengano in mente di buoni, ma questo è davvero un posto di merda per morire.

La morte e la vita ci sfiorano, ci accarezzano, ci sfuggono, come la notizia per me tristissima della scomparsa, proprio in queste ore di un mio vecchio compagno di scuola: carissimo Pasquale, che la terra ti sia lieve.

time lapse photography of roller coaster during night time
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ho scoperto WriterOfficina

“saranno i ribelli a cambiare il mondo” Abel Wakaam – wow!!!

la verità è che ho scoperto uno scrittore, fotografo, esploratore, e ribelle!

– da non perdere le interviste a grandi scrittrici e scrittori… deliziosa quella a Erri De Luca, incredibile quella al ghostwriter 🙂 e molto interessanti anche quelle a Dacia Maraini, Piera Carlomagno, Maurizio de Giovanni, etc…

Molto bello l’articolo EGO SUM… sempre tutto di Abel Wakaam, molto affascinante per me la veste grafica e tecnica del sito, molto fine anni ’90 ma molto funzionale ed immediata oggi nel 2021!

Per me una rivelazione, quindi vai! basta un click! per entrare

“nel luogo dei folli che vogliono cambiare il mondo”

fino al 15 novembre 2021 puoi dare la tua preferenza a questo libro nel
Concorso letterario Writer Golden Officina 2021

o partecipare con un tuo testo: fai click su questo link per sapere come fare

primo dell’anno 2021

😎 … rasato in testa e in faccia, è arrivato, si parte, butteremo le mascherine e torneremo ad abbracciarci, torneremo a guardarci negli occhi fuori dai monitor, torneremo a lavorare, giocare e correre l’uno a fianco dell’altro, a scontrarci e a confrontarci senza paura di inspirare ed espirare virus letali, torneremo a respirare la libertà di questa vita, precaria, dura, maligna ma anche densa di passione, di meraviglia e d’amore. Non chiedetemi quando, so solo che impazziremo di gioia! Buon 2021 mondo mio…

l’arcobaleno del 30 dicembre

palazz sgarrupati, pioggia, grandine e poi l’arcobaleno che si infila nel cielo nero … un presagio di liberazione !

arcobaleno

il sole

il sole sorge sempre, sorge sempre ad est…

Canzoni di protesta, di Pace e d’Amore: un grande Relé!

Raccontare sogni è complicato. Sono così tanto personali, soggettivi, intimi, inenarrabili, vividi ma assurdi, eroici ma sempre interrotti. Quando poi i sogni diventano collettivi e vissuti nella vita reale, ogni racconto è di per sé un sogno, un mito, un cammino, un’esistenza senza tempo, senza fine. Raccontare questo lavoro di Luigi è per me impossibile, è “difficile essere uomo Sarebbe meglio volare”: appunto.

Ascolto e la musica mi fa immaginare prati assolati d’estate alle spalle di una scogliera sul mare d’Irlanda. Poi la prima ballata che mi strugge per la sola eredità possibile, che anch’io posso lasciare a chi incontro teneramente avido di risposte “… dei giovani il futuro”: appunto.

Poi i Balcani, gli zingari e il circo della vita comincia a ballare, “Verso la terra promessa”: appunto.

Poi ancora una ballata di classe italiana con un piano dolce come il miele anche se sento “Vorresti che il dolore Si trasformasse in pianto”: appunto. Poi senti una brezza possente, da brividi, africana, in una canzone d’amore per le donne che ti dice “Non è più tempo di tremare”: appunto.

Dove? L’unico posto che connette ogni esistenza, ogni lacrima, ogni vittoria, ogni sconfitta, ogni cammino, ogni pop, “Ogni ingiustizia o falsità”: appunto.

Ma dove vado senza i racconti dell’infanzia per godere fiati, rap, allegria, ricordi, fusion, mare e vita, “E all’odore buono del pane”: appunto.

Non mancano le caccole ben servite “E con virile saluto romano”: appunto.

Poi una ballata folk d’autore che mi regala un film, dalla fatica del lavoro, al tragitto del ritorno, al rischio della sofferenza per amore, a “Bella, c’è una luce dentro ai tuoi occhi Che illumina la stanza E fa splendere la notte”: appunto.

Poi il blues e che blues, “Bella ciao e Via del campo”: appunto.

Poi il medioevo metropolitano, il canto tribale, “Ma nun ce scassate ‘o cazz”: appunto.

“E se verranno un giorno a cercarmi Troveranno soltanto le mie orme”.

Sarà complicato raccontare i sogni ma con queste tue musiche e parole, si sentono i profumi, gli odori cattivi, si vedono i colori, vibrano le emozioni: non si può smettere di sognare ancora. Grazie Luigi

lavoro ai tempi del coronavirus

lockdown